Vita cristiana

È morta a 27 anni nel Kerala per un tumore. La sua vicenda sta conoscendo una grande diffusione nel Paese, grazie anche a due recenti biografie. Un amore a Dio che ha trasfigurato la sua malattia

Igor Traboni
Avvenire 3 settembre 2022

«La vita di Ajna ricorda quella del beato Carlo Acutis e anche la sua morte è stata un Vangelo di grazia». Così padre Jean Felix Kattassery, parroco di Saint Patrick nella diocesi di Verapoly, ha detto ai funerali di Ajna George, morta a 27 anni e la cui vicenda ha presto travalicato i confini del Kerala, lo Stato dell’India dove più forte è la presenza di cattolici e dove la fama di santità di Carlo Acutis è arrivata grazie anche alla folta presenza di istituti religiosi femminili italiani.

E dal giorno dei funerali, nel gennaio scorso, la storia di Ajna ha conosciuto un susseguirsi di altri accadimenti, tanto che l’arcidiocesi del Kerala ha iniziato ufficialmente a raccogliere informazioni e materiale sulla vita della giovane donna, così come richiesto all’arcivescovo Joseph Kalathiparambil da molte persone e gruppi, per evitare che le testimonianze vadano perdute per avviare un’eventuale causa di beatificazione, trascorsi i cinque anni canonici. In India stanno intanto avendo grande diffusione due biografie della George, scritte da due religiosi, e un libro per bambini sempre sulla sua vita.

Ajna George nasce a Kochi e qui spende la sua adolescenza, accompagnata dai genitori Muttungal e Achamma. Inizia a frequentare la parrocchia e il catechismo dai cappuccini. Già a 10 anni partecipa tutti i giorni alla Messa, come ha ricordato lo stesso padre Jean in un post su Facebook, con una grande devozione all’Eucaristia. Poi aderisce al movimento Jesus Youth (La gioventù di Gesù), nato in Kerala sulla scia della Giornata mondiale della gioventù del 1985, che vuole dire stile di vita evangelico, preghiera personale e comunitaria, attività di evangelizzazione.

«Un’adesione – ricorda ancora il parroco – che ha rafforzato e nutrito la sua vita spirituale. Nel suo zelo di condividere l’amore di Cristo con altri giovani, Ajna ha dedicato un anno intero della sua vita alla missione». Il suo entusiasmo traspare anche da alcuni video missionari che rivolge ai coetanei attraverso YouTube.

È anche una studentessa modello e in appena due anni consegue i diplomi di primo e secondo livello all’Istituto femminile Santa Teresa e cinque anni dopo, nel 2017, si laurea in una facoltà equiparabile alla nostra Economia e commercio. Ma subito dopo, mentre è già assistente di un professore, scopre che il suo corpo è minato da una grave forma di tumore osseo: è un cancro alla mascella che, nonostante le cure e un’operazione, subito intacca anche gli occhi, le orecchie, le labbra e il fegato di Anja. «Il tumore – è sempre padre Jean a ricordare commosso – le divora anche quel suo viso sereno e quel sorriso accattivante. Ma durante la malattia si manifesta la grandezza e il coraggio di Ajna che offre le sue sofferenze a Gesù misericordioso».

Con l’aiuto del sacerdote e della mamma, Ajna non manca l’appuntamento quotidiano con la Messa e, quando scoppia la pandemia, è padre Jean a visitarla ogni giorno per farle fare la Comunione. Oramai è stremata: mangia poco e solo attraverso un tubo gastrostomico inserito nello stomaco, ma soprattutto si nutre dell’Eucaristia. Anche nell’ultima terribile settimana di vita, non aspettava altro e il sacerdote così lo testimonia: «Quelli furono i giorni in cui capii quanto fosse profonda la sua devozione all’Eucaristia. Adorava il Signore per un’ora prima di riceverlo».

In un modo del tutto eccezionale, poiché non riusciva ad aprire la bocca, l’ostia consacrata veniva sciolta nell’acqua e fatta passare attraverso il tubo. E Ajna è stata missionaria con i coetanei anche durante e attraverso la malattia: gli ultimi giorni della sua vita terrena la stanza di ospedale che la ospitava divenne una Cappella di adorazione per chiunque volesse.

«Non dimenticherò mai la sua morte santa – conclude padre Jean – dopo aver ascoltato la Messa ha iniziato prima a recitare e poi a mormorare “Gesù, Maria, Giuseppe!” tenendomi la mano. La sua voce si è lentamente assottigliata e così è spirata consegnando la sua vita a Gesù. Erano le tre del pomeriggio, la stessa ora in cui è morto il Signore. Io ho pensato: mio Dio, mi hai fatto assistere all’ingresso in Paradiso di una santa! Sì, la vita di Ajna ricorda quella del beato Carlo Acutis e anche la sua morte è stata un Vangelo di grazia».