José Tolentino Mendonça

Il Vangelo di Luca riporta un episodio sconcertante al riguardo della santa famiglia di Nazaret: Maria e Giuseppe perdono di vista Gesù, lo cercano invano tra parenti e familiari, e alla fine lo trovano, con grande stupore, in un contesto che non si aspettavano (nel tempio, mentre discute con i dottori della legge). Quando gli chiedono una spiegazione, non afferrano quella che egli fornisce loro. Però fanno tutti e tre ritorno a casa. In fondo questo è un episodio meno enigmatico di quanto non possa sembrare, perché la famiglia è lo spazio in cui accogliamo una verità gli uni dagli altri che non sempre arriviamo a capire. La famiglia è certamente il luogo dove noi ci ritroviamo, ma anche il luogo in cui ci perdiamo. Per questo nella comunità familiare dobbiamo sempre cercarci, perché non sappiamo dove l’altro si trovi. La bellezza della famiglia sta in questo apprendistato sereno della differenza, nell’arte di custodire ciò che non si capisce e che, probabilmente, non era il sogno iniziale. Non dobbiamo presupporre che la famiglia sia un orizzonte di fusione in cui mai si verificheranno problemi o ferite. Al contrario. È forse a motivo della famiglia che sul nostro volto scorreranno le lacrime più difficili che ognuno di noi ha da piangere. Ma il segreto è abbracciare tutto questo senza scoraggiarci, sentendoci dentro a una specie di danza che, anche se ci svuota, allo stesso tempo riempie la nostra coppa fino al bordo, fino a traboccare.

Avvenire 5 aprile 2019