05/12/2021 Sacerdote, religioso francescano dell’Ordine dei Frati minori Cappuccini, rettore del Santuario della Madonna del silenzio, ad Avezzano (Aquila), fra Emiliano Antenucci suggerisce come vivere questo tempo che precede Natale.

Esistono parole che “colorano” l’Avvento. Ne scelgo quattro.

SILENZIO

In uno degli ultimi film di Federico Fellini intitolato La voce della luna, il suo protagonista Ivo (interpretato da Roberto Benigni) dice: “Eppure io credo che se ci fosse un po’ più di silenzio, se tutti facessimo un po’ di silenzio, forse qualcosa potremmo capire…”

Siamo bombardati di notizie e di rumori ed è necessario e urgente il silenzio.

Il silenzio è il microscopio dell’anima ed è il telescopio del cielo. Il silenzio è lo strumento divino che ci permette di vedere noi stessi, gli altri e il mondo con occhi diversi.

Dal silenzio, (che è il grembo della Luce), nasce la Parola di Dio, le parole, la scrittura, la poesia, l’arte, la musica, il teatro, la letteratura, la filosofia, nasce ogni cosa e ogni persona.

In principio era il Silenzio… Una musica senza silenzio è fracasso, rumore. Grazie alle pause musicali che si appoggiano i pensieri per poi volare nelle note. Erling Kagge, un’esploratore norvegese, scrive: “Cercare il silenzio. Non per voltare le spalle al mondo, ma per osservarlo e capirlo. Perché il silenzio non è un vuoto inquietante ma l’ascolto dei suoni interiori che abbiamo sopito”. Il silenzio è la lingua di Dio ed il linguaggio dell’amore. Ascolta il Silenzio… perché parla il Silenzio

ATTESA

Attendere, voce del verbo amare, così diceva il santo vescovo don Tonino Bello. Per l’alba, per la luce di un bambino che nasce, per un’opera d’arte o per qualsiasi cosa nella vita bisogna saper attendere. Viviamo nella società dell’immediato: “Tutto e subito” ed in tempo reale. Saper attendere nel lavoro di preparazione, di studio , di lavoro, di sacrificio, di sudore per poi alla fine ottenere dei risultati. Pensiamo alla vita di Nazareth di Gesù, scrive san Charles de Foucauld: “Silenziosamente, di nascosto come Gesù a Nazareth, oscuramente, come Lui, ‘passare sconosciuto sulla terra come un viaggiatore nella notte’… poveramente, laboriosamente, umilmente, con mitezza, facendo come Lui, ‘transiens bene faciendo’, disarmato e muto dinanzi all’ingiustizia come Lui, lasciandomi, come l’Agnello divino, tosare e immolare senza far resistenza né parlare, imitando in tutto Gesù a Nazareth e Gesù sulla Croce…”.

Attendere, non in modo passivo, ma ad-tendere, significa tensione, rivolgere l’anima verso qualcosa, verso Qualcosa: Dio. Attendere aumenta il desiderio, l’adrenalina, e tutto arriva per chi sa aspettare. Il contadino è il vero saggio della vita, perché sa aspettare ed ha imparato l’arte della pazienza per ottenere frutti anche dalle spine. Bob Dylan in un canzone canta: “Quante strade deve percorrere un uomo prima che lo si possa considerare tale? Quanti anni può resistere una montagna prima di venire spazzata dal mare? Quante volte un uomo dovrà guardare verso l’alto prima che riesca a vedere il cielo? La risposta, amico mio, soffia nel vento”.

CAMMINO

A camminare s’impara a camminare, strada facendo impari ad amare. Siamo tristi, perché siamo bloccati, fermi non per fare silenzio, ma per parcheggiare la nostra vita e poi buttare la chiave della vita per non ripartire. Il deserto, la notte, la prova è un tempo di passaggio. Non scoraggiarti, ma cammina . Una canzone dice: “Cammina, cammina, quante scarpe consumate, quante strade colorate”. Mai sentirsi arrivati, ogni giorno è sempre il primo giorno di scuola.

Una volta una vecchietta di 90 anni mi ha detto il motivo della sua voglia di vivere in un proverbio che gli ripeteva sua nonna: “La vecchietta non voleva mai morire, perché doveva sempre imparare”. San Gregorio di Nissa: “Non mancherà mai lo spazio a chi corre verso il Signore. […] Chi ascende non si ferma mai, va da inizio in inizio, secondo inizi che non finiscono mai”. Il turista viaggia, l’escursionista cammina, il pellegrino cerca. Bisogna essere mendicanti del cielo, pellegrini dell’Assoluto, cercatori dell’Altre e dell’Oltre non fermarsi alle apparenze di questo mondo.

Non ti stancare di cercare, di camminare e di correre per il sogno che Dio ha messo dentro di te. Papa Francesco nella sua prima omelia dice: “La nostra vita è un cammino e quando ci fermiamo, la cosa non va. Camminare sempre, in presenza del Signore, alla luce del Signore, cercando di vivere con quella irreprensibilità che Dio chiedeva ad Abramo, nella sua promessa.”

SPERANZA

Sant’Agostino dice che “la speranza ha due bellissimi figli: lo sdegno e il coraggio. Lo sdegno per la realtà delle cose, il coraggio per cambiarle”. La speranza, come diceva Peguy, è la sorella minore che al centro sorregge la fede e la carità. Chi di speranza vive non muore disperato: La speranza è la passione del possibile, è ricerca del senso della vita. Diventa, quando il senso viene meno, il suo contrario: disperazione.

Edgar Lee Master: “Ora so che bisogna alzare le vele/ e farsi portare dai venti del destino/ dovunque spingano la nave/ Dare un senso alla vita può sfociare in follia/ ma una vita senza senso è la tortura…” Come alimentarsi di speranza? Avere speranza significa fare continuamente memoria delle meraviglie di Dio.

Benedetto XVI scrive nell’enciclica Spe salvi: “La vera, grande speranza dell’uomo, che resiste nonostante tutte le delusioni, può essere solo Dio – il Dio che ci ha amati e ci ama tuttora sino alla fine, fino al pieno compimento”. Papa Francesco: “Non lasciatevi rubare la speranza”.

Speranza. Speranza. Speranza è la prima luce su questa terra dell’eternità.

Fra Emiliano Antenucci

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