MARIA SANTISSIMA MADRE DI DIO
Luca 2,16-21

In quel tempo, [i pastori] andarono, senza indugio, e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia. E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro.
Tutti quelli che udivano si stupirono delle cose dette loro dai pastori.
Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore.
I pastori se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com’era stato detto loro.
Quando furono compiuti
gli otto giorni prescritti per la circoncisione, gli fu messo nome Gesù, come era stato chiamato dall’angelo prima che fosse concepito nel grembo.

I quattro pilastri del 2023

La liturgia di questo primo giorno del nuovo anno è particolarmente suggestiva e sarebbe un peccato non cogliere la ricchezza del messaggio delle tre brevi letture che lo trasmettono. Si tratta della prima Parola dell’anno, portatrice di grazia e di benedizione.

Le due parole più ricorrenti nelle letture sono benedire/benedizione (prima lettura e Salmo 66) e Figlio/figli (seconda lettura). Potremmo aggiungere una terza, presa dal vangelo e dall’insieme della celebrazione: Maria, a chi è consacrato questo primo giorno dell’anno. Maria, Madre di Dio, così solennemente proclamata e celebrata dalla Chiesa. Associata a Lei viene quella di Gesù, suo figlio, il bambino che oggi viene circonciso e riceve il nome di Gesù.

Vorrei riflettere sulla Parola partendo proprio da queste quattro “parole”: Maria, Gesù, benedizione e figli. L’ambientazione è quella dell’inizio del nuovo anno edella Giornata della Pace. Queste quattro parole sono le fondamenta, i quatto angoli, o ancora, se volete, i quattro pilastri sui quali costruire la casa della nostra vita durante questo nuovo anno. 365 mattoni sono messi a nostra disposizione per farlo. La Parola ci offre il piano o progetto.

1. MARIA e lo scandalo della mangiatoia

Tutti quelli che udivano si stupirono delle cose dette loro dai pastori. Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore”.

Entriamo nel nuovo anno sotto l’egida di Maria, la Madre di Dio. Se in questo periodo natalizio la nostra attenzione va prevalentemente verso il Bambino, com’è naturale, oggi la Chiesa ci invita a sollevare lo sguardo verso la Madre. Da Lei impariamo come guardare, accogliere ed approfondire il Mistero della nascita del Bambino.

I pastori trovano il bambino “adagiato nella mangiatoia”. E il fatto è motivo di gioia per loro perché conferma la parola dell’angelo, ma anche perché il Salvatore nasce nel loro ambiente, è uno di loro. Per tutti la testimonianza dei pastori è motivo di meraviglia. Ma per Maria? Cito Papa Francesco in proposito (1 gennaio 2022):

“Ma per Maria, la Santa Madre di Dio, non è stato così. Lei ha dovuto sostenere “lo scandalo della mangiatoia”. Anche lei, ben prima dei pastori, aveva ricevuto l’annuncio di un angelo, che le aveva detto parole solenni, parlandole del trono di Davide: «Concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre» (Lc 1,31-32). E ora lo deve deporre in una mangiatoia per animali. Come tenere insieme il trono del re e la povera mangiatoia? Come conciliare la gloria dell’Altissimo e la miseria di una stalla? Pensiamo al disagio della Madre di Dio. Che cosa c’è di più duro per una madre che vedere il proprio figlio soffrire la miseria? C’è da sentirsi sconfortati. Non si potrebbe rimproverare Maria se si fosse lamentata di tutta quella inattesa desolazione. Ma lei non si perde d’animo. Non si sfoga, ma sta in silenzio. Sceglie una parte diversa rispetto alla lamentela: «Maria, da parte sua, – dice il Vangelo – custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore» (Lc 2,19)”.

Vorrei proporvi di trovare uno spazio di tempo in questi giorni per sostare davanti ad una icona di Maria o, meglio ancora, per renderle visita in una delle sue numerose “dimore”, i santuari a Lei dedicati, per chiedere la sua “pazienza meditativa”. I 365 mattoni del nuovo anno non tutti saranno belli e lisci, ben squadrati e facili da incastonare nell’edificio della nostra vita Magari! Alcuni saranno piuttosto deformi e difficilmente inquadrabili. Sì, temo che non ci mancheranno giornate problematiche, difficili, buie e – Dio non voglia! – tragiche! Sono i mattoni dello sconforto, della tristezza o, addirittura, dello scandalo di fronte a certi eventi della vita. Saremmo tentati di scartarli come inutili. Solo questo sguardo di Maria che “custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore” ci può aiutare. Solo la sua “pazienza meditativa” ci permetterà di riuscire ad integrare certi mattoni nel puzzle della nostra vita. Ciò che non si capisce, e che saremmo tentati di scartare, va custodito di più.

Entriamo nel nuovo anno attraverso la Porta di Maria o attraverso la Finestra dei suoi occhi!

2. GESÙ, il Nome e i nomi

Quando furono compiuti gli otto giorni prescritti per la circoncisione, gli fu messo nome Gesù, come era stato chiamato dall’angelo prima che fosse concepito nel grembo”.

Oggi, l’ottavo giorno della nascita, il Bambino viene circonciso e riceve un nome: Gesù, cioè “il Signore salva”, il nome designato dal Cielo attraverso l’angelo. Il nome Gesù è la forma italiana del greco Iesoûs, in latino Jesus. La parola originale aramaica era Yeshua, forma contratta dell’ebraico Yehoshua. Giosuè, il successore di Mosè, porta questo nome. Era un nome assai comune, come una professione di fede. Adesso invece questo nome dato alla persona di Gesù rivela la sua identità. È professione di fede sulle labbra di quanti lo invocano. Infatti, san Pietro dirà: “Non vi è sotto il cielo altro nome dato agli uomini, nel quale è stabilito che noi siamo salvati”. (Atti degli Apostoli 4,12)

Sappiamo quanto sia importante il nome nella Sacra Scrittura. Esso non è semplicemente un mezzo di identificazione, come lo è per noi, ma porta l’identità e la missione della persona. Dio non aveva un nome, eccetto “Egli è”, un verbo, non un sostantivo, e che non doveva essere pronunciato. Questo perché il Nome di Dio è al di sopra di ogni altro nome. Sì, aveva altri nomi come Adonaï, Elohim, El Shadaï… che servivano ad indicarLo, ma non a definirLo. Ebbene, questo Nome ora viene dato a Gesù: “Dio lo esaltò e gli donò il nome che è al di sopra di ogni nome, perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sotto terra”. (Filippesi 2,9-10)

Adesso Dio ha un nome: Gesù, “Il Signore salva”. E noi possiamo nominarlo e stabilire un rapporto personale con Lui. Il nome di Gesù compare 566 volte nei vangeli. È il Nome che dà valore ad ogni altro nome, al nostro.

Come sarebbe bello che durante questo nuovo anno il nome di Gesù fosse il più comune sulle nostre labbra e il più vivo nel nostro cuore. Questo mi suggerisce un altro esercizio spirituale: perché non fare nostra la cosiddetta “Preghiera del cuore”, che consiste nel ripetere in continuazione il nome di Gesù, al ritmo del nostro respiro, come si ripete il nome di una persona amata. Una bella forma di preghiera consiste proprio nella semplice ripetizione del nome di Gesù, stabilendo una corrente tra me e Lui e tra Lui e me, fino al pulsare di due cuori all’unisono.

Chiamare per nome vuol dire far esistere. Una persona esiste se la chiami per nome. Esiste per te, ma anche per sé, perché se nessuno mi chiama non ho nome, non ho identità. È questa la gioia di uno che si sente chiamare per nome… Avete mai avuto la sorpresa quando un bambino vi chiama per la prima volta per nome? Vi sembra di esistere, di nascere, esistete per una persona. Anche Dio finalmente esiste, ha un nome, lo posso chiamare per nome, quindi avere una relazione con lui di cui tutto parla, ha un nome, un volto preciso. E pensate anche alla gioia di Dio: finalmente di poter essere chiamato per nome, di poter esistere per noi, colui che è amore. E questo nome è il centro del Cristianesimo. (Silvano Fausti).

3. BENEDIZIONE: benedetti, benedite!

“Ti benedica il Signore e ti custodisca. Il Signore faccia risplendere per te il suo volto e ti faccia grazia. Il Signore rivolga a te il suo volto e ti conceda pace”. (Numeri 6, 22-27, prima lettura)

È particolarmente consolante e stimolante prendere coscienza che questo nuovo anno inizia sotto il segno della benedizione. Entriamo nel 2023 benedetti. Ma bisogna rimanere nella Benedizione! E per questo bene-dire Colui che è il Benedetto, sorgente di ogni benedizione, bene-dire la vita, bene-dire la mia storia… anche quando questa Sua benedizione non la vedo, anzi!

Benedire soprattutto quanti incontriamo nel corso della nostra giornata. “Benedite e non maledite!” (Romani 12,14). Dobbiamo confessare che ci viene più spontaneo, spesso e volentieri, male-dire. Male-dire della vita, dei politici, dei preti (anche se spesso con ragione!), del capo ufficio, dei colleghi, del bus in ritardo, del traffico, del vicino di sopra troppo casinista o che mi getta le cicche nel terrazzo… E così rischiamo di vivere una vita maledetta!

Quando ero bambino – e l’abitudine mi è rimasta da adulto – sono stato educato a chiedere la benedizione ai genitori, nonni e zii. E loro invocavano su di me la benedizione di Dio. Come alcuni di voi, suppongo. Oggi a nessuno verrebbe in mente di chiedere una tale cosa. Forse con la sola eccezione di chiederla al prete: è il suo mestiere! Si vogliono delle “benedizioni” ben più tangibili.

Eppure, se tante cose vanno male è perché manca la benedizione! Non si benedice più! Abbiamo dimenticato che il benedire è la vocazione del cristiano:Non rendete male per male né ingiuria per ingiuria, ma rispondete augurando il bene. A questo infatti siete stati chiamati da Dio per avere in eredità la sua benedizione.” (1 Pietro 3,9)

Ecco un terzo esercizio per il 2023: uscire da casa, ogni giorno, benedetti e impartire benedizioni a destra e a manca!

4. FIGLI adottati nel Figlio

“Fratelli, quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio, nato da donna, nato sotto la Legge, per riscattare quelli che erano sotto la Legge, perché ricevessimo l’adozione a figli… Quindi non sei più schiavo, ma figlio!” (Galati 4,4-7, seconda lettura)

Ecco la suprema benedizione: essere figli! Per iniziare il nuovo anno con il piede o il passo giusto bisogna iniziarlo da figli, non da schiavi timorosi, sotto la tirannia della legge! Se sono figlio, cosa potrò temere? Sì, la vita è un combattimento continuo, ma lottiamo da vincitori e non da sconfitti in partenza!

Concludo in fretta per… andare a farmi benedire, su invito di alcuni di voi!

Buon Anno!

P. Manuel João,
Castel d’Azzano, 30 dicembre 2022