Il grado di corruzione – sia nel mondo in via di sviluppo che in quello industrializzato – è così vasto, in particolare tra i politici e i capi di governo, che un cinico potrebbe avere ragione a dichiarare: se non ci fosse corruzione, non ci sarebbero politici.

UN IPS 06.07.2021
Thalif Deen
Tradotto da: jpic-jp.org

Il defunto Mobutu Sese Seko, presidente dell’ex Zaire (ora Repubblica Democratica del Congo), è stato spesso descritto come uno dei “leader più corrotti del mondo”. Alla domanda, durante una conferenza stampa, se fosse il secondo leader politico più ricco del mondo, Mobutu apparentemente indignato rispose: “È una bugia. È una bugia!”, per poi aggiungere con una faccia tosta, “Sono solo il quarto più ricco”.

In un’inchiesta dell’ottobre 1991, il Washington Post citò Mobutu enunciando uno dei principi fondamentali della corruzione: “Se vuoi rubare, ruba intelligentemente, in un modo lento. Solo se rubi così tanto da diventare ricco da un giorno all’altro, sarai scoperto”.

Un ex segretario generale dell’ONU, lo schietto Kofi Annan del Ghana, una volta disse: “Miliardi di dollari di fondi pubblici continuano ad essere messi in tasca da alcuni leader africani anche se le strade stanno andando a pezzi, i sistemi sanitari affondano, gli studenti non hanno né libri né banchi né insegnanti e i telefoni non funzionano”.

Quando l’Assemblea Generale dell’ONU (AG) tenne la sua prima sessione speciale di tre giorni sul tema della corruzione (2-4 giugno 2021), più di 120 furono i relatori, tra cui ministri degli Esteri, tre vice primi ministri e 10 capi di stato e di governo, che intervennero per lo più tramite messaggi video in questo evento mondiale tenuto in scacco dalla pandemia.

Una delle domande poste durante la conferenza stampa quotidiana dell’ONU era sottile ma andava dritta al punto. La domanda al presidente dell’AG, Volkan Bozkir della Turchia era, che cosa sperasse di ottenere, “dal momento che tanti capi di Stato che hanno parlato sono corrotti?” Il suo portavoce, Brenden Varma, rispose: “L’obiettivo del presidente è sempre stato quello di creare un forum in cui gli Stati membri potessero riunirsi, discutere argomenti importanti per il mondo e condividere tra loro idee, le pratiche migliori e le lezioni apprese”.

Bozkir disse ai delegati che la corruzione corrode la fiducia pubblica, indebolisce lo stato di diritto, semina conflitti, destabilizza gli sforzi di costruzione della pace, mina i diritti umani, impedisce i progressi sull’uguaglianza di genere e ostacola gli sforzi per raggiungere gli obiettivi dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile. “Inoltre –aggiunse- colpisce i poveri, gli emarginati e i più vulnerabili più duramente”.

L’esito della sessione straordinaria si riflette nel testo di una dichiarazione politica orientata all’azione adottata per consenso.

Ma la storia dimostra che la lotta contro la corruzione è una lunga battaglia persa.

Nel luglio 2019, Transparency International ha compilato un elenco di 25 dei “più grandi scandali di corruzione che hanno scosso il mondo e ispirato una condivisa condanna pubblica, rovesciato governi e mandato le persone in prigione”, dall’Azerbaigian al Perù e dalla Nigeria alla Guinea Equatoriale.

Questi scandali hanno coinvolto “politici di tutti i partiti e delle più alte sfere di governo, quantità sbalorditive di tangenti e riciclaggio di denaro di proporzioni epiche”, ha scritto Transparency International.

Il grado di corruzione – sia nel mondo in via di sviluppo che in quello industrializzato – è così vasto, in particolare tra i politici e i capi di governo, che un cinico potrebbe avere ragione a dichiarare: se non ci fosse corruzione, non ci sarebbero politici.

Nel mondo industrializzato, la corruzione è eufemisticamente chiamata “tangenti”, per lo più su accordi multimilionari, in gran parte per aerei commerciali e armi.

Secondo il rapporto pubblicato, tra i leader più corrotti del mondo si devono includere: Sani Abacha (Nigeria); Mobutu Sese Seko (Zaire); Ferdinand Marcos (Filippine) e Suharto (Indonesia).

In un dibattito televisivo sulle elezioni del sindaco di New York qualche tempo fa, un candidato ha ricordato pubblicamente, a uno dei suoi rivali, le molteplici accuse di corruzione che aveva dovuto affrontare. “Sappiamo tutti che sei stato indagato per corruzione ovunque tu sia andato, o per lo meno tre volte. È davvero questo che vogliamo dal prossimo Sindaco?”

Mandeep S. Tiwana, Chief Programs Officer di CIVICUS, l’alleanza globale della società civile, ha confessato che è fantastico che l’AG-ONU abbia organizzato una sessione sulla lotta alla corruzione perché è un grave flagello per le nostre società e un motore di disuguaglianza. Tuttavia, ha sostenuto, qualsiasi dibattito significativo sulla corruzione è incompleto senza interrogarsi sull’attuale entusiasmo per le politiche orientate al mercato che stanno aprendo autostrade alla corruzione su larga scala, consentendo il trasferimento di risorse pubbliche alle imprese private. Come parte del discorso dominante sul mercato, ha sottolineato, gli stati sono incoraggiati a ritirarsi dai servizi pubblici e cedere spazio a entità private guidate dal profitto. “Molta corruzione nasce quindi da assegnazioni inappropriate di appalti governativi a delle élite politiche amiche e dal cosiddetto incentivo per determinate imprese politicamente connesse, attraverso accordi presi dietro le quinte su agevolazioni fiscali e concessioni privilegiate”.

“I flussi finanziari illeciti e il riciclaggio di denaro fanno tutti parte di questo mix e devono essere affrontati esigendo trasparenza e responsabilità da parte di società civili vigilanti e da media che facciano da cani di guardia”, afferma Tiwana.

Rivolgendosi ai delegati, Munir Akram, ambasciatore del Pakistan e attuale presidente del Consiglio Economico e Sociale dell’ONU (ECOSOC), ha affermato che la corruzione, che porta a massicci deflussi di finanziamenti illeciti, è tra le ragioni principali della sotto performance economica dei paesi in via di sviluppo e delle crescenti disuguaglianze in tutto il mondo. La corruzione soffoca le opportunità per i poveri, mentre li condanna a una vita di miseria e disuguaglianza. Ha continuato dicendo che circa 2,6 trilioni di dollari – ossia il 5% del prodotto interno lordo (PIL) globale – vengono persi ogni anno a causa di tale comportamento. I paesi in via di sviluppo perdono 1,26 trilioni di dollari, nove volte l’aiuto pubblico allo sviluppo (APS).

L’ambasciatrice degli Stati Uniti Linda Thomas-Greenfield ha detto ai delegati che l’amministrazione del presidente Joe Biden si è impegnata a prendere di mira la corruzione. L’inizio consiste nel mettere a punto, nel governo degli Stati Uniti, gli strumenti, gli obblighi e gli impegni anticorruzione che già esistono, comprese le misure per far rispettare il Foreign Corrupt Practices Act, che vuole purificare l’ambiente del business di tutto il mondo vietando ai nord-americani di corrompere funzionari stranieri. Significa anche rafforzare la Kleptocracy Asset Recovery Initiative del Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti, ha affermato. Solo dal 2019, gli sforzi di recupero dei beni degli Stati Uniti hanno portato al trasferimento di oltre 1,5 miliardi di dollari a paesi danneggiati dalla corruzione.

Tiwana di CIVICUS ha affermato che un dibattito sulla corruzione dovrebbe logicamente includere l’impegno a creare un ambiente che permetta alle organizzazioni della società civile e alle entità mediatiche indipendenti di accendere i riflettori sulle pratiche corrotte e sulla collusione tra élite politiche ed economiche: “La nostra ricerca a CIVICUS mostra che l’87% della popolazione mondiale vive in paesi che hanno gravi restrizioni alle libertà civiche di associazione, di pacifica riunione ed espressione”.

Attivisti e giornalisti della società civile vengono attaccati su scala inaccettabile in tutto il mondo. “Se i governi del Nord e del Sud del mondo fossero veramente seri nell’affrontare la corruzione, dovrebbero agire per diminuire le restrizioni dello spazio civico e porre fine alla persecuzione di attivisti e giornalisti”, ha dichiarato.

In una dichiarazione congiunta i ministri del G7 (di Canada, Francia, Germania, Italia, Giappone, Regno Unito, Stati Uniti e l’Alto rappresentante dell’Unione europea), hanno confessato di sapere che la corruzione è una sfida globale pressante.

Come osserva la Convenzione dell’ONU contro la corruzione, questo comportamento minaccia la stabilità e la sicurezza delle società, mina le istituzioni e i valori della democrazia, dell’etica e della giustizia e mette a repentaglio lo sviluppo sostenibile e lo stato di diritto. La corruzione rappresenta una grave minaccia per gli individui e le società e spesso consente altre forme di criminalità, tra cui quella organizzata e quella economica, compreso il riciclaggio di denaro. Minacce che sono state accentuate dal COVID-19.

“Il mondo sta ancora riprendendosi. Ed è fondamentale non lasciare che la corruzione minacci i nostri sforzi per una vera ricostruzione e per affrontare le sfide globali, in particolare il raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile per il 2030”. “Attendiamo con impazienza la riunione ministeriale del G7 alla fine di quest’anno, quando ci sarà una discussione sui nostri sforzi congiunti per affrontare la corruzione”, hanno dichiarato i ministri.

Da parte sua, il segretario generale dell’ONU Antonio Guterres ha accolto con favore la creazione di una rete operativa globale di autorità per il contrasto alla corruzione – o Rete GlobE – come un passo nella giusta direzione. Questa rete, ha detto, consentirà alle autorità incaricate di applicare la legge di pilotare i processi legali con la cooperazione informale attraverso le frontiere, contribuendo a costruire la fiducia e a consegnare i colpevoli di corruzione alla giustizia.