Articolo di A. Maggi per la rivista Montesenario (Anno V, n. 14 Maggio Agosto 2001)
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Per gentile concessione dell’autore

L’articolo “Per amore di Dio (Dalla religione alla fede)” sostiene che il messaggio di Gesù non vada inteso anzitutto come una religione, cioè come l’impegno dell’uomo a servire Dio per ottenerne benevolenza, ma come fede: la risposta libera all’amore gratuito di Dio, che per primo si mette al servizio dell’uomo.

Il nucleo dell’argomentazione è la distinzione tra eros e agape. L’eros rappresenta l’ascesa dell’uomo verso Dio, spesso motivata dal bisogno di salvezza, perfezione o ricompensa; l’agape, invece, è l’amore che discende da Dio verso l’uomo, gratuito e capace di rivolgersi anche a chi non “merita”. Per l’autore, l’agape esprime al meglio la fede cristiana, fino all’affermazione neotestamentaria che “Dio è amore”.

Secondo il testo, l’incontro del cristianesimo con la cultura ellenistica avrebbe introdotto una commistione fra eros e agape, trasformando talvolta l’amore cristiano in una “carità” interessata: si aiuta il prossimo per guadagnare meriti davanti a Dio o aumentare la propria santità. L’autore critica questa impostazione perché rischia di non amare l’altro per se stesso.

La conclusione è che il credente dovrebbe amare il povero, l’affamato o lo straniero non perché essi siano un mezzo per arrivare a Dio, ma perché il loro bisogno è reale. La fede autentica non consiste nell’agire “per Gesù” in cerca di una ricompensa, bensì nell’agire “con Gesù”, lasciandosi trasformare dal suo stesso amore e servizio verso gli altri.