P. Manuel João,
La mia riflessione natalizia
dalla bocca della mia balena, la SLA

IL NATALE E LE TRE NASCITE DI GESÙ

Durante le quattro settimane del tempo di Avvento abbiamo desiderato, invocato, pregato: Marana tha, Vieni, Signore! Ebbene, “Oggi saprete che il Signore viene a salvarvi: domani vedrete la sua gloria” (antifona della messa vespertina, cf. Esodo 16,6-7).
Di quale venuta si tratta, poiché il tempo di Avvento evoca tre venute: una nel passato (Cristo venne!), una seconda nel futuro (Cristo verrà!) e una terza nel presente (Cristo viene!)? Cristo riempie tutti i tempi: “Gesù Cristo è lo stesso ieri e oggi e per sempre!” (Ebrei 13,8). È consolante sapere che Egli è presente nel nostro passato, nel nostro presente e nel nostro futuro. Tutta la nostra esistenza è vissuta nel suo eterno presente. E guai a me, se non “sono trovato in Lui” (Filippesi 3,9).
Quindi – ripeto – di quale venuta, di quale nascita parliamo? In realtà a Natale celebriamo le tre venute o nascite di Gesù. Dice il monaco Enzo Bianchi: la grande tradizione della chiesa cattolica, fin dagli antichi padri d’oriente e d’occidente, ha meditato su queste tre nascite o venute del Signore, e proprio per questo furono introdotte le tre messe di Natale: notte, aurora e giorno.

LA MESSA DELLA NOTTE ci presenta la sua prima nascita, a Betlemme, quella nella carne: “Oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore”. È la celebrazione dell’incarnazione del Figlio di Dio, che commemoriamo nella FEDE.

LA MESSA DELL’AURORA accenna alla sua nascita spirituale nel cuore del credente: “Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore”. È la sua venuta e nascita spirituale nel presente, che fa da ponte tra la prima venuta, nel passato, e la seconda venuta, nel futuro. Questa nascita è frutto della meditazione della Parola ascoltata e concepita nel cuore con l’AMORE.

LA MESSA DEL GIORNO, invece, seppure parlando dell’Incarnazione della Parola (Verbo), richiama nella memoria del cristiano il ritorno di Cristo nella gloria: “E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come del Figlio unigenito che viene dal Padre, pieno di grazia e di verità”. Questa venuta è l’oggetto della nostra SPERANZA.

NATALE, IL GIORNO DELLA “GRANDE LUCE” E DELLA “GRANDE GIOIA”
A Natale tutta la nostra attenzione si concentra su Betlemme, dove avvenne la prima venuta di Gesù. Il Natale è il “memoriale” di questa venuta. Non solo nel senso di “fare memoria“, ma soprattutto come azione liturgica portatrice della grazia attualizzante, cioè di rendere presente per noi il Natale di Gesù. Noi siamo portati a Betlemme, per cui diventiamo anche noi compagni dei pastori e, come loro, invitati ad ANDARE e VEDERE il bambino adagiato nella mangiatoia. Con questo spirito guardiamo il presepe.

Il Natale è dunque il giorno della GRANDE LUCE:“Il popolo che camminava nelle tenebre ha visto una grande luce”. La Luce che viene a rischiarare le tenebre della nostra vita, del mondo e della storia. È una Luce che le tenebre, come i buchi neri siderali, cercano di soffocare, senza riuscirci. Tutta la storia è la lotta senza tregua tra la Luce e le tenebre. Il Natale è un reiterato invito a camminare verso la Luce che ci rende luminosi!
Il Natale è pure il giorno della GRANDE GIOIA: “ecco, vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo”. È la gioia della vita, la gioia dei salvati, la gioia della libertà. È la gioia per la visita del Cielo, di saperlo amico degli uomini. È la gioia della visita di Dio che viene ad abitare in mezzo a noi, che non è più il Dio lontano, ma il Dio della piccolezza e della tenerezza di un bambino che ci sorride, che possiamo prendere in braccio e baciare. È una gioia che va accolta per alleviare le nostre tristezze.

NATALE, UNA FESTA PER ADULTI
Il Natale però è soprattutto una professione di FEDE.
Il Natale non è una “festa dei bambini”. È una festa impegnativa, per cristiani adulti! Infatti, non è così evidente che Dio sia l’Emanuele, il Dio-con-noi! Anzi, i fatti gridano il contrario, gridano la lontananza del mondo da Dio e di Dio dal mondo. Ci vuole la professione di fede, in ginocchio davanti al Mistero: “Per opera dello Spirito Santo si è incarnato nel seno della Vergine Maria e si è fatto uomo”.
Tutta la vita del credente è una lotta tra la fede e l’incredulità. La fede è insidiata continuamente dal dubbio. E contestata e derisa, dai non-credenti. Il grido tipico del credente oggi nella nostra società occidentale post-cristiana è quello del salmista: “L’anima mia ha sete di Dio, del Dio vivente: quando verrò e vedrò il volto di Dio? Le lacrime sono il mio pane giorno e notte, mentre mi dicono sempre: Dov’è il tuo Dio?” (Salmo 42). Dov’è il tuo Dio? È la domanda sarcastica che sentiamo tutti i giorni, attraverso i media, al lavoro, a scuola, con gli amici e perfino nella nostra propria casa! Quanto sarebbe utile recitare ogni giorno questo Salmo 42 per sfogare il nostro lamento davanti al Signore!
Per questo abbiamo bisogno del Natale. Il Natale è il grido del credente: Vieni, Gesù!

UN MIRACOLO DI NATALE: “È VENUTO! È VENUTO!”
Vorrei concludere la mia riflessione evocando un fatto storico straordinario accaduto in Ungheria alcune decine di anni fa, poco conosciuto. È raccontato da Maria Winowska (+1993), che fu amica di Giovanni Paolo II e apprezzata scrittrice di agiografia. L’ho ripreso da Wilma Chasseur (www.qumran2.net). Ma ormai sono andato troppo per le lunghe, per cui vi invito ad andare a leggerlo sul mio blog.
https://comboni2000.org/2022/12/24/la-mia-riflessione-natalizia-il-natale-e-le-tre-nascite-di-gesu/

BUON NATALE!
P. Manuel João
Castel d’Azzano, 23 dicembre 2022