Durante le quattro settimane del tempo di Avvento abbiamo desiderato, invocato, pregato: Marana tha, Vieni, Signore! Ebbene,Oggi saprete che il Signore viene a salvarvi: domani vedrete la sua gloria” (antifona della messa vespertina, cf. Esodo 16,6-7).

Di quale venuta si tratta, poiché il tempo di Avvento evoca tre venute: una nel passato (Cristo venne!), una seconda nel futuro (Cristo verrà!) e una terza nel presente (Cristo viene!)? Cristo riempie tutti i tempi: “Gesù Cristo è lo stesso ieri e oggi e per sempre!” (Ebrei 13,8). È consolante sapere che Egli è presente nel nostro passato, nel nostro presente e nel nostro futuro. Tutta la nostra esistenza è vissuta nel suo eterno presente. E guai a me, se non “sono trovato in Lui” (Filippesi 3,9).

Quindi – ripeto – di quale venuta, di quale nascita parliamo? In realtà a Natale celebriamo le tre venute o nascite di Gesù. Dice il monaco Enzo Bianchi: la grande tradizione della chiesa cattolica, fin dagli antichi padri d’oriente e d’occidente, ha meditato su queste tre nascite o venute del Signore, e proprio per questo furono introdotte le tre messe di Natale: notte, aurora e giorno.

La Messa della notte ci presenta la sua prima nascita, a Betlemme, quella nella carne: “Oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore”. È la celebrazione dell’incarnazione del Figlio di Dio, che commemoriamo nella FEDE.

La Messa dell’aurora accenna alla sua nascita spirituale nel cuore del credente: “Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore”. È la sua venuta e nascita spirituale nel presente, che fa da ponte tra la prima venuta, nel passato, e la seconda venuta, nel futuro. Questa nascita è frutto della meditazione della Parola ascoltata e concepita nel cuore con l’AMORE. È la nascita determinante perché, come dice Papa Francesco, l’unica possibilità di incontrare Cristo è quella di farlo rinascere “nella mangiatoia del cuore”. Il mistico del XVII secolo Angelo Silesio afferma: “Nascesse mille volte Gesù a Betlemme, se non nasce in te, tutto è inutile”.

La Messa del giorno, invece, seppure parlando dell’Incarnazione della Parola (Verbo), richiama nella memoria del cristiano il ritorno di Cristo nella gloria: “E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come del Figlio unigenito che viene dal Padre, pieno di grazia e di verità”. Questa venuta è l’oggetto della nostra SPERANZA. Commenta ancora Enzo Bianchi: purtroppo a tale venuta si fa sempre meno cenno nella chiesa e la predicazione spesso è muta su questo tema… Ecco perché spesso restiamo nel torpore di chi è spiritualmente sonnambulo e non attende più nulla.

Natale, il giorno della “grande luce” e della “grande gioia”

A Natale tutta la nostra attenzione si concentra su Betlemme, sul passato, vissuto spesso, ahimè, come una ripetizione, quasi il teatrino di quel momento unico della storia. Non sembra superfluo ricordare che il Natale è invece un “memoriale”. Non solo nel senso di “fare memoria”, ma soprattutto come azione liturgica portatrice della grazia attualizzante, cioè di rendere presente per noi il Natale di Gesù. Noi siamo portati a Betlemme, per cui diventiamo anche noi compagni dei pastori e, come loro, invitati ad ANDARE e VEDERE il bambino adagiato nella mangiatoia. Con questo spirito guardiamo il presepe.

Il Natale è dunque il giorno della GRANDE LUCE:Il popolo che camminava nelle tenebre ha visto una grande luce”. La Luce che viene a rischiarare le tenebre della nostra vita, del mondo e della storia. È una Luce che le tenebre, come i buchi neri siderali, cercano di soffocare, senza riuscirci. Tutta la storia è la lotta senza tregua tra la Luce e le tenebre. Il Natale è un reiterato invito a camminare verso la Luce che ci rende luminosi!

Il Natale è pure il giorno della GRANDE GIOIA: ecco, vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo”. È la gioia della vita, la gioia dei salvati, la gioia della libertà. È la gioia per la visita del Cielo, di saperlo amico degli uomini. È la gioia della visita di Dio che viene ad abitare in mezzo a noi, che non è più il Dio lontano, ma il Dio della piccolezza e della tenerezza di un bambino che ci sorride, che possiamo prendere in braccio e baciare. È una gioia che va accolta per alleviare le nostre tristezze.

Natale, una festa per adulti

Il Natale, però, è soprattutto una professione di FEDE. Il Natale non è una “festa dei bambini”. È una festa impegnativa, per cristiani adulti! Infatti, non è così evidente che Dio sia l’Emanuele, il Dio-con-noi! Anzi, i fatti gridano il contrario, gridano la lontananza del mondo da Dio e di Dio dal mondo. Ci vuole la professione di fede, in ginocchio davanti al Mistero: “Per opera dello Spirito Santo si è incarnato nel seno della Vergine Maria e si è fatto uomo”.

Tutta la vita del credente è una lotta tra la fede e l’incredulità. La fede è insidiata continuamente dal dubbio. E contestata e derisa, dai non-credenti. Il grido tipico del credente oggi nella nostra società occidentale post-cristiana è quello del salmista: “L’anima mia ha sete di Dio, del Dio vivente: quando verrò e vedrò il volto di Dio? Le lacrime sono il mio pane giorno e notte, mentre mi dicono sempre: Dov’è il tuo Dio?” (Salmo 42). Dov’è il tuo Dio? È la domanda sarcastica che sentiamo tutti i giorni, attraverso i media, al lavoro, a scuola, con gli amici e perfino nella nostra propria casa! Quanto sarebbe utile recitare ogni giorno questo Salmo 42 per sfogare il nostro lamento davanti al Signore!

Per questo abbiamo bisogno del Natale. Il Natale è il grido del credente: Vieni, Signore Gesù!

Un miracolo di Natale: “È venuto! È venuto!”

Vorrei concludere la mia riflessione evocando un fatto storico straordinario accaduto in Ungheria alcune decine di anni fa, poco conosciuto. È raccontato da Maria Winowska (+1993), che fu amica di Giovanni Paolo II e apprezzata scrittrice di agiografia. L’ho ripreso da Wilma Chasseur (www.qumran2.net).


Voglio proporvi una storia vera, realmente accaduta in Ungheria e raccontata dal parroco che la udì direttamente dai bambini presenti in quella classe dove avvenne il fatto prodigioso. Anzi, il parroco per essere sicuro che i bambini dicevano la verità li interrogò separatamente, uno ad uno e tutti narrarono lo stesso fatto. Eccovi una testimonianza di come il Signore sappia manifestarsi anche negli ambienti più ostili.

La scena è ambientata in Ungheria, al tempo delle terribili persecuzioni comuniste contro la fede. Alla scuola comunale, l’istitutrice è una atea militante che non perde nessuna occasione per seminare dubbi nei cuori dei bambini che, quasi tutti, vengono da famiglie praticanti. Una dei bambini, Angela, di 10 anni, si distingue per la grande fede e diventa il bersaglio della istitutrice. Un giorno, questa donna inventa un nuovo metodo per estrarre ogni barlume di fede dal cuore di questi bambini innocenti. Domanda ad Angela:

Quando i tuoi genitori ti chiamano, che fai?
– Vado da loro, risponde la bambina.
– E quando chiamano lo spazzacamino, che succede?
– Arriva lo spazzacamino.
– Bene figlia mia, viene perché esiste! Tu vieni perché esisti. Ma supponiamo che i tuoi genitori chiamino tua nonna che è morta, pensi che verrà?
– No, non credo che verrà.
– Brava! E se chiamano cappuccetto rosso o barbablu, che succederà?
– Non verrà nessuno perché si tratta di favole.
– Perfetto! Vedete dunque, bambini, che i viventi, quelli che esistono, rispondono a coloro che li chiamano, e coloro che non rispondono, non vivono più oppure hanno smesso di esistere. È chiaro, vero?

– Sì, risponde tutta la classe con voce timida.
– Tu Angela, credi che il Bambino Gesù ti senta quando lo chiami?
La piccola risponde con un fervore improvviso, indovinando il tranello:
Sì, credo che mi senta!
– Bene, facciamo allora un piccolo esperimento. Se il Bambino Gesù esiste, udrà la vostra chiamata. Gridate allora tutti insieme, a voce alta: “Vieni Gesù Bambino!”

Dopo un lungo silenzio durante il quale l’istitutrice assapora lo smarrimento dei bambini, Angela si lancia in mezzo alla classe e grida:
Ebbene sì, noi lo chiameremo. Tutti insieme, “Vieni Gesù Bambino!”
Tutti gli scolari si alzano e gridano, pieni di speranza:
“Vieni Gesù Bambino!

Tralascio i dettagli per arrivare ai fatti. Tutti i bambini guardavano Angela, quando di colpo la porta si aprì senza rumore. “Tutta la luce del giorno si raccolse improvvisamente verso la porta. Questa luce cresceva e aumentava e divenne un globo di fuoco. All’inizio i bambini ebbero paura, ma il globo si aprì e dentro apparve un bellissimo bambino come non ne avevano mai visto uno. Il bambino sorrideva loro senza dire una parola. La sua presenza era dolcissima. Vestito di bianco, sembrava un piccolo sole. Era lui che produceva la luce. Non disse niente, sorrideva soltanto; poi disparve nel globo di luce che si dissolveva poco a poco, secondo le testimonianze dei bambini. La porta si richiuse da sola dolcemente. Inondati di gioia, i bambini non potevano parlare. Ma un grido stridulo ruppe il silenzio. Geltrude l’istitutrice urlava: “È venuto! È venuto!” Poi scappò sbattendo la porta. Angela disse semplicemente: “Vedete, lui esiste!” Il cappellano dell’epoca dopo interrogò ciascun bambino e dichiarò sotto giuramento che i bambini non si contraddicevano. D’altra parte i bambini trovavano questo quasi normale e uno di loro affermò: “Poiché eravamo in difficoltà, bisognava bene che Gesù bambino venisse a cavarci dagli impicci!”

L’istitutrice abbandonò il suo lavoro per motivi di salute mentale. Ripeteva continuamente: “È venuto! È venuto!”

P. Manuel João
Castel d’Azzano, 23 dicembre 2022