ALLA SCUOLA DEI SALMI (2)
I Salmi alla luce di Cristo e nella vita cristiana
P. Carmelo Casile

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7. I SALMI ALLA LUCE DI CRISTO

C’è un nesso molto stretto tra il Salterio e la preghiera cristiana, che è necessario scoprire e valorizzare nell’apprendimento della preghiera. 

La tradizione cristiana, infatti, ha dato un’interpretazione cristologica dei Salmi, li ha letti, cioè, alla luce di Cristo. La chiave di quest’interpretazione o rilettura del Salmi è il Mistero dell’Incarnazione-Passione-Morte-Risurrezione di Cristo. 

7. 1. I Salmi, come tutta la Sacra Scrittura, parlano di Cristo (Lc 22, 44; Mt 22, 41-46). 

È l’interpretazione tipologica dei Salmi. Il Salmista e le sue situazioni di vita hanno la propria realtà letterale e nello steso tempo hanno anche una realtà simbolica, che è la realtà del futuro, che sarà quella di Cristo. Ciò vale per tutti i Salmi, ma soprattutto per quei Salmi che sono direttamente messianici. Si potrebbe quasi affermare che in questi Salmi la stessa situazione iniziale è quella di Cristo, cioè, che il Salmista nel dire il Salmo non pensava in se stesso, né nel suo popolo, non pensava nel suo presente, ma pensava in questo futuro del Messia. 

7.2. Nei Salmi parla Gesù Cristo

Un’altra maniera di leggere i Salmi in una prospettiva cristologica, è vedere in essi Gesù stesso che prega, che vive, che si trova in quelle situazioni dalle quali sgorga il grido e il canto. 

Nei Salmi è Gesù che prega in quanto “povero” del Padre! In realtà, Gesù, Messia e Re, s’identifica e vive in ogni povero, affamato, marginato, sofferente, ecc. Nei Salmi è Cristo stesso che esprime la situazione del povero in forma di parola-grido o di lode al Padre. 

Inoltre Gesù parla nei Salmi in quanto capo del Corpo Mistico: nei Salmi è Cristo che prega con il cuore di tutta la Chiesa, di tutta l’umanità (s. Agostino). Per questo i Salmi sono la preghiera di chi prega in Cristo, con Cristo, per Cristo.

7.3. Pregare i Salmi oggi è partecipare alla morte e risurrezione di Gesù.

Il messaggio che i Salmi offrono all’uomo per leggere e interpretare il linguaggio delle cose (nelle loro luci e ombre) e così realizzare la vita con Dio, raggiunge la sua massima densità in Gesù, Parola definitiva di Dio all’uomo.

Gli avvenimenti della storia, le situazioni della collettività e delle persone sono vissute dal popolo di Israele in riferimento ad un Evento: la venuta del Messia. 

Gesù è l’eroe, il centro dell’intreccio della preghiera dei Salmi: Lui è il vero “Figlio di Davide”. Con la sua venuta Gesù realizza le aspettative e le speranze delle preghiere dei Salmi. Per questo motivo i Salmi annunciano Gesù, sono preghiera che ha per oggetto Gesù, ed anche la preghiera è diretta a Gesù. 

In questa prospettiva, è fondamentale il fatto che al centro della vita di Gesù c’è il mistero della sua morte e risurrezione, che diventa centro della vita della Chiesa nell’Eucaristia, sacramento del sacrificio del Calvario. Pregare è allora lasciarsi coinvolgere da questo processo di morte-risurrezione, che si traduce nell’atteggiamento sacrificale di Gesù: “Padre non la mia ma la tua volontà sia fatta” e “ Padre nelle tue mani rimetto lo spirito mio” (Lc 22, 47 e Lc 23, 46).

Le antiche suppliche dei Salmi trovano il loro pieno significato e diventano più ardenti, dopo che la Croce e la Risurrezione hanno rivelato all’uomo l’amore infinito di Dio, l’universalità e gravità del peccato e la gloria promessa ai giusti. Il salterio diventa così di pieno diritto il libro di preghiera del popolo della Nuova Alleanza ed è impossibile pregare i Salmi e non partecipare al mistero di morte-risurrezione di Gesù che si realizza nella Chiesa.

«Quando l’assemblea liturgica canta o recita un salmo, lo fa in quanto comunità ecclesiale, corpo di Cristo, sua sposa prediletta. Manifesta se stessa al Signore, con sincerità, con i beni che riceve da lui, e con le sue zone d’ombra o macchie. Così la Chiesa penetra sempre più nel mistero della salvezza di cui essa è erede grazie all’antico popolo d’Israele» (Bozzetti – Cimosa).

8. I SALMI NELL’ITINERARIO SPIRITUALE DELLA VITA CRISTIANA

8. 1. Dalla preghiera dei Salmi all’impegno nella storia

Dai fatti della vita vissuti con Dio, cioè attraverso la fede e nella fede, nasce una reinterpretazione dell’esistenza umana. La preghiera dei Salmi si presenta appunto per questo, come la preghiera di tutto un popolo che esprime i suoi sentimenti per gli interventi di Dio nella storia.

I Giudei che componevano i Salmi e li pregavano, vivevano gli avvenimenti della loro storia e della loro situazione nella fede, cioè accettavano un altro senso differente da quello che appariva alla sola luce dell’intelligenza; avvenimenti e situazioni trovavano posto nel progetto creatore e redentore di Dio: erano segni e promesse di quello che Dio avrebbe fatto succedere.

Non accettavano però questo modo di vivere allo scopo di eludere la loro condizione umana e rassegnarsi, ma invocavano Dio perché intervenisse a trasformare la vita.

Scopo della preghiera è allora scoprire gli appelli che Dio vuol far sentire al suo popolo e veder meglio quali impegni assumere. La preghiera degli Israeliti non vuole cambiare il corso della storia condizionando Dio, ma cambia invece il loro sguardo e il loro cuore. Pregare per il fedele israelita significa immergersi nella purissima fonte della storia che è Dio e in lui trovare il senso della vita e la direzione da imprimere ai fatti della vita: si prega perché si vuole costruire la storia con Dio e secondo i piani di Dio.

8. 2. Le cose continuano a parlare e ad interpellare la coscienza dell’uomo 

La capacità dello spirito che permette di vedere al di là delle cose e di entrare in possesso di realtà che superano il semplice orizzonte umano non ha abbandonato 1’uomo di oggi.

L’uomo non è soltanto manipolatore del suo mondo, ma anche capace di scoprire il messaggio che il mondo da lui trasformato gli dirige nella molteplicità del suo linguaggio. Le cose, infatti, nate dalla creatività umana, diventano un nuovo alfabeto che spetta allo stesso uomo decifrare e descrivere. È questo il risultato dell’incontro dell’uomo con il suo mondo. 

Ricorrendo alla scienza, l’essere umano comincia a penetrare nella struttura delle cose, sostituisce lo stupore con le certezze, domina ciò che inizialmente lo stupiva e disorientava, si familiarizza e si abitua al nuovo mondo, integrando il frutto del suo ingegno e operosità nell’intreccio normale della vita.

Da questo rapporto scaturisce una modificazione che coinvolge l’uomo e gli oggetti da lui realizzati, dominati e integrati nella sua vita. Gli oggetti, cioè, non sono più semplici oggetti, diventano segno e simbolo dell’incontro, della conquista, del1’interiorità umana. Cominciano a parlare e a contare la storia dell’incontro con l’uomo, diventano segno, entrano a far parte dei sacramenti della vita. Così il mondo della materia manipolata, il mondo tecnico, non si esaurisce nel materiale e nel tecnico; ma è anch’esso simbolico e carico di significato, diventa portatore di una realtà che, pur essendo in esso, lo supera e che l’uomo percepisce e se ne impossessa a partire da esso. La materia manipolata è portatrice di un Mistero, di Un-al-di-là delle cose, che, percepito in profondità dalla coscienza umana, si presenta come Realtà-Fondamento del divenire delle cose, e le cose diventano segno di questa Realtà-Assoluto e luogo di incontro dell’uomo con questo Mistero. Questo Mistero è manifestato da una varietà infinita di segni, quante sono le cose e le situazioni della vita di oggi: un articolo del giornale, una lettera aperta, uno sguardo supplicante dovuto a una situazione di povertà o oppressione, l’annuncia di uno sciopero, una manifestazione di piazza, la selva di antenne televisive di una città, un complesso industriale, le acque inquinate di un fiume, ecc. …

Le cose continuano a parlare; il loro linguaggio a volte è semplice e mette l’uomo attento a contatto con la Realtà-Fondamento della vita con immediatezza, ma a volte è accompagnato da opacità e ambiguità che sconcertano lo spirito umano, lanciandolo nell’angustia del dubbio.

8. 3. I Salmi, bussola dell’uomo tecnicizzato

I Salmi offrono all’uomo di oggi un aiuto straordinario per interpretare il messaggio delle cose di sempre e di quelle odierne, frutto del mondo tecnicizzato. Infatti, i Salmi, con il loro ricco patrimonio di esperienza umana e con i forti appelli del messaggio divino, autenticati dall’ispirazione divina, ci si presentano come un filo conduttore, attraverso il quale passa la forza e la luce della Parola divina, che viene ad illuminare il messaggio delle cose e quindi a trasformare la vita dell’uomo che trova nell’incontro e nel dialogo con Dio il significato ultimo e autentico del messaggio delle cose.

Pregare i Salmi vuol dire allora confrontare il linguaggio delle cose con la forza e la luce dell’esperienza fissata nella preghiera dei Salmi; integrare il messaggio delle cose col messaggio divino, vivere i fatti della vita con Dio che nei Salmi si presenta guida sicura dell’uomo nell’interpretazione del linguaggio vario e non sempre facile delle cose.

Pregare i Salmi vuol dire «portare alla presenza di Dio la vita intera, con le sue preoccupazioni, le sue speranze, i suoi scoraggiamenti, le sue ribellioni e sottomissioni, le sue imprecazioni e le sue lodi. L’importante è che non si generi una dicotomia tra vita e preghiera. In questo senso, il salterio può essere un magnifico incrocio in cui si danno appuntamento e si incontrano Dio e la vita. 

Pregando i Salmi, si giunge al sospirato circuito vitale: i Salmi trascinano con sé la lotta generale della vita, con le sue ferite e i suoi trionfi; e nel «tempio» della presenza divina il combattente cura le ferite, riceve la consolazione divina e l’ispirazione vitale per far ritorno sano e forte alla vita, per la missione della liberazione del dei popoli da tutte le oppressioni». (Cf Ignacio Larrañaga, Salmi per la vita, p. 14). 

8. 4. I Salmi nostra preghiera

A questo punto appare con chiarezza la perenne vitalità dei Salmi, ci appaiono come orazioni perenni, valide anche per noi oggi. 

Quando preghiamo i Salmi, entriamo nel grande movimento che Dio ha scatenato nella storia degli uomini per conoscere Lui, unico Riparo e Pace perfetta per l’uomo. I Salmi sono infatti un segno e una fase di eccezionale importanza del movimento secolare della preghiera, anche se non mancano di imperfezioni e non sempre sono di immediata comprensione; sono un periodo del cammino cosciente dell’uomo verso Dio, mentre cerca la sua realizzazione personale e collettiva, sgorgano da questa vita coscientizzata dalla rivelazione della presenza di Dio. 

I casi concreti da cui partiva la preghiera di miseria e di lode possono anche essere o sembrare lontani dal nostro mondo; ma certamente i sentimenti che in quelle occasioni i Salmi esprimevano sono ancora uti1i ed attuali.

I casi della nostra vita di ogni giorno non sono molto diversi: o sono a quelli identici (malattie, morte, mali sociali, problemi sulla provvidenza, ecc.) o sono molto analoghi (nemici-satana, città secolarizzata-chiesa, popolo-corpo mistico, alleanza-unione con Dio, ecc.).

Per questo la Chiesa prega ancora con i Salmi e S. Agostino diceva: “Se il Salmo prega, pregate; se geme, gemete; se si allieta, godete; se spera, sperate; tutto ciò che qui fu scritto è specchio nostro”.

I Salmi, nati dal cuore e dall’ambito dei poveri d’Israele, da situazioni di pericolo e indigenza e da situazioni di lode, sono stati assunti dalla comunità cristiana.

La Chiesa ha sempre impiegato i Salmi come sua preghiera, proprio perché sono parola dell’uomo a Dio ma dentro la Parola di Dio all’uomo. Sono preghiere che sono parte integrante della Bibbia e, perciò, sono ispirate. E ciò è molto importante, perché è vero che nell’uomo c’è il desiderio di Dio, che l’uomo è anelito verso Dio, anelito espresso come ricerca del senso ultimo della vita e della storia; ma quest’anelito che nasce spontaneamente dal cuore dell’uomo limitato e che vive in un mondo immerso nell’alienazione storica provocata dal peccato, quest’anelito, in quanto nasce dall’uomo, è di per sé inefficace e non trova un significato su cui finalmente approdare e riposare. Allora la preghiera dell’uomo in se stessa, in quanto espressione di questa ricerca di senso, è qualcosa d’inefficace, è come quelle grida che si lanciano sulle montagne e producono l’eco; ma l’eco non è la risposta alla voce lanciata, ma la ripetizione della stessa voce. Lo stesso avviene se la preghiera è qualcosa che nasce dall’uomo e niente più.

I Salmi sono questo grido che nasce dall’uomo ma dentro di un’intuizione, al meno in chiaro-oscuro, che dietro il mio grido c’è qualcosa di più, vale a dire, che la mia invocazione a Dio è già la mia risposta a Lui che mi interpella con la sua Parola. 

Allora i Salmi sono la parola dell’uomo a Dio dentro della Parola di Dio all’uomo, sono una risposta dell’uomo a Dio che nasce dentro il movimento della Storia della Salvezza; sono la risposta umana al dialogo iniziato già da Dio. Per l’uomo che cerca Dio, i Salmi in qualche modo sono già dentro di lui, e chiedono soltanto di essere espressi. 

San Paolo esprime tutto ciò affermando: «… noi non sappiamo domandare quello che si conviene, ma lo Spirito stesso intercede per noi, con gemiti inesprimibili» (Rom 8, 26). 

In questa prospettiva i Salmi sono la formulazione in parole umane di questo gemito dello Spirito dentro di noi. 

Il valore dei Salmi, pertanto, non bisogna misurarlo secondo la corrispondenza alla nostra spontaneità. I Salmi non sono preghiere spontanee o opzionali secondo lo stato di spirito in cui uno si trova in un determinato momento; a volte uno può trovarsi in sintonia con uno o l’altro Salmo; ma scegliere un Salmo perché questo corrisponde alla propria situazione interiore, alla sua atmosfera interiore, questo modo di usare i Salmi, allontana dal senso più profondo di essi.

Di fatti, nei Salmi l’orante non cerca la preghiera spontanea, quella che corrisponde ai suoi sentimenti, ma cerca la preghiera vera, cioè, l’espressione dello Spirito dentro di se stesso. La spontaneità è una cosa differente dalla verità. La spontaneità esprime lo stato dell’anima in questo momento: adesso io sento così e allora la preghiera spontanea è quella che dice, che obiettiva il modo di sentire che ho in questo momento.

La preghiera vera è quella che esprime il livello più essenziale, più intimo e più stabile della mia stessa realtà. I Salmi esprimono soprattutto questa realtà esistenziale essenziale; non esprimono la nostra spontaneità ma la nostra verità, cioè, quei fiumi profondi che costituiscono il nostro essere al di là di tutti i cambiamenti che si verificano nella superficie del nostro stesso essere. 

Possiamo impiegare i Salmi come preghiera della nostra vita secondo le dimensioni o direzioni esistenziali della profondità o interiorità, della comunione, della solidarietà. 

8. 4. 1. La direzione della profondità

Nello strato più profondo del nostro essere siamo quei poveri, quella carne, quella fragilità della vita nel senso indicato dall’Antico Testamento e da san Giovanni; siamo quella carne nel senso paolino di peccato, di colpa, di complicità con la colpa; ma nello stesso tempo – sempre in questo strato più profondo – siamo grazia, vale a dire, siamo dentro la Redenzione, siamo dentro una Storia in cui c’è e continua ad esserci il peccato del mondo ma nello stesso tempo è presente lo Spirito del Signore datore di vita. La storia non è totalmente redenta, non è totalmente mondo nuovo, ma non tornerà più ad essere totalmente storia d’alienazione e di condanna. 

Quest’ambivalenza costituisce il più profondo della nostra situazione individuale e della situazione generale della condizione dell’uomo: la grazia, la redenzione non distrugge il nostro essere peccatore, non brucia dentro di noi tutta la dimensione di peccato, così che realmente continuiamo non solo a commettere peccati personali ma ad appartenere a questa storia che è la storia del peccato del mondo; ma questa non è la situazione definitiva della nostra esistenza, giacché in essa ha già fatto irruzione la grazia. I Salmi hanno la capacità di esprimere proprio questa dualità, questa coesistenza in noi della situazione di carne (fragilità, peccato) e della situazione di grazia. 

I Salmi di lamentazione, i Salmi come repertorio di grida, esprimono quella dimensione e profondità della nostra esistenza che appartiene alla storia della debolezza e del peccato; al contrario, i Salmi di lode e di ringraziamento esprimono quella dimensione e profondità della nostra esistenza nella quale apparteniamo alla storia della redenzione e della liberazione. 

I Salmi sono la voce di questi fiumi profondi, dove sono peccatore e giusto, miserabile e redento, alienato e liberato, sempre. 

8. 4. 1-a. Personalizzare i Salmi

Per progredire nella direzione della profondità, il cammino è quello di impegnarsi nella personalizzazione dei Salmi

L’individuo è un mistero unico e irrepetibile, perciò il suo modo di sperimentarsi e sperimentare le cose è anch’esso unico e irrepetibile. Di fronte ad una medesima parola o evento, ognuno vive impressioni diverse. Ciò avviene anche quando preghiamo i Salmi. Ci sono Salmi che evocano i noi un mondo di risonanze, altri non ci dicono niente o addirittura ci scandalizzano… Questa varietà di sentimenti si può verificare all’interno di un unico Salmo.  E ancora, uno stesso Salmo per me è fonte di somma ispirazione e ad un altro infonde freddezza… 

Si può superare questa difficoltà con l’aiuto degli stessi Salmi per mezzo dello studio e la scelta personale di essi

Non si tratta dello studio sistematico ed esegetico, che non è sempre possibile, ma di dedicare un tempo sufficientemente prolungato ad un determinato Salmo con lo scopo di viverlo, vale a dire di fare con calma una vera preghiera, utilizzando le parole del Salmo stesso come veicolo e sostegno. Si tratta di fare «lettura pregata di un Salmo». 

Facendo quest’esercizio, può succedere che alcuni versetti, o il Salmo intero, suscitano profonde risonanze nell’anima. In tal caso, si sottolineano queste parole oppure si annotano in un quaderno personale, scrivendo a margine una parola che possa sintetizzare ciò che il Salmo evoca: adorazione, fiducia, liberazione, lode, ecc. Può succedere, e succede spesso, che uno stesso Salmo o una strofa, un giorno non ci «dica» nulla e un altro giorno ci evochi risonanze inattese. Una stessa persona può sperimentare una stessa cosa in modo diverso in momenti diversi. 

Analogamente, in altra occasione si fa lo stesso esercizio con un altro Salmo. (Cf I. Larrañaga, Salmi per la vita, pp. 5-22). 

Con questo metodo, lentamente, si può arrivare ad avere una conoscenza personale dei Salmi, in modo che ognuno sappia dove trovare alimento adeguato per progredire nel suo itinerario spirituale, secondo le necessità spirituali del momento che sta vivendo. 

Questo modo di procedere non ha niente a che fare con la selezione dei Salmi secondo la loro corrispondenza alla nostra spontaneità o al bisogno del momento, ma ci introduce nel cammino della ricerca del senso più profondo di essi, alla scoperta delle loro ricchezze nascoste, che ci fanno crescere nella conoscenza e nell’amicizia divina.

Quest’esercizio si può sviluppare ed approfondire facendo Lectio divina con i Salmi, seguendo le sue varie tappe: 1)Lettura (una lettura molto lenta e orale, cioè a voce alta, dando rilievo alle diverse pause e ai cambi di tono, e sottolineando le espressioni che più ci colpiscono e le parole chiavi). 2)Meditazione (un paziente lavoro di lenta riflessione sulle parole, le idee, le immagini, allargare quindi la visione confrontandola con altri testi salmici, fino al coinvolgimento personale e alla riflessione sul significato per me, ora). 3)Preghiera o lettura orante (dalla meditazione della Parola scaturisce un dialogo per rispondere al messaggio ricevuto). 4) – Azione come Ascesi (la Parola deve compiersi nell’orante, deve divenire conversione, inizio di vita nuova). 5)Azione come Amore (la Parola spinge l’orante a partire, perché per mezzo di lui diventi luce e forza per tutti). 6)Contemplazione (pian piano le parole cedono il posto al silenzio adorante: – Sta’ in silenzioso amore alla presenza di Dio e abbandonati fiducioso alla sua azione). 

L’esercizio della Lectio divina può essere approfondito ancora facendo meditazione con i Salmi

Meditare è un’attività mentale, concentrata e ordinata, in cui prendiamo un Salmo e lo andiamo contemplando nella sua totalità e nei suoi dettagli. Servendoci di un buon commento, cerchiamo di cogliere meglio prima il significato originario a livello ebraico e quindi come questo significato si è arricchito dopo Gesù Cristo. Un Salmo va meditato sulla base del primo livello e nell’ambito del secondo. Da quest’incontro con il Salmo scaturisce l’esigenza di forgiare criteri di vita, giudizi di valore, e quindi una mentalità secondo la mentalità di Dio. Insistendo su questa strada, i criteri elaborati finiscono per trasformarsi in convinzioni, e le convinzioni in decisioni. Così sento ora forte il desiderio di confrontare la mia vita con il messaggio ricevuto e metterlo in pratica nelle scelte concrete della vita.

Gli effetti pratici della personalizzazione dei Salmi sono molteplici. 

Anzitutto è un modo concreto per superare la routine o la monotonia che molte volte accompagna la preghiera della Liturgia delle Ore. Forse siamo convinti che per vincere la monotonia nella preghiera liturgica c’è bisogno di variare continuamente. Qualsiasi sforzo che si fa in ordine alla varietà introducendo elementi nuovi, è certamente un aiuto apprezzabile per rompere la monotonia e promuovere l’approfondimento della preghiera. Ma la soluzione radicale e vera per vincere la routine, quella che non porta allo stress o alla monotonia nel continuo variare, si trova sempre dentro la persona stessa, cioè, la novità sorge sempre dal di dentro, quando lo sguardo interiore del cuore è attivo, perché è vivificato dalla consapevolezza. 

Allora la preghiera del Salmi diviene una fonte inesauribile di vita, le parole dei Salmi non si logorano con l’uso quotidiano e la Liturgia delle Ore è la mensa a cui si nutre e s’irrobustisce l’amicizia che ci lega al Signore come battezzati e/o consacrati. 

In secondo luogo la personalizzazione dei Salmi è un’ottima scuola in cui s’impara a predicare i Salmi, a far pregare il popolo con i Salmi, e a far catechesi con i Salmi. (cf C. Buzzetti – M. Cimosa, Con i Salmi in mano, pp. 45-61)

8. 4. 2. La direzione della comunione

I Salmi, nella direzione della comunione, esprimono la verità dell’uomo come essere-in-relazione con gli altri. 

Infatti, l’uomo non raggiunge la sua identità chiudendosi in se stesso come mondo autosufficiente; anche quando vuole farlo, non ci riesce. Più specificamente, il cristiano si definisce in virtù della sua appartenenza al Popolo di Dio, alla comunità degli eletti in Cristo; questa direzione storica è ciò che definisce la sua identità come credente: la sua identità è quella di membro di questo popolo che cammina. 

Allora i Salmi esprimono questa verità e questa identità del cristiano di essere dentro il cammino del Popolo della Salvezza. Per tanto, quando un cristiano prega un Salmo, mai è solo. In ciò che egli dice, circola tutto il mondo da cui il Salmo proviene; ogni Salmo è pieno non solo del senso originale che gli ha dato il suo autore, ma di tutte le ricchezze di significato di coloro che lo interpretarono lungo il cammino del Popolo di Do. 

Ha un grande significato il fatto che i Salmi siano stati pregati dal Popolo di Dio nel corso della storia. Il Salmo non arriva dalla bocca del Salmista al mio cuore e da qui alle mie labbra, ma arriva a me passando attraverso tutte le labbra e tutti i cuori di coloro che lo hanno pregato prima di me: l’interpretazione, data e vissuta da tutte le generazioni che hanno pregato i Salmi, appartiene all’essenza del Salmo stesso.

Fu così che quei Salmi che esprimono situazioni individuali, in seguito passarono ad esprimere le situazioni di tutto il popolo d’Israele nel suo esilio, nella sua diaspora. A partire dal Nuovo Testamento, i Salmi sono presi e approfonditi dallo stesso Gesù e dopo dalla primitiva comunità cristiana, che li prega alla luce del Mistero di Cristo. Quindi è la volta della moltitudine dei Martiri e di tutti i cuori così diversi di cristiani che li pregarono, imprimendo ciascuno il proprio timbro. In effetti, il Salmo recitato dal Martire che va all’incontro della morte, contiene un qualcosa di diverso dello stesso Salmo recitato dal monaco, dal missionario o dall’operaio, anche se in ciascuno di essi c’è questo fiume profondo di peccato e di grazia che li unisce tutti.

Tutto questo nella preghiera dei Salmi è vita e ricchezze nuove. Allora, quando una persona o un gruppo pregano i Salmi, non è più questa persona o questo gruppo di persone che li pregano, ma è qualcuno o un gruppo che li pregano dentro la corrente della Storia della Salvezza, il cui culmine è il Mistero di Gesù Cristo. 

8. 4. 3. La direzione della solidarietà universale

Se i Salmi esprimono la situazione dell’uomo fatta di fragilità, peccato e grazia, allora, quando prego i Salmi, non esprimo soltanto la mia situazione di peccato e di redenzione, ma esprimo la situazione di peccato e di redenzione di tutti gli uomini. 

Per tanto, quando prego i Salmi, sono presenti lì, dentro il Salmo, il grido e la lode dell’uomo del mio tempo; è presente il grido di tutti i poveri, di tutti gli ammalati, di tutti i marginati; soprattutto il grido di coloro che non sanno tradurre in grido-parola il grido-carne del loro dolore, che in questa mutezza è più acuto. In effetti, il dire il proprio dolore davanti agli altri uomini e davanti a Dio è già in qualche modo per la persona afflitta un sollievo, un inizio di liberazione; quando si esprime la sofferenza, questa situazione negativa in qualche modo intravede un cammino di luce, soprattutto quando il grido nasce da un cuore credente. 

Tuttavia ci sono molte persone che neppure trovano parole per esprimere e gridare il loro dolore. 

Così, pregando i Salmi, il nostro grido che trova il cammino della parola, è come l’atto liturgico, dove colui che prega si fa sacerdote di questa liturgia della vita, della vita che soffre e che ha ragioni per sperare, della vita che è grido e lode. Pregare i Salmi di lamentazione e di lode, è proclamare che già qui dentro la sofferenza ci sono ragioni per cantare. E questa liturgia della vita celebrata con i Salmi abbraccia la vita personale di ciascuno, la vita del popolo in mezzo a cui viviamo e la vita di tutti gli uomini. 

Questa dimensione di solidarietà viene vissuta in modo particolarmente inteso nella recita o celebrazione della Liturgia delle Ore.

In questo momento c’è la Chiesa intera, l’umanità intera, il Cristo totale che prega, soffre, chiama piange, implora. Si allargano, quindi, gli orizzonti verso una solidarietà universale che raccoglie in sé i gemiti degli agonizzanti, le ribellioni degli oppressi, le speranze degli emigrati, i sogni delle madri, le incertezze degli infermi, in una parola la passione del mondo. 

Quando io accolgo e pronuncio le parole del salmista, in nome della Chiesa, durante la Liturgia delle Ore, cesso di essere io, nel mio stato d’animo, per convertirmi nella voce dei miei fratelli. L’«Io» che pronuncio, non lo pronuncio in senso individuale ma collettivo. 

Accogliendo le parole di tutti i Salmi, seguendo il ritmo liturgico, il mio cuore entra in una comunione universale. Non è più soltanto la mia voce; è la voce dell’uomo, di tutti gli uomini, di tutti i tempi, di tutti i luoghi, voce che sale incessantemente e polifonicamente a Dio. 

I Salmi, nati da situazioni concrete, racchiudono la passione del mondo: storie di sangue e storie d’amore, momenti di panico, di esilio, di persecuzione, di esperienze mistiche, di orrore di morte, di stati di paura. 

Tutta questa carica umana io l’accolgo in me, qualunque sia il mio stato d’animo e, attraverso la mia bocca, la Chiesa intera. Durante la Liturgia delle Ore passa per il mio cuore, peregrinando, la grande marcia dell’umanità dolente. (Cf Ignacio Larrañaga, Salmi per la vita, pp. 21-22).

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Casavatore (NA), agosto 2009