La Parola di questa domenica ci offre un cocktail eccezionale di sentimenti: delusione, rabbia, ira, indignazione, irritazione, gelosia, invidia, mormorazione, intolleranza, noia, pentimento, tristezza, affanno, e soprattutto gioia, tanta gioia!
Sentimenti che troviamo in svariati personaggi, e addirittura in alcuni di cui non ce lo saremmo mai aspettato!

Tutto inizia dalla DELUSIONE. Il popolo d’Israele, non vedendo Mosè scendere dal monte, si sente tradito e abbandonato e si fa un dio più vicino e manipolabile, e attorno a questo idolo d’oro il popolo sedette per mangiare e bere, poi si alzò per darsi al divertimento.Non credo che questo deva scandalizzarci più di tanto. Tutto sommato non è quello che facciamo noi davanti all’assenza, ai ritardi e ai silenzio di Dio nei nostri confronti?

Ma anche Dio è profondamente deluso: Ho osservato questo popolo: ecco, è un popolo dalla testa dura…
E si lascia andare alla RABBIA: Ora lascia che la mia ira si accenda contro di loro e li divori. Ma che rabbia, che ira che per sfogarsi si propone di divorare tutto un popolo!Ma poi Dio ci ripensa ed è Lui il primo a dare l’esempio di PENTIMENTO: Il Signore si pentì del male che aveva minacciato di fare al suo popolo.
È proprio il caso di dire:l’abbiamo scampata grossa!

Ma chi non si pentì fu Mosè, il grande condottiere, come si può constatare nel proseguimento del testo di oggi (Esodo 32). La sua IRA e INDIGNAZIONE si accese prima contro suo fratello Aronne e poi contro lo stesso popolo per chi aveva interceduto, e dopo aver fatto loro trangugiare quel vitello gridò ai leviti: Dice il Signore, il Dio d’Israele: ognuno uccida il proprio fratello, ognuno il proprio amico, ognuno il proprio parente (Esodo 32,27-28).
Dall’ira di Dio si può scampare ma non da quella degli uomini, specie se pretendono agire nel Suo nome!

Anche Paolo – l’afferma lui stesso nella seconda lettura – aveva incarnato questa VIOLENZA ma la misericordia di Dio l’aveva convertito: Prima ero un bestemmiatore, un persecutore e un violento, ma mi è stata usata misericordia.
È quanto è accaduto a noi, a me, perché anch’io possa testimoniare come Paolo: Questa parola è degna di fede e di essere accolta da tutti: Cristo Gesù è venuto nel mondo per salvare i peccatori, il primo dei quali sono io.

Nel vangelo questa rabbia e violenza diventano più raffinate e si camuffano sotto forma di IRRITAZIONE e di MORMORAZIONE: I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro».
Sotto questa irritazione e mormorazione si mascherano la GELOSIA di chi pretende possedere il monopolio di Dio e la INVIDIA di chi si vede defraudato nei suoi meriti di giustizia.
Ahimè, questi farisei e scribi non sono altro che lo specchio della mia propria ipocrisia, nella mia pretesa giustizia e della mia INTOLLERANZA nei confronti dell’altro!

E poi c’è il figlio minore della parabola che sperimenta la NOIA della monotonia della casa del padre e se ne va per vivere la grande avventura della sua vita. E come rimproverarlo?! È il sogno di tutti noi. Ma anche lui sarà preda facile della delusione e ritorna, pentito, sui suoi passi. È la “parabola” della nostra vita!

C’è pure la TRISTEZZA, un sentimento così comune nella vita. La tristezza di Dio per la caparbietà del Suo popolo. La tristezza di Gesù per la chiusura dei suoi avversari. La tristezza del pastore per la perdita della sua pecora e della donna per la moneta smarrita. La tristezza del padre per il figlio partito lontano e per quello rimasto a casa costretto dal dovere!

E come non pensare all’AFFANNO nella ricerca di quanto è perduto? Chi ci assicura che lo ritroveremo? È questo affanno che porta a lasciare le altre novantanove nel deserto per partire alla ricerca della pecora smarrita; o della donna che accende la lampada e spazza la casa e cerca accuratamente.
Immagine del nostro affanno e talvolta angoscia nella ricerca di un bene o di una persona cara, smarriti o perduti!

Ma c’è soprattutto la GIOIA, tanta gioia! La gioia di Dio che risparmia il Suo popolo. La gioia del credente di essere salvato (salmo 50). La gioia del pastore e della donna dopo l’esito felice della loro ricerca. La gioia del padre che ritrova il figlio. La gioia del cielo e degli angeli per il peccatore pentito. Una gioia traboccante che sente il bisogno di condividere: Rallegratevi con me!… e di fare festa: Bisognava far festa e rallegrarsi!

Ecco il fine della nostra vita: la gioia e la festa!

Questi sono sentimenti miei, e di ogni persona, poiché «nulla che sia umano mi è estraneo». E questo lo dice anche Dio dopo la sua discesa tra noi!

E non mi resta che evocare la SPERANZA che è la via della gioia. Se il Padre ha aspettato il Figlio al Suo ritorno dopo aver sperperato il Suo patrimoni con pubblicani e peccatori e quando lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò, possa farlo anche con me, per gioia Sua e gioia mia!

P. Manuel João
Castel d’Azzano 11/09/2022