Due princìpi regolano il mio pensiero: l’opposizione agli idoli e l’amore per l’unità. Princìpi che si fondono in un unico, perché l’idolo rappresenta la parte innalzata al tutto, ma soltanto distruggendo gli idoli si può ricostruire l’unità. Ogni realtà mi è gradita e sacra purché non turbi, oltrepassandone i limiti, l’armonia universale: un limite amato e rispettato costituisce anch’esso un vincolo. In presenza di ogni idolo, difendo il bene relativo ma reale che l’idolo schiaccia sotto un peso menzognero di assoluto.

Pure, se è vero, secondo quanto scrive Chesterton che: “la terra ha perduto la bussola”, se l’uomo è ridotto ad inseguire i frammenti di sé stesso, ciò avviene in quanto abbiamo dimenticato che il mondo non porta in sé il principio di identità. Si riscontra il primo effetto di questo oblio della trascendenza nella catastrofe del mondo temporale. Ritroviamo, oggi, questa legge, con un’evidenza crudele, nei nostri corpi martoriati, nelle nostre anime disorientate. Le prove negative degli idoli si susseguono secondo un ritmo accelerato che ricorda la legge sulla caduta dei corpi. L’una dopo l’altra sprofondano o nella esplosione di un terrore apocalittico, o nella palude sterile della stanchezza e del disgusto. Cosi, da questo fallimento di ogni menzogna, da questo crollo di ogni paradiso artificiale, scaturisce, luminosa, la necessità di un ritorno al Dio vero, creatore e salvatore del mondo, a Dio che, solo, è capace di rimettere insieme gli elementi dispersi dalla follia umana. Chi può salvarci dal caos, se non Colui che ci ha tratti dal nulla?

E ancora dobbiamo essere sicuri che quel Dio che adoriamo sia veramente Lui, il Dio nostro, di noi cristiani. È troppo facile sostituire a Gesù Cristo un idolo umano, gonfio di tutti i nostri errori e di tutte le nostre passioni (e questa è la tendenza generale di noi, cristiani imperfetti quali siamo).

“Dobbiamo vigilare l’altezza a cui poniamo l’infinito, scriveva mirabilmente Simone Weil; se lo poniamo al livello dove solo il finito conviene, poco importa il nome che gli diamo”. Adorare un falso Dio sotto il nome del vero, equivale, quasi, a divinizzare la materia, il sesso, la razza o lo stato.

GUSTAVE THIBON
IL PANE DI OGNI GIORNO (1945)
(dall’introduzione)

Gustave Thibon (1903-2001) è stato un filosofo e scrittore francese. È stato definito “il filosofo contadino”.