La fotografia in bianco e nero del paradiso perduto dall’uomo, continua a risvegliare ed educare sguardi e coscienze con Sebastião Salgado.

Dal 26 febbraio arriva al Palazzo Ducale di Genova, Genesi, ultimo grande lavoro di Sebastião Salgado, tra i più importanti fotografi documentaristi del nostro tempo. In mostra oltre duecento fotografie eccezionali: dalle foreste tropicali dell’Amazzonia, del Congo, dell’Indonesia e della Nuova Guinea ai ghiacciai dell’Antartide, dalla taiga dell’Alaska ai deserti dell’America e dell’Africa fino ad arrivare alle montagne dell’America, del Cile e della Siberia.

Arizona, USA, 2010

Il viaggio alla ricerca del nostro ‘paradiso perduto’, minacciato e in parte distrutto dalla cupidigia e beata ignoranza dall’uomo, è ancora lungo e impervio, sebbene a sostenere risvegli di sguardi, consapevolezza e coscienza ambientale, contribuiscano straordinari progetti educativi come la monumentale Genesi di Sebastião Salgado.

Un viaggio di otto anni nei cinque continenti, alla ricerca degli angoli di pianeta più primordiale e incontaminato, per documentare con immagini in un bianco e nero di grande incanto quello che dobbiamo proteggere e mostrarlo, attraverso una mostra itinerante, pubblicazioni e quel film sulle tracce del fotografo ecologista, pluripremiato non solo a Cannes 2015 con Il sale della terra, diretto dal figlio Juliano Ribeiro Salgado e un regista e attento fotografo come Wim Wenders.

Penisola antartica © Sebastião Salgado/Amazonas Image

«Sono nato nel 1944, in una grandissima azienda agricola del Brasile il cui territorio era coperto all’epoca, per circa il 60%, dalla foresta tropicale. Quando negli anni Novanta i miei genitori, ormai anziani, hanno voluto consegnare l’azienda agricola a noi figli, io e le mie sette sorelle ci siamo ritrovati tra le mani un territorio in cui le foreste erano per lo più annientate. Dalla copertura originaria, superiore al 50%, eravamo scesi a meno dello 0,5%. Era ormai una terra bruciata; un territorio dove avrebbero potuto essere allevati decine di migliaia di capi di bestiame, ora era in grado di sostenerne appena qualche centinaia.

Mia moglie Lélia (lei non è solo la curatrice delle mie esposizioni, dei miei libri, quella che di fatto progetta tutto questo, ma è la mia socia per tutto ciò che facciamo nella nostra vita) mi ha detto “Sebastião, visto che sostieni di essere nato in paradiso, perché non costruire – o ricostruire – veramente questo paradiso? Perché non ripristinare la foresta tropicale che una volta ricopriva questa superficie?”. Così, abbiamo deciso di provarci e parlando con una serie di amici siamo riusciti a ideare un vero progetto di recupero ambientale. Abbiamo subito capito che per tentare di ripristinare l’ecosistema quale esisteva prima di questa devastazione, avremmo dovuto piantare per lo meno 2 milioni, forse 2 milioni e mezzo di alberi di almeno 100 specie botaniche diverse. Per raccogliere le risorse necessarie, abbiamo viaggiato da un capo all’altro del mondo e devo dire che l’Italia è stato tra i Paesi che ci hanno aiutato di più, come anche Spagna, Stati Uniti e comunque in primis il nostro Brasile.

Attualmente, siamo a oltre 2 milioni di alberi piantati: abbiamo più di 300 specie diverse. lavorando sulla ricostruzione di un paradiso come quello in cui ero nato, abbiamo avuto l’idea di mettere a punto un grande progetto fotografico, diverso però dai precedenti. Lo scopo doveva essere vedere e cercare un modo nuovo di presentare il Pianeta Terra: questa volta non avrei puntato l’obiettivo sull’uomo e sulla sua lotta per la sopravvivenza, ma avrei mostrato piuttosto le meraviglie che rimangono nel nostro pianeta. Abbiamo deciso di cogliere con la macchina fotografica quella grande parte del pianeta che si presenta ecologicamente pura e, si potrebbe dire, ancora allo stato primordiale. Creare dunque una quantità d’immagini che fosse sufficiente a far capire al maggior numero possibile di persone che esiste una grande porzione del mondo ancora integra, allo stato della Genesi, e mostrare quanto proteggere questa parte sia fondamentale per tutti noi. Non si sottolineerà mai abbastanza l’importanza di ricostruire ciò che abbiamo distrutto.

In cerca di un paradiso, Sebastião Salgado

lunedì 25 gennaio 2016
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