Che cosa significa affermare che Dio “esiste”? E se, invece, l’esistenza appartenesse propriamente alle creature, come manifestazione e partecipazione dell’essenza divina? Nel saggio Noi siamo l’esistenza di Dio, il teologo Paolo Gamberini propone una rilettura radicale della distinzione tra Creatore e creatura, muovendo dalla metafisica di Tommaso d’Aquino e dal concetto cristiano di kénosis. Ne emerge una tesi provocatoria: Dio non sarebbe semplicemente un essere distinto dal mondo, ma “esisterebbe” nel finito, attraverso le creature, che diventano così forme determinate del suo apparire.

Noi siamo l’esistenza di Dio
Paolo Gamberini
17 febbraio 2021
https://paologamberinisj.home.blog
Per gentile concessione dell’autore

In Dio si distingue essenza ed esistenza. Nella tradizionale metafisica tomista si afferma che Dio è ipsum esse subsistens, in Dio essenza ed esistenza si identificano, mentre nelle creature si differenziano. Le creatura “hanno” l’atto di essere ( = esistenza); Dio “è” l’atto di essere”. Questa differenza viene anche chiamata differenza ontologica tra Creatore e creatura. Bene e qui ci siamo. Ma facciamo un passo in avanti. Per Tommaso d’Aquino l’essenza divina si partecipa in molteplici modi (cf Summa contra Gentiles, libro I, capp. 50 seguenti) dunque le cose sono partecipazione della sua essenza divina, esse sono “Dio” poiché Dio “è” la sua essenza e le molteplici partecipazioni di essa.

Se l’esistenza è “atto” dell’essenza ed “atto” dice realizzazione dell’essenza, la creatura e tutte le creature nella loro totalità sono realizzazioni dell’essenza divina e sua partecipazione. Il carattere ontologico delle creature è essere “da Dio”: esse sono partecipazioni (“da Dio”) ed attuazioni dell’essenza divina (“Dio”). Dio da Dio. Per questo le creature “esistono” cioè ek-sistono, sono a partire da.  Propriamente, dunque, Dio “non” esiste. Dio non è “a partire dalle” creature ma sono le creature che sono “a partire” da Dio (ek-sistere). Dio non ha bisogno di esistere, cioè di uscire da Dio. Le creature “esistono”. Anzi proprio l’esistenza definisce la creaturalità. Ma è l’esistenza dell’essenza divina, partecipazione e realizzazione dell’essenza divina.

La differenza ontologica tra Dio (creatore) e le creature, dunque, riguarda l’esistenza e non l’essenza. Propriamente Dio “non” esiste, ek-siste. Dio non sta “fuori” da Dio. Dio “non esce” da Dio, poiché non c’è nulla dove Dio non sia. È impossibile che Dio esista da Dio. Se Dio “esiste”, esiste nelle creature e come creatura.  La creatura, invece, propriamente “esiste”, partecipa”, cioè “appare”, ma “ciò che” esiste, non il “che” di ciò che appare, è Dio, l’essenza divina.

Cioè noi siamo l’esistere dell’essenza divina, l’uscire di Dio da Dio, Sua partecipazione e Sua realizzazione. Se Dio esce da Dio si finitizza, si de-finisce, si de-termina e si attua. Dio “esiste” in noi, attraverso di noi: Dio “esiste” come uomo. Noi siamo l’apparire di Dio. Noi siamo “atto” di Dio. Quando Dio appare, noi siamo. Il cosmo esiste, quando appare la consapevolezza divina. 

Questa è come intendo la questione della differenza “ontologica” tra Creatore e creatura. È una differenza “relativa” e non assoluta, poiché l’apparire o l’esistere è di Dio (genitivo soggettivo), cioè fanno riferimento all’essenza divina. “Esistere” e “apparire” esprimono la creaturalità, finitezza e determinazione (questo e non quello) di Dio. Con termini kénotici, possiamo dire che Dio si svuota nel finito. Kénōsis (κένωσις), deriva dal sostantivo κενός, kenós, che significa “vuoto”: è una parola greca, che significa letteralmente “svuotamento” o “svuotarsi”. Il verbo κενόω, kenóō, significa “svuotare”. “Cristo svuotò se stesso” (ἐκένωσε, ekénōse)» (Fil 2,7).

Per esprimermi meglio. Se assumo il 10 come l’essenza divina, le seguenti operazioni sono la sua esistenza: 5×2, 12-2, 20:2, 8+2. Dio (cioè 10) è presente in ciascuna operazione. Tutte e 4 sono Dio, perché tutte e quattro le operazioni mi danno sempre 10, ma nessuna la esaurisce. Dio esiste in tanti modi di determinazione ma nessuno di questi esaurisce Dio. Ogni modo determinato è tutto Dio (= 10) ma Dio non si identifica con nessuno di questi modi: Dio non si risolve in nessuno dei suoi modi finiti. Se così fosse, cioè se una creatura fosse la piena realizzazione dell’essenza divina, Dio si svuoterebbe ed esaurirebbe in quella creatura. L’essenza divina finirebbe ed anche la creatura finirebbe di esistere. Perché la kénosis di Dio sia, è necessaria la struttura relazionale dell’essenza di Dio.