Partenza da Emmaus
Missione e catechesi nella Chiesa
Lettera pastorale
Anno pastorale 1983/84
Carlo Maria Martini

[24] Per giustificare la scelta della catechesi come campo privilegiato dell’azione missionaria, vi propongo la meditazione sugli incontri di Gesù con alcune persone. La missione della Chiesa è finalizzata all’incontro di Gesù con tutti gli uomini.

Può essere utile, allora, contemplare alcuni incontri di Gesù narrati nel Nuovo Testamento.

a) E’ paradigmatico l’incontro di Gesù con Zaccheo. L’episodio raccontato nel cap. 19 del vangelo di Luca inizia e finisce col verbo “cercare”: nel v. 3 Zaccheo “cerca” di vedere Gesù; nel v. 10 Gesù si rivela come il Figlio dell’uomo venuto a “cercare” e a salvare ciò che è perduto. L’incontro quindi avviene in forza dell’amore di Gesù che cerca Zaccheo, superando tutti gli ostacoli che si frappongono. Però viene valorizzata, purificata, rigenerata anche la ricerca di Zaccheo, che, da generica curiosità iniziale, si trasforma in gioiosa accoglienza di Gesù e in generosa conversione.

b) Qualcosa di analogo avviene nell’incontro con la Samaritana (Gv 4). Anche qui l’iniziativa dell’incontro è presa da Gesù e lo svolgimento dell’incontro è tutto ritmato dagli interventi di Gesù. Però anche qui la misericordia salvifica di Gesù incrocia una ricerca umana, un desiderio indistinto e, in parte, distorto che viene via via purificato e allargata.

La donna dapprima cerca dell’acqua e Gesù la invita a oltrepassare l’acqua prefigurata nel desiderio iniziale. Poi ella intuisce che Gesù reca il dono misterioso della profezia, perché conosce la sua vita passata, e allora cerca di inquadrarlo negli schemi dei personaggi biblici già noti, come Giacobbe, “i nostri padri”: Gesù la invita ad abbandonare questi schemi, aprendo il suo desiderio di salvezza e di verità verso le misteriose promesse messianiche. La donna allora cerca di ricondurre Gesù all’attesa convenzionale del Messia che deve venire; e ancora una volta Gesù dilata l’attesa oltre le convenzioni, aprendola all’evento imprevedibile dell'”ora” salvifica, del presente messianico già racchiuso e operante nella sua persona.

c) Potremmo ricordare molti altri incontri che fanno riferimento a un desiderio umano: desiderio di salute nei malati, desiderio di perdono nei peccatori, desiderio di conoscenza nei dotti, magari incerti e paurosi come Nicodemo, il visitatore notturno. Scelgo, invece, un ultimo incontro che sembra discostarsi dai precedenti, non solo perché avviene dopo la risurrezione e la glorificazione di Gesù presso il Padre, ma anche perché sembra privo di ricerca, di desiderio umano. E’ l’incontro del Risorto con Paolo sulla via Damasco. Qui sembra che Paolo non solo non abbia desideri in qualche modo orientati al Vangelo, ma addirittura sia mosso da aperta e violenta ostilità. Eppure anche questo incontro comporta un desiderio compiuto e superato. In fondo l’avversione di Paolo per i cristiani derivava dal desiderio di osservare la Legge che, per un fariseo come lui, non comportava soltanto la giustizia come risurrezione morale dal peccato, ma dischiudeva anche l’accesso alla risurrezione corporea nel mondo rinnovato. Gesù, presentandosi come il Signore Risorto, come il principio del mondo nuovo, interpreta, purifica, orienta il desiderio di Paolo; gli fa vedere che la vita non viene dall’osservanza della Legge, ma dalla fede nel Cristo,ripudiato dagli uomini e glorificato da Dio.

Gli incontri di Cristo contengono, dunque, una specie di pedagogia: attraverso un procedimento progressivo e dimostrativo fanno vedere che nell’iniziativa gratuita di Gesù viene incrociato, purificato, condotto alla sua piena verità il desiderio di vita e di gioia che muove la libertà umana.

Qualcosa di simile avviene nell’attività catechetica. La catechesi è un servizio reso alla verità della fede. Attraverso procedimenti dimostrativi e riflessivi essa cerca di far vedere come nella verità di Gesù, così come è proposta dalla fede della Chiesa, viene integrata la ricerca della verità, che ogni uomo, più o meno esplicitamente, compie a partire dalla propria condizione psicologica e culturale.

Se è vero che la missione è finalizzata all’incontro di Cristo con ogni uomo, vuol dire che la catechesi, cos1 come è stata descritta, ha un posto di rilievo nell’azione missionaria.

Prima di tracciare un programma operativo, consideriamo la situazione della catechesi nella nostra Chiesa, con particolare attenzione al mondo degli adulti.

[25] Senza soffermarmi sulla vasta letteratura teologico-pastorale e sui recenti documenti del magistero ecclesiastico sia universale, sia italiano, sia diocesano, indico alcuni fatti a tutti noti e poi cerco di darne una reinterpretazione.

a) Nella nostra diocesi la catechesi per gli adulti è quasi totalmente trascurata. Tramontata quasi dappertutto la formula della dottrina della domenica pomeriggio, non si sono trovate formule altrettanto diffuse e convalidate. Qualche esperienza significativa è proposta da associazioni, movimenti e gruppi. Ma siamo al livello di iniziative pionieristiche e in parte elitarie. D’altra parte non sembrano mancare catechisti e catechismi.

b) Il notevole numero dei catechisti, però, se rappresenta un fenomeno consolante, desta anche qualche preoccupazione. Molto spesso c’è buona volontà, ma poca preparazione. E’ molto frequente il caso di catechisti poco più che adolescenti. Pur accogliendo con gioia e apprezzando questo patrimonio di forze generosamente disponibili, dobbiamo constatare che talora è già discutibile la qualità della catechesi offerta ai ragazzi; tanto più quella per gli adulti.

c) Quanto ai catechismi, basterà accennare al notevole sforzo fatto dalla Chiesa italiana per produrre catechismi pregevoli per le varie età. A parte, tuttavia, il fatto che non sembrano molto usati quelli per i giovani e per gli adulti, merita un rilievo l’ordine della loro apparizione: prima quello dei fanciulli, poi quello dei giovani, poi quello degli adulti. Questo significa che fu più facile approntare strumenti per la catechesi infantile, mentre i catechismi destinati agli adulti hanno incontrato gravi difficoltà e ritardi.

L’interruzione praticamente universale della catechesi dopo l’età della iniziazione cristiana è un fatto molto doloroso, la cui ragione forse si trova in una funzione rattrappita, che viene assegnata alla catechesi. Questa, come si è detto, mostra il legame che c’è tra la verità della fede e la ricerca di verità, che anima la libertà di ogni uomo. Ciò significa che la catechesi suppone che sia avvenuto un incontro tra Gesù e la libertà dell’uomo. La novità del Vangelo splende davanti alla libertà e ne raccoglie l’assenso responsabile e operoso. A questo punto interviene la catechesi per dare precisione, chiarezza riflessa, organicità, attualità, forza operativa al rapporto che si è instaurato tra la verità del Vangelo e la ricerca di verità da parte della libertà.

Se manca l’evento iniziale dell’annuncio del Vangelo, della provocazione e dell’assenso della libertà, la catechesi rimane senza punto di aggancio. Diventa riflessione e trasmissione organica di un dato di cui non si è colta la carica originaria. Si trasforma allora in ammaestramento, indottrinamento, trasmissione di abitudini e di comportamenti cristiani senza riferimento vitale al fatto che li fonda e li giustifica come comportamenti cristiani. Ecco perché la catechesi tende ad essere un fenomeno infantile, che non regge all’urto dell’età giovanile e adulta, quando la libertà non si accontenta di accogliere un insegnamento tradizionale, ma vuole prendere posizione dinanzi al fatto originario, incandescente, personale che produce, sostiene e rigenera la tradizione.

Fino a qualche tempo fa il forte senso di fede degli adulti, confermato da una società ricca di stimolanti valori cristiani, facilitava l’incontro della libertà giovanile con i valori originari della fede, che venivano visti come rilevanti per l’edificazione della libertà. Invece, nel nostro tempo, la crisi di rilevanza personale e sociale della fede e la nebulosità della figura del cristiano adulto non creano le condizioni adatte per l’annuncio della fede come evento di libertà.

Si crea, così, un circolo vizioso. L’assenza di catechesi nell’età adulta e il suo confinamento nell’età infantile tendono a rendere la catechesi più vicina a un semplice indottrinamento. A sua volta questo fatto confina sempre più la catechesi nell’infanzia e la rende improponibile per l’età adulta.

[26] Per superare questa situazione occorre chiamare in causa dei cristiani adulti che abbiano il coraggio di rivolgersi agli altri adulti per fare una catechesi capace di ricostruire anche il suo punto di aggancio, cioè la testimonianza missionaria che interpella e plasma la libertà. Il catechista per gli adulti deve essere anche e soprattutto un testimone della Risurrezione.

Perché ciò sia concretamente vissuto, occorre tener presente il clima in cui la catechesi va posta.

a) E’ importante creare le condizioni pastorali generali della catechesi in una comunità adulta. Esse sono, in particolare, le caratteristiche missionarie come: lo stile evangelico, l’apertura ai lontani, la sensibilità per i più poveri, di cui si è detto nelle pagine precedenti. Tra queste condizioni ha un posto di rilievo anche una teologia seria e aggiornata, capace di offrirsi agli stessi laici, intenta a delineare un rapporto coerente ed esprimibile con chiarezza tra la verità della fede e le condizioni del sapere umano proprie della nostra epoca.

b) Inoltre occorre suscitare ed accogliere le esperienze catechistiche nuove, confrontarle fra di loro, verificare la loro autentica impronta cristiana, non fermandosi soltanto a qualche frutto effimero, dovuto alla novità e all’entusiasmo.

c) Ancora: bisogna perfezionare gli strumenti: scuole e testi di formazione e di aggiornamento dei catechisti secondo i diversi livelli; guide catechistiche; catechismi; ecc.

Tutto questo, però, è in funzione di un itinerario spirituale personale, che il catechista deve compiere per far accadere in se stesso l’evento della libertà che accoglie la fede, in un modo così nitido e consapevole, da saperlo testimoniare e comunicare agli altri.

Per questa via, del resto, si raggiunge un importante principio generale della vita spirituale cristiana.

Il credente sa che la sua fede è legata anche alle concrete condizioni ecclesiali e culturali in cui egli vive. Sa anche, però, che essa, nella sua essenza profonda, comporta un accesso immediato e diretto alla forza stessa di Dio. Lo Spirito Santo, che abita nel credente e ne plasma i dinamismi spirituali, comunica la appassionata, invincibile energia dell’amore, che il Padre ha verso ogni uomo. Pertanto dinanzi alle situazioni complicate, ai casi difficili, ai problemi nuovi il credente deve sapere vivere con serenità gli atteggiamenti della pazienza, dell’attesa, della sperimentazione provvisoria, del tentativo incerto. Però non arriva mai alla paralisi, perché lo Spirito Santo, anche in mezzo alle condizioni umanamente più sfavorevoli, sa sempre suggerire un passo da fare, una decisione da prendere, un perdono da concedere, una speranza da riaccendere.

Riferendoci, ora, al problema della catechesi, lo possiamo affrontare dal punto di vista degli strumenti pastorali oggettivi, che richiedono tempo, analisi, ricerche, sperimentazioni, confronti, ecc. Tutti questi procedimenti, però, che pure sono necessari, saranno facilitati, se verranno inseriti nella prospettiva soggettiva della “spiritualità”, cioè se verranno confrontati con gli atteggiamenti che lo Spirito Santo suscita nel catechista, perché svolga con impegno la sua missione, anche se gli strumenti oggettivi sono ancora lacunosi.

[27] Cerco di tratteggiare alcuni aspetti della spiritualità del catechista per gli adulti, avendo come punti di riferimento gli incontri di Gesù descritti sopra.

a) L’incontro con Zaccheo presenta l’efficacia della iniziativa di Gesù, che riesce a incontrare Zaccheo superando tanti ostacoli, come la sua condizione di peccatore o l’ostilità della folla che si scandalizza e mormora. Il superamento degli ostacoli avviene attraverso il dispiegamento di atteggiamenti personali: Gesù guarda Zaccheo, gli parla, gli chiede ospitalità, mangia con lui, condivide l’atmosfera della casa; e Zaccheo scende dall’albero con sollecitudine, accoglie Gesù con gioia, sta ritto davanti al Signore, pronto a iniziare una vita nuova.

Anche il catechista deve aver fiducia nella capacità che ha la parola di Dio di vincere gli ostacoli, che possono essere le lacune personali dell’ascoltatore, le deformazioni psicologiche, la pigrizia nel cercare la verità; oppure i disturbi provenienti dalla folla, cioè i pregiudizi, la mentalità corrente, le abitudini di un certo ambiente. La vittoria sugli ostacoli avviene attraverso i contatti personali, l’amicizia, la visita in casa, la condivisione dei problemi, l’ascolto delle difficoltà spirituali, l’aiuto a superare i pregiudizi e le deformazioni mentali, I’abitudine a ragionare e a dialogare sulle cose, evitando le prese di posizione preconcette. E’ importante ricordare a questo punto che la tradizionale “visita alle famiglie del tempo di Avvento e del tempo pasquale non solo non va tralasciata in nessun caso dai presbiteri, ma può divenire principio di nuovi agganci di catechesi con gli adulti.

b) L’incontro con la Samaritana mette in luce l’attitudine della verità cristiana a partire dalla concreta situazione spirituale dell’uomo, senza scavalcarla e insieme senza lasciar sene catturare e condizionare, bensì aprendola continuamente verso la radicale novità del disegno del Padre. La verità del Vangelo, proprio perché è la verità piena e totale, riesce a cogliere la tensione al vero, presente anche nelle situazioni ambigue, la purifica e la orienta verso un esito autentico. Applicando questo principio agli atteggiamenti spirituali del catechista, indico alcune capacità che lo Spirito Santo gli comunica:

-la capacità di leggere le diverse circostanze della vita come una provocazione a riflettere, a interrogarsi, a cercare un senso profondo, ad aprirsi al Vangelo;

-la capacità di far emergere la forza sintetica, organica, unificante del Vangelo, fondata sulla centralità di Gesù nella storia umana, attraverso un confronto con gli altri principi di unificazione sintetica della vita umana, che l’adulto trova o nella propria esperienza spirituale o nel contesto culturale;

-la capacità di assimilare a tal punto la forza del linguaggio biblico, liturgico, dogmatico-tradizionale, da saperla esprimere, senza svilirla e banalizzarla, anche col ricorso creativo e innovatore al linguaggio comunemente usato nelle relazioni personali.

c) L’incontro di Gesù con Paolo sulla via di Damasco illustra la forza vocazionale della parola di Dio, cioè la capacità di assumere la storia di un uomo, fremente di desideri e di progetti, per farla entrare nel disegno di Dio, assegnandole il compito missionario di aiutare anche altri uomini a conoscere e accogliere il progetto di Dio. Il catechista deve trovare nella meditazione della parola di Dio il criterio per progettare la propria vita e per dare un senso alla famiglia, alla professione, all’impegno sociale, con una chiarezza così persuasiva, da aiutare anche gli altri fratelli di fede a trovare nella riflessione personale e comunitaria sulla parola di Dio il punto di riferimento per la scoperta e la verifica dei propri impegni e delle proprie responsabilità nei diversi campi dell’esistenza.

[28] Per dare concretezza a questi pochi cenni sulla catechesi per gli adulti, propongo un cammino da percorrere insieme nel prossimo anno pastorale.

a) L’inizio del cammino può essere la Veglia Missionaria che ha luogo in ottobre e può dare una forte impronta missionaria a tutto il programma pastorale.

b) La meta potrà essere un Convegno Diocesano, da celebrare nell’autunno del 1984, sul tema “Catechisti testimoni”. Gli argomenti da sviluppare saranno quelli accennati nelle pagine precedenti:

-le condizioni pastorali generali per la catechesi degli adulti;

-il confronto delle esperienze;

-gli strumenti della catechesi;

-la figura spirituale del catechista per gli adulti.

c) Il cammino intermedio dovrebbe coinvolgere parrocchie, decanati, zone, così come è avvenuto per il Congresso Eucaristico che è arrivato alle giornate conclusive attraverso una importante fase preparatoria svoltasi nelle parrocchie , nei decanati e nelle zone. I temi del cammino potrebbero essere due:

-uno generale, riguardante l’impegno missionario della Chiesa: potrebbe essere svolto nelle scuole di preghiera aperte a tutti, ma specialmente ai giovani;

-uno particolare, riguardante la catechesi per gli adulti; potrebbe suscitare riflessioni, confronti, dibattiti, corsi regolari, i cui elaborati sfocerebbero, poi, nel Convegno finale.

d) Due tempi forti potrebbero vivificare questo cammino:

-per la festa di S. Carlo verrebbe preparata la lettera pastorale nella forma divulgativa da recare nelle case per la benedizione natalizia e da meditare nel tempo dell’Avvento;

-durante la Quaresima si potrebbe meditare il messaggio del Sinodo dei Vescovi su “La riconciliazione e la penitenza nella missione della Chiesa”, trovando le applicazioni concrete alla missione che il Signore affida alla Chiesa ambrosiana.

Queste proposte e questi temi saranno ripresi all’inizio dell’anno pastorale, con la speranza che per quel tempo mi siano già giunte le prime risonanze scritte che mi aiuteranno a precisare e completare ulteriormente il cammino, che fin da ora affido a S. Carlo, nostro patrono, perché lo consegni a Maria con quelle effusioni di sentimento e di lacrime che caratterizzavano le sue notti di preghiera nei santuari mariani della diocesi.

Maria, accogli la nostra povertà e donaci il tuo Figlio!

A tutti auguro un’estate serena e ricca di doni nel corpo e nello spirito.