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di Raniero La Valle
14 Luglio 2026
Per gentile concessione di
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Tutta la predicazione per la pace e la giustizia di papa Leone XIV, divenuta via via più pressante nel progredire del pontificato, e che già aveva denunciato nella cattedrale di Bevanda in Camerun il 16 aprile come il mondo fosse devastato da “una manciata di tiranni”, è giunta al suo culmine nella messa per l’inizio del Concistoro del 26 giugno scorso, un Concistoro fuori dell’ordinario perché volto non alla nomina di nuovi cardinali, ma all’esercizio finalmente collegiale del ministero petrino. Qui il papa, concelebrando con 180 cardinali di tutto il mondo, “elettori” o “non elettori” che fossero stati nell’ultimo Conclave, ha affermato l’articolo di fede secondo cui “la guerra non è mai degna dell’uomo e non è mai benedetta da Dio”, dandone come motivazione che “il Creatore ci ha dotato di un’intelligenza e volontà per risolvere i conflitti da esseri umani e non da bestie magari dotate di armi iper-tecnologiche”.

Dunque la Chiesa giunge alla radicalità del problema sul quale il mondo oggi sta andando alla rovina, di guerra in guerra, di genocidio in genocidio, di rapina in rapina, e arriva, oltre il giudizio politico e la diagnosi religiosa, a porre come dominante la questione antropologica: ad agire e a determinare oggi il corso delle cose, osserva,  non sono esseri umani che  usano intelligenza e volontà umane, coerenti cioè con la loro natura, ma esseri umani scissi nella loro identità e ridottisi, o alienati, alla condizione di “bestie” che usano, chiamandola ancora “intelligenza”, una ipertecnologia artificiale che pretende, facendosi sempre più autonoma, di dirimere i conflitti e di gestire la storia.

È chiaro che a questo punto la Chiesa, ed anche noi, siamo a una stretta decisiva: perché se l’uomo giunge a pensarsi non più secondo l’immagine e somiglianza di Dio, ma secondo una propria immagine inventata ed estranea alla ragione (caduto anche l’Illuminismo), Dio è escluso dalla partita, e allora la Chiesa, e le religioni, e l’etica, che cosa ci stanno a fare? A questo punto il papa fa scattare l’allarme rosso, nessun altro lo fa, e non si può far finta di niente, farne solo un’ultima “news” nei telegiornali del giorno.

Dunque bisogna cominciare a risalire la catena delle cause, ben oltre Trump, Netanyahu o Zelensky. E forse riandare a quando l’umanità, alle soglie della modernità, ha deciso di non farsi più impacciare da religioni mal ricevute e mal gestite e, rivendicando una presunta raggiunta età adulta dell’uomo, ha scelto da allora in poi di fare finta (l’ipotesi”) che “Dio non ci sia e non si occupi dell’umanità”. Tanto, si è pensato, ce la caviamo da soli. La formula è stata fornita genialmente dal cristianissimo Grozio, cristiano riformato olandese, nel 1600, in latino: “etsi Deus non daretur, ecc.”. Era un bell’azzardo fondare tutta la civiltà e la storia successiva su una finzione; d’altra parte lo stesso cristianesimo, diventato la maggiore istituzione politica dell’Occidente non aveva dato buona prova, da Costantino a Carlo Magno alle guerre religiose del XVI secolo: ma invece di porre la questione di quale davvero fosse l’essere di Dio, a cui si era perdonato per secoli, mal leggendo la Bibbia, di aver ordinato stermini e perfino ad Abramo la falsa esecuzione capitale del figlio Isacco, si preferì passare all’ipotesi che Dio non ci fosse nemmeno;  e per quattro secoli la cosa ha funzionato, prendendo i nomi più diversi, giusnaturalismo, giuspositivismo, laicità, secolarizzazione, spesso anche con ottimi risultati pur attraverso dolori e devastazioni.

Dopo Grozio, anche molti altri cristiani con profondità di spirito, hanno ripensato la fede in modo che fosse compatibile con l’ipotesi adottata dalla modernità, lasciando nel segreto, nell’interiorità, nel privato, l’ipotesi esclusa, l’esserci di Dio.  Bonhoeffer, il martire del nazismo, ne ha fatto una struggente, irresistibile teologia (non “il Dio tappabuchi”), tra molti cattolici è avanzato il “post-teismo”, la spiritualità ha oscurato la fede, perfino Ratzinger, già non più papa, ha provato a suggerire a un mondo che egli non riusciva più a capire di accettare la finzione opposta, “etsi Deus daretur”, anche l’ipotesi che Dio ci sia, pur senza obbligarsi alla fede.  Ma può una finzione gareggiare con l’altra, può, su questo crinale decisivo, un’ipotesi essere fungibile con l’altra?

Il problema si pone oggi in termini nuovi rispetto a quelli vigenti fin qui. Infatti siamo arrivati al punto che parliamo di intelligenza, sia pure artificiale, come di una intelligenza che sa far di calcolo quale mai nessuna intelligenza umana, ma è priva di tutto il resto. Ha una prodigiosa memoria, ma non la libertà, i sentimenti, l’etica, l’amore, la compassione che sono unite per natura a intelletto e volontà se, come cantava Dante, “fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e conoscenza”; l’intelligenza senza “virtute” resta quella dei bruti, non può giudicare, decidere, non può scegliere né di amare i nemici né di non uccidere né di rispettare l’altrui, né di curarsi della sorte del mondo.  Questa è l’Intelligenza artificiale. Scissa dall’uomo, artefatta, l’uomo non ce la fa a resisterle, schiacciata essa com’è da concentrazioni di denaro di migliaia di miliardi di investimenti e profitti e da oligarchie dominanti potentissime il cui numero si conta sulle dita di una mano.

Profeticamente un grande filosofo tedesco, venendo dalla stessa filosofia da cui erano usciti Hegel, Feuerbach e Marx con il loro ateismo scientifico, ossia Martin Heidegger, aveva scosso il Novecento in un’intervista allo Spiegel ponendo in dubbio che la democrazia potesse fronteggiare la tecnica, la quale “nella sua essenza è qualcosa che l’uomo di per sé non è in grado di dominare. La tecnica moderna non è uno strumento e non ha più a che fare con strumenti. Essa strappa e sradica l’uomo sempre più dalla terra. Non c’è bisogno della bomba atomica: lo sradicamento dell’uomo è già fatto, la filosofia non potrà produrre nessuna immediata modificazione dello stato attuale del mondo. E questo non vale soltanto per la filosofia, ma anche per tutto ciò che è mera intrapresa umana. Ormai solo un Dio ci può salvare. Ci resta, come unica possibilità, quella di preparare una disponibilità all’apparizione del Dio o all’assenza del Dio nel tramonto”.

L’Intelligenza artificiale si è incaricata di dare un riscontro a questo pensiero che, come concludeva Heidegger, tentava “di pensare questo impensato”.

È a questo punto che arriva papa Leone e chiama in causa il vero soggetto che deve investirsi della decisione del futuro: non gli Stati, non l’Occidente o l’Oriente, ma l’umanità come tale: la “Magnifica Humanitas”. Essa può forse ancora prendere la decisione di riammettere l’ipotesi esclusa. La democrazia, che pur ha liberato milioni di uomini, e continuerà a farlo, non ha risposte per l’attuale sfida, non ce l’ha in agenda per le prossime elezioni. L’umanità come tale, prima ancora che le Chiese, le religioni e gli Stati, deve decidere se togliere l’embargo alla ipotesi esclusa; perché se si ammette che Dio ci sia e si occupi di noi, ciò varrebbe a ripristinare potenzialità perdute e a saldare di nuovo intelletto e libertà, intelligenza e giudizio; allora ii Papa non parlerebbe al vento, come gli contesta chi osserva che egli non ha alcun  potere,  ma sveglierebbe  miliardi di coscienze, e forse si riaprirebbe la partita non con i governi ma nelle piazze, nelle palestre, nelle case, nelle fabbriche, sui mari di Crimea e di Gaza, la crudeltà sarebbe svergognata, il diritto ripristinato, le quotidiane rapine della verità impedite. Forse questo significa che nel confronto con la tecnica moderna “ormai solo un Dio ci può salvare”. Un Dio, ma in carni umane.

Oltre la politica, oltre le Chiese, si potrebbe allora promuovere un grande movimento mondiale, degno del cambiamento d’epoca, e approntare istituzioni di prevenzione e controllo disarmando le “bestie”, ponendosi a difesa dei limiti intransitabili di questo “magnifico umano”, istituzioni e organizzazioni di base sostenute ma indipendenti dai governi, una autogestita “Intelligens Humanitas”.