Attirerò tutti a me” (Gv 12,32)
L’eucarestia al centro della comunità e della sua missione
Carlo Maria Martini

Carlo Maria Martini
Attirerò tutti a me
Lettera Pastorale
1982-83

Attirerò tutti a me” è la terza lettera pastorale che l’Arcivescovo Carlo Maria Martini invia nel 1982 alla Diocesi ambrosiana, dopo “La dimensione contemplativa della vita” (1981) e “In principio la Parola” (1981 – 82), all’interno di una lunga serie di lettere pastorali che si snoda tra il 1980 e il 2001.

[88] La celebrazione eucaristica rivela la centralità dell’Eucaristia nella vita cristiana anche nel modo con cui sa raccordarsi alla celebrazione degli altri sacramenti, dai quali la vita cristiana è ritmata.

A questo proposito do anzitutto una indicazione generale. E’ importante sottolineare il legame tra la S. Messa e la celebrazione degli altri sacramenti, seguendo le norme liturgiche. Sembra tuttavia opportuno un richiamo perché la Messa, magari concelebrata, non sia ridotta a semplice elemento decorativo, con la funzione di dare maggiore solennità ad altre cerimonie.

Sotto questo aspetto è bene introdurre l’uso che non in ogni caso i sacramenti e anche i funerali siano celebrati durante la Messa. A volte questo è espressamente proibito, come per i matrimoni misti, altre volte è sconsigliato, come nel caso di matrimoni di credenti con “non credenti”.

L’importante, comunque, è di curare mediante il commento alle Sacre Scritture e lo svolgimento stesso dei riti, che non sia la circostanza più immediata, come, per esempio, il matrimonio o il funerale, ad attrarre a sé visivamente e concettualmente l’Eucaristia, ma sia l’Eucaristia, colta nel suo valore centrale, a dare senso allo “sposarsi in Cristo” o al “morire in Cristo”.

[89] In relazione a qualche applicazione particolare, mi limito a un’indicazione circa il rapporto tra l’Eucaristia e il sacramento della Riconciliazione.

Non è facile indagare sulle cause che hanno prodotto una preoccupante trascuratezza verso quest’ultimo. Il prossimo Sinodo dei Vescovi, che sarà dedicato a questo argomento, ci sarà di aiuto a ritrovare il giusto comportamento dinanzi a questo gesto fondamentale di Cristo verso il battezzato peccatore.

Senza addentrarmi in complesse questioni teologiche e pratiche, mi viene spontaneo un collegamento tra l’Eucaristia e la Riconciliazione in continuità con l’idea fondamentale che fin qui ci ha guidati.

Se l’Eucaristia è veramente compresa come l’attrazione di tutta la nostra vita insieme con Cristo verso l’amore misterioso del Padre, vengono alla luce due convinzioni.

La prima è la scoperta di quanto è lontana la nostra vita da questa prospettiva, attratta come è su se stessa in meschine chiusure egoistiche, che contraddicono il progetto di vita che Cristo ci propone.

La seconda è che il ritorno all’ideale evangelico non può essere compiuto secondo le modalità da noi stabilite e gli sforzi da noi prodotti, ma sarà un coraggioso e umile affidamento a un’azione di misericordia che Gesù compie attraverso la comunità e che è appunto il sacramento della Riconciliazione.

Come si vede, anche la riscoperta della Riconciliazione passa attraverso un annuncio della pienezza del mistero eucaristico.

[90] L’accenno al sacramento della Riconciliazione mi spinge a ricordare i casi sempre più numerosi di quei fedeli che non possono essere ammessi ai sacramenti per situazioni irregolari, soprattutto in campo matrimoniale. E’ necessario che nella catechesi ordinaria si spieghi per quali motivi la Chiesa non ammette questi fedeli alla Comunione Eucaristica (cfr. “Familiaris Consortio”, nn. 79-84).

Quello, però, che maggiormente importa, è di ravvivare il loro rapporto con l’Eucaristia nel senso di un desiderio autentico. Quando il desiderio riguarda l’Eucaristia non come un bene da usare o finalizzare a sé, ma come l’attrazione di tutta la vita verso il Padre, allora anch’essi giungono a comprendere che non c’è sintonia tra l’ideale proposto dall’Eucaristia e la situazione irregolare in cui si vive.

Questo desiderio mette contemporaneamente in atto intense energie cristiane in un cammino penitenziale ricco di frutti e spinge a modificare la situazione, fin dove è modificabile e invita a inserirsi in tanti aspetti della vita comunitaria.

Dove la situazione non è realisticamente modificabile, il desiderio coltivato con una delicata azione pastorale e spirituale, genera un senso profondo di umiltà, di fiducia di essere capiti dalla tenerezza di Dio, di sforzo per vivere nel modo più altruistico possibile; favorisce, insomma, lo sviluppo di autentici atteggiamenti cristiani, di cui la guida spirituale deve tener conto per incoraggiare la crescita nella vita cristiana autenticamente orientata all’Eucaristia.

[91] Un aspetto importante, per cui la celebrazione eucaristica rivela la sua attitudine a dare senso e forma a tutta la vita, è costituito dalla sua collocazione nel ritmo annuale, settimanale, quotidiano del nostro tempo. Collocandosi nel tempo degli uomini secondo il sapiente svolgimento dell’anno liturgico, la celebrazione eucaristica addita nella Pasqua il centro di tutti i misteri di Cristo, di tutta la storia della salvezza, di tutta la storia umana.

Per quanto riguarda il ritmo annuale mi limito a suggerire una rivalutazione del Triduo Pasquale. Dopo i primi entusiasmi, suscitati dalla riforma liturgica, si sta ricadendo in una certa inerzia. E’ indispensabile che i pastori d’anime, mentre curano lo svolgimento di tutto l’anno liturgico, concedano un’importanza centrale alla celebrazione annuale della Pasqua, riscoprendo la gioia e i frutti di una intensa preparazione dottrinale, spirituale, liturgica del Triduo Pasquale e curando con particolare impegno, nei giorni del Triduo Sacro, la predicazione, le celebrazioni liturgiche vere e proprie, i momenti di ulteriore contemplazione personale e comunitaria, il clima spirituale consono ai misteri stupendi della nostra salvezza.

[92] Il ritmo settimanale pone il problema del “Dies Domini”, del giorno del Signore.

Suggerisco anzitutto un’indicazione per le Messe domenicali.

Esse sembrano a volte programmate per dare ai fedeli la possibilità di soddisfare al precetto e, di conseguenza, appaiono come ridotte ad un unico tipo. Nessuno auspica il ritorno alla Messa “grande”, perché ogni Messa deve essere celebrata con dignità e solennità. Ma è opportuno rivedere anche la programmazione delle Messe domenicali sulla base del riferimento alla comunità parrocchiale, che deve trovare ed esprimere la sua unità nella celebrazione dell’Eucaristia.

In questa prospettiva sembra opportuno suggerire una proposta che dà maggior risalto alla comunità in una celebrazione eucaristica domenicale. In essa si dovrà in particolare far maggiore attenzione ai malati, agli anziani che non possono essere presenti in chiesa: si preghi per loro durante la preghiera dei fedeli, si propongano iniziative assistenziali per i più bisognosi ecc. Soprattutto si venga incontro a quanti fra loro desiderano ricevere la Comunione eucaristica, dando soddisfazione a tutti, nei limiti del possibile. “E’ bene che a quanti sono impediti di partecipare alla celebrazione eucaristica della comunità, si porti con premura il cibo e il conforto dell’Eucaristia, perché possano sentirsi uniti alla comunità stessa, e sostenuti dall’amore dei fratelli” (Eucharisticum mysterium, 33).

E’ soprattutto nel giorno del Signore e nelle solennità più significative dell’Anno liturgico che la comunità cristiana deve sentirsi unita attorno all’Eucaristia. A questo scopo il decreto arcivescovile sui ministri straordinari della Comunione Eucaristica prevede che anche i laici, uomini e donne, possano essere incaricati di portare la Comunione ai malati (cfr. Rivista Diocesana Milanese, gennaio 1981, pp. 154-158; 164-172).

A questa Messa saranno dunque presenti coloro che hanno ricevuto il mandato e, alla Comunione dei fedeli, riceveranno dal celebrante le sacre particole da portare ai malati che lo desiderano. E’ bene che questo gesto sia solenne e sia avvertito dai fedeli. E’ bene che i ministri straordinari, recandosi dai malati, portino con l’Eucaristia anche il dono della Parola, che ha animato l’assemblea liturgica, spiegando brevemente le letture della Messa e l’omelia, o portando qualche sussidio appositamente preparato.

Non basta certo curare meglio la celebrazione della Messa. Occorre riscattare tutto il tempo domenicale dall’erosione della mentalità odierna, che ne sta trasformando anche il nome: si abbandona il nome profondamente cristiano di “domenica”, giorno del Signore, e si preferisce l’anonimo “week-end”, fine settimana.

Non pare opportuno, per esempio, trasferire nei giorni feriali tutta l’attività di formazione e di preghiera, così che la domenica preveda solo la celebrazione della Messa.

Cominciando, magari, con i più sensibili, occorre ricuperare momenti di preghiera e di formazione nell’arco del giorno festivo.

Occorre, poi, suggerire iniziative concrete di carità con cui estendere ai fratelli la gioia dell’incontro con il Signore.

Infine il tempo libero, che sta diventando il tempo schiavo dei condizionamenti della civiltà consumistica, deve essere riconsegnato veramente all’uomo, signore del creato.

L’incontro eucaristico col mistero di Cristo, principio della nuova creazione, deve ridare il gusto del riposo, della riscoperta della natura, della riflessione sulla dignità umana, del sereno godimento della pace della famiglia, dell’allacciamento di liberi rapporti amicali, che aiutino a umanizzare i rapporti sociali, spesso spersonalizzati e artificiosi. La ripresa intelligente e aggiornata delle antiche tradizioni oratoriane, con un coinvolgimento convincente delle famiglie, può offrire il contesto più adatto per riscoprire e vivere il tempo libero.

[93] La Messa quotidiana rimane una meta importante per ogni cristiano che voglia vivere in pienezza la propria appartenenza a Cristo. Attraverso la Messa quotidiana viene stupendamente espressa l’attitudine dell’Eucaristia ad attrarre nel mistero pasquale ogni momento della vita.

Attraverso la predicazione e la direzione spirituale i pastori d’anime cerchino di suggerire questa meta specialmente ai giovani e a coloro che devono affrontare durante la giornata gravi responsabilità.

Almeno nei cosiddetti tempi forti dell’anno liturgico si proponga la Messa quotidiana come il modo più adatto per lasciarsi plasmare dallo spirito della liturgia.

Come avvio verso queste mete ideali si suggerisca la partecipazione almeno a una Messa feriale durante la settimana.

[94] La celebrazione eucaristica raccoglie tutta la vita del credente e della comunità cristiana per darle l’autentica impronta di Cristo e insieme la rilancia verso nuove mete comunitarie e missionarie.

Per illustrare questo dinamismo della celebrazione eucaristica, occorre in qualche modo uscire da essa, per vedere come essa influisce su tutti gli aspetti della vita della Chiesa e della sua missione.

Non è possibile riesaminare qui tutto l’arco della nostra azione pastorale. Questo compito è affidato a ogni comunità che, in occasione del Congresso Eucaristico, è invitata a meditare, a pregare, a far propositi di rinnovamento soprattutto su quei punti, in cui si scopre maggiormente refrattaria all’influsso unificante dell’Eucaristia .

Mi limito qui a indicare qualche prospettiva fondamentale e qualche esempio, che potrà magari diventare oggetto più esplicito dei programmi pastorali dei prossimi anni, anche in rapporto alle risonanze e ai suggerimenti che raccoglierò da tutta la comunità.

Indico, anzitutto, due prospettive.

[95] L’azione plasmatrice e unificante della Eucaristia riguarda i compiti, i gesti, le iniziative della comunità, ma influisce soprattutto sulla vita spirituale, nel senso forte del termine, cioè sui procedimenti mediante i quali lo Spirito Santo imprime nella vita delle singole persone e nel rapporto interpersonali lo stile di Gesù. Interviene qui tutta la trama delle relazioni psicologiche. Ma, sempre per stare nell’ottica che ci guida, la vita “psicologica” non deve diventare un polo alternativo, che accentra le attenzioni e le preoccupazioni della comunità, bensì trasformandosi in vita “pneumatica”, cioè mossa dallo Spirito Santo, integra gli stati e i movimenti dell’anima nell’attrazione di tutta la vita personale e comunitaria verso Cristo e il Padre

E’ importante, allora, che ogni cristiano, in rapporto al]a propria vocazione personale, si chieda quali linee di spiritualità deve ricavare dalla celebrazione eucaristica, così come ogni comunità cristiana deve trovare nell’Eucaristia l’indicazione degli atteggiamenti spirituali che sono richiesti, di volta in volta, dalle circostanze storiche in cui si trova a vivere: spirito di pace e di riconciliazione nei momenti di tensione o di divisione; rinvigorimento della preghiera nei periodi di distrazione o di grigiore diffuso; senso di solidarietà nelle occasioni di difficoltà o di calamità; atteggiamenti di accoglienza, quando qualcuno chiede ospitalità e inserimento; risveglio della speranza nei casi di lutto, di scoraggiamento, di cedimento spirituale.

[96] L’Eucaristia è in rapporto con tutta la vita della Chiesa. Ogni celebrazione eucaristica tende oggettivamente a collocarsi entro un contesto comunitario in cui sono presenti tutti gli aspetti della vita ecclesiale. Questa tensione si attua pienamente nella Chiesa particolare o diocesana, la quale ha tutti gli elementi essenziali della Chiesa, e, attraverso la comunione con le altre Chiese particolari, è la concreta attuazione della Chiesa universale entro un determinato contesto umano.

La Chiesa particolare si esprime in molte comunità e aggregazioni, che, con la loro complementarietà, assicurano alla diocesi una vita intensa e articolata. Tra queste comunità merita una particolare attenzione la parrocchia. Essa ha certamente bisogno di ulteriori articolazioni sopra la parrocchia ed entro la parrocchia e chiede l’apporto di gruppi, movimenti, associazioni ecc.

Ha, però, alcune caratteristiche significative: ha una certa completezza di elementi essenziali per la costituzione della Chiesa; esprime stabilità e continuità; abbraccia l’arco complessivo dell’esistenza cristiana per quel che riguarda i servizi sacramentali e formativi; attraverso la territorialità raggiunge le situazioni umane nella loro più essenziale ed elementare concretezza storica. Per questi motivi essa è il luogo privilegiato, anche se non esclusivo, della celebrazione eucaristica ed è l’istituzione privilegiata, anche se non esclusiva, attraverso la quale l’Eucaristia raggiunge, plasma, unifica le concrete articolazioni della vita ecclesiale.

Per questo le esemplificazioni, che ora seguiranno, pur riguardando ogni comunità cristiana, vedono nella parrocchia la loro collocazione più significativa.

[97] Uno dei compiti fondamentali della comunità cristiana è l’annuncio e l’ascolto della Parola. Di questo compito invito a considerare un aspetto, cioè la catechesi. Proprio il confronto con l’Eucaristia ci suggerisce l’importanza di questo aspetto.

L’Eucaristia è attrazione di tutta la vita in Cristo: allora occorre che la Parola raggiunga concretamente ogni aspetto della vita umana, lo illumini dal di dentro, faccia emergere la sua tensione verso la verità e mostri come l’Eucaristia esaudisce questa ricerca della verità, mettendo ogni uomo in comunione con la Pasqua di Gesù, nella quale l’amore di Dio ha rivelato il senso pieno della vita. La Parola ha il compito di illustrare concretamente, attraverso la catechesi, la capacità che ha l’Eucaristia di offrire la verità ultima dell’uomo.

Di qui alcune caratteristiche che competono alla catechesi, quando viene messa in relazione con l’Eucaristia.

Per esempio, essa deve tendere alla organicità e deve abbracciare ogni stagione della vita, perché l’attrazione che l’Eucaristia esercita non è un fatto frammentario o episodico, ma riguarda la sintesi complessiva della esistenza umana considerata nei vari momenti della sua evoluzione.

Inoltre, nella luce dell’Eucaristia, la catechesi è invitata a intrecciarsi sapientemente con i ritmi dell’anno liturgico e a integrarsi con la “lectio divina”, mediante la quale viene resa ancor più attuale, personale, profonda, la forza trasfiguratrice che l’Eucaristia esercita su tutta la vita.

Infine l’attività di catechesi, rinnovandosi continuamente a contatto con l’Eucaristia, gesto supremo dell’amore di Cristo per ogni uomo, scopre ]e proprie lacune, lo stile astratto, supponente o didascalico ed è invitata a diventare comunicazione piena d’amore, imbevuta di umiltà, alla ricerca di sempre nuove iniziative per raggiungere anche le persone lontane e distratte.

[98] Abbiamo già parlato ampiamente del trinomio Eucaristia-carità-Chiesa. La carità è un tema che ci deve stare immensamente a cuore e sul quale dovremo registrare sempre più rigorosamente la vita della comunità.

Per ora accenno solo a qualche illuminazione che il servizio della carità riceve dall’Eucaristia.

In primo luogo l’Eucaristia dice che la carità è l’atteggiamento di coloro che si sono lasciati attrarre da Gesù. Prima di essere un’opera o una iniziativa, la carità è un clima spirituale, un complesso di atteggiamenti, un’unità misericordiosa di intenti entro la comunità.

In secondo luogo l’Eucaristia, come memoria della Pasqua, dice lo scopo a cui tende il servizio della carità. Nella Pasqua l’amore di Gesù si è espresso in un radicale realismo: è sfociato nella risurrezione, ma si è sviluppato entro la coraggiosa accettazione della morte, della sconfitta, della cattiveria umana.

L’amore ha vinto queste realtà di male non eludendole, ma penetrando in esse. La carità, che il cristiano riceve dall’Eucaristia, ha queste caratteristiche pasquali. Si impegna a fondo di fronte alla sofferenza, ma sa che la vittoria ultima sul male è il dono ultraterreno, che viene direttamente dal cuore del Padre, anche se, d’altra parte, questo dono è realmente anticipato in quelle parziali vittorie su ogni tipo di male, che vengono raggiunte su questa terra con l’impegno dl tutti.

Chi, per potersi impegnare di fronte al male, pretende di vedere un esito immediato e totalmente soddisfacente del proprio impegno, si condanna a pericolose delusioni. Pur tendendo a esiti efficaci, occorre credere che l’impegno della carità vale per se stesso, nonostante l’eventuale permanere delle difficoltà.

Il cristiano riceve dall’amore pasquale, presente nell’Eucaristia, un messaggio di speranza, che lo rende incrollabile anche di fronte ai pericoli e alle sconfitte. Egli entra nelle esperienze di sofferenza e di dolore con l’intento di superarle; ma le supera, anzitutto, chiedendosi come, entro questi fatti, l’amore può produrre pazienza, fede, coraggio, perdono.

In terzo luogo l’Eucaristia dice a chi la carità rivolge la propria preferenza. Si tratta di coloro che Gesù ha maggiormente amato, di coloro che hanno maggiormente bisogno della certezza che deriva dall’amore pasquale. La carità della comunità plasmata dall’Eucaristia cerca ogni uomo che soffre per qualsiasi motivo, ogni malato, emarginato, drogato, carcerato, per annunciargli la presenza di Cristo; per dirgli che, anche nella sua condizione, è possibile far nascere un germe di amore; per assicurarlo che, se riesce a credere all’amore e a vivere nell’amore, ha trovato la salvezza.

In quarto luogo l’Eucaristia, come offerta dell’amore di Cristo a tutti, invita la carità a cercare le forme sempre nuove di povertà materiale e spirituale. Un modo umile, ma prezioso, con cui questa “versatilità” della carità si manifesta è la valorizzazione delle offerte durante la Messa. Le varie “giornate” che vengono proposte durante l’anno per intenzioni di carità non devono essere viste con rassegnazione e fastidio. Anzi, tenendo conto delle nuove esigenze, dovrebbero creare un costume di generosità, che sa mettersi subito in moto ogni volta che qualche nuovo bisogno urgente bussa alle porte della comunità cristiana.

[99] Anche della missione si è già parlato nelle pagine precedenti. E anche la missione è un tema vasto e importante; chiede continue verifiche della nostra azione pastorale ed è un po’ la misura dell’autenticità e della vivacità della nostra vita ecclesiale.

Propongo qualche richiamo che traduca in indicazioni pratiche i principi già esposti precedentemente.

Anzitutto l’attuazione della missione chiede alla comunità la capacità e la pazienza di analizzare sempre più accuratamente i concreti bisogni degli uomini e di entrare nel concreto tessuto delle relazioni sociali a tutti i livelli, rispettando la natura e l’autonomo funzionamento di queste relazioni.

Ma anche qui si tratta di capire che queste mediazioni di tipo scientifico, sociale, politico non diventano un polo distraente per la comunità cristiana, ma descrivono le concrete modalità storiche con cui ogni realtà umana, nel pieno rispetto della sua interna costituzione, viene attratta nel mistero di Cristo. Per questo si è detto che la missione è una testimonianza, perché ha il suo elemento specifico nella manifestazione umile e coraggiosa dell’intera vita che si è lasciata pienamente attrarre dall’amore di Cristo.

In questa luce accenno a due interessanti fenomeni.

Il primo è il fervore di iniziative tese alla cooperazione internazionale, di cui già si è parlato. Per un cristiano esse valgono come consolante espressione di una rinnovata sensibilità sociale, ma non devono diventare un’alternativa al compito propriamente missionario di annunciare il Vangelo.

Il secondo fenomeno è il volontariato, che si sta manifestando e organizzando a tutti i livelli, con un particolare impegno dei giovani. E’ anche questo un fatto culturale molto importante e può diventare per il cristiano un modo molto attuale di vivere la missione. Occorre, però, che la comunità cristiana aiuti a fondare il volontariato in autentiche radici evangeliche: un sintomo che si è sulla strada giusta sarà la capacità del volontariato di sottrarsi al rischio degli entusiasmi effimeri e volubili per suscitare scelte durature, pronte anche a sfociare in vocazioni al servizio, che coinvolgono e impegnano tutta la vita.

[Conclusione: alcune indicazioni operative prioritarie]

[100] Come conclusione indico alcuni punti, che mi stanno particolarmente a cuore e possono suggerire quali sono i frutti che mi attendo da questa presa di coscienza della centralità della Eucaristia .

1) – Impegniamoci in un rinnovamento della Messa domenicale, partendo dal chiedere cortesemente ma chiaramente a tutti la puntualità; strutturando la Messa comunitaria secondo le indicazioni date; svolgendo una opportuna catechesi sulla celebrazione eucaristica; ridonando significato alle offerte raccolte; ricavando dalla Messa qualche spunto per una riscoperta del]’intera giornata domenicale.

2) – Educhiamo alla Messa quotidiana le persone più sensibili. Proponiamola, soprattutto nei tempi forti dell’anno liturgico e chiediamo almeno una Messa infrasettimanale negli altri temi, per attuare meglio l’attrazione di tutta la vita nel mistero di Gesù.

3 ) – Riscopriamo la ricchezza del mistero pasquale soprattutto attraverso una intensa preparazione e una accurata celebrazione del Triduo sacro.

4) – Rieduchiamoci alla celebrazione del sacramento della Riconciliazione, strettamente connesso con l’Eucaristia. Soprattutto la Quaresima ci offrirà l’occasione di sviluppare questo punto con opportuni richiami e sussidi.

5 ) – Sviluppiamo l’intima tensione contemplativa della celebrazione, valorizzando le varie forme di adorazione, riscoprendo la preparazione e il ringraziamento alla Messa, proponendo la visita al SS. Sacramento come un “dimorare” in Cristo per poter entrare, insieme con lui, nel mondo misterioso del Padre.

6) – Una forma particolarmente importante di adorazione comunitaria è costituita dalle Giornate Eucaristiche o Quarantore. Impegnamoci in quest’anno pastorale a ripensarle con genialità creativa, così che ci offrano esempi rinnovati ed emblematici per i prossimi anni.

7 ) – Sia costituito in ogni parrocchia un gruppo di animazione liturgica, in modo che la liturgia domenicale sia ben preparata e sia animata a tutti gli orari.

8) – Impegniamoci a offrire un luogo di culto specialmente alle zone più disagiate della città e della diocesi. Siano accolte con fervore le iniziative dell’Ufficio per le Nuove Chiese e siano integrate con qualche forma di gemellaggio tra parrocchie già attrezzate e parrocchie ancora sprovviste di strutture fondamentali.

9) – Le scuole di preghiera o della Parola, che hanno dato frutti molto significativi negli scorsi anni, continuino nel prossimo anno come scuole di iniziazione alla celebrazione eucaristica e alla scoperta vocazionale. Infatti l’attrazione, che Gesù esercita nell’Eucaristia, trova una pienezza significativa nella scelta vocazionale.

Invitati privilegiati a queste scuole potrebbero essere giovani e ragazze diciottenni, che vivono con particolare drammaticità la scelta tra il lasciarsi attrarre da Cristo o l’attrarre tutto a se stessi. L’impegno vocazionale, però, si estenda anche all’età della fanciullezza e della adolescenza.

In sintonia con l’impegno vocazionale ogni parrocchia favorisca le varie espressioni del volontariato, sia quelle che tendono alla cooperazione missionaria, sia quelle che animano l’assistenza, sia quelle che prendono forma nel servizio civile, o nell’anno di impegno sociale, che si va diffondendo anche tra le ragazze.

10) – Poiché il frutto dell’Eucaristia è la carità, ogni parrocchia rinnovi e rinvigorisca il servizio della carità, istituendo la commissione ” Caritas “. Ogni famiglia, gruppo, comunità scelga un’opera prioritaria di carità, anche per suggerire spunti per un’opera comune di carità, che sia il ricordo vivo del Congresso Eucaristico.

11)- Fratelli e sorelle nel Signore, il semplice elenco, frammentario e allusivo, dei compiti, che ci derivano dalla centralità dell’Eucaristia, ci propone un cammino molto serio e impegnativo.

La serietà del cammino si riferisce alla conversione interiore, che le nostre persone e le nostre comunità devono intraprendere per lasciarsi attrarre da Gesù. Riguarda anche il suo risvolto esteriore, cioè lo sbocco negli impegni sociali, negli interventi culturali, nelle opere della giustizia e della carità.

La presente lettera pastorale ha posto l’accento soprattutto sull’orientamento di tutta la vita a Cristo e sul rinnovamento della celebrazione eucaristica. Ma questo non significa rifugiarci nell’intimismo e nel ritualismo.

La centralità dell’Eucaristia, quando è intesa e celebrata correttamente, tende a esplodere in molteplici, geniali, rigorose forme di impegno per un profondo rinnovamento di tutta la convivenza umana. Alcune di queste forme hanno già fatto presagire nelle pagine precedenti la loro urgenza e la loro portata. Dovremo precisarle e approfondirle nei programmi pastorali dei prossimi anni, continuando il cammino che la preghiera, la parola di Dio e l’Eucaristia ci hanno dischiuso.

Per non rimanere scoraggiati e inerti, affidiamo questo cammino alle preghiere della Madre di Gesù. Ella si è resa disponibile alla Parola e al servizio della carità; ha meditato nel suo cuore gli avvenimenti della vita di Gesù; ha cercato Gesù con trepido amore, quando è rimasto nel Tempio; ha seguito Gesù nella sua crescita a Nazaret e nei suoi itinerari lungo le strade della Palestina; ha condiviso, ai piedi della croce, l’abbandono di Gesù nelle mani del Padre; ha preparato i primi discepoli ad accogliere la forza trasformatrice dello Spirito Santo.

La Madre di Gesù ci aiuti a stare, insieme con Lei, ai piedi della Croce, dalla quale Gesù attira tutti a Sé e ci guidi nel cammino verso il Congresso Eucaristico.