Rinnovare l’entusiasmo di credere in cristo Gesù
P. Carmelo Casile

Per rinnovare l’entusiasmo di credere in Cristo, fissiamo il nostro sguardo contemplativo su di Lui, che ha piantato la sua tenda in mezzo a noi e osserviamo come vive la sua vita.

1. Il «perché» dell’esistenza di Gesù Cristo e gli aspetti caratteristici della sua personalità

1. 1. Non ha una meta sua da raggiungere

Vive esclusivamente per realizzare il disegno di amore del Padre suo sull’umanità: «Sono disceso dal cielo non per fare la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato» (Gv 6,38).

Il primo e più grande comandamento, secondo l’insegnamento dello steso Gesù, è amare Dio con tutta l’anima e con tutte le forze. Quest’amore verso Dio è obbedienza, esecuzione fedele della missione ricevuta, totale dedizione agli interessi del Padre: «Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del padre mio?» (Lc 2,49).

Queste furono le prime parole pronunciate da Gesù e che i Vangeli registrano. Le ultime saranno ancora una aspirazione, una consegna al Padre: «Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito» (Lc 23,46).

Gesù non pensa, non parla, non opera se non per compiere la volontà del Padre: «Io non posso fare nulla da me stesso .. perché non cerco la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato» (Gv 5,30); «Mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato e compiere la sua opera » (Gv 4,34).

È l’amore al Padre che lo conduce al giardino del Getsemani e in cima del monte Calvario: «Padre, se vuoi, allontana da me questo calice! Tuttavia non sia fatta la mia, ma la tua volontà» (Lc 2242).

Del resto l’intimo del cuore di Gesù è pieno della presenza del Padre. In effetti, all’inizio della sua missione, prega (Lc 3,21); durante 40 giorni, nel deserto, digiuna e prega (Mt 4,1-3); dopo una notte in adorazione, sceglie i Dodici (Lc 6,13). Prega durante l’istituzione dell’Eucaristia (Mt 26,27); dopo l’Ultima Cena (Gv 17), nell’agonia del Getsemani (Mt 26,39-44), quando sta per morire (Lc 23,36).

La sua vita è una continua preghiera. Tutti i suoi passi sono accompagnati dalla preghiera. Nelle prime ore del giorno già sta in preghiera (Mt 14,23; Mc 6,46). Frequentemente mosso dalla necessità di sommergere il proprio «Io» nel «Tu» del Padre, passa la notte in preghiera (Lc 6,12; 21,37;22,39; Gv 8,1; 18,2).

Di fronte ai successi della vita, immediatamente il suo pensiero si dirige al Padre, per glorificarlo (Mt 11,25).

1. 2. Non si preoccupa di se stesso

Nella vita pratica, per realizzare la sua missione, Gesù non si preoccupa di se stesso, ma degli altri; rinnega se stesso e si dona agli altri. Egli abbracciò in un amplesso di amore universale tutti coloro che incontrò sul suo camino.

Manifestò il suo interesse e il suo affetto verso i bambini (Mc 10,13-16).

Ebbe compassione degli ammalati: «Gesù andava attorno per tutte le città e i villaggi … curando ogni malattia e infermità» (Mt 9,35). Egli non riesce a rispondere con un rifiuto, quando il dolore fa giungere fino a lui il suo grido, neppure quando a chiedere è una donna pagana, la siro-fenicia (Mc7,24-30). Guarisce gli ammalati, anche quando sa che i suoi nemici prenderanno quelle guarigioni come pretesto per accusarlo come peccatore, perché trasgredisce la legge del sabato.

Di fronte quelli che piangono per la perdita di persone care, Egli non riesce a rimanere insensibile e … risuscita il figlio della vedova di Naim (Lc 7,11-15), restituisce a Giairo la giovane figlia (Lc 8,40-56), richiama di nuovo alla vita Lazzaro, suo caro amico e fratello delle sue amiche Marta e Maria (Gv 11, 1-41).

Sente compassione per i poveri: «Vedendo le folle ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite, come pecore senza pastore» (Mt 9,36).

Gli affamati sono oggetto delle sue preoccupazioni: «Sento compassione di questa folla, perché già da tre giorni mi stanno dietro e non hanno da mangiare. Se li mando digiuni alle proprie case,verranno meno per via: e alcuni di loro vengono da lontano» (Mc 8,2).

Gesù compassionevole verso tutti, ha una particolare predilezione verso i più poveri ed emarginati: sono i pubblicani e i peccatori (Lc 15,3-7). Proprio come una mamma che,se avesse un predilezione, ce l’ha verso i figli cattivi!

«I farisei e gli scribi mormoravano: “Costui riceve i peccatori e mangia con loro”» (Lc 15,2). Era vero. Egli stesso proclama che «non sono i sani ch hanno bisogno del medico, ma i malati» (Mt 9,12), aggiungendo che per questo «il Figlio dell’uomo è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto» (Lc 19,10). La Samaritana (Gv 4), la peccatrice di Magdala (Lc 7, 36-50), il pubblicano Zaccheo (L 19,1-10), la adultera (Gv 8, 1-11), i crocifissori (Lc 23,34), il ladrone (Lc 23,42), tutti questi hanno sperimentato l’infinita misericordia del Cuore di Gesù.

Tutta la storia evangelica, secondo il ricco linguaggio di san Paolo, è la manifestazione della bontà di Dio, salvatore nostro, e del suo amore per gli uomini (Tito 3,4).

Il punto culminate della vita di Gesù consegnato per la salvezza degli uomini è, certamente, quello della sua Passione e Morte di Croce. Affinché gli altri abbiamo la libertà, la salvezza, Egli si fa schiavo; affinché gli altri abbiano la vita, Egli accetta la morte. Gesù non vive per se stesso, non ha interessi propri: il Padre l’ha mandato per tutti ed Egli vive per tutti. Il piano di Dio Padre prese totalmente e radicalmente la persona di Gesù, fino all’annientamento. Egli vive soltanto il fatto di “essere in funzione del Regno” mettendosi “in funzione degli altri”.

1. 3. Tre tratti morali completano la sua fisionomia interiore

Nell’attuazione della missione di Gesù risaltano tre virtù: una franca sincerità, una virile fortezza, un’umiltà profonda.

Questi tratti completano la fisionomia interiore di Gesù, illuminano i due aspetti considerati, cioè la sua totale dedizione al Padre e agli uomini.

– Pietro con orgoglio e amore può affermare a voce alta: «Egli non commise peccato e non si trovò inganno sulla sua bocca» 1Pt 2,22). E gli stessi nemici di Gesù sono costretti a testimoniare: «Maestro sappiamo che sei veritiero e non ti curi di nessuno;infatti non guardi in faccia agli uomini, ma secondo verità insegni la via di Dio» (Mc 12,14).

Tutta la vita di Gesù è segnata da questa caratteristica e sigillo di verità. Si tratta di una sincerità nemica di ogni finzione e inganno e dell’uso della furbizia: «Sia il vostro parlare sì,sì; no, no» (Mt 5,37). Non rinuncia alla sincerità, anche se corre il rischio di perdere qualcuno dei suoi discepoli (Gv 6,67), anche se si attira l’odio dei grandi e l’impopolarità della moltitudine (Gv 8,40.45).

Gesù morì per aver dato testimonianza alla verità (Gv 18, 37).

– Sincero di una sincerità impressionante, Gesù è anche eroicamente forte.

Proprio perché voleva compiere la volontà del Padre, entra nel cammino della dedizione e del sacrificio, percorrendolo fino alla fine con incrollabile fermezza. I suoi più di una volta tentarono di persuaderlo a desistere; ma furono tentavi inutili: Pietro riceve quella inaspettata risposta: «Lungi da me, satana! Perché tu non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini» (Mc 8,33).

E ai suoi amici più intimi, dopo l’abbandono in massa avvenuto dopo il discorso sulla promessa dell’Eucaristia, si diresse senza mezzi termini: «Volete andarvene anche voi?» (Gv 6,68).

Gesù è così. Niente lo fa fermare, nessuno gli mette paura (Mt 12,14). Di fronte alle sue parole e ai suoi gesti, spesso i discepoli sentono paura (Mc 9,6; 10,32) e neppure ardiscono interrogarlo (Mc 9,32).

«Ebbero paura»: era questo il primo spontaneo sentimento che nasceva nelle moltitudini quando Egli appariva (Mc 5,15.33.42; 9,32).

Davanti allo zelo, alla determinazione, che si manifesta nel suo sguardo e nelle sue parole neppure i profanatori del Tempio riescono a resistergli (Gv 2, 15-17).

«Nessuno mi toglie la vita: la offro da me stesso» (Gv 10,18). Così dichiara colui che non cerca di piacere a se steso, ma vive la sua vita mosso unicamente dalla logica del dono «in riscatto per molti» (cfr. Mt 20,28; Rom 15,3).

E va incontro volontariamente e con determinazione a tutte le sofferenze, beve il calice del suo martirio fino alla fine, per accendere il fuoco interiore dello Spirito Santo, che illumina la cecità della mente e riscalda il cuore indurito dell’uomo: «Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso! Ho un battesimo nel quale sarò battezzato e come sono angosciato finché non sia compiuto!» (Lc 12, 49-50). Dà il suo ultimo respiro inchiodato sul legno della croce, quando ormai può dire:«È compiuto!».

– Nella persona di Gesù la massima fortezza si unisce alla più profonda umiltà. È il primo uomo nel quale c’è concesso scoprire questa straordinaria unità. Afferma di essere venuto non «per farsi servire, ma per servire » (Mt 20,28); prende come discepoli semplici pescatori, e come suoi amici e confidenti sceglie pubblicani e peccatori, gli emarginati della società.

Si trova così sprovvisto di beni materiali, che può affermare di non avere «dove posare il capo» (Lc 9, 58).

Quando le moltitudini entusiasmate vogliono farlo re, fugge e si rifugia solo sul monte (Gv 6,15); nel Cenacolo lava i piedi ai suoi discepoli (Gv 13,4-11); durante le umiliazioni della passione «come una pecora egli fu condotto al macello e come un agnello senza voce dinanzi a chi lo tosa, così egli non aprì la bocca » (At 8,32).

Dopo tutto questo egli può affermare di se stesso: «Imparate da me, che sono mite e umile di cuore» (Mt 11,29).

2. Il «perché» dell’esistenza di Gesù Cristo e gli aspetti caratteristici della sua personalità nei Documenti del Concilio Vat. II

Gesù Cristo, centro della vita dell’uomo

2. 1. Il « mistero dell’uomo » alla luce del Mistero di Cristo

Il Concilio esprime la ricchezza del «perché» dell’esistenza di Cristo, mettendo in luce il nesso profondo tra il Mistero di Cristo e il «mistero dell’uomo», additando in Gesù Cristo il centro di ogni essere umano. In modo particolare, nella prima parte della «Costituzione pastorale sulla Chiesa nel mondo contemporaneo», troviamo alcune espressioni che ci aiutano a comprendere a fondo le ricchezze del messaggio del Concilio sul «mistero dell’uomo» alla luce del Mistero di Cristo:

  • «La ragione più alta dell’uomo consiste nella sua vocazione alla comunione con Dio» (19).
  • «In realtà solamente nel mistero del Verbo incarnato trova vera luce il mistero dell’uomo …
  • «Cristo, proprio rivelando il mistero del Padre e del suo Amore, svela anche pienamente l’uomo all’uomo e gli fa nota la sua altissima vocazione …
  • «Egli è l’immagine dell’invisibile Dio, egli è l’uomo perfetto che ci ha restituito la somiglianza con Dio …
  • «Soffrendo per noi non solo ci ha dato l’esempio, ma ci ha anche aperta la strada, percorrendo la quale la vita e la morte vengono santificate e acquistano nuovo significato» (22).
  • «Chiunque segue Cristo, l’uomo perfetto, si fa lui pure più uomo …
  • «Poiché la Chiesa ha ricevuto l’incarico di manifestare il mistero di Dio, il quale è il fine ultimo personale dell’uomo, essa al tempo stesso svela all’uomo il senso della sua propria esistenza» (41).
  • «Il Verbo di Dio si è fatto carne per operare, lui l’uomo perfetto, la salvezza di tutti e la ricapitolazione universale. Il Signore (= Cristo risorto) è il fine della storia umana, il punto focale dei desideri della storia e della civiltà, il centro del genere umano, la gioia di ogni cuore, la pienezza delle loro aspirazioni» (45).

2. 2. Il progetto di Dio sull’uomo

La Gaudium et Spes presenta il progetto di Dio sull’uomo come vocazione all’unione intima e vitale dell’uomo con lo stesso Dio.

Secondo la GS è questo il piano di Dio sull’uomo:

“Questo intimo e vitale legame con Dio” (19b) nasce dallo stesso atto creatore. Nel darle l’essere, Dio deposita nella sua creatura una nostalgia di se stesso, cioè “un germe divino” (3c), un” germe di eternità” (18c), che costituisce il sigillo indelebile di Dio nel cuore dell’uomo.

“L’aspetto più sublime della dignità dell’uomo consiste nella sua vocazione alla comunione con Dio. Fin dal suo nascere l’uomo è invitato al dialogo con Dio. Se l’uomo esiste, infatti, è perché Dio l’ha creato per amore e, per amore, non cessa di dargli l’esistenza; e l’uomo non vive pienamente secondo verità se non riconosce liberamente quell’amore e se non si abbandona al suo Creatore (19a-b).

2. 3. Il dramma della libertà umana e del peccato

L’uomo si allontanò da Dio. Infatti, in lui è presente una tendenza che è come una forza centrifuga riguardo a Dio, la concupiscenza. Da questa situazione derivano per l’umanità tutti i mali. Il peccato, infatti, è l’antitesi di Dio.

GS 10a: “In verità gli squilibri di cui soffre il mondo contemporaneo si collegano con quel più profondo squilibrio che è radicato nel cuore dell’uomo. È proprio all’interno dell’uomo che molti elementi si combattono a vicenda. Da una parte, infatti, come creatura, esperimenta in mille modi i suoi limiti; d’altra parte sente di essere senza confini nelle sue aspirazioni e chiamato ad una vita superiore. Sollecitato da molte attrattive, è costretto sempre a sceglierne qualcuna e a rinunziare alle altre. Inoltre, debole e peccatore, non di rado fa quello che non vorrebbe e non fa quello che vorrebbe”

GS 13: “Costituito da Dio in uno stato di giustizia, l’uomo però, tentato dal Maligno, fin dagli inizi della storia abusò della libertà, erigendosi contro Dio e bramando di conseguire il suo fine al di fuori di lui. … Spesso, rifiutando di riconoscere Dio quale suo principio, l’uomo ha infranto il debito ordine in rapporto al suo fine ultimo, e al tempo stesso tutta l’armonia, sia in rapporto a se stesso, sia in rapporto agli altri uomini e a tutta la creazione. Così l’uomo si trova diviso in se stesso. Per questo tutta la vita umana, sia individuale che collettiva, presenta i caratteri di una lotta drammatica tra il bene e il male, tra la luce e le tenebre. … Il peccato è, del resto, una diminuzione per l’uomo stesso, in quanto gli impedisce di conseguire la propria pienezza” .

GS 17: “Ma l’uomo può volgersi al bene soltanto nella libertà. I nostri contemporanei stimano grandemente e perseguono con ardore tale libertà, e a ragione. Spesso però la coltivano in modo sbagliato quasi sia lecito tutto quel che piace, compreso il male.

La vera libertà, invece, è nell’uomo un segno privilegiato dell’immagine divina.

Dio volle, infatti, lasciare l’uomo « in mano al suo consiglio » che cerchi spontaneamente il suo Creatore e giunga liberamente, aderendo a lui, alla piena e beata perfezione.

Perciò la dignità dell’uomo richiede che egli agisca secondo scelte consapevoli e libere, mosso cioè e determinato da convinzioni personali, e non per un cieco impulso istintivo o per mera coazione esterna. L’uomo perviene a tale dignità quando, liberandosi da ogni schiavitù di passioni, tende al suo fine mediante la scelta libera del bene e se ne procura con la sua diligente iniziativa i mezzi convenienti. Questa ordinazione verso Dio, la libertà dell’uomo, realmente ferita dal peccato, non può renderla effettiva in pieno se non mediante l’aiuto della grazia divina.

Ogni singolo uomo, poi, dovrà rendere conto della propria vita davanti al tribunale di Dio, per tutto quel che avrà fatto di bene e di male”.

3. La volontà salvifica universale di Dio

Dio, nonostante il peccato, continua a prendersi cura dell’umanità intera. In effetti:

Il disegno salvifico di Dio è universale

LG 2: “L’eterno Padre, con liberissimo e arcano disegno di sapienza e di bontà, creò l’universo; decise di elevare gli uomini alla partecipazione della sua vita divina; dopo la loro caduta in Adamo non li abbandonò, ma sempre prestò loro gli aiuti per salvarsi, in considerazione di Cristo redentore, « il quale è l’immagine dell’invisibile Dio, generato prima di ogni creatura » (Col 1,15). Tutti, infatti, quelli che ha scelto, il Padre fino dall’eternità « li ha distinti e li ha predestinati a essere conformi all’immagine del Figlio suo, affinché egli sia il primogenito tra molti fratelli » (Rm 8,29). I credenti in Cristo, li ha voluti chiamare a formare la santa Chiesa, la quale, già annunciata in figure sino dal principio del mondo, mirabilmente preparata nella storia del popolo d’Israele e nell’antica Alleanza, stabilita infine « negli ultimi tempi », è stata manifestata dall’effusione dello Spirito e avrà glorioso compimento alla fine dei secoli. Allora, infatti, come si legge nei santi Padri, tutti i giusti, a partire da Adamo, « dal giusto Abele fino all’ultimo eletto », saranno riuniti presso il Padre nella Chiesa universale”.

La vocazione ultima dell’uomo è effettivamente una sola, quella divina

LG 16: ”Infine, quanto a quelli che non hanno ancora ricevuto il Vangelo, anch’essi in vari modi sono ordinati al popolo di Dio. In primo luogo quel popolo al quale furono dati i testamenti e le promesse e dal quale Cristo è nato secondo la carne (cfr. Rm 9,4-5), popolo molto amato in ragione della elezione, a causa dei padri, perché i doni e la chiamata di Dio sono irrevocabili (cfr. Rm 11,28-29). Ma il disegno di salvezza abbraccia anche coloro che riconoscono il Creatore, e tra questi in particolare i musulmani, i quali, professando di avere la fede di Abramo, adorano con noi un Dio unico, misericordioso che giudicherà gli uomini nel giorno finale. Dio non e neppure lontano dagli altri che cercano il Dio ignoto nelle ombre e sotto le immagini, poiché egli dà a tutti la vita e il respiro e ogni cosa (cfr At 1,7,25-26), e come Salvatore vuole che tutti gli uomini si salvino (cfr. 1 Tm 2,4). Infatti, quelli che senza colpa ignorano il Vangelo di Cristo e la sua Chiesa ma che tuttavia cercano sinceramente Dio e coll’aiuto della grazia si sforzano di compiere con le opere la volontà di lui, conosciuta attraverso il dettame della coscienza, possono conseguire la salvezza eterna. Né la divina Provvidenza nega gli aiuti necessari alla salvezza a coloro che non sono ancora arrivati alla chiara cognizione e riconoscimento di Dio, ma si sforzano, non senza la grazia divina, di condurre una vita retta. Poiché tutto ciò che di buono e di vero si trova in loro è ritenuto dalla Chiesa come una preparazione ad accogliere il Vangelo e come dato da colui che illumina ogni uomo, affinché abbia finalmente la vita. Ma molto spesso gli uomini, ingannati dal maligno, hanno errato nei loro ragionamenti e hanno scambiato la verità divina con la menzogna, servendo la creatura piuttosto che il Creatore (cfr. Rm 1,21 e 25), oppure, vivendo e morendo senza Dio in questo mondo, sono esposti alla disperazione finale. Perciò la Chiesa per promuovere la gloria di Dio e la salute di tutti costoro, memore del comando del Signore che dice: « Predicate il Vangelo ad ogni creatura» (Mc 16,15), mette ogni cura nell’incoraggiare e sostenere le missioni”.

NA 1b: “I vari popoli costituiscono, infatti, una sola comunità. Essi hanno una sola origine, poiché Dio ha fatto abitare l’intero genere umano su tutta la faccia della terra hanno anche un solo fine ultimo, Dio, la cui Provvidenza, le cui testimonianze di bontà e il disegno di salvezza si estendono a tutti finché gli eletti saranno riuniti nella città santa, che la gloria di Dio illuminerà e dove le genti cammineranno nella sua luce”.

GS 22e: “E ciò vale non solamente per i cristiani, ma anche per tutti gli uomini di buona volontà, nel cui cuore lavora invisibilmente la grazia. Cristo, infatti, è morto per tutti e la vocazione ultima dell’uomo è effettivamente una sola, quella divina; perciò dobbiamo ritenere che lo Spirito Santo dia a tutti la possibilità di venire associati, nel modo che Dio conosce, al mistero pasquale”.

4. Cristo, inviato dal Padre, diviene centro e strumento della sua azione salvifica: Egli, morto per tutti, è il Salvatore del genere umano.

Gesù e l’uomo sono due poli che si relazionano reciprocamente: l’uomo come elemento limitato e punto di partenza; Gesù come centro trascendente e nello stesso tempo immanente, punto culminante, dove e verso dove il cammino del’uomo trova la sua meta ultima, la piena realizzazione.

Solamente nel mistero del Verbo incarnato trova vera luce il mistero dell’uomo:

GS 22: “In realtà solamente nel mistero del Verbo incarnato trova vera luce il mistero dell’uomo. Adamo, infatti, il primo uomo, era figura di quello futuro (Rm5,14) e cioè di Cristo Signore. Cristo, che è il nuovo Adamo, proprio rivelando il mistero del Padre e del suo amore svela anche pienamente l’uomo a se stesso e gli manifesta la sua altissima vocazione. … . Egli è « l’immagine dell’invisibile Iddio » (Col 1,15), è l’uomo perfetto che ha restituito ai figli di Adamo la somiglianza con Dio, resa deforme già subito agli inizi a causa del peccato. … Soffrendo per noi non ci ha dato semplicemente l’esempio perché seguiamo le sue orme ma ci ha anche aperta la strada: se la seguiamo, la vita e la morte vengono santificate e acquistano nuovo significato. … E ciò vale non solamente per i cristiani, ma anche per tutti gli uomini di buona volontà, nel cui cuore lavora invisibilmente la grazia. Cristo, infatti, è morto per tutti e la vocazione ultima dell’uomo è effettivamente una sola, quella divina”.

Chiunque segue Cristo, l’uomo perfetto, diventa anch’egli più uomo

GS 41a: “L’uomo d’oggi procede sulla strada di un più pieno sviluppo della sua personalità e di una progressiva scoperta e affermazione dei propri diritti. Poiché la Chiesa ha ricevuto la missione di manifestare il mistero di Dio, il quale è il fine ultimo dell’uomo, essa al tempo stesso svela all’uomo il senso della sua propria esistenza, vale a dire la verità profonda sull’uomo. … Chiunque segue Cristo, l’uomo perfetto, diventa anch’egli più uomo”.

GS 45: “Il Verbo di Dio, per mezzo del quale tutto è stato creato, si è fatto egli stesso carne, per operare, lui, l’uomo perfetto, la salvezza di tutti e la ricapitolazione universale. Il Signore è il fine della storia umana, « il punto focale dei desideri della storia e della civiltà », il centro del genere umano, la gioia d’ogni cuore, la pienezza delle loro aspirazioni“

GS 10c: “La Chiesa crede che Cristo, per tutti morto e risorto, dà sempre all’uomo, mediante il suo Spirito, luce e forza per rispondere alla sua altissima vocazione; né è dato in terra un altro Nome agli uomini, mediante il quale possono essere salvati. Essa crede anche di trovare nel suo Signore e Maestro la chiave, il centro e il fine di tutta la storia umana. Inoltre la Chiesa afferma che al di là di tutto ciò che muta stanno realtà immutabili; esse trovano il loro ultimo fondamento in Cristo, che è sempre lo stesso: ieri, oggi e nei secoli”.

Il Figlio, mandato dal Padre, con la sua obbedienza ha operato la redenzione;
Egli è la luce del mondo; da lui veniamo, per mezzo suo viviamo, a lui siamo diretti.

LG 3: “È venuto quindi il Figlio, mandato dal Padre, il quale ci ha scelti in lui prima della fondazione del mondo e ci ha predestinati ad essere adottati in figli, perché in lui volle accentrare tutte le cose (cfr. Ef 1,4-5 e 10). Perciò Cristo, per adempiere la volontà del Padre, ha inaugurato in terra il regno dei cieli e ci ha rivelato il mistero di lui, e con la sua obbedienza ha operato la redenzione. La Chiesa, ossia il regno di Cristo già presente in mistero, per la potenza di Dio cresce visibilmente nel mondo. Questo inizio e questa crescita sono significati dal sangue e dall’acqua, che uscirono dal costato aperto di Gesù crocifisso (cfr. Gv 19,34), e sono preannunziati dalle parole del Signore circa la sua morte in croce: « Ed io, quando sarò levato in alto da terra, tutti attirerò a me » (Gv 12,32). Ogni volta che il sacrificio della croce, col quale Cristo, nostro agnello pasquale, è stato immolato (cfr. 1Cor 5,7), viene celebrato sull’altare, si rinnova l’opera della nostra redenzione. E insieme, col sacramento del pane eucaristico, viene rappresentata ed effettuata l’unità dei fedeli, che costituiscono un solo corpo in Cristo (cfr. 1Cor 10,17). Tutti gli uomini sono chiamati a questa unione con Cristo, che è la luce del mondo; da lui veniamo, per mezzo suo viviamo, a lui siamo diretti”.

SC 5: “Dio, il quale «vuole che tutti gli uomini si salvino e arrivino alla conoscenza della verità» (1Tm 2,4), «dopo avere a più riprese e in più modi parlato un tempo ai padri per mezzo dei profeti» (Eb 1,1), quando venne la pienezza dei tempi, mandò il suo Figlio, Verbo fatto carne, unto dallo Spirito Santo, ad annunziare la buona novella ai poveri, a risanare i cuori affranti, « medico di carne e di spirito », mediatore tra Dio e gli uomini. Infatti la sua umanità, nell’unità della persona del Verbo, fu strumento della nostra salvezza. Per questo motivo in Cristo « avvenne la nostra perfetta riconciliazione con Dio ormai placato e ci fu data la pienezza del culto divino ». Quest’opera della redenzione umana e della perfetta glorificazione di Dio, che ha il suo preludio nelle mirabili gesta divine operate nel popolo dell’Antico Testamento, è stata compiuta da Cristo Signore principalmente per mezzo del mistero pasquale della sua beata passione, risurrezione da morte e gloriosa ascensione, mistero col quale « morendo ha distrutto la nostra morte e risorgendo ha restaurato la vita». Infatti, dal costato di Cristo dormiente sulla croce è scaturito il mirabile sacramento di tutta la Chiesa”.

DV 17: “La parola di Dio, che è potenza divina per la salvezza di chiunque crede (cfr. Rm 1,16), si presenta e manifesta la sua forza in modo eminente negli scritti del Nuovo Testamento. Quando infatti venne la pienezza dei tempi (cfr. Gal 4,4), il Verbo si fece carne ed abitò tra noi pieno di grazia e di verità (cfr. Gv 1,14). Cristo stabilì il regno di Dio sulla terra, manifestò con opere e parole il Padre suo e se stesso e portò a compimento l’opera sua con la morte, la risurrezione e la gloriosa ascensione, nonché con l’invio dello Spirito Santo. Elevato da terra, attira tutti a sé (cfr. Gv 12,32 gr.), lui che solo ha parole di vita eterna (cfr. Gv 6,68). Ma questo mistero non fu palesato alle altre generazioni, come adesso è stato svelato ai santi apostoli suoi e ai profeti nello Spirito Santo (cfr. Ef 3,4-6, gr.), affinché predicassero l’Evangelo, suscitassero la fede in Gesù Cristo Signore e radunassero la Chiesa. Di tutto ciò gli scritti del Nuovo Testamento presentano una testimonianza perenne e divina”.

AG 3: “Questo piano universale di Dio per la salvezza del genere umano non si attua soltanto in una maniera per così dire segreta nell’animo degli uomini, o mediante quelle iniziative anche religiose, con cui essi variamente cercano Dio, nello sforzo di raggiungerlo magari a tastoni e di trovarlo, quantunque egli non sia lontano da ciascuno di noi (cfr. At 17,27): tali iniziative infatti devono essere illuminate e raddrizzate, anche se per benigna disposizione della divina Provvidenza possono costituire in qualche caso un avviamento pedagogicamente valido verso il vero Dio o una preparazione al Vangelo. Ma Dio, al fine di stabilire la pace, cioè la comunione con sé, e di realizzare tra gli uomini stessi – che sono peccatori – una unione fraterna, decise di entrare in maniera nuova e definitiva nella storia umana, inviando il suo Figlio a noi con un corpo simile al nostro, per sottrarre a suo mezzo gli uomini dal potere delle tenebre e del demonio ed in lui riconciliare a sé il mondo. Colui dunque, per opera del quale aveva creato anche l’universo Dio lo costituì erede di tutte quante le cose, per restaurare tutto in lui.

Ed in effetti Cristo Gesù fu inviato nel mondo quale autentico mediatore tra Dio e gli uomini. Poiché è Dio, in lui abita corporalmente tutta la pienezza della divinità (Col 2,9); nella natura umana, invece, egli è il nuovo Adamo, è riempito di grazia e di verità (cfr. Gv 1,14) ed è costituito capo dell’umanità nuova. Pertanto il Figlio di Dio ha percorso la via di una reale incarnazione per rendere gli uomini partecipi della natura divina; per noi egli si è fatto povero, pur essendo ricco, per arricchire noi con la sua povertà. Il Figlio dell’uomo non è venuto per essere servito, ma per servire e per dare la sua vita in riscatto dei molti, cioè di tutti. I santi Padri affermano costantemente che non fu redento quel che da Cristo non fu assunto. Ora egli assunse la natura umana completa, quale essa esiste in noi, infelici e poveri, ma una natura che in lui è senza peccato. Di se stesso, infatti, il Cristo, dal Padre consacrato ed inviato nel mondo (cfr. Gv 10,36), affermò: « Lo Spirito del Signore è su di me, per questo egli mi ha consacrato con la sua unzione, mi ha inviato a portare la buona novella ai poveri, a guarire quelli che hanno il cuore contrito, ad annunziare ai prigionieri la libertà ed a restituire ai ciechi la vista » (Lc 4,18); ed ancora: « Il Figlio dell’uomo è venuto a cercare e a salvare quello che era perduto» (Lc 19,10).

Ora tutto quanto il Signore ha una volta predicato o in lui si è compiuto per la salvezza del genere umano, deve essere annunziato e diffuso fino all’estremità della terra, a cominciare da Gerusalemme. In tal modo quanto una volta è stato operato per la salvezza di tutti, si realizza compiutamente in tutti nel corso dei secoli.

UR 2a: “In questo si è mostrato l’amore di Dio per noi, che l’unigenito Figlio di Dio è stato mandato dal Padre nel mondo affinché, fatto uomo, con la redenzione rigenerasse il genere umano e lo radunasse in unità”.

5. Dio ci associa in Cristo al suo pieno di amore verso l’umanità

Dio Padre, inviandoci il Figlio, mentre ci rivela il suo disegno salvifico, ci indica anche il modo secondo il quale vuole realizzarlo: per mezzo di collaboratori, uomini e donne, sotto la guida di Gesù Cristo.

La missione della Chiesa è diffondere la fede e la salvezza del Cristo

AG 5: “Il Signore Gesù, fin dall’inizio « chiamò presso di sé quelli che voleva e ne costituì dodici che stessero con lui e li mandò a predicare» (Mc 3,13; cfr. Mt 10,1-42). Gli apostoli furono dunque ad un tempo il seme del nuovo Israele e l’origine della sacra gerarchia. In seguito, una volta completati in se stesso con la sua morte e risurrezione i misteri della nostra salvezza e dell’universale restaurazione, il Signore, a cui competeva ogni potere in cielo ed in terra, prima di salire al cielo, fondò la sua Chiesa come sacramento di salvezza ed inviò i suoi apostoli nel mondo intero, come egli a sua volta era stato inviato dal Padre e comandò loro: «Andate dunque e fate miei discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro ad osservare tutte le cose che io vi ho comandato» (Mt 28,19-20); «Andate per tutto il mondo, predicate il Vangelo ad ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato, sarà salvo; chi invece non crederà, sarà condannato » (Mc 16,15). Da qui deriva alla Chiesa l’impegno di diffondere la fede e la salvezza del Cristo, sia in forza dell’esplicito mandato che l’ordine episcopale, coadiuvato dai sacerdoti ed unito al successore di Pietro, supremo pastore della Chiesa, ha ereditato dagli apostoli, sia in forza di quell’influsso vitale che Cristo comunica alle sue membra: « Da lui infatti tutto quanto il corpo, connesso e compaginato per ogni congiuntura e legame, secondo l’attività propria di ciascuno dei suoi organi cresce e si autocostruisce nella carità» (Ef 4,16).

La vocazione missionaria

AG 23a: “Cristo Signore chiama sempre dalla moltitudine dei suoi discepoli quelli che egli vuole, per averli con sé e per inviarli a predicare alle genti. Perciò egli, per mezzo dello Spirito Santo, che distribuisce come vuole i suoi carismi per il bene delle anime, accende nel cuore dei singoli la vocazione missionaria” e tutte le altre vocazioni (cfr. LG 36; PO 11).

Partecipazione dei laici al servizio regale

LG 36a: “Cristo, fattosi obbediente fino alla morte e perciò esaltato dal Padre (cfr. Fil 2,8-9), è entrato nella gloria del suo regno; a lui sono sottomesse tutte le cose, fino a che egli sottometta al Padre se stesso e tutte le creature, affinché Dio sia tutto in tutti (cfr. 1Cor 15,27-28). Questa potestà egli l’ha comunicata ai discepoli, perché anch’essi siano costituiti nella libertà regale e con l’abnegazione di sé e la vita santa vincano in se stessi il regno del peccato anzi, servendo il Cristo anche negli altri, con umiltà e pazienza conducano i loro fratelli al Re, servire i1 quale è regnare. Il Signore, infatti, desidera estendere il suo regno anche per mezzo dei fedeli laici: i1 suo regno che è regno « di verità e di vita, regno di santità e di grazia, regno di giustizia, di amore e di pace » e in questo regno anche le stesse creature saranno liberate dalla schiavitù della corruzione per partecipare alla gloriosa libertà dei figli di Dio (cfr. Rm 8,21). Grande veramente è la promessa, grande il comandamento dato ai discepoli: « Tutto è vostro, ma voi siete di Cristo, e Cristo è di Dio» (1Cor 3,23)”.

Le vocazioni sacerdotali

PO 11: “Il Pastore e vescovo delle nostre anime costituì la sua Chiesa in tal modo che il popolo da lui scelto e acquistato a prezzo del suo sangue dovesse avere sempre, fino alla fine del mondo, i propri sacerdoti, e quindi i cristiani non venissero mai a trovarsi come pecore senza pastore. Conoscendo questa sua volontà, gli apostoli, per suggerimento dello Spirito Santo, considerarono proprio dovere scegliere dei ministri « i quali fossero capaci di insegnare anche ad altri » (2Tm 2,2). Questa è appunto una funzione che fa parte della stessa missione sacerdotale, in virtù della quale il presbiterio partecipa della sollecitudine per la Chiesa intera, affinché nel popolo di Dio qui sulla terra non manchino mai gli operai. Ma siccome « vi è comunità di interessi fra il capitano della nave e i passeggeri» a tutto il popolo cristiano va insegnato che è suo dovere collaborare in vari modi – con la preghiera insistente e anche con gli altri mezzi a sua disposizione a far sì che la Chiesa disponga sempre dei sacerdoti di cui ha bisogno per compiere la propria missione divina. In primo luogo, quindi, abbiano i presbiteri la massima preoccupazione per far comprendere ai fedeli – con il ministero della parola e con la propria testimonianza di una vita, in cui si rifletta chiaramente lo spirito di servizio e la vera gioia pasquale – l’eccellenza e la necessità del sacerdozio. Senza badare a fatiche o difficoltà, aiutino quanti considerano veramente idonei a un così elevato ministero siano essi giovani o adulti, affinché abbiano modo di prepararsi convenientemente e possano quindi essere eventualmente chiamati dai vescovi, sempre naturalmente nel pieno rispetto della loro libertà sia esterna che interna. A questo scopo è oltremodo utile una attenta e prudente direzione spirituale.

Quanto poi ai genitori e ai maestri, e in genere a tutti coloro cui spetta in un modo o nell’altro l’educazione dei bambini e dei giovani, essi devono istruirli in modo tale che, conoscendo la sollecitudine del Signore per il suo gregge e avendo presenti i bisogni della Chiesa, siano pronti a rispondere con generosità alla chiamata del Signore dicendogli con il profeta: « Eccomi qui, manda me » (Is 6,8). Ma si badi che questa voce del Signore che chiama non va affatto attesa come se dovesse giungere all’orecchio del futuro presbitero in qualche modo straordinario. Essa va piuttosto riconosciuta ed esaminata attraverso quei segni di cui si serve ogni giorno il Signore per far capire la sua volontà ai cristiani che sanno ascoltare; e ai presbiteri spetta di studiare attentamente questi segni.

Ad essi pertanto si raccomandano caldamente le opere per le vocazioni, sia quelle diocesane che quelle nazionali. Nella predicazione, nella catechesi, nella stampa, si offra un’informazione precisa sulle necessità della Chiesa locale e della Chiesa universale e siano messi in luce il significato e l’importanza del ministero sacerdotale, facendo vedere che esso comporta pesanti responsabilità, ma allo stesso tempo anche gioie ineffabili; soprattutto si dica che attraverso esso, come insegnano i Padri della Chiesa, si può dare a Cristo la più eccelsa testimonianza d’amore “.

CD 1: “Cristo Signore, Figlio di Dio vivo, è venuto per salvare il suo popolo dai peccati e per santificare tutti gli uomini; com’egli era stato mandato dal Padre, così mandò i suoi apostoli e li santificò dando loro lo Spirito Santo, affinché, a loro volta, glorificassero il Padre sopra la terra e salvassero gli uomini, « per l’edificazione del suo corpo » (Ef 4,12), che è la Chiesa”.

DV 17: “La parola di Dio, che è potenza divina per la salvezza di chiunque crede (cfr. Rm 1,16), si presenta e manifesta la sua forza in modo eminente negli scritti del Nuovo Testamento. Quando, infatti, venne la pienezza dei tempi (cfr. Gal 4,4), il Verbo si fece carne ed abitò tra noi pieno di grazia e di verità (cfr. Gv 1,14). Cristo stabilì il regno di Dio sulla terra, manifestò con opere e parole il Padre suo e se stesso e portò a compimento l’opera sua con la morte, la risurrezione e la gloriosa ascensione, nonché con l’invio dello Spirito Santo. Elevato da terra, attira tutti a sé (cfr. Gv 12,32 gr.), lui che solo ha parole di vita eterna (cfr. Gv 6,68). Ma questo mistero non fu palesato alle altre generazioni, come adesso è stato svelato ai santi apostoli suoi e ai profeti nello Spirito Santo (cfr. Ef 3,4-6, gr.), affinché predicassero l’Evangelo, suscitassero la fede in Gesù Cristo Signore e radunassero la Chiesa. Di tutto ciò gli scritti del Nuovo Testamento presentano una testimonianza perenne e divina”.

6. Condizioni per collaborare con Cristo

Cristo, rivelando il disegno del Padre e associando a sé collaboratori, insegna anche come si deve rispondere per poter realizzare il piano di salvezza del Padre.

La condizione fondamentale è unirsi allo stesso Cristo nell’opera da realizzare. Per unirsi a Lui, è necessario conoscerlo intimamente, amarlo e seguirlo:

AG 5c: “Questa missione continua, sviluppando nel corso della storia la missione del Cristo, inviato appunto a portare la buona novella ai poveri; per questo è necessario che la Chiesa, sempre sotto l’influsso dello Spirito di Cristo, segua la stessa strada seguita da questi, la strada cioè della povertà, dell’obbedienza, del servizio e del sacrificio di se stesso fino alla morte, da cui poi, risorgendo, egli uscì vincitore. Proprio con questa speranza procedettero tutti gli apostoli, che con le loro molteplici tribolazioni e sofferenze completarono quanto mancava ai patimenti di Cristo a vantaggio del suo corpo, la Chiesa. E spesso anche il sangue dei cristiani fu seme fecondo”.

AA 6: «La missione della Chiesa ha come scopo la salvezza degli uomini, che si raggiunge con la fede in Cristo e con la sua grazia. Perciò l’apostolato della Chiesa e di tutti i suoi membri è diretto prima di tutto a manifestare al mondo il messaggio di Cristo con la parola e i fatti e a comunicare la sua grazia. Ciò viene effettuato soprattutto con il ministero della parola e dei sacramenti, affidato in modo speciale al clero, nel quale anche i laici hanno la loro parte molto importante da compiere « per essere anch’essi cooperatori della verità » (3Gv 8). È specialmente in questo ordine che l’apostolato dei laici e il ministero pastorale si completano a vicenda.

Molte sono le occasioni che si presentano ai laici per esercitare l’apostolato dell’evangelizzazione e della santificazione. La stessa testimonianza della vita cristiana e le opere buone compiute con spirito soprannaturale hanno la forza di attirare gli uomini alla fede e a Dio; il Signore dice infatti: « Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini in modo che vedano le vostre opere buone e glorifichino il Padre vostro che è nei cieli» (Mt 5,16).

Tuttavia tale apostolato non consiste soltanto nella testimonianza della vita; il vero apostolo cerca le occasioni per annunziare Cristo con la parola sia ai non credenti per condurli alla fede, sia ai fedeli per istruirli, confermarli ed indurli ad una vita più fervente; « poiché l’amore di Cristo ci sospinge » (2 Cor 5,14) e nel cuore di tutti devono echeggiare le parole dell’Apostolo: «Guai a me se non annunciassi il Vangelo » (1 Cor 9,16) (11).

Siccome in questo nostro tempo nascono nuove questioni e si diffondono gravissimi errori che cercano di abbattere dalle fondamenta la religione, l’ordine morale e la stessa società umana, questo sacro Concilio esorta vivamente tutti i laici, perché secondo la misura dei loro talenti e della loro formazione dottrinale, e seguendo il pensiero della Chiesa, adempiano con diligenza anche maggiore la parte loro spettante nell’enucleare, difendere e rettamente applicare i principi cristiani ai problemi attuali».

Il contatto con Dio attraverso la preghiera, l’attenzione alle ispirazioni divine, la ricerca del modo proprio e personale di incontrarsi con Dio sono mezzi per poter scorgere e attuare questo piano: cfr. AG 24; PC 8; PO 13 e 14.