IL CREDO DI PAPA FRANCESCO1

Esempio di personalizzazione del Credo

Nella festa di san Matteo, il 21 settembre 1953, il giovane Jorge Mario sperimentò, non ancora diciassettenne, in un modo del tutto particolare, la presenza amorosa del Signore nella sua vita. In seguito a una confessione si sentì toccare il cuore e avvertì la discesa della misericordia di Dio, che lo chiamava al sacerdozio.

Quel 21 settembre si preparava a festeggiare con una scampagnata la Giornata dello studente all’inizio della primavera australe. Prima però, senza sapere bene il perché, si reca nella sua parrocchia, la chiesa di San José de Flores, dove vede un sacerdote mai visto prima, padre Duarte, dal quale rimane colpito. Si siede all’ultimo confessionale a sinistra, rivolto all’altare, e si sente spinto a confessarsi. In quel momento accade «qualcosa». Jorge Mario avverte la chiamata al sacerdozio: «Mi successe una cosa strana durante quella confessione, non so che cosa esattamente, ma mi cambiò la vita; direi che mi son lasciato sorprendere con la guardia bassa». Prosegue, ricordando quei momenti: «Fu la sorpresa, lo stupore di un incontro, mi resi conto che mi stavano aspettando. È questa l’esperienza religiosa: lo stupore di incontrare qualcuno che ti sta aspettando. Da quel momento, per me Dio è colui che ti “anticipa”: Tu lo stai cercando, ma è Lui a trovarti per primo. Lo vuoi incontrare, ma è Lui che ti viene incontro per primo». il Papa, ricordando quei momenti, li associa a una precisa esperienza della misericordia di Dio che sempre lo accompagnerà in seguito. Passeranno quattro anni prima dell’ingresso in seminario, ma la decisione era presa.

Ricordando quei momenti poco prima di essere ordinato sacerdote nel 1969, Bergoglio in un momento «di grande intensità spirituale» scrive una personale confessione di fede che fa riferimento proprio a quella confessione:

Voglio credere in Dio Padre, che mi ama come un figlio,
e in Gesù, il Signore, che ha infuso il suo spirito
nella mia vita per farmi sorridere e portarmi così
al regno di vita eterna.

Credo nella mia storia, che è stata trapassata
dallo sguardo di amore di Dio
e, nel giorno di primavera, 21 settembre,
mi ha portato all’incontro
per invitarmi a seguirlo.

Credo nel mio dolore, infecondo per l’egoismo,
nel quale mi rifugio.
Credo nella meschinità della mia anima,
che cerca di inghiottire senza dare… senza dare.

Credo che gli altri siano buoni,
e che devo amarli senza timore,
e senza tradirli mai per cercare
una sicurezza per me.

Credo nella vita religiosa.
Credo di voler amare molto.

Credo nella morte quotidiana, bruciante, che fuggo,
ma che mi sorride invitandomi ad accettarla.

Credo nella pazienza di Dio, accogliente,
buona come una notte d’estate.

Credo che papà sia in cielo insieme al Signore.
Credo che anche padre Duarte stia lì intercedendo
per il mio sacerdozio.

Credo in Maria, mia madre,
che mi ama e mai mi lascerà solo.

E aspetto la sorpresa di ogni giorno
nel quale si manifesterà
l’amore, la forza, il tradimento e il peccato,
che mi accompagneranno fino all’ incontro definitivo
con quel volto meraviglioso che non so come sia,
che fuggo continuamente,
ma che voglio conoscere e amare.
Amen.

P. Carmelo Casile
Casavatore, 4 Dicembre 2012
1 Estratto da: Papa Francesco, La mia porta è sempre aperta, Rizzoli, pp. 38-40.