La recente enciclica Magnifica Humanitas è una enciclica sociale a tutti gli effetti. Infatti prende in esame tutti i principi cardine, elaborati nel corso del tempo dalla Dottrina Sociale, ne fa una storia e li mette alla prova della situazione attuale. Ma, da vero successore del Leone autore della Rerun novarum, prima enciclica sociale (1891), l’attuale Leone ha individuato la res nova oggi più performante del panorama sociale: l’intelligenza artificiale (IA). Non prima però di aver richiamato le altre res, perché l’IA sia collocata al posto giusto: di strumento, per quanto eccellente.

Di: Franco Pizzolato  
Data: 14 Giugno 2026
Per gentile concessione di
https://labarcaeilmare.it

Strumento nuovo, problemi antichi

Nella sua eccellenza e novità strutturale di raccolta e di elaborazione di notizie in vista della decisione, l’IA propone problemi antichi: il rapporto tra scienza e morale; tra determinismo e libertà; tra intelletto e totalità dell’umano. E infiniti altri ancora.

A d esempio, di fronte al suo cumulo di conoscenze si può chiamare in causa Kant, per il quale “Tutta la scienza del mondo non può produrre nemmeno un grammo di etica”. Sono state poi rilevate le assenze della relazionalità e dell’affettività, la mancanza di saggezza, o sapienza pratica: cioè la parzialità dell’IA. La stessa logica binaria è di per sé parziale e fuorviante, perché non tiene conto delle polarità che attraversano le alternative binarie avvicinandole.

Strumento nuovo e antica “gnosi”

Qualcuno accosta l’IA alla gnosi che, fin dal sec.II-III, aveva costruito un meccanismo tipicamente binario di cognitività che configurava un quadro etico di contrapposizione tra corpo e spirito; che deprezzava la corporeità o astenendosi da essa (gnosi continente) o abusando di essa (gnosi libertina) in quanto non determinante il valore etico dell’essere umano. Ora  la corporeità per l’etica ha assunto un ruolo decisivo (sto scrivendo queste cose nel giorno del Sacro Cuore che fa sintesi dell’umano), e a chi si addentra in questi meccanismi comparativi, diremmo che l’artificiosità di quel meccanismo binario riduttivo si era già allora scontrata con la maggior complessità (olismo) del reale e aveva fallito l’attacco frontale. Ma non annullato il nemico.

Allora la gnosi non aveva il potere politico di cui ora invece gode l’IA: e ciò fa una differenza di pericolosità. Come fare per controllare questa pericolosità e per assegnare all’IA il giusto posto di strumento nelle mani dell’uomo da usare dentro il perimetro della magnifica humanitas?

I correttivi. Quello del mercato e quello della politica

Una strada sta percorrendo, a quanto si dice, il mercato, Con il suo stile. Esso, nella lotta concorrenziale, sottrae all’IA il pascolo (il pabulum, come dicono gli epidemiologi) a cui si alimenta, come si fa coi virus nelle epidemie: cioè togliendole alcune informazioni, dandogliene altre o falsandole perfino. Così essa, ingannata, non può che prendere decisioni determinate. E manifesta la sua inaffidabilità. Fatta per la logica dell’avere e del potere, l’IA diventa vittima della sua stessa logica. Però questa strada del mendacio rovina la bontà dello strumento e ne mette in crisi anche l’uso buono.

La vera strada dell’uso buono e controllato passa per la ripresa del primato della politica sulle attività etiche e a maggior ragione sugli strumenti. A domare l’IA  sembrano più attrezzati i regimi dittatoriali  che finalizzano a scopi ideologici l’IA con un ferreo controllo politico. Come si fa in Cina. E non è un caso che l’IA favorisca la nascita di tali regimi. Ma così la pericolosità si sposta dall’indipendenza dello strumento all’autocrazia di chi lo usa. Non è il massimo. Anche se siamo più abituati a fare i conti con l’imprevedibilità, pur sempre umana, dei dittatori che con la dittatura inedita d’uno strumento anonimo e irresponsabile.

Ma la via vera del primato della politica si fa carico del controllo e del miglioramento dell’IA, implementandola di dati sempre più completi (e questo è compito della scienza), ma prevedendone, per così dire, il costitutivo e perciò perenne scarto di precarietà, parzialità e imprecisione e di falsificabilità della scienza in cui devono sempre intervenire nel momento esecutivo la presenza personale e la decisione politica.

Alla fine, la morale non dovrebbe dipendere da un algoritmo

Il Papa ha perciò ragione nel sollecitare il massimo impegno dell’umanità verso l’IA, come e forse ancor più che per le questioni più sensibili di etica, anche recenti (divorzio, aborto, eutanasia). Perché con l’IA l’etica, che oggi tanto vuole sottrarsi ad una legge morale eteronoma (che viene magari dalla trascendenza), rischia di consegnare la propria autonomia non al soggetto umano, ma ad un’opera irresponsabile delle sue mani. Nel che risiede la sostanza dell’idolatria (Salmi, 115, 4-8).

Una volta la Chiesa usava la scomunica. Si dirà – e ne convengo – che oggi non è nemmeno efficace. Ma, atteso che essa non è una dannazione eterna dell’uomo  (al giudizio ci pensa Dio), era un modo con cui la Chiesa teneva alta la soglia dell’attenzione etica. Come dovrebbe essere per tutte quelle questioni che, pur ben presenti nella Magnifica Humanitas, l’enfasi sull’IA tende a cancellare: pace, bene comune, destinazione universale dei beni, giustizia sociale, ecologia, politica ed economia….

Eppure, per ripristinare il primato della politica, cioè dell’uomo integrale, anche sull’IA, si dovrà riprendere in mano l’enciclica anche in queste parti, che saranno sicuramente trascurate dagli organi di informazione, ai quali, in epoca di liberismo imperante, non pare vero di liquidarle come res veteres, “cose vecchie”. E finendo così per non avere alcun criterio di giudizio nemmeno sulla res nova.