XIV Settimana del Tempo Ordinario
Commento di Paolo Curtaz

Lunedì 6 Luglio (Feria – Verde)
Lunedì della XIV settimana del Tempo Ordinario (Anno pari)
Os 2,16-18.21-22 Sal 144 Mt 9,18-26: Mia figlia è morta proprio ora; ma vieni ed ella vivrà.
Martedì 7 Luglio (Feria – Verde)
Martedì della XIV settimana del Tempo Ordinario (Anno pari)
Os 8,4-7.11-13 Sal 113B Mt 9,32-38: La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai!
Mercoledì 8 Luglio (Feria – Verde)
Mercoledì della XIV settimana del Tempo Ordinario (Anno pari)
Os 10,1-3.7-8.12 Sal 104 Mt 10,1-7: Rivolgetevi alle pecore perdute della casa d’Israele.
Giovedì 9 Luglio (Feria – Verde)
Giovedì della XIV settimana del Tempo Ordinario (Anno pari)
Os 11,1-4.8-9 Sal 79 Mt 10,7-15: Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date.
Venerdì 10 Luglio (Feria – Verde)
Venerdì della XIV settimana del Tempo Ordinario (Anno pari)
Os 14,2-10 Sal 50 Mt 10,16-23: Non siete voi a parlare, ma è lo Spirito del Padre vostro.
Sabato 11 Luglio (FESTA – Bianco)
SAN BENEDETTO
Pr 2,1-9 Sal 33 Mt 19,27-29: Voi che mi avete seguito, riceverete cento volte tanto.
Domenica 12 Luglio (DOMENICA – Verde)
XV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)
Is 55,10-11 Sal 64 Rm 8,18-23 Mt 13,1-23: Il seminatore uscì a seminare.
Lunedì della XIV settimana del Tempo Ordinario
Mt 9,18-26: Mia figlia è morta proprio ora; ma vieni ed ella vivrà.
Vuole solo toccare il lembo del mantello, l’emorroissa. Una vita di malattia e di isolamento: se già il flusso mestruale rendeva impura una donna, figuriamoci un problema come quello descritto! Impura e condannata a non avere relazioni: il solo contatto fisico poteva trasmettere l’impurità rituale. Una norma frutto dell’approssimativa conoscenza scientifica dell’epoca. E lei trasgredisce una legge, toccando il Maestro, eppure lo fa. A volte è necessario trasgredire per incontrare Dio e così avviene, non è lei a contaminare il Signore, ma Gesù che contamina lei con la sua purezza. Ora è guarita, ora è nuovamente donna. Così come la ragazza data per morta che Gesù riporta in vita nonostante lo scetticismo insormontabile degli amici del padre. Il Signore, oggi, sana ogni nostra malattia interiore e riporta in vita il fanciullo che abita in ciascuno di noi e che troppo spesso è mortificato dal mondo degli adulti. Questo, come Chiesa, dobbiamo annunciare: che Gesù è venuto a sanare e salvare chi si fida di lui, chi lo cerca, chi desidera anche solo sfiorare il suo mantello. Viviamo oggi da redenti, da salvati: il Signore ci dona la vita!
Martedì della XIV settimana del Tempo Ordinario
Mt 9,32-38: La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai!
Non abbiamo mai visto nulla di simile: non abbiamo mai visto persone ammutolite dalla vita imparare a confidarsi a raccontare le proprie emozioni, a parlare di sé, a trovare le parole, illuminati dalla Parola. Non abbiamo mai visto nulla di simile: persone guarite nel profondo, rese libere dal vangelo. Non abbiamo mai visto nulla di simile: un Dio compassionevole, attento al nostro dolore, alle nostre paure, che vede quanto siamo sbandati, che sa quanto dolore portiamo nel cuore. Non abbiamo mai visto nulla di simile: che Dio decida di guarire la nostra solitudine inventando la Chiesa che è la compagnia di Dio agli uomini. Questo siamo chiamati a diventare: non struttura, non organizzazione, ma profezia di un mondo altro e alto, di un modo diverso di vivere insieme, di crescere e costruire il sogno di Dio. Dio non toglie il dolore del mondo, ma abita il mondo attraverso uomini e donne che, pur davanti al dolore, hanno accolto, raccontano e vivono giorno per giorno, questo nostro Dio. È ciò che siamo chiamati a fare oggi, diventare la consolazione di Dio per tutti coloro che incontreremo sulla nostra strada.
Mercoledì della XIV settimana del Tempo Ordinario
Mt 10,1-7: Rivolgetevi alle pecore perdute della casa d’Israele.
Matteo sostiene che il gruppo dei Dodici è stato scelto e formato in modo particolare per le pecore perdute della casa d’Israele. A volte abbiamo l’idea errata e approssimativa di un Gesù venuto a cambiare radicalmente la fede di Israele. Non è così: ebreo di nascita e di formazione, Gesù ha vissuto la sua missione come rivolta essenzialmente al popolo dell’alleanza. Ma non in maniera settaria od esclusiva, così come originariamente previsto dalla Bibbia. Israele è stato scelto da Dio per essere il popolo guida dell’intera umanità, per raccontare ad ogni civiltà e cultura il vero volto del Dio che lo aveva scelto. Ragioni storiche e chiusure umane avevano svilito e ridotto questo ruolo ad una strenua difesa di una fede monoteistica, incomprensibile alle altre culture. Gesù è venuto per compiere non per distruggere. Analogamente, siamo chiamati a vivere in questa Chiesa, in questo tempo, portando a compimento il suo progetto senza snobbare gli altri fratelli, senza sentirci migliori. Come Gesù è stato capace di rinvigorire la fede del popolo ebraico, la prima Chiesa era nella sua interezza composta da ebrei!, Così anche noi siamo chiamati a rinvigorire la Chiesa in cui siamo…
Giovedì della XIV settimana del Tempo Ordinario
Mt 10,7-15: Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date.
Siamo chiamati a predicare, durante il percorso, strada facendo. Quindi a non fermarci, come se fossimo arrivati. E senza aspettare di saperne di più, di essere dei Maestri, di essere e sentirci pronti. Quando annunciamo il vangelo siamo comunque in strada, viandanti con i viandanti, cercatori con i cercatori. A volte è proprio questa tensione verso la pienezza ciò che manca alla nostra Chiesa, che troppe volte si propone come se già sapesse, come se già avesse concluso, guardando dall’alto i poveracci che non credono o credono male. No, amici, non è così, fra noi. Per essere testimoni credibili dobbiamo davvero essere in costante tensione ideale, desiderando anche noi crescere nella conoscenza del Signore. E quello che dobbiamo dire è ciò che abbiamo sentito ed accolto: il regno di Dio si è avvicinato, si è fatto vicino, è accanto. La conversione, allora, consiste nel girare lo sguardo e vedere ed accorgersi, e convertirsi. È gratuito l’annuncio, non è fonte di guadagno, ed è onesto. È il desiderio profondo di sanare gli altri come noi siamo stati sanati a spingerci verso chi ancora non conosce il Vangelo. Leggendo questa pagina ci rendiamo conto di quanto ancora siamo lontani!
Venerdì della XIV settimana del Tempo Ordinario
Mt 10,16-23: Non siete voi a parlare, ma è lo Spirito del Padre vostro.
Viviamo tempi difficili e nubi scure si addensano all’orizzonte. In questi ultimi decenni il cristianesimo ha preso il primo posto nella triste classifica delle religioni maggiormente perseguitate nel mondo. Ogni giorno centinaia di discepoli subiscono minacce e violenze, anche fisiche, a causa del Vangelo. In alcuni paesi, inoltre, il radicalismo islamico, che nulla ha a che vedere col Corano!, fomenta l’odio che giunge ad uccidere coloro che invece il testo sacro dell’Islam protegge. In Europa, invece, assistiamo al bizzarro fenomeno del diffondersi di un laicismo che giustifica ogni opinione… purché non sia cristiana! La Chiesa continua ad essere accusata di miopia e di chiusura semplicemente perché, democraticamente, esprime le proprie opinioni, poco gradite agli ambienti radicali che ormai hanno in pugno l’opinione pubblica. A noi, per ora, non succede di dover rischiare la vita nel testimoniare il Signore. Gesù, però, l’aveva previsto: il discepolo non è più grande del Maestro e può essere chiamato a dare la vita per il vangelo. Scuotiamoci dal nostro cristianesimo di poltrona e pantofole e sentiamoci in profonda comunione con chi, ancora oggi, si professa cristiano rischiando la pelle!
Sabato 11 Luglio (FESTA – Bianco) SAN BENEDETTO
Mt 19,27-29: Voi che mi avete seguito, riceverete cento volte tanto.
Noi potremmo facilmente tenere il Vangelo a distanza pensando: “Sono i discepoli ad essere coinvolti, o, tutt’al più, i santi come Benedetto, che Dio ha chiamato a realizzare una grande opera”. Ma il Vangelo non è solo un libro di storia. Non si accontenta di raccontare gli avvenimenti. Gli apostoli, i santi e i missionari rimandano a me. Guardate Pietro che ha accompagnato Gesù e gli altri discepoli che hanno abbandonato tutto; o guardate Benedetto che, giovane studente, rifiuta la vita brillante di Roma per ritirarsi nella solitudine! Tutti sono implicati nella storia. Noi saremmo semplici spettatori? Il Vangelo non ci riguarderebbe?
Eppure il Vangelo parla dell’avvento di un nuovo regno, del segreto inaudito che fa sì che Dio permetta che nasca un regno senza fine. Ciò significa dunque che Dio ha delle aspettative su di noi. È il dramma dell’amore. E la mia storia con Dio. La storia del regno dei cieli è già cominciata. Bisogna continuare a raccontare la storia come storia di Dio e del suo mondo. In questo Vangelo, è la sua storia che Gesù racconta quando dice: “Nella nuova creazione, quando il Figlio dell’uomo sarà seduto sul trono della sua gloria…” (Mt 19,28).
Per Gesù, ciò vuol dire amore fino alla croce.
Egli sa: “Mio padre mi manda nel mondo per amore e dice: Tu genererai un popolo nuovo. La tua missione è di diffondere l’amore nel mondo intero”. Dio vuole che il suo amore si riversi nel mondo. Si tratta del dramma dell’amore. Noi possiamo parteciparvi lasciando che Dio ci mostri il nostro posto. Poiché egli si indirizza a noi, personalmente. Quante volte abbiamo rifiutato questo invito: eppure la redenzione ha luogo qui e ora, oggi. Non è in teoria, ma nell’istante stesso che Gesù ama, agisce e parla. Ciò che importa è che io alzi gli occhi per vedere cosa accade. A cosa serve, se qualcuno mi perdona in teoria ma non nel suo cuore, né ora? La pratica di Gesù ci mostra una cosa: egli è andato incontro a tutti. Il suo invito valeva per tutti. Non debbo, dunque avere paura. Non sono tenuto a diventare prima un uomo a posto, posso venire quale sono. E, per una comunità, ciò significa semplicemente poter esistere anche con le proprie debolezze.
Trovo significativo il fatto che la Chiesa abbia scelto come patrono d’Europa San Benedetto. È un forte richiamo per noi all’interiorità e alla preghiera che sono il fondamento di ogni vera e duratura civiltà.
Benedetto da Norcia ha vissuto in un momento storico molto simile al nostro: il crollo dell’impero romano aveva dato l’occasione ai popoli nordici di invadere e distruggere secoli di civiltà. La Chiesa arrancava fra guerre e incomprensioni e il Signore suscitò in Benedetto il desiderio di ritirarsi in una solitaria vita di preghiera per tornare all’essenziale. Nonostante i tanti ostacoli che incontrò, anche a causa e per opera di uomini di Chiesa, Benedetto intuì l’unica via d’uscita da quella situazione: il ritorno autentico e appassionato alle radici del Vangelo. Seguendo la sua Regola, abile sintesi di esperienze precedenti fatte in Oriente e in Occidente, Benedetto fa diventare i monasteri un luogo di nuova civiltà e di speranza. Non l’aspetto politico e culturale deve predominare nel cristianesimo ma l’esperienza mistica e di fede. Come ben suggerisce ai suoi discepoli nella sua ammirabile Regola, Benedetto propone di non anteporre nulla all’amore di Cristo. Ristabilendo l’ordine delle cose, la storia assume una nuova piega: a partire dalla sua intuizione centinaia di migliaia di uomini e donne costruiranno la civiltà dei monasteri che ancora oggi permane come segno tangibile del primato di Dio nella vita di ogni uomo.
Sabato della XIV settimana del Tempo Ordinario
Mt 10,24-33: Non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo.
Gesù incoraggia i suoi, mandati ad annunciare il Regno, operai nella messe inviati a consolare il gregge senza pastore. Essenzialità, comunione, credibilità… sono queste le condizioni di cui Gesù ha parlato nei giorni scorsi. E la bella parentesi della festa di ieri ci ha richiamato all’importanza della spiritualità e della preghiera in questo annuncio. Oggi, però, Gesù rassicura i suoi davanti all’eventualità della persecuzione e dell’incomprensione che potranno incontrare (tutt’altro che impossibile): se il Maestro è stato duramente contestato e rifiutato anch’essi possono incappare nella stessa sorte. Ma non hanno da temere: Dio conosce i suoi, li sostiene, li protegge come protegge gli uccellini che si librano nell’aria… Oggi il cristianesimo è diventata la religione più perseguitata al mondo; ogni anno sono migliaia i fedeli che vengono uccisi a causa della loro fede. e ciò che spaventa è che questo feroce odio contro i cristiani è in crescita anche nei paesi civili e democratici, là dove la Chiesa viene accusata di ogni nefandezza e di ostacolare il ‘progresso’. Teniamo duro, allora, il Signore ci sostiene.
Domenica 12 Luglio (DOMENICA – Verde)
XV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)
Mt 13,1-23: Il seminatore uscì a seminare.
Il Vangelo ci racconta – se si eccettua l’ultima frase – la storia di una catastrofe. Tutto comincia nella speranza e, nonostante questo, non tarda ad essere ridotto ad un nulla: gli uccelli mangiano il seme; il terreno pietroso gli impedisce di mettere le radici; le piante spinose lo soffocano… tutto segue il suo corso disperante.
Tuttavia, in mezzo a questa catastrofe, Dio annuncia il suo “ma”: in mezzo al campo di concentramento di Auschwitz, padre Kolbe – morendo nel “bunker della fame” – loda ancora Dio onnipotente.
Nella parabola del seminatore si incontra il “ma” di Dio: ci sono poche speranze, ma vi è almeno una terra buona per portare cento frutti.
È con gli occhi di Gesù che bisogna leggerle questo genere di storie catastrofiche. E bisogna leggerle con Gesù fino in fondo.
La prima parte mostra che tutto è vano. Eppure la storia di questa sconfitta porta ad una conclusione inattesa. Dio, nella sua infinita misericordia, non lascia che il seminatore soccomba come un personaggio tragico.
Forse abbiamo qui, davanti a noi, una legge che vale per tutte le azioni di Dio nel mondo. Poiché la causa di Dio nel mondo è spesso povera e poco appariscente. Quando la si prende a cuore, si può soccombere alla tentazione della disperazione. Ma le storie di Dio hanno un lieto fine. Anche se all’inizio nulla lascia presagirlo.
Forse Gesù non racconta solo questa storia alle persone che sono sulle rive del lago. Forse la racconta a se stesso per consolarsi. Si chiede: cosa sarà di ciò che intraprendo? Si scontra con la cecità, il rifiuto, la pedanteria e la violenza. Non è ignaro delle sconfitte. “Ma” la sua parola porta i suoi frutti nel cuore degli uomini.
Chi fa la predica oggi?
Wilma Chasseur
“Chi ha orecchi intenda”. Oggi siamo invitati ad avere orecchie funzionanti. Ma quali orecchie? Quelli che ascoltavano Gesù che raccontava la parabola del seminatore, le orecchie le avevano tutti, eppure rivolse proprio a loro quell’invito. Come fare per sapere se abbiamo le orecchie giuste o dobbiamo procurarci magari un paio di orecchie di ricambio?
• Quali orecchie?
Prima di tutto vi dico di quali orecchie non abbiamo bisogno: di quelle per esempio per ascoltare altri commenti a questo Vangelo perché lo commenta direttamente Gesù: oggi la predica la fa Lui. Qui non è solo il Signore che parla, ma anche che commenta, e fin qui è tutto chiaro. Resta da chiarire di quali orecchie parli.
Intanto guardiamo un po’ la scena. Scena contemplativa per eccellenza: vediamo Gesù che esce di casa, va a sedersi in riva al mare, si prende per così dire una piccola vacanza sulla spiaggia e immediatamente si gli si raduna attorno una grande folla. Allora si mette a sedere sulla barca e parla loro di molte cose, poi racconta la parabola del seminatore e in seguito la spiega. Quindi se non dobbiamo chiederci cosa volesse dire con quella parabola perché la spiega in tutti i dettagli, dobbiamo però chiederci e chiedergli: cosa vuoi che io intenda oggi? Per ognuno sarà una cosa ben precisa e diversa per tutti: per uno sarà una virata decisiva, un’inversione di marcia, per un altro sarà più coerenza, per un altro ancora più fervore ecc. Ognuno di noi sa cosa c’è da raddrizzare nella propria vita.
• Da chi discendiamo noi?
Mi piace molto anche la seconda lettura dove si dice che la creazione stessa attende di essere liberata dalla schiavitù della corruzione ed entrare nella gloria di Dio. Ora se c’è qualcuno che osserva già alla perfezione la legge di Dio è proprio la creazione: il Sole ruota alla velocità giusta, i pianeti seguono la loro orbita senza mai uscire e precipitare gli uni sugli altri: altrimenti ci sarebbero continui incidenti planetari e stellari…La luce corre alla velocità strabiliante in cui l’ha lanciata il suo creatore, cioè 300mila km al secondo senza mai rallentare e tutto osserva un disegno eterno prestabilito dal Creatore. Solo dove ci sono creature dotate di libero arbitrio, regna il caos: guerre, incidenti, stermini e la si paga molto cara perché già Einstein diceva che non si può toccare un fiore senza far tremare una stella, figuriamoci toccare un essere fatto a immagine e somiglianza di Dio…C’è una solidarietà cosmica. Noi infatti siamo polvere di stelle, discendiamo addirittura dalle stelle( altro che dalle scimmie…)
• Cosa farò da piccolo?
L’unica condizione per saperlo è rimanere piccoli. Ecco allora la domanda finale che vi lascio e che si riallaccia al vangelo di domenica scorsa: cosa farò da piccolo? Ai piccoli saranno rivelate cose grandiose, anche i misteri dell’universo, il problema è voler rimanere piccoli quando tutti, società compresa, spingono a diventare grandi, importanti, a mettere avanti titoli su titoli ecc.
Eccovi tre regolette per aiutarvi nell’impresa
1) Fermati per pregare: è il maggior potere che l’uomo ha sulla terra, la preghiera è la forza dell’uomo e la debolezza di Dio
2) Fermati per amare: è l’unico grande privilegio che distingue l’uomo da ogni altra creatura
3) Fermati per dare: il giorno è troppo corto per vivere da egoista