
Carlo Maria Martini
La dimensione contemplativa della vita
Lettera Pastorale 1980/81
[Educazione alla preghiera silenziosa e alcune indicazioni pratiche]
[17] Come vivere tutte queste realtà nella esperienza quotidiana? Potremmo avere l’impressione che si tratti di verità grandiose, che ci aprono nuovi orizzonti, ma che è difficile riportare alla pratica di ogni giorno. Tuttavia il riflettervi un po’ sopra costituisce già un primo passo.
La nostra povera preghiera personale, le nostre semplici letture della Bibbia e i momenti di adorazione e silenzio che riusciamo a strappare all’incalzare degli impegni quotidiani, sono davvero un “tesoro nascosto” che dobbiamo riscoprire nel campo della nostra vita. Si tratta di partire da ciò che già ci è dato di capire e di vivere e di metterci a camminare risolutamente per questa via, con coraggio e spirito di sacrificio, avendo ben chiari in testa le mete, gli strumenti e gli ambiti dell’educazione alla preghiera.
[18] Occorre anzitutto chiarire la MÈTA.
E’ importante evitare un certo estrinsecismo (proporre la preghiera come una cosa da fare accanto alle altre, senza capire la sua coestensione alla vita globale del cristiano e dell’uomo) e un certo efficientismo (illudersi di raggiungere risultati immediati, quasi automatici, in conseguenza di certi strumenti messi a disposizione).
Le mete devono essere più modeste e insieme più radicali, Esse potrebbero essere così indicate:
– la consapevolezza del valore cristiano della preghiera. Occorre rendersi conto dal di dentro che la preghiera silenziosa e contemplativa è indissociabile dall’esistenza cristiana autentica (cfr. sopra pp. 10-20);
– l’educazione progressiva: si tratta di cominciare a fare alcuni passi: importante è farli nella direzione giusta, suscitando e chiedendo la voglia di fare passi ulteriori;
– l’iniziale esperienza: occorre prevedere forme e modi che già immettano le persone, secondo i diversi stadi di maturità spirituale, nel mondo meraviglioso della preghiera contemplativa. A pregare, infatti, si impara pregando.
[19] Gli strumenti si proporzioneranno alle mete:
– In ordine alla consapevolezza sembrano particolarmente utili:
a) una catechesi ben fatta, distribuita magari in alcuni momenti dell’anno con sussidi appositi. Potrebbe essere interessante, quest’anno, dato che è proposto alla lettura liturgica domenicale il Vangelo secondo Matteo, fare particolare riferimento ai testi di questo Vangelo alla preghiera (in particolare Mt 6, 5-14; 7, 7-11). Si tenga ben presente tuttavia che non si dà una catechesi astratta sulla preghiera: occorre contemporaneamente pregare e far pregare, con opportuni esercizi e pause di silenzio. La necessità di unire parola, silenzio e preghiera vale per ogni comunicazione della fede cristiana.
b) Una conoscenza concreta della vita di preghiera vissuta da coloro che hanno la vocazione profetica della preghiera. Occorre favorire per questo i contatti con i vari luoghi e centri di contemplazione per far conoscere il loro modo di pregare.
Sarebbe auspicabile che coloro che vivono questo dono della preghiera in comunità, in particolare i religiosi e le religiose, potessero aprirsi a momenti di accoglienza per chi volesse partecipare con essi a queste esperienze.
– In ordine alla educazione occorre tener presente e vedere di proporre in sussidi pratici i valori costanti e insieme le più significative variabili dei diversi metodi di preghiera meditativa proposti dai santi lungo la storia della tradizione spirituale cristiana, tenendo anche conto delle proposte di preghiera profonda che giungono dall’Oriente cristiano e non cristiano.
Potrebbe anche essere utile tentare di affrontare qualche concreto itinerario di preghiera per varie categorie di persone, utilizzando le molte esperienze già fatte in questo campo.
In ordine alla iniziale esperienza, sarà utile preparare sussidi e valorizzare quelli già esistenti in rapporto a due realtà con cui la preghiera contemplativa e silenziosa deve sempre essere connessa, cioè la liturgia e la vita con i suoi ritmi: di qui l’utilità di sussidi legati ad una comprensione più profonda dei momenti dell’anno liturgico e di sussidi miranti ad una comprensione cristiana dei momenti più significativi della vita (orazioni quotidiane – mattino e sera, prima e dopo i pasti, ecc.- e settimanali, in particolare per la famiglia: nascita, infanzia, adolescenza, amore, lavoro, tempo libero, malattia, morte).
[20] Gli ambiti entro cui vanno messi in atto questi strumenti riguardano le varie componenti della comunità cristiana e i nuclei fondamentali della società umana.
– Il presbiterio con il suo vescovo deve riscoprire il posto della preghiera contemplativa entro il quadro della spiritualità sacerdotale. Si tengano presenti a questo proposito le indicazioni della lettera del Giovedì Santo, il documento della CEI su “Seminari e vocazioni sacerdotali” e le indicazioni sulla “spiritualità del presbitero diocesano” preparate dal Consiglio Presbiteriale.
– I decanati potranno riflettere su quali iniziative, fra quelle indicate, conviene far convergere, in alcuni tempi dell’anno, a motivo di segno e di stimolo, l’attenzione delle parrocchie e dei gruppi particolari. Va anche presa in considerazione la possibile esperienza di una “scuola di preghiera” da offrire da uno o più decanati congiuntamente, in eventuale relazione con luoghi particolarmente a ciò adatti (case di esercizi, monasteri contemplativi, ecc.).
– Le parrocchie: valorizzino i momenti di preghiera silenziosa già presenti nell’azione liturgica; educhino i vari gruppi alla preghiera contemplativa con gli strumenti sopra indicati; propongano tempi comuni di preghiera soprattutto in connessione con i tempi forti della liturgia annuale, in speciali occasioni di adorazione, quali Quarant’ore ecc.; offrano strumenti per far pregare i parrocchiani con i tempi importanti della vita. Si tenga presente che la parrocchia, insieme con la famiglia, è il luogo normale di educazione alla preghiera dei battezzati. Dal modo e dal tono con cui si prega, dal rispetto delle pause e dei momenti di silenzio, dalla solennità, dignità e intelligibilità con cui viene proclamata dai lettori la Parola della Scrittura, dalla cura posta nel canto, dipende in gran parte la intuizione che esiste, al di là della preghiera delle labbra, una preghiera del cuore, e l’invito a prolungarla e a coltivarla esplicitamente.
Si valorizzi anche l’educazione teorica e pratica alla preghiera che può essere data, in maniera molto semplice ed efficace, in occasione del sacramento della Riconciliazione secondo il nuovo rituale e nella direzione o guida o “accompagnamento spirituale”. Ci si ricordi che anche i bambini sono suscettibili di una profonda educazione alla preghiera, che sappia valorizzare anche i gesti e i segni esteriori.
– I santuari e i centri di preghiera contemplativa vanno riscoperti, valorizzati, proposti come meta di pellegrinaggi e incontri. Le comunità religiose operanti nel territorio si prestino generosamente a offrire la loro esperienza, i luoghi, il tempo, le persone per favorire l’educazione alla preghiera.
– Le famiglie, educatrici prime della preghiera, devono assolutamente riscoprire questo loro compito ed essere aiutate a diventare vero luogo di preghiera.
La famiglia è luogo di interessi affettivi, di rapporti personali profondi: può e deve essere, quindi, un ambito privilegiato per ricostruire il tessuto antropologico previo e abilitante alla preghiera. Sarà importante per esempio che i genitori sappiano educare i figli a rinunciare a elementi di dissipazione (particolarmente a programmi televisivi quanto meno inutili) per riservare spazi di aperta e affettuosa conversazione e di raccoglimento davanti a Dio. Si potrebbe fare in modo che i diversi sussidi di stampa cattolica o i ciclostilati che entrano un po’ in tutte le famiglie, anche quelle che non frequentano la chiesa, offrano lungo l’arco di tutto l’anno, sia una catechesi, sia qualche itinerario concreto di preghiera famillare.
– Tutti i gruppi in cui si attua una qualche esperienza di comunità si esamino attentamente per vedere quale posto danno alla “preghiera silenziosa” nel senso sopra descritto. Là dove si recitano lodevolmente insieme Lodi e Vespri, si curi di farlo con la dovuta calma, le pause e i momenti di silenzio che danno il gusto della preghiera profonda.
– A livello diocesano sarà utile prevedere qualche iniziativa che metta il popolo di Dio in comunione di ascolto silenzioso della Parola letta e commentata dal vescovo. Si studierà di prevedere tali riunioni in alcuni momenti particolari dell’anno.
[21] Si potrebbero prolungare indefinitamente i diversi riferimenti per l’educazione alla preghiera silenziosa. Dopo averci riflettuto, ho pensato che fosse più opportuno che ulteriori indicazioni più specifiche fossero proposte a parte. Del resto gli educatori per eccellenza alla preghiera che sono i sacerdoti, sapranno trarre dal tesoro della tradizione e spiritualità ambrosiana “cose vecchie e nuove” per questo compito fondamentale.
Volendo tuttavia dare alcuni suggerimenti riassuntivi, mi limiterei ai tre seguenti.
[22] Silenzio e adorazione. Allarghiamo in noi e negli altri i momenti di pausa contemplativa, di silenzio adorante. Ci sarà chi lo farà aiutandosi con le preghiere di tipo ripetitivo-contemplativo tradizionali, come il Rosario o la Via Crucis, chi userà piuttosto la “preghiera di Gesù” della tradizione orientale o le giaculatorie o altre forme. Tra di esse è certamente da rivalorizzare la preghiera adorante connessa alla Comunione e davanti al Santissimo Sacramento. Si tenga conto di quanto i giovani siano sensibili al richiamo della preghiera silenziosa.
[23] Ascolto della Parola e lectio divina. Il silenzio prepari il terreno su cui cade il seme della Parola. Alla luce dell’insegnamento della Chiesa, e particolarmente del Concilio, leggiamo attentamente, con calma, il brano del lezionario del giorno, chiedendoci: quale “buona notizia” è contenuta qui per la mia vita? Oppure percorriamo attentamente un libro della Scrittura, un Salmo, lasciando che il messaggio penetri in noi. Facciamo delle pause, e sentiamo verso quali forme di preghiera ci muove lo Spirito del Signore che è dentro di noi.
[24] Tempi forti dello Spirito. Ricaviamo per noi e per gli altri dei tempi dedicati soltanto al silenzio e all’ascolto orante. Per questo occorrerà di solito avere luoghi diversi da quelli in cui si svolge la nostra vita, cercare un po’ di “deserto”. Ciascuno deve mettere in programma qualche giornata di ritiro che sia veramente tale. Si promuovano gli Esercizi Spirituali in quelle forme che insegnano davvero a pregare. Gli Esercizi sono infatti la più efficace scuola di preghiera. Qui nascono spesso le vocazioni di speciale consacrazione e impegno nella Chiesa. E’ lodevole iniziativa quella che prevede, al compimento della scuola secondaria o comunque nel periodo di scelte decisive, un corso di Esercizi in ordine agli orientamenti di vita.
[25] Programmare e verificare. Aggiungo un’ultima indicazione, che è di metodo, ma che ritengo importante, se vogliamo seriamente camminare per questa strada.
Bisogna che nei vari ambiti sopra menzionati (in particolare nelle parrocchie e nei consigli pastorali, nei decanati, nelle comunità e nei gruppi) ci si impegni durante il mese di ottobre a rispondere alle domande seguenti, o simili:
Qual è la nostra situazione rispetto a questa proposta? Che cosa si potrebbe programmare per far crescere la consapevolezza e per favorire l’educazione alla preghiera? Quali strumenti usare, quali iniziative proporre, quali “segni” concreti suscitare?
Periodicamente, e soprattutto in Avvento e Quaresima, sarà importante operare una verifica di quanto si è fatto e aggiornare il programma a partire dalla esperienza.
Da parte mia chiederò ai Vicari Episcopali di zona di tenermi informato sulle iniziative più interessanti e stimolanti, che potranno anche essere comunicate ad altri. Il Signore ci aiuti così ad aprirci sempre più alla sua Parola di salvezza .
Ho scritto queste cose con la convinzione che la realtà più importante a cui la preghiera ci deve orientare è la carità. Questa è la meta finale a cui siamo chiamati. Su questo punto, che mi sta tanto a cuore, cioè sul come la nostra Chiesa deve vivere la carità verso tutti dovremo un giorno fermarci più a lungo. Ma mi è sembrato che in questo primo dialogo prolungato con gli uomini e le donne di questa nostra diocesi fosse necessario insistere sulle radici personali profonde di ogni nostro fare, di ogni nostro servizio alla gente e specialmente ai più poveri.
La preghiera, come la carità, è un dono dall’alto. Essa ci mette a servizio di una società più giusta. Ci fa vedere il mondo con gli occhi li Dio. Da un dono come questo possono nascere tante cose.
Per intercessione di Maria, modello di preghiera silenziosa, invoco questo dono su di me e su tutti voi.
Milano, 8 settembre 1980
+ CARLO MARIA Arcivescovo