Jessica Todaro, nostra collaboratrice, ci aveva mandato qualche giorno fa un articolo in cui proponeva interessanti considerazioni sul rapporto fra l’esperienza del dolore e la fede. Accompagnava l’articolo con una lettera personale in cui “giustificava” quello che aveva scritto con alcune esperienze personali che stava attraversando. Le abbiamo chiesto di far “entrare” la sua narrazione personale nell’articolo. Ne è venuta fuori una testimonianza di straordinaria bellezza che offriamo volentieri ai nostri amici e lettori.

Di: Jessica Todaro  
Data: 28 Giugno 2026
Per gentile concessione di
http://www.labarcaeilmare.it

Avevo perso la fede.  Poi in Ucraina ho incontrato chi soffriva e mi sono vergognata di me

Anni fa, dopo l’adolescenza, ho perso la fede. Ero molto arrabbiata con Dio e con la Chiesa, e mi sono allontanata. Ho vissuto una vita con il cuore desolato, e sono persino arrivata a chiedere lo sbattezzo.

Ho lavorato, per tanti anni in contesti di guerra, cercando giustizia in situazioni difficili. Giustizia non ne ho trovata, ma in Ucraina ho ritrovato il Signore. L’ho visto illuminare il cuore di chi soffriva; davanti alla loro fede incrollabile, mi sono vergognata di me.

Ho ripreso in mano la Bibbia. Da due anni studio settimanalmente con una cara amica, molto devota, che ha avuto la pazienza di starmi accanto nella mia paura di tornare in Chiesa.

Oggi mi sento pronta a tornare a casa. Il Signore è stato accanto a me nonostante io non lo guardassi e non lo ascoltassi; è stato sempre un padre fedele, e io vorrei tornare a essere una figlia fedele.

Nella sofferenza anche Dio diventa un problema

Nella vita personale, questo è per me un momento di sfida. Quando riceviamo una cattiva notizia, una delle reazioni più spontanee è domandarci: “Perché proprio a me?”, oppure dirsi “Non è giusto”. Sono domande profondamente umane. Di fronte al dolore, alla malattia, alla perdita o al fallimento, ci sentiamo spesso smarriti e tentati di pensare che tutto sia privo di senso.

Per qualcuno, la sofferenza diventa persino un motivo per dubitare di Dio: “Se Dio esistesse, non ci sarebbe tutto questo dolore nel mondo”; “Se Dio esistesse non mi farebbe questo”. Eppure, la Bibbia non ci presenta mai un Dio che promette una vita facile.

Nella Bibbia, però, Dio non ci promette una vita senza dolori. Ci promette “soltanto” di farci compagnia

Dio non ci promette che saremo sempre in salute. Non ci garantisce che i nostri cari non soffriranno mai. Non ci vende l’illusione di poterci distaccare dal dolore, di raggiungere la beata apatia. Non ci promette che realizzeremo facilmente tutti i nostri sogni o che saremo risparmiati dalle prove della vita. Nulla di tutto questo si trova nelle Scritture.

C’è però una promessa infinitamente più bella che attraversa tutta la Bibbia: Dio sarà con noi.

Nel Salmo 91, Davide descrive il Signore come il suo rifugio e la sua fortezza. Nei Vangeli vediamo Gesù presente sulla barca durante la tempesta; i discepoli sono terrorizzati dalle onde, ma la sua presenza cambia tutto. La tempesta non scompare immediatamente; ciò che cambia è la certezza che non sono soli.

La fede non consiste nel credere che non accadranno cose terribili. Consiste nel sapere che, qualunque cosa accada, Dio non ci abbandonerà.

Dio è fedele. È costante. È l’unico punto fermo in un mondo che cambia continuamente. Le circostanze mutano, la salute può venir meno, i progetti possono fallire, ma il suo amore rimane.

Per questo la fede può diventare una fonte di consolazione nei momenti più difficili. Non perché renda il dolore meno reale, o ci ovatti la coscienza con una dolce bugia, ma perché ci ricorda che nel mezzo del dolore possiamo trovare la sua pace e la sua grazia. Ci ricorda che esiste un’ancora capace di tenerci saldi quando tutto sembra crollare.

Il Creatore della Vita, l’origine degli atomi e delle galassie, è una fonte d’amore: ecco la grande consolazione della fede, che consente di attraversare il dolore con grazia e speranza.

Nel luogo della nostra ferita Dio ci viene incontro

Dio non desidera la nostra sofferenza e non si diverte a punire i suoi figli. Il dolore fa parte della condizione umana, di un mondo segnato dalla fragilità. Ma proprio lì, nel luogo della nostra ferita, Dio ci viene incontro e ci dice: “Non temere. Io sono con te”.

L’amore non cancella il dolore, ma gli impedisce di avere l’ultima parola. L’amore ci permette di essere feriti senza diventare disperati, di piangere senza perdere completamente la speranza, di arrabbiarci senza odiare.

Nel suo disegno di grazia, anche il dolore ha la sua bellezza, perché ci apre il cuore alla sofferenza altrui. Soffriamo, dunque. Poi gioiremo, perché Dio è infinitamente buono.

Jessica Todaro
Classe 1993, laureata in scienze giuridiche, ha conseguito un master in sicurezza informatica. Sposata. Da oltre dieci anni attiva nella cooperazione internazionale, ha collaborato in progetti tra Africa, Kurdistan, Ucraina e Palestina. Si interessa dei movimenti sociali e lavora come sindacalista per CUB a Milano.