Il viaggio in Spagna ha messo in luce il carattere missionario del pontificato, che sembra voler viaggiare per annunciare il Vangelo con convinzione. Con un rischio ‘romano’…

di José Luis Ferrand
17 Giugno 2026
Per gentile concessione di
http://www.vinonuovo.it

Dopo il lungo viaggio di papa Leone XIV in Spagna, è tempo di trarre con calma e prudenza alcune conclusioni. È evidente che il papa si sente a suo agio tra la gente e che il suo apparente mantenere le distanze si è gradualmente attenuato, almeno per quanto si è potuto constatare durante questo viaggio. Ciò dimostra che si sente sufficientemente sicuro non solo per «alzare lo sguardo», come ci ricordavano costantemente, ma anche la voce quando voleva mettere in rilievo o enfatizzare i suoi messaggi. Durante questo viaggio lui stesso si è certamente messo alla prova, visto che aveva un’agenda pubblica e privata assolutamente straordinaria.

Dopo aver seguito il suo itinerario in questi ultimi giorni, emerge una deduzione o un’intuizione. Leone XIV sembra essere pienamente consapevole che, finché il suo corpo glielo permetterà – e a quanto pare si prende cura di sé facendo sport – viaggerà in tutti e cinque i continenti. Evidentemente non per turismo spirituale, ma per seguire le parole di Paolo nella I Lettera ai Corinzi (1Cor, 9,16: «Guai a me se non annuncio il Vangelo!»). Per Paolo annunciare il Vangelo non è un motivo di orgoglio personale, ma una responsabilità che sente come una chiamata di Dio. E anche quelle altre parole dello stesso Paolo nella II Lettera a Timoteo (2Tm 4,2: «Predica la parola, insisti in ogni occasione, opportuna e inopportuna»). Nel senso che annunciare Cristo non dovrebbe essere fatto solo quando le circostanze sono favorevoli o convenienti, ma bisogna rimanere fedeli alla propria missione in ogni situazione. Potremmo parafrasare senza falsificare: «in ogni luogo». Pertanto, questa fedeltà alla missione, evidente dalla sua storia personale, lo porterà sicuramente a percorrere migliaia di chilometri per annunciare Gesù Cristo. Probabilmente comprende che la sua missione non è solo predicare il Vangelo a Roma e da Roma, ma anche esercitare questo necessario ministero universale. Nell’attuale momento cruciale della Chiesa cattolica, segnato da molte tensioni ma anche ricco di speranza, la parola del papa può essere un balsamo importante. Tuttavia, il rischio rimane lo stesso, riassunto in quelle parole dure ma spesso veritiere: «Se ti ho visto, non mi ricordo di te». Questo non sarebbe auspicabile in occasione di questa visita papale nel nostro Paese. Seguiremo con attenzione l’operato della Conferenza Episcopale Spagnola. Speriamo che non stiano semplicemente cercando di trarre privilegi o vantaggi all’ombra del papa, dopo il protagonismo che hanno avuto i vescovi.

Tuttavia, questa vocazione missionaria di papa Leone XIV, profondamente radicata nella sua personalità e nella sua storia, ha un precedente negativo da cui bisogna guardarsi. I papi itineranti non possono trascurare la Curia Romana, perché può essere pericoloso. Pertanto, il papa deve controllare le retrovie e affidare questa istituzione a persone di sua assoluta fiducia, che possano vigilare e controllarla con autorevolezza. La tendenza della Curia, sotto papi deboli o assenti, è stata quella di acquisire un’eccessiva autonomia in tutti gli ambiti; perciò, ha bisogno di essere guidata in modo molto particolare. Lo abbiamo visto ai tempi di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI; quindi sarebbe un peccato se la bella e necessaria opera di evangelizzazione di Leone XIV venisse stroncata dai «lupi» che si aggirano in Vaticano.

Detto questo, ciò che conta è che nell’attuale congiuntura ecclesiale la voce del papa risuoni con vigore per proclamare che la Chiesa è viva e continui ad annunciare, con forza e speranza, il messaggio di Cristo risorto. Il mondo ha bisogno di un leader morale che proclami alto e forte, come ha fatto Leone XIV in Spagna, che l’uomo – ogni uomo – è il grande amore e il progetto di Dio. Senza dubbio, Leone XIV si dedicherà pienamente a questo compito.

Articolo pubblicato il 16.6.2026 nel Blog dell’autore nel sito «Religión Digital» (www.religiondigital.org). Traduzione a cura di Lorenzo Tommaselli