Nella Bibbia l’acqua, il fuoco, la natura tutta rimandano a Dio. Il linguaggio simbolico del cristianesimo fa ricorso spesso agli elementi della natura. E san Francesco…

Di: Jessica Todaro  
Data: 18 Maggio 2026
Per gentile concessione di
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Nella storia del pensiero umano, poche intuizioni sono state tanto persistenti quanto quella che vede nella natura una manifestazione del metafisico, un riflesso di qualcosa di oltre. Dalle cosmologie antiche agli impianti religiosi, l’idea che la realtà materiale non sia fine a sé attraversa secoli e culture, suggerendo che il visibile custodisca una traccia dell’invisibile.

Considerando la realtà umana come parte integrante della realtà naturale, ne consegue che i bisogni fondamentali della vita biologica non siano esclusivamente condizioni materiali dell’esistenza, ma anche espressioni della vita spirituale.

Il Creato e il Creatore. Il fuoco, l’acqua

Nel cristianesimo, il Creato è espressione del suo Creatore. Nell`Antico Testamento si fanno numerosi riferimenti a manifestazioni di Dio attraverso elementi naturali, ripresi poi con dovizia nel Nuovo testamento – con ampia soddisfazione di quella meravigliosa caratteristica di corrispondenza tra le due fasi della Parola (la strada preparata e il compimento).

In Esodo 3, 2, Mosè incontra Dio nel fuoco che non consuma:
L’angelo del Signore gli apparve in una fiamma di fuoco dal mezzo di un roveto.

Poco dopo, in Esodo 19, 18, di nuovo la manifestazione divina avviene nel fuoco:
 Il monte Sinai era tutto fumante, perché su di esso era sceso il Signore nel fuoco.

Questo riferimento trova il suo perfetto corrispettivo nella Pentecoste, che in Atti 2, 3-4 vede lo Spirito Santo discendere sui discepoli come lingue di fuoco.

In Genesi 1, 2 lo spirito di Dio aleggiava sulle acque (in ebraico ruah significa spirito, vento), e in Atti 2, 2, sempre nel contesto della Pentecoste, venne all’improvviso dal cielo un fragore, quasi un vento impetuoso.

Similmente, Dio viene cercato come un assetato cerca l’acqua nel Salmo 42, 2 (come la cerva anela ai corsi d’acqua, così l’anima mia anela a te), ed ecco che il compimento avviene in Giovanni 4, 13-14 grazie al Cristo, il quale afferma che chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete; ma chi beve dell’acqua che io gli darò, non avrà mai più sete, anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna.

Io vi battezzo con acqua per la conversione; ma colui che viene dopo di me è più potente di me e io non sono degno neanche di portargli i sandali; egli vi battezzerà in Spirito santo e fuoco.
Matteo 3:11

Francesco, frate Sole e sora Luna. E Sora Morte

Per questo San Francesco d’Assisi, nel Cantico di Frate Sole (più comunemente noto come Cantico delle Creature, sebbene il titolo dato da Francesco fosse il primo) insisteva che tutto è bello. È bello il sole, sono belle la luna e le stelle. Francesco li chiama appunto frate e sora, fratello e sorella, considerandoli in piena comunione con gli uomini. È bella anche la morte, sora Morte, senza la quale l’esperienza umana non potrebbe compiersi appieno.1

Lo Spirito Santo che si muove come vento e discende come fuoco, il Figlio dell’Uomo che si fa cibo per l’Umanità, l’attenzione di Dio nel cesellare il più minuscolo atomo e la più magnifica galassia: la Natura fa parte della personalità di Dio, e tutta la Creazione risponde al Creatore.

Acqua per gli assetati e cibo per gli affamati, Cristo porta nutrimento all’anima attraverso il suo sacrificio, con il corpo spezzato come pane e il sangue versato come vino, rendendo possibile la comunione – ossia partecipare alla Creazione attraverso il Creatore.

La quercia che parla di Dio

La quercia chiese al mandorlo: parlami di Dio.
E il mandorlo fiorì.

Aforisma attribuito all’autore greco Nikos Kazantzakis.

1. Alessandro Barbero, San Francesco, Editori Laterza 2025. Qui Francesco d’Assisi fa un lavoro culturale raffinatissimo, che secoli dopo rischia di sfuggirci. Affermare che tutto il Creato sia bello è infatti un chiaro punto a sfavore dell’eresia dei catari, all’epoca assai diffusa, secondo cui vi erano un dio buono e un dio cattivo, parimenti creatori.