Visti gli eventi memorabili e bene auguranti che avevano caratterizzato il decennio conclusivo del XIX secolo sulla Collina degli Usignoli, si sarebbe pensato che la casa di Maria entrasse nel XX secolo con la prospettiva di passare rapidamente da ignota rovina a santuario famoso. Tanto più che essa aveva ricevuto un’inattesa spinta in questo senso quando, nel 1902, fu testimoniata la prima apparizione della Madonna presso la casa, seguita dai primi rapporti sulle guarigioni di malati che avevano bevuto l’acqua della sorgente. Nemmeno la morte nel 1903 di papa Leone XIII, che aveva creduto fortemente nel carattere singolarmente sacro della casa di Maria, sembrò danneggiare le sue possibilità di un riconoscimento mondiale, visto che il successore di Leone, papa Pio X, si affrettò a inviare le sue congratulazioni e la sua apostolica benedizione ai padri Lazzaristi, incoraggiandoli a continuare la loro esplorazione. Addirittura, nel 1914, egli accordò ai pellegrini al santuario l’indulgenza plenaria per la remissione di tutti i peccati.

1. La «casa» tra due guerre e una rivoluzione

Fin dagli inizi, nel giro di pochi mesi, la casa divenne una delle prime vittime della Grande Guerra (1914-1918). Il terreno che era stato acquistato da suor Grancey fu immediatamente confiscato dal governo turco, non solo per la collocazione strategica della proprietà che dominava l’Egeo, ma anche perché la Turchia era entrata in guerra dalla parte della Germania, e di conseguenza contro la Francia. La sconfitta delle Potenze Centrali nel 1918 non portò alcun cambiamento nella situazione della casa. Addirittura, ebbe a soffrire ancor più dalla “pace” che seguì, quando i Greci invasero la regione di Smirne e Mustafà Kemal (successivamente chiamato Atatürk) lanciò la sua rivoluzione contro il sultanato ottomano di Istanbul. Nei quattro anni successivi tutta la Turchia si trovò in uno stato di violenta agitazione. E questo durò sino alla fine del 1922, quando la rivoluzione trionfò, il sultanato fu abolito e le truppe di Mustafà Kemal sconfissero le forze di occupazione italiane e francesi e gettarono – letteralmente! – in mare i Greci. Poi, nel corso degli anni ’20, i Turchi furono impegnati nella costruzione di una repubblica moderna, secolare, kemalista. Quindi non sorprende che la conservazione di un piccolo santuario cristiano sulla costa occidentale del paese non entrasse nell’agenda di nessuno, a parte quella dei padri Lazzaristi, i quali lavorarono pazientemente perché il governo riconoscesse il loro diritto legale di proprietà (siccome suor Grancey aveva ceduto la proprietà a padre Poulin nel 1910, e padre Poulin era morto nel 1928, alla fine i Lazzaristi fecero appello al tribunale a nome proprio). La questione era ancora irrisolta nell’estate del 1931 quando mons. Angelo Giuseppe Roncalli, più tardi papa Giovanni XXIII, guidò a Efeso una delegazione per ricordare il quindicesimo centenario del III Concilio Ecumenico nella chiesa della Vergine Maria. Purtroppo, la strada che saliva sulla montagna era diventata praticamente intransitabile nei quarant’anni successivi alla sua costruzione, e così la delegazione non poté recarsi in visita alla casa.

Finalmente, il 24 settembre 1931, festa della Madonna delle Grazie, il tribunale riconobbe che la proprietà apparteneva davvero ai Lazzaristi.

Ma se la Grande Guerra aveva di fatto vanificato il decreto del papa del 1914, a quel punto fu la “grande depressione” a condannare la casa di Maria a un’ulteriore incuria con conseguente deterioramento. E quando la grande depressione passò, il mondo si trovò di nuovo in guerra (1939-1945), anche se questa volta senza coinvolgimento turco. Questo significò che la piccola casa continuò a languire nell’isolamento tra i boschi sopra Efeso, dimenticata dal resto del mondo. Nemmeno la fine della guerra segnalò qualche cambiamento della sua melanconica situazione, perché nel Mediterraneo orientale tutto fu rapidamente sconvolto dal problema palestinese venutosi a creare nel frattempo.

Il momento della svolta per la casa arrivò finalmente il 1° novembre 1950, quando papa Pio XII pubblicò la sua enciclica Munificentissimus Deus che proclamava il dogma dell’assunzione di Maria in cielo in anima e corpo dopo il termine della sua vita terrena. Anche se questa proclamazione non faceva che definire una credenza presente da lunghissima data nella Chiesa, i suoi effetti furono immediati e impressionanti. Subito i cristiani cominciarono a interrogarsi, molti per la prima volta, da dove Maria era salita al cielo. Dopo alcuni mesi il papa dichiarò la casa di Maria, presso Efeso, santuario ufficiale per i pellegrinaggi e confermò l’indulgenza plenaria per tutti coloro che vi si recavano. Decretò inoltre che i sacerdoti in visita al santuario potevano celebrare la messa votiva dell’Assunzione. Finalmente la Collina degli Usignoli era entrata nella carta geografica religiosa!

Poco dopo l’arcivescovo di Smirne, monsignor Joseph Descuffi, costituì un’Associazione non-profit locale per occuparsi della proprietà e cominciare il restauro radicale della casa. A quel punto la proprietà e anche la custodia del sito furono trasferite all’Associazione. Nel frattempo il governo turco cominciò a costruire una nuova strada lastricata e fece arrivare la corrente elettrica nel luogo. Furono costruiti nuovi edifici per alloggiare i custodi e gli ecclesiastici residenti, e a valle, lungo la strada principale, vennero installati segnali per indicare la direzione verso la casa di Meryem Ana (Madre Maria). Da quel momento cominciarono ad affluire folti gruppi di pellegrini.

Tale era il rinnovato interesse per la casa di Maria che una grossa scoperta del 1952 venne considerata quasi come un’ulteriore postilla delle importanti scoperte degli anni ’90 dell’Ottocento. Vicino all’entrata di una grotta nei sobborghi di Efeso, conosciuta come Grotta dei Sette Dormienti – così chiamata a causa di un’antica leggenda cristiana collegata con essa -, fu scoperto un grande sarcofago. Il sarcofago fu identificato dal professor Louis Massignon del Collège de France come la tomba di Maria Maddalena. Le ossa furono raccolte e ora si trovano nella chiesa di Santa Maria Maddalena a Parigi.

2. I papi e la casa di Maria

L’interesse nei confronti della casa e i pellegrinaggi verso questo luogo continuarono a crescere nel corso degli anni ’50 e furono ulteriormente stimolati quando nel 1960 papa Giovanni XXIII inviò alla casa di Maria una candela speciale per la festa della Purificazione della Beata Vergine, conosciuta anche con il nome di Candelora. Queste candele speciali vengono inviate solo ai più importanti santuari mariani del mondo. Per sottolineare il fatto, poi, il papa confermò l’indulgenza plenaria per i pellegrini che visitavano la casa.

La successiva data significativa nella storia moderna della casa è il 26 luglio 1967, giorno in cui il Paolo VI fece la prima visita “papale” alla casa. Il papa arrivò a metà pomeriggio, con aria fragile e spossata nella calura estiva, e camminò in mezzo alla folla sino alla casa, dove entrò insieme a diversi ecclesiastici. Lì si inginocchiò a pregare, e le sue preghiere, a cominciare dall’Angelus, furono trasmesse dagli altoparlanti alla gente che stava all’esterno. Poi il papa offrì una lampada di bronzo a padre Filibert de la Chaise, il cappuccino custode della casa. «Questo è un omaggio per la beata Vergine», disse.

La successiva visita papale – questa volta da parte di Giovanni Paolo II – avvenne il 30 novembre 1979 e fu un’ occasione molto più pubblica. Come il suo predecessore, il papa andò direttamente alla casa e trascorse un po’ di tempo in preghiera personale. Poi celebrò la messa all’aperto, su un altare sistemato sopra un terrapieno rialzato accanto alla casa, mentre oltre duemila persone accalcate, si alzavano sulle punte dei piedi per vedere meglio il Santo Padre. In quella messa distribuì personalmente la comunione ai fedeli e poi si rivolse ai pellegrini in francese, italiano, inglese e polacco. Alla fine al papa furono presentati dei doni, tra cui una magnifica copia del Corano offerta dal sindaco di Selçuk, il quale disse che intendeva in questo modo sottolineare il fatto che anche i musulmani mostrano riverenza nei confronti di Maria.

L’ultima visita papale in ordine di tempo è quella effettuata da Benedetto XVI il 29 novembre 2006, nel corso della sua visita ufficiale in Turchia. Il papa celebrò la messa su un piccolo altare di legno, accanto alla casa di Maria, in mezzo ai boschi che portavano ancora i segni impressionanti dell’incendio, scoppiato ad agosto, che aveva distrutto tutta la vegetazione intorno, rischiando di bruciare anche la casa, e che si fermò prodigiosamente solo davanti alla porta. Di fronte ai pellegrini arrivati da Smirne, Mersin, Iskenderun e Antiochia, e altri venuti da diverse parti del mondo, il papa ha ricollegato la propria visita a quelle dei suoi predecessori e ha pregato per la pace. «In questa celebrazione eucaristica vogliamo rendere lode al Signore per la divina maternità di Maria, mistero che qui a Efeso, nel Concilio Ecumenico del 431, venne solennemente confessato e proclamato. In questo luogo, uno dei più cari alla Comunità cristiana, sono venuti in pellegrinaggio i miei venerati predecessori, i Servi di Dio Paolo VI e Giovanni Paolo II, il quale sostò in questo Santuario il 30 novembre 1979, a poco più di un anno dall’inizio del suo pontificato. Ma c’è un altro mio Predecessore che in questo Paese non è stato da Papa, bensì come Rappresentante pontificio dal gennaio 1935 al dicembre del ’44, e il cui ricordo suscita ancora tanta devozione e simpatia: il beato Giovanni XXIII, Angelo Roncalli».

Sono state queste visite che di fatto hanno portato all’attenzione del mondo il piccolo santuario, che è diventato meta di pellegrini provenienti da ogni angolo geografico e dottrinale della cristianità: cattolici, ortodossi, protestanti… Si calcola che oltre un milione di persone all’anno salgano fino alla casa di Maria. Alcune vengono per i presunti poteri curativi dell’acqua:- una reputazione che non dovrebbe essere senza fondamento, visto il numero di stampelle e altri supporti degli arti che lì sono raccolti, e pure altri oggetti lasciati come ringraziamento. Altri, tanto cristiani quanto musulmani, vengono semplicemente per pregare in un luogo santo. Altri ancora vengono solo per curiosità, per vedere un luogo dove si crede che la Vergine Maria abbia trascorso gli ultimi anni della vita sulla terra. Quale che sia la ragione per visitare la casa, tutti i visitatori sono concordi nell’ammettere che esso, nonostante le masse che affollano il sito in estate, rimane un luogo di serenità e di santità non comuni.

A prima vista, tuttavia, esso non sembra diverso da una qualunque altra attrazione turistica popolare. L’accesso al sito è affiancato dai soliti negozietti e bancarelle che vendono souvenir di dubbio gusto insieme a oggetti religiosi spesso di banale volgarità. Ma una volta all’interno del sito, l’atmosfera cambia completamente. La santità palpabile dei luoghi induce a un comportamento che non ho trovato in nessun altro luogo di pellegrinaggio che ho visitato.

3. Tutta l’area appare ora come un «santuario»

All’arrivo sul luogo, una statua di bronzo della Vergine accoglie i visitatori con le braccia allargate. Risalente al 1867, la statua apparteneva a una comunità religiosa di Smirne, che la offrì in dono a padre François Saulais, il cappellano di Meryem Ana, che a sua volta la collocò lì su un basamento. Dietro la statua, alla fine del vialetto costeggiato dagli ulivi piantati dagli uomini di padre Jung negli anni ’90 dell’Ottocento, si trova la casa. Dietro di essa, in alto e a sinistra, è il terrazzamento sul quale si tengono i servizi religiosi dei gruppi in visita.

L’entrata alla casa, ombreggiata da un grande albero, conduce a un piccolo vestibolo. Sui muri laterali due targhe di marmo – una in turco e l’altra in francese – rendono omaggio a suor Grancey, ai padri Jung e Poulin e agli arcivescovi Timoni e Descuffi. Dopo essere entrati nella stanza principale attraverso un passaggio ad arco, si giunge a uno spazio di spoglia semplicità, con due finestre aperte in alto, una per ogni lato, e solitamente una fila di candele tremolanti addossate ai muri. La stanza è divisa da un altro passaggio ad arco, al di sotto del quale, inserita nel pavimento, si trova una grande lastra di marmo nero che segna il luogo dove fu trovato il focolare. Dietro si trova l’altare con, nell’abside, una statua della Vergine. Questa statua venne trovata tra le rovine della casa, ma scomparve due volte nel corso degli anni allorché la casa divenne di fatto “prigioniera di guerra’; e da ultimo fu rinvenuta solo dopo che la casa fu restituita ai Lazzaristi nel 1931. A entrambi i lati dell’altare si trova una nicchia, e quella di destra contiene la lampada di bronzo offerta da Paolo VI nel corso della sua visita del 1967.

Al di là del passaggio ad arco sulla destra si trova la camera da letto di Maria, con tenui raggi di luce che scendono dalle finestre poste in alto. Sul muro di fondo si trova una raffigurazione del volto di Maria dipinto direttamente sulla superficie di pietra dal pittore francese Ratislas Loukine nel corso di una visita alla casa nel 1978. Sugli altri muri sono incorniciati versetti del Corano riferiti a Maria. A causa della condizione speciale che l’islam attribuisce a Maria, spesso si vedono anche musulmani fare namaz (la preghiera) in questa stanza.

Di nuovo all’esterno, gli scalini di fronte alla casa conducono in basso al livello dove la amasya (acqua santa) esce da spine o cannelle sotto gli archi costruiti sul fianco della montagna.

Più oltre, lungo il muro, si trovano alcune griglie di metallo a cui i pellegrini musulmani attaccano pezzettini di tessuto rappresentanti i desideri che sperano saranno esauditi, le preghiere che attendono risposta. Ma queste preghiere sono sempre esaudite? Lo sa Dio! Tuttavia è incontestabile il fatto che nel corso degli anni c’è stato un impressionante accumulo di stampelle e altri supporti fisici presso la casa di Maria, e anche una raccolta parallela di offerte votive in riconoscenza per le guarigioni operate, il che lascerebbe intendere che parecchie persone sono partite di qui convinte di avere ottenuto quello che cercavano.

Il 3 ottobre 2004, papa Giovanni Paolo II ha proclamato beata suor Anna Katharina Emmerick. Senza i racconti delle sue visioni, messe per iscritto e ordinate da Clemens von Brentano, quasi sicuramente la casa sulla Collina degli Usignoli non sarebbe mai stata ritrovata. In attesa della canonizzazione dell’umile suora, possiamo comunque stare certi che ella gode ormai in cielo la dolce compagnia della Vergine Maria Assunta e del suo Figlio divino.

Infine, bisogna dire che se qui c’è qualcosa di indubbiamente e stupendamente miracoloso, è che la «casa di Maria» abbia continuato a esistere fino ad oggi. Ripetutamente maltrattata nel corso del tempo e quasi seppellita da secoli di oblìo, essa resta ancora ai nostri giorni, per la nostra gioia ed edificazione: come santuario della Signora, ormai gloriosa, vissuta lì duemila anni or sono, e come memoriale di tutti coloro che in vario modo hanno contribuito a non lasciarla scomparire da questa terra.

La “casa” stessa è il miracolo.