Le visioni della Beata Anna Katharina Emmerick

1. La Rivoluzione francese
Alla fine del XVIII secolo l’intero continente europeo fu sconvolto dalle ondate d’urto causate dalla Rivoluzione francese. Thomas Carlyle (1795-1881) l’ha definita «la cosa più spaventosa mai nata nei tempi», e sicuramente spaventoso era il suo più ovvio prodotto derivato, quel Terrore giacobino che scatenò un delirio di massacro. Inizialmente furono solo i nobili e alcuni cortigiani a salire sulle carrette dei condannati a morte che avanzavano rumorosamente verso il patibolo in mezzo a folle deliranti, zittite momentaneamente solo dal rumore metallico della lama della ghigliottina. Ma quando il terrore cominciò a nutrirsi di se stesso, allora le ceste cominciarono a riempirsi di teste di rivoluzionari oltre che di controrivoluzionari. Nel 1794 la Rivoluzione aveva decapitato se stessa.
Tuttavia, prima di arrivare a quel punto, essa aveva sguinzagliato i cani dell’odio che erano corsi ringhiando in ogni angolo dell’Europa, inseguendo tutto quello e tutti coloro che fossero anche lontanamente associati all’Ancien Régime. Questo significa, evidentemente, che la Chiesa e il clero si trovarono a essere tra i bersagli preferiti. Ma ciò non spiega ancora come mai la furia anticlericale dei giacobini si sia riversata in modo così violento, così velenoso sulla stessa Vergine Maria. Le immagini di Maria furono rimosse dalle chiese e bruciate; le statue furono frantumate in mille pezzi, tra esse le famose Madonne Nere delle cripte di Mont-Saint-Michel e di Chartres. Tutto quello che finora era stato ritenuto sacro, divenne oggetto di scherno sacrilego per le folle riversate sulle strade.
Il Concordato di Napoleone con papa Pio VII nel 1801 pose fine ai peggiori eccessi della Rivoluzione, ma anche dopo che i sogni napoleonici d’impero travolsero di gran lunga le peggiori fantasie repubblicane, la ricaduta tossica del Terrore continuò ad avvelenare il clima in cui le comunità religiose furono obbligate a operare un po’ in tutta l’Europa. Una di queste fu il convento agostiniano di Dülmen, una cittadina di campagna a sud-ovest di Münster, in Germania.
2. Le visioni di Anna Katharina Emmerick
Per ampliare le brevi notizie riferite in queste pagine, cfr. P. Giovetti, La monaca e il poeta. Anna Katharina Emmerick e Clemens Brentano, Edizioni San Paolo, 2000.
Nel 1812 tutti i monasteri e i conventi della Germania occidentale furono chiusi e anche le monache di Dülmen poterono sopravvivere solamente grazie alla carità di quei fedeli in grado di accoglierle nelle loro case. Forse la più difficile da sistemare fu suor Anna Katharina Emmerick, una monaca di trentotto anni, in uno stato di salute talmente pietoso da essere praticamente confinata a letto da lungo tempo. Alla fine, tuttavia, anche per lei si trovò una sistemazione. Essa non avrebbe più lasciato il letto fino alla morte, dodici anni più tardi, e in tutto quel tempo la sua stanza fu quasi costantemente sotto assedio da parte di gente devota di ogni condizione: aristocratici e contadini, prelati e laici, letterati e ignoranti, ricchi e poveri, giovani e vecchi, molti dei quali avevano percorso grandi distanze anche solo per vederla di persona. Tutto questo per il fatto che nella notte del 29 dicembre 1812 – mentre i resti della Grande Armée di Napoleone stavano arrivando alla spicciolata in Francia, lasciandosi dietro le nevi della Russia macchiate dal sangue di mezzo milione di uomini – suor Anna Katharina cominciò improvvisamente a sanguinare dalle mani e dai piedi.
Essa ebbe anche numerose visioni che ottant’anni più tardi avrebbero condotto alla riscoperta della casa sulla Collina degli Usignoli.
Figlia di poveri lavoratori agricoli, Anna Katharina era nata l’8 settembre 1774. Già da ragazzina aveva messo in luce le due caratteristiche che avrebbero contraddistinto la sua vita da adulta: una salute cronicamente fragile e una fede incrollabile. Anche se il lavoro agricolo la sfiniva, nondimeno essa trovava regolarmente la forza di portare a termine la lunga e impegnativa «Via Crucis» che era stata riprodotta fuori della cittadina. E quando i lavori dei campi alla fine cominciarono a minacciare la sua salute, essa andò a lavorare come cucitrice, e lì impressionò tutti con la sua abilità a preparare vestiti e a pregare nello stesso tempo.
Col passare degli anni, la sua pietà si irrobustì fino a diventare determinazione a entrare in un convento, ma le fu opposto un rifiuto dietro l’altro, per il fatto che non poteva mai presentarsi con la piccola dote richiesta, a quei tempi, per una monaca. Essa aveva distribuito tutto quello che aveva guadagnato come cucitrice, e gli stessi conventi erano troppo poveri per addossarsi altri carichi economici. Ma questo non fece che approfondire la sua determinazione a consacrare la propria vita a Cristo e alla Chiesa. Poi, all’età di ventiquattro anni, la Emmerick cominciò a provare certe sofferenze che riproducevano quelle di Gesù nelle sue ultime ore, tra cui ferite sulla sinistra della fronte causate da una corona di spine invisibile. Finalmente all’età di ventotto anni, con il capo coperto di lesioni di origine sconosciuta, fu ammessa nel piccolo convento agostiniano di Dülmen, dove visse fino alla soppressione delle comunità religiose nel 1812. Poi, poco dopo il Natale 1812, venne la notte in cui si manifestarono le stigmate.
Coloro che erano presenti quella notte riferirono che, mentre Anna Katharina pregava, la sua faccia divenne rossa e sembrò che fosse colpita da febbre alta. Poi, all’improvviso, la sua figura divenne tutta luminosa, particolarmente nelle mani e nei piedi, che apparvero bagnati di sangue come se fossero stati trafitti da punture. Allo stesso tempo, sul fianco comparve una ferita sanguinante. Quelli che videro queste cose, comprensibilmente furono presi dal panico e cercarono subito un medico; ma la sua situazione andava al di là delle capacità diagnostiche della scienza medica. Seguirono poi due lunghe e penose inchieste: una da parte della commissione ecclesiastica e l’altra da parte della commissione civile. Entrambe arrivarono alla conclusione che, per quanto era possibile accertare, le stigmate erano assolutamente autentiche.
Per i restanti dodici anni della sua vita, suor Anna Katharina rimase costretta a letto, costantemente sofferente, sanguinando nelle bende e avendo visioni di tale intensità e vivezza che cominciarono ad attirare l’attenzione di persone ben al di là della diocesi di Münster. Una di queste persone fu Clemens von Brentano (1778-1842), il poeta romantico tedesco, che giunse al suo capezzale nel 1818 e vi ritornò spesso fino alla morte di lei, avvenuta nel 1824. Egli trascrisse i racconti delle sue visioni, sottoponendoli poi sempre alla sua approvazione. Queste trascrizioni furono pubblicate intorno alla metà del secolo (in particolare, la Vita della santa Vergine Maria nel 1852), quindi trenta-quarant’anni prima che i vari cercatori muovessero verso quella che i Turchi chiamavano Meryem Ana Evi, la «Casa della Madre Maria».
Le visioni registrate da Brentano occupano diversi volumi e riguardano soprattutto eventi della vita di Cristo e di Maria. Solo poche pagine sono dedicate al periodo conclusivo della vita di Maria a Efeso, e queste poche non riferiscono gli avvenimenti in ordine logico e nemmeno cronologico, ma tendono ad essere circolari anziché lineari, creando e poi chiarendo le ambiguità. Riporto quindi, tralasciando dettagli poco significativi, le visioni di Anna Katharina Emmerick relative al periodo finale della vita di Maria a Efeso.
Vita di Maria a Efeso secondo Anna Katharina Emmerick
La citazione delle visioni di Anna Katharina Emmerick è tratta dalla Vita della santa Vergine Maria, testo raccolto da Clemens Brentano; edizione italiana a cura di P. Giovetti, Edizioni San Paolo, 2008, pp. 199-226. Per l’occasione, la traduzione italiana delle pagine che riportiamo è stata nuovamente confrontata con il testo originale tedesco e in qualche punto precisata e integrata.
Segnaliamo anche un’altra traduzione, sintetica e scorrevole, delle narrazioni Emmerick-Brentano: La passione del Signore nelle visioni di Anna Katharina Emmerick, edizione italiana a cura di V. Noja, Edizioni San Paolo, 2007.
a. Maria si trasferisce con Giovanni a Efeso
Maria, dopo l’ascensione al cielo di Cristo, visse tre anni a Sion, tre anni a Betania e nove anni a Efeso, dove la portò Giovanni… Maria non abitava propriamente a Efeso, ma nella zona dove si erano già stabilite diverse donne che ella conosceva bene e che le erano legate.
Provenendo da Gerusalemme, l’abitazione di Maria si trovava a circa tre ore e mezzo di cammino da Efeso su un monte a sinistra della città che scende in maniera piuttosto ripida verso Efeso… È una zona solitaria con molte piacevoli colline fertili e grotte nella roccia tra piccole radure sabbiose, selvagge ma non sterili, con molti alberi dal tronco liscio e la chioma ampia a forma di piramide.
Quando Giovanni portò qui la santa Vergine, per la quale in precedenza aveva fatto costruire una casa, già parecchie famiglie cristiane e sante donne vivevano in questa zona… Tutte queste persone si erano rifugiate qui a causa delle frequenti persecuzioni. Poiché utilizzavano le grotte e le varie zone così come la natura le offriva, le loro abitazioni erano solitarie e per lo più distavano circa un quarto d’ora l’una dall’altra e tutto l’insediamento assomigliava a una zona rurale con abitazioni sparse.
La casa di Maria era l’unica di pietra. Subito dietro a questa casa un sentiero conduceva alla vetta rocciosa del monte e di lì, al di sopra delle colline e degli alberi, si aveva una vista completa su Efeso e il mare con le sue tante isole… Nelle vicinanze vi è un castello in cui abita un re detronizzato. Giovanni lo visitava spesso e l’aveva convertito.
b. La casa di Maria presso Efeso
La casa di Maria era di pietra, quadrangolare e nella parte posteriore il muro era arrotondato; le finestre erano alte, il tetto piatto. Era divisa in due parti da un focolare collocato al centro. Il fuoco veniva acceso per terra di fronte alla porta d’ingresso…; dal focolare fino al soffitto era stata creata una via di uscita per il fumo. Sull’apertura praticata nel tetto ho visto un tubo di rame inclinato svettare sulla casa.
La parte anteriore della casa era separata dall’ambiente che si trovava dietro al focolare stesso da leggere pareti di giunco intrecciato, poste a entrambi i lati del focolare. In questo ambiente anteriore, le cui pareti erano abbastanza grezze e anche un po’ annerite dal fumo, ho visto su ambedue i lati piccole stanze create da leggere pareti mobili. Se questa parte della casa doveva servire come sala grande, queste pareti, che non arrivavano fino al soffitto, venivano tolte. In questo ambiente ho visto dormire la serva di Maria e altre donne che andavano a farle visita.
A sinistra e a destra del focolare, attraverso porte leggere, si passava nell’ambiente più interno e intimo della casa, che aveva forma semicircolare o ad angolo. Tale ambiente era assai gradevole e ben curato. Tutte le pareti erano rivestite di legno e anche il soffitto era ornato di legno scolpito, così che l’insieme suscitava un’impressione semplice ma molto piacevole.
La parte tondeggiante della casa, chiusa da una tenda, ospitava l’oratorio di Maria. Al centro del muro c’era una nicchia nella quale era collocato un contenitore simile a un tabernacolo, che si poteva aprire e chiudere facilmente. Esso conteneva una croce con le braccia a forma di Y: è sempre così che ho visto la croce di Gesù… Sulla croce stessa era incisa la figura del Signore, molto semplicemente e senza ornamenti, e le incisioni erano evidenziate da un colore scuro affinché la figura fosse ben evidente… Ai lati della croce c’erano due vasi sempre pieni di fiori freschi… A destra di questo oratorio, sistemato in una nicchia del muro, c’era la cella per il giaciglio della santa Vergine, e di fronte a questo, a sinistra dell’oratorio, una piccola stanza per custodire gli abiti e vari oggetti…
La piccola casa di Maria sorgeva tra alberi dal tronco liscio e dalla chioma a forma di piramide nelle vicinanze di un bosco. Era un luogo molto silenzioso e solitario. Le abitazioni delle altre famiglie si trovavano tutte a una certa distanza, anch’esse piuttosto isolate, come un insediamento rurale.
c. Vita di Maria a Efeso
La santa Vergine abitava qui da sola con una persona più giovane, la sua serva, che procurava quel poco che occorreva per il nutrimento di entrambe. Vivevano in silenzio e profonda pace. In casa non c’era nessun uomo, qualche volta veniva a farle visita uno degli apostoli o dei discepoli durante i loro viaggi. Con molta frequenza ho visto entrare e uscire dalla sua casa un uomo che ho sempre ritenuto essere Giovanni, ma che né a Gerusalemme né qui viveva stabilmente accanto alla Vergine. Viaggiava molto…
Una volta ho visto Giovanni entrare in casa, anche lui sembrava molto più vecchio. Era molto magro e indossava un abito bianco lungo e ampio annodato alla vita con una cintura. Entrando sciolse la veste, se la tolse e rimase con un altro abito che portava sotto… La santa Vergine, tutta vestita di bianco, gli andò incontro appoggiata al braccio della sua serva. Il suo viso era bianco come la neve e come trasparente. Sembrava vibrare di nostalgia. Da quando suo Figlio era salito al cielo, tutto il suo essere esprimeva una nostalgia crescente.
Giovanni e lei si recarono nell’oratorio, lei aprì il tabernacolo e apparve la croce che vi era custodita. Dopo che entrambi ebbero pregato in ginocchio, Giovanni si alzò, prese una scatola di metallo che portava in seno, l’aprì da un lato e ne tolse un piccolo involtino di fine stoffa di lana; da questo uscì un piccolo telo di stoffa bianca, che conteneva il santo Sacramento sotto forma di un boccone bianco di forma quadrata; poi con grande solennità pronunciò alcune parole e porse alla santa Vergine il Sacramento. Quindi le offrì un calice.
Dietro alla casa, a qualche distanza in direzione del monte, la santa Vergine aveva predisposto per sé una specie di «Via Crucis». Dopo la morte del Signore, quando ancora viveva a Gerusalemme, non aveva mai mancato di ripercorrere quotidianamente tra le lacrime la sua via dolorosa. Aveva misurato in passi la distanza fra di loro di tutti i punti del cammino dove Gesù aveva sofferto…
Subito dopo il suo arrivo in questa regione l’ho vista percorrere ogni giorno un tratto di strada dietro alla sua casa in direzione del monte. Da principio andava da sola e, in base al numero dei passi che tante volte aveva contato, contrassegnava i punti in cui il Signore aveva tanto sofferto. In ognuno di questi punti aveva posto una pietra oppure, se c’era un albero, aveva tenuto conto di quello. La via conduceva in un bosco dove aveva scelto una collina come monte Calvario; una piccola grotta di un’altra collina era divenuta il sepolcro di Cristo.
Quando ebbe suddiviso questa sua via della croce in dodici stazioni segnalate da pietre, cominciò a percorrerla in silenziosa contemplazione insieme alla sua serva… In seguito la santa Vergine segnalò i punti ancora meglio: l’ho vista infatti corredare ognuno di essi di una scritta che indicava il significato del luogo, il numero dei passi e altre informazioni… La santa Vergine non ornò di immagini o croci questo luogo, ma semplicemente di pietre commemorative con iscrizioni; tuttavia attraverso il continuo percorrere la via e metterla in ordine, ho visto questo luogo diventare sempre più bello e significativo. Anche dopo la morte della santa Vergine ho visto i cristiani percorrere questa via della croce, gettarsi a terra e baciare il suolo.
d. Viaggio di Maria a Gerusalemme e suo ritorno.
Come nacque la credenza della sua morte in questa città.
Dopo il terzo anno trascorso ad Efeso, Maria avvertì una grande nostalgia di Gerusalemme. Giovanni e Pietro ve la accompagnarono. Ho visto lì riuniti parecchi apostoli tra cui Tommaso; credo che ci fosse un concilio e Maria li confortava con il suo consiglio.
Al suo arrivo, verso il tramonto, prima ancora di entrare in città, l’ho vista visitare il monte degli Ulivi, il monte Calvario, il santo sepolcro e tutti i luoghi santi intorno a Gerusalemme. La Madre di Dio era così triste e pervasa di commozione che a stento riusciva a reggersi in piedi e Pietro e Giovanni la sostenevano reggendola sotto le braccia.
Un anno e mezzo prima della sua morte Maria tornò ancora da Efeso a Gerusalemme; l’ho vista, velata, visitare di notte con gli apostoli i luoghi santi. Era indicibilmente triste e mormorava tra i singhiozzi: «Oh, figlio mio, figlio mio!».
Quando giunse alla porta posteriore di quel palazzo dove aveva incontrato Gesù caduto sotto il peso della croce, schiacciata da quei dolorosi ricordi cadde a terra svenuta e i suoi compagni credettero che fosse vicina alla morte.
Fu portata a Sion, al cenacolo, nei cui edifici anteriori abitava. Qui la santa Vergine fu per parecchi giorni così debole e ammalata ed ebbe tanti svenimenti che più volte si temette che morisse; di conseguenza ci si preoccupò di predisporle una tomba. Lei stessa scelse una grotta sul monte degli Ulivi e gli apostoli diedero incarico a uno scalpellino cristiano di predisporre per lei una bella tomba.
Nel frattempo fu più volte ancora così vicina alla morte che la voce della sua dipartita e della preparazione della sua tomba si diffuse per Gerusalemme e in altre località. Quando però la tomba fu pronta, lei si sentì meglio e recuperò le forze abbastanza da poter raggiungere di nuovo la sua casa a Efeso, dove dopo un anno e mezzo effettivamente morì.
La tomba preparata per lei sul monte degli Ulivi fu sempre tenuta in grande onore e in seguito vi fu anche costruita sopra una chiesa, e Giovanni Damasceno (ho sentito questo nome in spirito… chi era mai costui?) scrisse per sentito dire che la santa Vergine era morta a Gerusalemme e qui era stata sepolta.
I particolari sulla sua morte, sul suo sepolcro, sulla sua assunzione al cielo, Dio ha lasciato che divenissero oggetto di una tradizione vaga e indeterminata, per non offrire appigli alla sensibilità ancora un po’ pagana, nel cristianesimo di allora, che avrebbe facilmente indotto ad adorarla come una dea.
e. Morte e sepoltura di Maria
La santa Vergine riposava in silenzio nella sua cella. Era tutta avvolta in una lunga camicia da notte, soltanto le mani erano nude. Negli ultimi tempi non l’ho mai vista prendere nulla se non di quando in quando un cucchiaino di un succo che la serva spremeva da un frutto dai chicchi gialli simile all’uva nella coppa posta accanto al suo letto… Verso sera, quando si rese conto che la sua ora si avvicinava, la santa Vergine, secondo la volontà di Gesù, volle prendere congedo dagli apostoli, dai discepoli e dalle donne presenti…
Gli uomini ritornarono poi nella parte anteriore della casa e si prepararono per il servizio divino… Dopo aver comunicato tutti i presenti, Pietro portò alla santa Vergine la santa particola e l’estrema unzione… Pietro le si avvicinò e le diede l’estrema unzione circa allo stesso modo in cui viene data oggi: con il santo olio che Giovanni aveva portato nei vasi le unse il volto, le mani, i piedi e il fianco, dove la veste aveva un’ apertura. Intanto gli apostoli pregavano in coro…
Il volto di Maria era in fiore e sorridente come quando era giovane. Aveva gli occhi rivolti al cielo e risplendenti di santa gioia… Ed ecco che la sua anima uscì dal corpo come una piccola purissima figura di luce con le braccia tese verso l’alto e salì verso il cielo condotta dal raggio di luce. Credo che la morte della santa Vergine sia avvenuta poco dopo l’ora nona, l’ora stessa della morte di Gesù.
Matteo e Andrea percorsero la «Via Crucis» della santa Vergine fino all’ultima stazione, fino a quella grotta che rappresentava il sepolcro di Cristo. Avevano con sé attrezzi per adattare la tomba, perché qui doveva riposare il corpo della santa Vergine. La grotta non era spaziosa come la tomba del Signore ed era alta appena come un uomo. I due apostoli lavorarono per ampliarla e prepararono anche una porta con la quale chiudere il sepolcro. Davanti alla grotta c’era un piccolo giardino recintato. Non lontano di qui, su una collinetta, c’era la stazione del monte Calvario; sopra non era stata eretta alcuna croce, ma soltanto una pietra; distava circa mezz’ora di cammino dalla casa di Maria.
Oggi ho visto alcune donne… venire per preparare il corpo per la sepoltura. Portavano teli e aromi per imbalsamarlo secondo l’uso ebraico… Dopo che ebbero finito di lavarlo, il corpo fu fasciato dalle caviglie fino al petto con bende e teli; testa, petto, mani e piedi rimasero liberi… Posero ramoscelli di mirra sotto le ascelle e nella zona del cuore del santo corpo e lo circondarono tutto intorno e sotto i piedi del medesimo aroma. Poi incrociarono le braccia sul petto e chiusero il santo corpo nel grande lenzuolo funebre…
Adesso gli apostoli, i discepoli e tutti i presenti entrarono per guardare ancora una volta il caro volto prima che venisse coperto…
Giovanni e Pietro la portarono sulle spalle fuori dalla casa. In seguito si scambiarono, infatti ho visto sei apostoli portare la bara, davanti Giacomo maggiore e Giacomo minore, al centro Bartolomeo e Andrea e dietro Taddeo e Matteo. Una parte degli apostoli e dei discepoli presenti precedeva la bara, gli altri e le donne la seguivano. Era già il tramonto e furono accese quattro lampade ai lati della bara.
Così il corteo percorse la «Via Crucis» della santa Vergine fino all’ultima stazione e giunse alla grotta del sepolcro. Qui la bara fu posta a terra e il sacro corpo fu portato all’interno della grotta, nel punto predisposto. Tutti i presenti entrarono singolarmente, deposero intorno al santo corpo aromi e fiori, si inginocchiarono e offrirono lacrime e preghiere… Scavarono poi una fossa davanti all’ingresso della grotta e vi piantarono diversi cespugli che recavano fiori o bacche; in questo modo l’ingresso della grotta fu reso invisibile. Convogliarono inoltre davanti ai cespugli anche una fonte che scorreva lì vicino…
Sulla questione della data effettiva della morte di Maria, Anna Katharina Emmerick non è di molto aiuto. O meglio, è anche di troppo aiuto, visto che propone ogni sorta di numeri: anni trascorsi ad Efeso, età della morte, anni di sopravvivenza di Maria rispetto a Gesù… Ma nessuno ha senso se paragonato con quello che noi sappiamo o possiamo dedurre ragionevolmente. Onestamente, neanche suor Emmerick sembra avere sempre fiducia nei suoi numeri astratti, sottolineando che nelle sue visioni essi erano comparsi in lettere romane senza alcuna indicazione chiara del loro significato.
In ogni caso, forse la data della morte di Maria perde di importanza quando la Emmerick ci dice che, dopo la deposizione di Maria nella tomba, san Giovanni condusse san Tommaso, che era arrivato tardi, a vedere la Vergine per l’ultima volta. Entrati dentro la grotta, essi si inginocchiarono e san Giovanni tolse il coperchio della bara. Il corpo di Maria non era più nel lenzuolo funebre, ma il lenzuolo era lì intatto. Essi coprirono con cura l’entrata della grotta e se ne andarono.