«Con la sua enciclica, Leone XIV non si limita ad affermare che “un altro mondo è possibile”: ci invita a costruire questo mondo altro”
di Alberto Melloni*
Alla pubblicazione della prima enciclica del suo pontificato “Magnifica humanitas”, lo storico del cattolicesimo Alberto Melloni analizza la portata di questo testo originale, centrato sull’intelligenza artificiale.
Tredici mesi dopo l’inizio del suo pontificato, Leone XIV firma la sua prima enciclica. L’evento avviene in un contesto scottante e riguarda un tema particolarmente attuale: l’intelligenza artificiale (IA). Esaminiamo ciò che questa enciclica ha di prevedibile ma anche di sorprendente.
Magnifica humanitas, presenta molti elementi che ci si poteva aspettare. Papa Prevost l’ha firmata, venerdì 15 maggio, ossia il giorno in cui Leone XIII – il pontefice nel cui solco l’attuale papa intende inscriversi – ha promulgato, nel 1891, la sua enciclica Rerum novarum.
Non ci si stupirà neppure che l’enciclica del 2026 faccia riferimento a quella che Pio XII definì, nel 1950, la “dottrina sociale” della Chiesa. Come previsto, Leone XIV svolge, in Magnifica humanitas, una riflessione sulla “bramosia delle cose nuove”: punta il dito contro l’espansione sfrenata, tramite l’IA, del “paradigma tecnocratico”, già denunciata dal teologo Romano Guardini, nel 1951. Secondo Robert Francis Prevost, bisogna evitare che la coscienza della dignità umana sia “offuscata sotto la pressione di nuove ideologie o di determinati interessi molto potenti nel mondo di oggi” (paragrafo 51).
L’ampiezza di Magnifica humanitas non sorprende: con le sue 105 pagine, i suoi 250 paragrafi e le sue 39000 parole (Rerum novarum si limitava a 42 paragrafie e a 11500 parole), offre ad ogni corrente del cattolicesimo la soddisfazione di veder evocare un tema o un papa che gli è caro per ragioni teologiche o ideologiche. Magnifica humanitas contiene 63 citazioni o riferimenti a papa Francesco, 50 a Giovanni Paolo II, 29 a Paolo VI, 20 a Benedetto XVI, 14 a Leone XIII, 8 a Pio XII, 4 a Pio XI e 4 a Giovanni XXIII. La lunga gestazione del testo non stupisce: Paolo VI [papa dal 1963 al 1978] ha dedicato altrettanto tempo per pubblicare la sua Ecclesiam suam, durante il concilio Vaticano II (1962-1965).
Infine, come nelle encicliche di Giovanni Paolo II, le particolarità linguistiche, le differenze stilistiche e i punti di vista dei differenti autori non sono stati cancellati. Così un rifiuto chiaro della teoria della guerra giusta (paragrafo 192) coesiste con l’idea che la forza letale deve restare sotto il controllo umano effettivo, e non essere affidata ad un agente morale artificiale (“non può essere delegata a processi opachi o automatizzati”, paragrafo 200).
Fedeltà al Vaticano II
Tuttavia esistono anche elementi meno abituali. Mentre nessuna enciclica contemporanea prende come punto di partenza un atto del papa precedente, Magnifica humanitas sviluppa diversi aspetti del messaggio pubblicato da papa Francesco in occasione della Giornata internazionale della pace del 2024 – messaggio che Leone XIV, allora cardinale Prevost, ha forse contribuito a scrivere, così come padre Paolo Benanti, francescano pioniere dell’IA, diventato un riferimento per l’ONU, per il governo Meloni e per l’università Luiss, a Roma.
Altro aspetto singolare di Magnifica humanitas, che ricorda la famosa pipa del pittore René Magritte: Leone XIV ha deciso che il suo testo non sarebbe stato una “enciclica programmatica”. In effetti, essa non definisce l’agenda di questo nuovo pontificato, a differenza delle prime encicliche di Pio XII o di Paolo VI. Così come non delinea i fondamenti teologici sui quali il papa intende basarsi, come al tempo di Giovanni Paolo II.
Magnifica humanitas afferma invece il diritto e il dovere della Chiesa di affrontare, nella fede, le sfide della sua epoca e della storia. Leone XIV vi ripete la sua fedeltà al Vaticano II, riprendendo le parole della Costituzione pastorale Gaudium et spes (1965): “Le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini di questo tempo, dei poveri soprattutto (…) sono anche le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce dei discepoli di Cristo”. Infligge così uno schiaffo discreto a tutti coloro che rimproveravano a Francesco di non parlare abbastanza della vita eterna e di dedicare troppo tempo ai poveri.
Un’altra singolarità di questo testo: la sua visione politica. Secondo la dottrina sociale di Leone XIV, le difese dalle minacce che pesano sulla dignità umana sono i poteri pubblici (paragrafo 63), gli interventi pubblici (69), il controllo pubblico (80 e 95) e il sostegno pubblico all’istruzione (144).
“La verità, un bene da condividere”
All’anticristo dell’apprendista teologo Peter Thiel, il vescovo di Roma oppone la lunga eredità del Kathedersozialismus (socialismo della cattedra) dell’economista Adolph Wagner (1835-1917), ma anche la lezione di John Maynard Keynes (1883-1946), e poi quello che, con l’economista Wilhelm Röpke (1899-1966), sarà l’Ordoliberalismus tedesco [secondo il quale la missione economica dello Stato è creare e mantenere un quadro normativo]. Fa della verità un principio cardine delle democrazie, verità di cui la Chiesa non rivendica il “possesso”, perché “la verità non è un territorio da difendere, ma un bene da condividere” (paragrafo 25).
A tutto ciò si mescolano delle riflessioni sull’IA, riflessioni che il papa sa essere provvisorie, vista la velocità con cui essa evolve e il rapido oblio che, a partire da Giovanni Paolo II, accompagna le encicliche pontificie – soprattutto la condanna del possesso delle armi atomiche nell’enciclica Fratelli tutti di papa Francesco (2020).
Tuttavia, Magnifica humanitas potrebbe lasciare un segno duraturo nelle memorie. Non perché tocchi un argomento “moderno”, né perché le pagine finali – quelle in cui si percepisce forse maggiormente la penna e il cuore di Leone XIV -, molto potenti sul piano spirituale, rivelano ciò che la maggioranza dei cardinali hanno visto in Prevost.
Magnifica humanitas potrà restare nella memoria se incoraggia ad uscire dall’ entusiasmo ingenuo e dalle paure sterili che esso alimenta (paragrafo 14). Leone XIV non si limita ad affermare che “un altro mondo è possibile”: ci invita a costruire questo altro mondo, anche se non ha ricette da proporre. Non si limita a strepitare contro il mercato; domanda di prendere atto che il capitalismo di oggi che concentra denaro e potere non è più quello di ieri.
Qui, Leone XIV non invoca sentimenti, ma pensiero. Un pensiero che esige per domani un impegno che oggi non c’è. Il che è un atto programmatico. Tanto quanto la pipa di Magritte è una pipa.
*in “Le Monde” del 27 maggio 2026 (traduzione: http://www.finesettimana.org)