Vangelo della Settimana
VI settimana di Pasqua
Commento di Paolo Curtaz


Cenacolo 2

Lunedì 4 Maggio (Feria – Bianco)
Lunedì della V settimana di Pasqua
At 14,5-18   Sal 115   Gv 14,21-26: Lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome vi insegnerà ogni cosa.

Martedì 5 Maggio (Feria – Bianco)
Martedì della V settimana di Pasqua
At 14,19-28   Sal 144   Gv 14,27-31: Vi do la mia pace.

Mercoledì 6 Maggio (Feria – Bianco)
Mercoledì della V settimana di Pasqua
At 15,1-6   Sal 121   Gv 15,1-8: Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto.

Giovedì 7 Maggio (Feria – Bianco)
Giovedì della V settimana di Pasqua
At 15,7-21   Sal 95   Gv 15,9-11: Rimanete nel mio amore, perché la vostra gioia sia piena.

Venerdì 8 Maggio (Feria – Bianco)
Venerdì della V settimana di Pasqua
At 15,22-31   Sal 56   Gv 15,12-17: Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri.

Sabato 9 Maggio (Feria – Bianco)
Sabato della V settimana di Pasqua
At 16,1-10   Sal 99   Gv 15,18-21: Voi non siete del mondo, ma vi ho scelti io dal mondo.

Domenica 10 Maggio (DOMENICA – Bianco)
VI DOMENICA DI PASQUA (ANNO A)
At 8,5-8.14-17   Sal 65   1Pt 3,15-18   Gv 14,15-21: Pregherò il Padre e vi darà un altro Paràclito.


Lunedì della VI settimana di Pasqua
Gv 15,26-16,4: Lo Spirito della verità darà testimonianza di me.

Sono due a dare testimonianza: lo Spirito e i discepoli della prima ora. Lo Spirito, il Paraclito, cioè il difensore, colui che protegge dagli assalti del mondo, il primo dono ai credenti da parte del risorto. È lui, lo Spirito, che spalanca il nostro sguardo interiore quando ci mettiamo a cercare la fede, quando spieghiamo le nostre vele per raccogliere il soffio di Dio, è lui che ci porta alla verità, che ci fa “avvertire” la presenza di Dio, spalancare il cuore. Lo Spirito dona testimonianza al Figlio e al Padre, è lui che si muove per spingerci ad accogliere la Parola del Signore con determinazione. Ma il cristianesimo non è personale esperienza mistica, slegata dalla storia! La testimonianza dello Spirito illumina quella dei discepoli che ci consegnano Gesù. Se ci siamo avvicinati al Maestro è perché qualcuno ce ne ha parlato in maniera credibile e convincente. Da sempre l’evangelizzazione è possibile grazie a questi due elementi essenziali l’uno all’altro: lo Spirito che accompagna e illumina la predicazione degli apostoli. Invochiamo lo Spirito per accogliere l’annuncio dei cristiani, lasciamo che sia la concretezza della Chiesa a dare forma e dimensione all’emozione suscitata dallo Spirito!

Martedì della VI settimana di Pasqua
Gv 16,5-11: Se non me ne vado, non verrà a voi il Paràclito.

È lo Spirito il grande protagonista di queste settimane, in attesa della Pentecoste che celebreremo fra qualche domenica. Gli apostoli sono smarriti, confusi… Come possono andare avanti senza il Signore, come possono affrontare l’immane compito di annunciare il Vangelo se lui non c’è più? Gesù non la pensa così, li richiama, li rimprovera: verrà il Paraclito a condurre la sua Chiesa. A volte anche noi ci lamentiamo della presunta assenza del Signore. Non è assente, tutt’altro, è il per sempre presente grazie all’opera dello Spirito. Se avvertiamo la sua assenza, forse, dobbiamo riprendere in mano la nostra preghiera e intensificare l’invocazione dello Spirito! Se la fede diventa nostro sforzo, congettura intellettuale, (buona) abitudine culturale allora avvertiremo sempre la presenza del Signore come un vago ricordo del passato. Lo Spirito, invece, rende Gesù nostro contemporaneo e ci aiuta a capire che il peccato consiste nel non riconoscerlo come manifestazione del Padre, che la giustizia di Dio consiste nella salvezza di ogni uomo e che il maligno è ormai sconfitto. Lo Spirito soffi abbondantemente su di noi!

Mercoledì della VI settimana di Pasqua 
Gv 16,12-15: Lo Spirito della verità vi guiderà a tutta la verità.

Non siamo in grado di portare il peso di tutta la verità, perciò il Signore ci porta alla verità gradualmente. Come un bambino non può fare indigestione di tutte le nozioni del mondo, e imparare di colpo tutto ciò che c’è da sapere nella vita, così il Signore fa con noi. Dio ha detto e dato tutto, certo, ma siamo noi ad aprirci all’azione dello Spirito per capire come interpretare e vivere quanto il Signore ha detto. Noi cattolici crediamo che la Rivelazione si sia chiusa con la morte dell’ultimo apostolo (perciò le rivelazioni private, anche le poche riconosciute non sono in alcun modo vincolanti!) e il deposito della fede è completo. Ma la Chiesa, grazie all’aiuto dello Spirito, continua a scrutare le Scritture per cogliervi le mille sfumature che contiene e poter capire quanto il Signore ci vuole svelare. Anche per noi, personalmente, è così: credere è un percorso che dura tutta la vita e la conversione un atteggiamento interiore che ci coinvolge ogni giorno. Non siamo mai definitivamente credenti ma sempre cercatori della novità della presenza di Dio. Invochiamo lo Spirito, allora, per non restare inchiodati alle nostre posizioni!

Giovedì della VI settimana di Pasqua
Gv 16,16-20: Voi sarete nella tristezza, ma la vostra tristezza si cambierà in gioia.

Spesso abbiamo l’impressione (e anche più di un’impressione) che il Signore sia lontano, o distratto. Magari abbiamo fatto un percorso di conversione, abbiamo scoperto la bellezza della fede, iniziato l’avventura della vita interiore salvo poi scoprire, dopo qualche difficoltà, che non tutto è semplice, che non tutto è radioso, e l’uomo vecchio che è dentro di noi torna a farsi sentire con prepotenza… Il rischio di lasciarsi andare allo scoramento è forte ed alcuni abbandonano la strada. Come il famoso seme della parabola, gli affanni della vita e l’incostanza soffocano la pianticella appena germinata… Che la nostra vita spirituale sia fatta di momenti splendidi e di rallentamenti è del tutto normale: non dobbiamo viverli come dei fallimenti! L’unico modo che abbiamo di vivere e di credere è procedere per tappe, alternando progressi a rallentamenti, a momenti veri e propri di stallo. Gesù, oggi, ci sprona a non cedere, a tenere duro, a non mollare. Se anche ci sono degli inevitabili momenti di tristezza (anche nel discepolo più motivato e santo!), dobbiamo fissare il nostro sguardo sulla gioia che ci sarà data quando, alla fine del percorso, vedremo Dio faccia a faccia.

Venerdì della VI settimana di Pasqua
Gv 16,20-23: Nessuno potrà togliervi la vostra gioia.

Il difficile discorso che abbiamo iniziato ieri continua oggi con un colpo d’ali che ci mette proprio di buonumore. È inevitabile che ci siano dei momenti di fatica e di stanca nel nostro percorso: ai discepoli la sofferenza non viene evitata. A volte sono sofferenze che provengono dall’esterno, altre volte dallo scoraggiamento o dalla depressione o dalla malvagità altrui, altre volte ancora la tristezza nasce dalla consapevolezza del nostro peccato. Ma, ci ammonisce Gesù, la sofferenza è evento temporaneo e non inutile. Stiamo vivendo le doglie del parto di un “noi” nuovo, diverso. Il fatto di avere conosciuto la fede, di avere aperto la nostra vita con gioia al vangelo non significa automaticamente non avere problemi o intoppi. Tutta la nostra vita è un percorso, un cammino, anche faticoso a tratti. Ma anche il parto più duro è affrontato con determinazione sapendo che stiamo dando alla luce una nuova creatura. Se anche la fede ci pone in una dimensione nuova, percorrendo la strada del discepolato siamo sempre più consapevoli che la pienezza cui aneliamo inizia qui ma finisce altrove. E alla luce di quell’altrove perseveriamo senza scoraggiarci.

Sabato della VI settimana di Pasqua
Gv 16,23-28: Il Padre vi ama, perché voi avete amato me e avete creduto.

Il discepolo è chiamato a chiedere al Padre nel nome di Gesù, a pregare Dio attraverso il Maestro. Perciò le nostre preghiere liturgiche terminano sempre con l’invocazione per Cristo Nostro Signore cui rispondiamo con un laconico e spento amen (che dovrebbe esprimere con forza tutta la nostra approvazione!). Gesù ci chiede di pregare il Padre nel suo nome per chiedere ciò che ci dona gioia. Molto spesso a me succede, invece, di chiedere al Padre un sacco di cose di cui penso di avere assoluta necessità senza interrogarmi se esse rappresentino o meno la sorgente della gioia profonda! Spesso le nostre preghiere non vengono esaudite perché non hanno nulla a che vedere con la nostra felicità. Chiedere a Dio di intervenire per fare cose che potremmo benissimo fare noi o per donarci soluzioni a problemi che noi per primi abbiamo contribuito a creare è perlomeno scorretto! Concentriamoci nella preghiera a Dio, per mezzo del Signore Gesù, chiedendogli tutto ciò che ci può donare veramente la gioia. Sia lo Spirito a orientare le nostre richieste perché lui solo sa di cosa abbiamo veramente bisogno.

’uomo vive d’amore dal suo primo respiro fino all’ultimo. Amato, si sente protetto ed accettato. Amando, sente di appartenere e trova un senso ad offrirsi. Poiché l’amore non può restare chiuso nel suo cuore; esso pervade il quotidiano. L’amore che si porta all’uomo spinge ad impegnarsi. L’amore che si porta a Dio si manifesta nella considerazione che si ha dei suoi comandamenti. Si manifesta anche nella giustizia, nel rispetto della vita, nell’azione per la riconciliazione dei popoli e per la pace. Le conseguenze dell’amore che si porta a Dio possono prendere l’aspetto di un lavoro, perfino di una lotta.
Lavoro e lotta sembrano spesso esigere troppo dall’uomo e superare le sue forze. Egli vede le sue debolezze ed ha voglia di rinunciare, ma quando lavoro e lotta sono le conseguenze dell’amore, conferiscono all’esistenza un respiro profondo, mettono la vita in un contesto più vasto e la rendono importante tanto sulla terra quanto in cielo.
Cose apparentemente infime acquistano un significato quando sono il risultato dell’amore per Dio. Ogni buona azione, anche quella che facciamo senza pensare a Dio, è in relazione all’amore che gli portiamo.
Ogni atto di amore, anche quando sembra minimo – come quando si porge un bicchiere d’acqua a qualcuno che ha sete – assume un significato per l’eternità.
Noi ci chiediamo spesso: che cosa rimarrà del nostro mondo?
È vero che crediamo di poter vivere e risuscitare grazie all’amore di Dio, con tutto ciò che è esistito grazie a questo amore che non si è accontentato di restare sentimento: contatti, relazioni, avvenimenti, cose. Quando risusciteremo, tutto un mondo risusciterà con noi, un mondo fatto di amore responsabile. Sarà magnifico: una “terra nuova”, che abbiamo il diritto di chiamare anche un “cielo nuovo”.

Il buio della notte è stato squarciato dalla luce pasquale che continua ad illuminarci nel cammino. Perché – non so se l’avete notato – queste domeniche, la liturgia, continua a chiamarle domeniche di Pasqua (e non “dopo” Pasqua).

– Bisogna che me ne vada…

E continuiamo il cammino, meditando ancora su quel bellissimo e solenne discorso di Gesù, semplice e maestoso allo stesso tempo, iniziato domenica scorsa. Oggi, per la prima volta, Gesù annuncia la venuta dello Spirito Santo. Vuole rassicurare i suoi, che – anche se Lui deve andarsene per compiere l’imperscrutabile disegno del Padre – non li lascerà soli ma: “Pregherò il Padre affinché Egli vi dia un altro Consolatore che rimanga con voi per sempre”. Lo Spirito viene anche definito il Paraclito che significa colui che è chiamato accanto: L’ad vocatum, colui che rende Dio presente, vicino; e “rimarrà con voi per sempre”. Lo Spirito può rimanere per sempre e potrà far
capire dal di dentro le verità annunciate da Gesù, mentre Gesù se ne deve andare: “Bisogna che me ne vada, se no non verrà a voi lo Spirito, ma quando me ne sarò andato, verrà a voi lo Spirito di verità”. Finché Gesù era sulla terra, tante verità rimasero incomprensibili ai suoi stessi discepoli perché Gesù non poteva che parlare dall’esterno, mentre il suo Spirito, penetrerà nelle profondità dei cuori e “vi insegnerà ogni cosa”.

– Quante cose non dette…

E quante volte Gesù disse: “Avrei ancora tante cose da dirvi”, ma non le disse proprio perché i suoi non avendo ancora ricevuto lo Spirito, non erano in grado di capirle.
Questo Spirito Consolatore è lo stesso Spirito di Gesù che – finché era sulla Terra – era come racchiuso dentro di Lui, ma quando, sulla Croce, il velo della Sua carne si squarciò, questo Spirito fu effuso sull’intera umanità.
Per Gesù, la parola spirare, non significa solo emettere l’ultimo respiro, ma significa effondere lo Spirito sul mondo intero, come il sole che illumina ed entra in ogni casa; basta che apriamo le finestre. E’ questo il regime della Nuova alleanza e dei cieli aperti, mentre invece nell’Antico Testamento, lo Spirito era mandato per particolari missioni, a qualche profeta, ma non era effuso su tutti. Mentre ora discende su tutti e questo scendere diventa condiscendenza.
Ed è la luce che guida la Chiesa e questa brilla di luce riflessa. I Padri amavano paragonare la Chiesa alla luna che, nella notte del mondo, non brilla di luce propria, ma riflette l’unico Sole.
San Cirillo d’Alessandria diceva: “Vorrei cantare un inno alla morte della Chiesa, perché essa, come il Suo Sposo, vive quando muore”. Gesù morente e perdente sulla Croce, è proprio allora che ha realizzato la massima vittoria. La cosa che maggiormente conta, non è la realizzazione visibile, il successo ecc., ma perdere la vita, servire sotto la croce. “Se il chicco di grano non muore…”
Il cammino doloroso prepara il destino glorioso.
Domenica scorsa avevamo visto Filippo che chiedeva a Gesù:” Mostraci il Padre e ci basta! Chi ha visto me ha visto il Padre”. Ma ora Gesù se ne và. E si preoccupa che qualcun altro continui a rendere presente il Padre: “Non vi lascerò orfani”…

– La grazia della miopia…

Anche noi, quando siamo affaticati oppressi e stanchi, diremmo volentieri: mostraci il Padre e ci basta! Basterebbe sì, per far sparire tutte le nostre stanchezze e oppressioni. Ma, se non ci è dato di vedere il Padre, anche a noi è stato promesso lo Spirito! E quando, assetati di Dio, chiediamo di fare l’esperienza del Suo Spirito, non ci sarà negato perché “chiunque chiede lo Spirito, lo riceverà”.
Anzi è l’unica preghiera che il Vangelo ci dice che sarà esaudita infallibilmente. Di nessun’altra preghiera siamo assicurati che sarà esaudita così come la chiediamo, ma se chiediamo lo Spirito Santo siamo certissimi di essere esauditi.
Facciamo dunque le vere domande e diciamo con Kierkegaard: “Signore donaci occhi miopi per tutte le cose che passano, ma donaci chiarezza per tutto ciò che non passa”.
Pensiero Sai chi sono i più grandi e i più veloci annunciatori di Dio che giungono fino ai confini del mondo?
Ebbene chi lo annuncia alla grande e alla velocità della luce, e senza pronunciare neanche una parola, e giunge fino ai confini del mondo, è il sole, seguito dalla luna, dalle stelle dal giorno e dalla notte. “I cieli narrano la gloria di Dio e il firmamento annuncia l’opera sua. Il giorno al giorno ne affida il messaggio, la notte alla notte ne trasmette notizia. Non è linguaggio e non sono parole di cui non si oda il suono. Per tutta la terra si diffonde la loro voce e ai confini del mondo la loro parola”.

Materiale ripreso da:
http://www.lachiesa.it