Vangelo del giorno
Giovedì della IV settimana del Tempo Ordinario
Mc 6,7-13: Prese a mandarli.
In quel tempo, Gesù chiamò a sé i Dodici e prese a mandarli a due a due e dava loro potere sugli spiriti impuri. E ordinò loro di non prendere per il viaggio nient’altro che un bastone: né pane, né sacca, né denaro nella cintura; ma di calzare sandali e di non portare due tuniche.
E diceva loro: «Dovunque entriate in una casa, rimanetevi finché non sarete partiti di lì. Se in qualche luogo non vi accogliessero e non vi ascoltassero, andatevene e scuotete la polvere sotto i vostri piedi come testimonianza per loro».
Ed essi, partiti, proclamarono che la gente si convertisse, scacciavano molti demòni, ungevano con olio molti infermi e li guarivano.
Commento
Franco Mastrolonardo
Gesù chiede ai discepoli di partire due a due senza prendere nulla tranne che un bastone.
Il bastone non è oggetto di poco conto. Il bastone ha una simbologia antica. Quante volte vi sarà capitato di passeggiare in un bosco e di prendere un bastone per aiutarvi nel percorso. Sicuramente avrete avvertito una strana sensazione, qualcosa che vi ha trasmesso sicurezza e al contempo vi connetteva con madre natura. Quel gesto ha origini lontane. Il bastone è considerato il simbolo del maestro, per il fatto che il maestro è generalmente più anziano dei suoi allievi e quindi più facilmente può averne bisogno.
Spesso al bastone sono attribuiti poteri magici o miracolosi. Mosé utilizza il bastone donatogli da Dio, tramutandolo in serpente, per cercare di persuadere il faraone a lasciar partire il popolo ebreo, e proprio grazie a questo bastone dividerà le acque del Mar Rosso e libererà il suo popolo dalla schiavitù. Per non parlare poi della bacchetta magica di Harry Potter che non è altro che un bastoncino, o del grande Gandalf de “Il signore degli anelli” il quale ha sempre in mano un bastone che lo aiuta a muoversi e all’occorrenza a difendersi. Insomma la trovata dell’evangelista Marco di lasciare tutto tranne il bastone ha qualcosa di simbolico.
La cosa si fa ancor più interessante quando scopriamo che negli altri due brani paralleli di Luca e Matteo questo non accade: Gesù chiede di partire senza nulla compreso il bastone.
Perché allora l’evangelista Marco sceglie di fare questa eccezione? A me sinceramente piace questa idea di non portar nulla tranne il bastone, perché trovo nel bastone l’elemento identificatorio dei primi evangelizzatori. Né pane, né sacca, né denaro: cioè nulla da mangiare e da vestirsi e nulla per poterseli comprare. A questo ricorrerà la provvidenza. Ma il bastone no. Quello vi serve, sembrerebbe dire Gesù. Anche i sandali sono concessi. Ed è un messaggio chiaro. C’è bisogno di camminare! La Chiesa dovrà raggiungere gli estremi confini della terra: a tutti dovrà essere portato l’annuncio della Buona Novella. Non possiamo rinunciare a camminare … e allora ci serve un buon bastone!
http://www.preg.audio
Luigi Maria Epicoco
Il Vangelo di oggi ci parla in maniera dettagliata dell’equipaggiamento che un discepolo di Cristo deve avere:
“Allora chiamò i Dodici, ed incominciò a mandarli a due a due e diede loro potere sugli spiriti immondi. E ordinò loro che, oltre al bastone, non prendessero nulla per il viaggio: né pane, né bisaccia, né denaro nella borsa; ma, calzati solo i sandali, non indossassero due tuniche”.
La prima cosa su cui devono fare affidamento non sono gli eroismi personali ma le relazioni. È questo il motivo per cui li manda a due a due. Non è una strategia di vendita porta a porta, ma la chiara indicazione che senza delle relazioni affidabili il Vangelo non funziona e non è credibile. In questo senso la Chiesa dovrebbe essere principalmente il luogo di queste relazioni affidabili. E la prova dell’affidabilità la si vede dal potere che si ha contro il male. Infatti la cosa che teme di più il male è la comunione. Se tu vivi in comunione allora hai potere “sugli spiriti immondi”. Si comprende allora come mai la prima cosa che fa il male è far entrare in crisi la comunione. Senza questa affidabilità delle relazioni lui può spadroneggiare. Divisi siamo vinti, uniti siamo vincitori. Ecco perché la Chiesa deve sempre avere come primo obbiettivo la difesa della comunione.
“E ordinò loro che, oltre al bastone, non prendessero nulla per il viaggio”
Sarebbe da sprovveduto affrontare la vita senza un punto d’appoggio. Ognuno di noi non può solo fidarsi delle proprie convinzioni, dei propri ragionamenti, delle proprie emozioni. Ha bisogno, invece, di qualcosa che gli faccia da punto d’appoggio. Per un cristiano la Parola di Dio, la Tradizione, il Magistero non sono ornamenti, ma il bastone su cui poggiare la propria vita. Stiamo assistendo invece al dilagare di un cristianesimo intimistico tutto fatto di “io penso”, “io sento”. Questo tipo di approccio alla fine ci fa ritrovare fermi e molto spesso smarriti. Avere un punto oggettivo su cui poggiare la vita è una grazia, non un limite.
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