L’itinerario spirituale del discepolo missionario 
P. Carmelo Casile

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B – ITINERARIO CLASSICO 

– Dalla superficialità all’incontro profondo con Dio 

L’uomo risponde a Dio, che lo chiama alla sua intimità, dal suo “IO”, che può essere superficiale o profondo.

NELL’“IO” Superficiale:

la vita è estroversa, vissuta alla superficie, impegnata alla conquista di molte cose; 
Dio è presente con minuscola; 
l’attività spirituale è di tipo discorsivo, dispersivo, in cui prevale la mente; 
la personalità è superficiale, e può sfocia nella in autenticità della vita.

NELL’“IO” profondo

la vita ritorna al cuore, cerca l’interiorità, vissuta in profondità;

DIO è presente con maiuscola;

l’Attività spirituale è di tipo intuitivo, unitivo, in cui prevale il cuore;

la personalità ha una profonda conoscenza di sé e sfocia in opzioni di vita autentica;

la persona, vivendo Dio nell’”Io profondo”, riesce a scoprirlo e ad accoglierlo in ogni aspetto della vita.

Sono tre le tappe che segnano il passaggio dalla superficialità all’incontro profondo con Dio.

Prima tappa: Incipientes: Via purgativa: 

– purificazione dei sensi: preghiera nella quale prevale l’emotività e l’immaginazione.

Seconda tappa: Proficientes: Via illuminativa: 

– apertura del cuore al bene, alla benevolenza: preghiera in cui prevale la meditazione.

Terza Tappa: Perfecti: Via unitiva: 

– nozze mistiche: preghiera in cui prevale la contemplazione.

Questo cammino a tappe è un cammino peculiare secondo il carattere d’ogni persona, nella quale può prevalere l’estroversione o l’introversione. 

I. La persona estroversa

La persona estroversa è una persona attiva, socievole, che preferisce l’azione alla riflessione; è attratta da ciò che possiede, dalla comodità, da ciò che dà piacere.

Questa persona si santifica e progredisce nel cammino spirituale, convincendosi che Dio è il Bene Sommo, e quindi infinitamente al di sopra di tutto ciò che possa possedere, vedere ed abbracciare.

L’ostacolo principale che deve superare è la superficialità, alla quale è esposta a causa della facilità che ha per esibirsi.

Per raggiungere questo scopo, deve evitare l’improvvisazione, impegnandosi nel programmare la sua attività e in preparare con cura ogni impegno concreto; soprattutto deve essere costante nell’apprendimento e nella pratica della preghiera. 

II. La persona introversa

Introversa è la persona riflessiva, amante della solitudine, che preferisce la lettura all’azione; centra il suo interesse nella sua vita interiore; cerca il valore che è essa stessa, lotta per essere qualcosa o qualcuno; il mondo esterno gli interessa, ma solo in funzione di se stesa; ha una stima esagerata delle sue qualità e cerca il successo personale: superbia, vanagloria; o, al contrario, si mostra sempre triste, lamentandosi, perché si giudica inferiore agli altri, non prende iniziative o impegni per paura che possa fallire o perdere la stima degli altri: è la ricerca del successo personale che si manifesta in altro modo: 

«Certo noi non abbiamo l’audacia di uguagliarci o paragonarci ad alcuni di quelli che si raccomandano da sé; ma mentre si misurano su di sé e si paragonano con se stessi, mancano d’intelligenza» (2Cor 10,12). 

Nell’ambito del cammino spirituale, l’introversione è l’attitudine di chi lascia l’esterno ed entra nel suo “Io” profondo e da qui si apre all’esperienza del divino.

La persona introversa progredisce nel cammino spirituale, aprendosi all’amore di Dio e del prossimo e dimenticandosi di sé. 

«Chi si vanta, si vanti nel Signore, perché non colui che si raccomanda da sé viene approvato, ma colui che il Signore raccomanda» (2Cor 10, 17-18).

– Tappe dell’incontro con Dio e tappe dell’incontro con il prossimo.

Le tappe dell’incontro con Dio sono nello stesso tempo tappe dell’incontro con il prossimo. Man mano che la persona si va inoltrando verso la camera nuziale dell’incontro con Dio, si va aprendo agli altri, va creando spazi di amore verso il prossimo. Ad ogni passo di avvicinamento-incontro con Dio corrisponde un passo di avvicinamento-incontro con gli altri, un passo di apertura verso il prossimo. 

Quando, al termine del cammino, la persona si trova unita a Dio, mediante un’unione di tipo nuziale, che supera tutte le unioni del mondo umano, allora si trova totalmente unita anche agli altri in un gesto di donazione-accoglienza, che significa la vita in comunione, la vita dove si va creando un «noi» di amore, che è il noi dello Spirito Santo sulla terra. 

– Gradi di preghiera secondo S. Teresa d’Avila:

Il passaggio dalla superficialità all’incontro profondo con Dio avviene per mezzo della preghiera, che è descritta da Santa Teresa d’Avila come un’esperienza in cui si possono distinguere tre tappe o gradi: 

1º grado: L’acqua del pozzo si attinge con molta fatica. 

2º grado: L’acqua attinta con la noria: con sforzo e determinazione si ottiene acqua sufficiente per irrigare. 

3º grado: L’acqua della fonte: c’è solo l’azione di guidarla.


ESERCIZIO FONDAMENTALE D’IMMERSIONE NELLA PROPRIA INTERIORITÀ 

1. Scegli un luogo adatto, che favorisca il raccoglimento interiore: la cappella, un angolo silenzioso del giardino, ecc.

2. Arrivato al luogo scelto, incomincia facendo un gesto religioso come: il segno della croce, la genuflessione, un inchino profondo, secondo le circostanze ed il luogo dove ti trovi, cercando di essere presente nel gesto che compi, mettendoti così davanti allo sguardo amoroso del Padre celeste.

3. Prendi una posizione del corpo che indichi armonia, distensione, attenzione e mobilità. 

Può essere la posizione di seduto, che esprime il tuo desiderio di ascoltare.

Siediti diritto ad angolo retto, su una sedia retta e dura, senza piegare la resta e facendo in modo che il naso sia sulla stesa linea dell’ombelico; cerca di mantenere il tronco eretto, facendo in modo che il peso del tuo corpo cada equilibratamente sulla colonna vertebrale diritta; incrocia le mani in forma di conchiglia, la destra sotto la sinistra, con i pollici che is toccano e il dorso di entrambe le mani sul grembo; oppure stendi le mani sulle ginocchia con le palme verso l’alto o il basso e le dita sciolte; cerca di mantenere i talloni moderatamente separati e le pianterei piedi contro il pavimento, affinché riposi il corpo, oppure incrocia i piedi, il destro sul sinistro.

Tieni gli occhi aperti, per non perdere l’equilibrio e non addormentarti, ma, nello stesso tempo, raccolti (= guardando verso un punto: verso il tuo petto, verso un luogo, verso un’immagine, ecc.).

4. Adesso rilassa totalmente il tuo corpo: la fronte è sciolta e piana… nessuna ruga di pensosità in mezzo alle sopracciglia, nessuna ruga trasversale… è come se una mano buona le avesse cancellate…

– Rilasso i miei occhi, le guance, sento il loro peso leggero… 

– Rilasso la zona delle mascelle e della bocca… sul volto non c’è seriosità ma piuttosto un sorriso… 

Rilassa le spalle… l’omero destro… sento il peso dei muscoli… sento il peso dei muscoli… Rilasso l’avambraccio… la mano destra… Lo stesso a sinistra.   Tutto è disteso e sciolto…

Adesso il petto…il ventre… i fianchi… l’addome… il bacino i glutei… l’arteria femorale… anche qui i muscoli si afflosciano… altrettanto vicino alle gambe… i piedi… le dita dei pedi… tutto è rilassato. 

5. Rilassa anche la tua respirazione: può andare come vuole… normalmente… sei tu colui che respira… si respira in te… respira con il diaframma… conta da uno a 10 respirazioni (= espirazioniinspirazioni)…

6. Adesso abbandonati al ritmo o al ciclo della tua respirazione.

Nella respirazione puoi facilmente distinguere quattro tempi: un tempo doppio, più prolungato per l’espirazione, uno per la pausa intermedia e uno per l’inspirazione:

Aespira / espira più profondamente fino alla pancia;

inspira: lascia venire la respirazione, l’aria, naturalmente, senza sforzo;

B – alla prima espirazione pensa mentalmente: 

abbandonare: la superficie, la superficialità in cui vivo;

– alla seconda espirazione pensa mentalmente:

scendere, nel profondo di me stesso;

C – arrivando al fondo, alla pancia, pensa mentalmente: 

unirsi, con il proprio profondo, con il mio “Io” profondo; 

D – inspirando pensa mentalmente:

lasciar venire, il respiro, il mio “Io” profondo – rinnovarsi, a partire dalla profondità del mio essere.

Per tanto, il senso psicologico dei 4 momenti può essere espresso con queste parole-chiavi: abbandonare / discendere / unirsi / (lasciar venire)-rinnovarsi.

Pensa, pronuncia queste parole con il desiderio di farle penetrare in te, o meglio lasciando che esse stesse si realizzino in te: 

abbandonare/discendere (espirazione prolungata)

unirsi (pausa)

rinnovarsi (inspirazione). 

E immergendoti più profondamente:

abbandonare: ogni progetto, proposito, pensiero, se stessi.

discendere: nel profondo interiore, nel fondo dell’anima, che nasce da Dio: In lui viviamo, ci muoviamo ed esitiamo (At 17, 28).

unirsi: alla fonte della vita che nasce nel fondo della mia anima.

rinnovarsi: lasciar venire dentro di me la vita di Dio e lasciarmi impregnare da essa.

Se l’attenzione la rivolgi prevalentemente su Dio, dirai, penserai, sentirai:

via da me / verso di Te (espirazione prolungata)

tutto in Te (pausa) 

rinnovato da Te (inspirazione), facendo in modo che il significato di queste parole penetri i te, o meglio lasciano che esse stesse si realizzino in te. 

E immergendoti più profondamente:

via da me (dal mio egoismo, dalla mia situazione carnale),

verso di Te (Dio, Santissima Trinità, Signore Gesù),

tutto in Te (Dio, Santissima Trinità, Signore Gesù),

rinnovato da Te (dal tuo Spirito = la tua vita nel e secondo lo spirito di Gesù).

Ti rendi conto come: 

si comincia svuotando l’aria dai polmoni in due tempi, si arriva al fondo (la pancia), si inspira (lasciare venire l’aria rinnovatrice dell’organismo); 

si passa al senso psicologico della respirazione; 

si arriva al suo significato spirituale. 

Quest’esercizio, nel suo significato spirituale, lo puoi sviluppare gradualmente, facendo di esso una vera preghiera contemplativa; ti può servire anche come preparazione alla lettura meditata della Bibbia, per l’adorazione personale dell’Eucaristia, come preparazione e ringraziamento alla comunione, ed anche per fare l’esame di coscienza giornaliero o in preparazione al Sacramento della riconciliazione.

Una pratica costante di quest’esercizio aiuterà a scoprire tante altre cose nel cammino di incontro profondo con Dio.


C – L’ITINERARIO CLASSICO
NELL’AVVENTURA SPIRITUALE DEL NOSTRO TEMPO

L’uomo d’oggi è alla ricerca di nuove spiritualità, religioni e filosofie capaci di dare una risposta al senso dell’esistenza. La domanda spirituale che si credeva ormai tramontata, è chiaramente percettibile nella nostra società. Gli itinerari sono molteplici, le proposte tra le più svariate e inaspettate, a tal punto che sembrano, talvolta inintelligibili se non addirittura incoerenti. 

Robert de Langeac, fortemente impregnato della spiritualità del Carmelo così da essere chiamato il «Giovanni della Croce francese», ripresenta l’itinerario classico, e contribuisce in modo straordinario ad esplicitare l’apporto specifico del cristianesimo in questa molteplicità di proposte. 

Non si tratta di un’esposizione didattica sull’itinerario spirituale, ma di un’esperienza raccontata con molta spontaneità nel libro «LA VITA NASCOSTA IN DIO».

Il cammino spirituale del cristiano è un cammino verso Dio e verso gli altri, che può essere riassunto in questi termini: 
– Dalla vita nascosta con Cristo risorto in Dio, noi possiamo andare verso il Padre nello Spirito Santo per vivere con Lui della sua vita trinitaria, per la sua gloria e la salvezza del mondo. 
Egli stesso ne segnala le tappe, che corrispondo ai quattro capitoli del suo libro: 

Prima tappa: Lo sforzo dell’anima

Tutto il primo capitolo è dedicato a descrivere quello che gli autori spirituali chiamano «lo sforzo ascetico dell’anima»: Incontrare Dio, conoscerlo, amarlo, dipende da noi. Bisogna volerlo e prendere i mezzi per arrivarci con la grazia di Dio e l’aiuto della Vergine Maria. «Volere amare è già amare».

Seconda tappa: L’azione di Dio

Il secondo capitolo descrive quello che Dio vuole fare, quello che farà in noi per renderci capaci di unirci a lui. Questo non dipende da noi, ma da lui. Noi dobbiamo solamente lasciarlo fare!

Quest’opera è un’opera di purificazione. Dio fa a poco a poco il vuoto in colui che lo cerca. Attraverso un misterioso e progressivo lavoro, Dio separa colui che egli ha scelto da tutto ciò che non è lui. Si impadronisce anzitutto della sua volontà, questa potenza di amare, poi delle altre facoltà, l’intelligenza e la memoria, affinché tutto in noi sia orientato verso di lui, e ci sia un sempre minore ripiegamento su noi stessi.

Terza Tappa: L’unione con Dio

«È l’intimità profonda, è la comunione perfetta, è la fusione senza commistioni e senza confusione. Siamo lui e lui è se stesso. Siamo tutto ciò che egli è. Abbiamo tutto ciò che egli ha. Lo sappiamo. Lo vediamo quasi. Lo sentiamo, lo gustiamo, ne godiamo, ne viviamo, ne moriamo».

Quarta tappa: Fecondità apostolica

Tutto quello che Dio dà, è sempre per gli altri. Nel possesso di Dio non ci può essere la minima traccia d’egoismo, di ripiegamento su di sé. Per lui e per gli altri noi siamo chiamati, gli uni e gli altri, al nostro livello, con quello che noi siamo, là dove siamo, ad unirci al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo «per la gloria di Dio e la salvezza del mondo».

Questa misteriosa fecondità dell’anima interiore si esercita su quelli che sono vicini, ma anche su quelli che sono lontani. Gli otto miliardi di uomini che ci circondano ne sono i beneficiari.

«L’anima, che ti è intimamente unita mediante l’amore, comunica alla tua potenza e partecipa della tua forza. Diventa fonte di salvezza con Gesù. … Ogni anima unita a te mediante l’amore eleva il mondo».


LA VITA NASCOSTA IN DIO 

di Robert de Langeac, Ed. San Paolo 2003

La vita nascosta in Dio è un libro, che traccia la strada del cammino spirituale del cristiano e ne segna le tappe. Il suo autore è padre Augustin Delage, che nacque, passò tutta la vita e morì a Limoges (Francia) tra il 1877 e il 1947. Fu prete di San Sulpizio e professore al Grande Seminario di Limoges prima della seconda guerra mondiale. Prese lo pseudonimo di Robert de Langeac per la pubblicazione del suo primo libro, nel 1931.

Limoges fu soprannominata «la Città Rossa» a causa dei suoi gravi movimenti sociali, e la prefettura del Limosino, tra il 1880 e il 1947, generò i più begli esempi del socialismo e del comunismo, la formazione della CGT (Confederazione Generale del Lavoro), scioperi operai esemplari, un anticlericalismo feroce, un libero pensiero emblematico, uno sviluppo inaudito della massoneria. In seguito alla condanna di molti ufficiali di stato maggiore al domicilio coatto in quella città, fu coniato nel 1916 il verbo limoger: «silurare, destituire». 

In questo ambiente Robert de Langeac, fortemente impregnato della spiritualità del Carmelo, sviluppò la sua vita nascosta in Dio

Egli è uno dei personaggi più atipici, più inverosimili della vita contemplativa e della vita mistica durante la prima metà del XX secolo. Né monaco, né religioso, né eremita, desiderò rimanere prete diocesano affiliato alla Compagnia dei preti di San Sulpizio, e a quaranta due anni si consacrò totalmente a Dio al servizio della Chiesa. 

Scrisse le righe serene ma così intense de «La vita nascosta in Dio» durante gli avvenimenti terribili della seconda guerra mondiale. Mentre tali avvenimenti «fucilavano» il suo corpo e il suo cuore, egli conservò sino alla fine quel sorriso che fu notato da tutti nel corso della sua vita. 

Per cogliere la peculiarità dell’itinerario della sua vita nascosta in Dio, è opportuno rileggere l’Apocalisse, pensando alle prove che segnano attualmente gli individui e il genere umano: «(l’angelo) mi mostrò poi un fiume di acqua viva, limpido come cristallo, che scaturiva dal trono di Dio e dell’Agnello» (22,1).

Robert de Langeac non prende come la piccola Teresa l’ascensore, non si trasforma come Elisabetta in razzo per andare al cuore della Trinità. Egli è il capitano di un veliero magnifico che naviga su questo fiume d’acqua viva, poi sull’oceano divino di colui da cui tutto dipende, il Padre, «creatore dell’universo visibile e invisibile». Innumerevoli canotti vanno incontro a tutte le anime naufragate per imbarcarle su questo veliero. 

Spetta ad ogni cristiano decidere se vuole «respirare l’aria divina a pieni polmoni» come dice splendidamente questo grande mistico o allontanarsene.


PRESENTAZIONE DELL’ITINERARIO

a cura di jean rémy, Prete della diocesi di Cambrai

La nostra vita può essere, se vogliamo, una stupefacente avventura spirituale al servizio di Dio e degli uomini. Robert de Langeac ne è un meraviglioso esempio… Ciò che egli ha vissuto, possiamo viverlo anche noi là dove siamo, con quello che siamo. Basta imbarcarci, come lui, su quel magnifico veliero e, con tutte le vele spiegate, lasciarci trasportare là dove il vento dello Spirito vuole condurci…

Questo libro può aiutarci. Leggetelo adagio, umilmente, lasciandovi prendere dalla magia della parola e dalla profondità del pensiero di colui che è stato chiamato il «Giovanni della Croce francese». Egli traccia la strada del nostro cammino verso Dio e verso gli altri e ne segnala le tappe. «La nostra vita è nascosta con Cristo in Dio», ci dice san Paolo, e con il Cristo risorto noi possiamo andare verso il Padre nello Spirito per vivere con lui della sua vita trinitaria.

Non ve ne sentite all’altezza? Nemmeno io, e tuttavia a questo siamo chiamati… Come può avvenire ciò? Robert de Langeac ce lo spiegherà in quattro capitoli: «Lo sforzo dell’anima», «L’azione di Dio», «L’unione con Dio», «Fecondità apostolica».

Incontrare Dio, conoscerlo, amarlo, dipende da noi. Bisogna volerlo e prendere i mezzi per arrivarci con la grazia di Dio e l’aiuto della Vergine Maria.

«La Vergine ci conduce dolcemente verso le vette dove l’aria è più pura, il cielo più chiaro, Dio più vicino, là dove trascorre la vita di intimità con Dio».

Il primo paragrafo del libro ci mostra la meta da raggiungere: vivere nell’intimità di Dio. È questa «la vita interiore» di chi «ha trovato il buon Dio in fondo al suo cuore e vive sempre con lui». E che cosa bisogna fare per trovarlo? «Cercarlo, lui, lui solo, sempre, dovunque, in tutto, dimostrare a Dio che lo amiamo «facendo la sua volontà, facendola bene, con tutto il nostro cuore, non solo nelle linee generali, ma nei minimi dettagli». Bisogna vivere nell’umiltà, nella dolcezza, nella pazienza, nella fede, nella speranza e nell’amore, sotto lo sguardo di Dio, all’ombra dell’eucaristia nel silenzio e nella solitudine del cuore.

Ecco il programma di questa prima tappa presentata da Robert de Langeac… E abbiamo subito voglia di dire: «Non ci riuscirò mai! E troppo difficile per me». Rassicuratevi! L’essenziale non è riuscirci, l’essenziale è volerlo e provarci.

«Volere amare è già amare».

Tutto il primo capitolo è dunque dedicato a descrivere quello che gli autori spirituali chiamano «lo sforzo ascetico dell’anima».

***

Può cominciare una seconda tappa, che non sopprime gli sforzi della prima, ma li supera. Dio stesso, Padre, Figlio e Spirito, vuole condividere con noi qualcosa della sua vita, vuole farci gustare la sua gioia, vuole trasformarci in sé… Ed è lui che ci preparerà a riceverlo…

Il secondo capitolo descrive quello che Dio vuole fare, quello che farà in noi per renderci capaci di unirci a lui. Questo non dipende da noi, ma da lui. Noi dobbiamo solamente lasciarlo fare!

«Sei tu che scegli liberamente quelli nei quali vuoi stabilire la tua dimora permanente, quelli che vuoi separare da tutto, purificare, arricchire, innalzare, prendere presso di te, in te, affinché ti contemplino un po’ alla maniera in cui tu ti contempli, affinché ti amino un po’ alla maniera in cui tu ti ami, affinché vivano, imperfettamente senza dubbio, ma realmente, della tua vita trinitaria. Sì, sei tu, tu solo che cominci, continui, porti a termine questa bella opera», esclama Robert de Langeac. Quest’opera è un’opera di purificazione. Dio fa a poco a poco il vuoto in colui che lo cerca. Attraverso un misterioso e progressivo lavoro, Dio separa colui che egli ha scelto da tutto ciò che non è lui. Si impadronisce anzitutto della sua volontà, questa potenza di amare, poi delle altre facoltà, l’intelligenza e la memoria, affinché tutto in noi sia orientato verso di lui, e ci sia un sempre minore ripiegamento su noi stessi.

«L’amore di Dio è un fuoco bruciante. Prima di trasformare l’anima, distrugge, brucia, consuma. Tutto quello che gli è contrario deve sparire. Questo periodo della vita interiore è particolarmente doloroso, ma si distrugge bene soltanto ciò che si sostituisce. Spogliata di tutto quello che faceva la sua ricchezza apparente, l’anima interiore ha cominciato a rivestirsi della bellezza di Dio».

Con Robert de Langeac, in questa tappa della nostra vita spirituale in cui è Dio che agisce, noi possiamo dire: «O amore di Dio, fa’ in me la tua opera, bruciami, consumami, divorami, trascinami. Io mi dono a te, fino in fondo e per sempre. Amen».

Questo ci fa paura! Abbiamo torto… Quello che Dio ha cominciato, lo porterà a termine se noi lo lasciamo fare. «Che importa il cammino che conduce a te, o mio Dio, purché ci si arrivi! Quello della sofferenza non è spesso il più corto e il più sicuro? Avvicinarsi a te, mio Dio, unirsi a te, essere ammesso nella tua intimità, questo è tutto e tutto è solamente questo».

***

La terza tappa del nostro itinerario verso Dio può cominciare. Robert de Langeac intitola questo capitolo: «L’unione con Dio».

«È l’intimità profonda, è la comunione perfetta, è la fusione senza commistioni e senza confusione. Siamo lui e lui è se stesso. Siamo tutto ciò che egli è. Abbiamo tutto ciò che egli ha. Lo sappiamo. Lo vediamo quasi. Lo sentiamo, lo gustiamo, ne godiamo, ne viviamo, ne moriamo».

A questo punto, è difficile continuare: è troppo bello! Non è possibile! Non è per me! Ma bisogna proseguire la lettura, scoprire con gioia che Robert de Langeac ha vissuto tutto ciò come lo hanno vissuto i santi e le sante che noi veneriamo, come cominciano a viverlo oggi tante anime consacrate dietro le loro grate, tanti cristiani impegnati nel mondo e nella Chiesa.

Ascoltiamo ancora ciò che egli ci dice:
«Quel che bisogna ripetere, talmente ci meraviglia e ci sconcerta, è che questo possesso di Dio da parte dell’anima è tutto quello che c’è di più reale al mondo. Ci sono anime che possono dire con tutta verità “Dio è mio”». E questa non è né un’illusione né un’esagerazione: è l’espressione fedele della realtà. Questo possesso di Dio ha vari gradi, è vero, e molto diversi, ma c’è un fondo comune che è bene espresso dal Cantico: «Il mio Diletto è per me e io sono per lui» (2, 16). Leggete, rileggete, assaporate questa pagina straordinaria (vedi «Realtà del possesso di Dio» nel capitolo 3, «L’unione con Dio») e quelle che seguono. Esse descrivono in maniera ammirevole quello che Dio, nella sua immensa bontà, può fare in alcuni, quello che vuole cominciare a fare in noi se noi lo vogliamo.

***

E adesso il momento di arrivare al quarto capitolo del libro: «Fecondità apostolica», per capire che tutto quello che Dio dà è sempre per gli altri.

Nessuno può desiderare l’unione con Dio per la gioia che essa procura, ma perché tale è il desiderio di Dio. Nel possesso di Dio non ci può essere la minima traccia di egoismo, di ripiegamento su di sé. Per lui e per gli altri noi siamo chiamati, gli uni e gli altri, al nostro livello, con quello che noi siamo, là dove siamo, a unirci al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo «per la gloria di Dio e la salvezza del mondo».

Questa misteriosa fecondità dell’anima interiore si esercita su quelli che sono vicini, ma anche su quelli che sono lontani. I sei miliardi di uomini che ci circondano ne sono i beneficiari.

«L’anima, che ti è intimamente unita mediante l’amore, comunica alla tua potenza e partecipa della tua forza. Diventa fonte di salvezza con Gesù».

Robert de Langeac lo dice perentoriamente: «Ogni anima unita a te mediante l’amore eleva il mondo».

***

Ecco, tratteggiato a grandi linee, quello che troverete in questo libro. Non si tratta dell’esposizione didattica della dottrina completa dell’unione con Dio. Sono brani scelti che vogliono soltanto confidare, attraverso le parole, un’esperienza raccontata con molta spontaneità. A volte, l’autore parla dell’anima spirituale in generale, a volte si esprime in prima persona. Spesso, sembra interrompere il suo discorso per rivolgersi direttamente al lettore. In altri brani, è Cristo che parla. La lettura di queste pagine dà l’impressione di un dialogo molto libero e molto sereno con qualcuno che ha incontrato Dio, e che vuole condividere ciò che egli vive.

Lo ripeto con forza, perché lo credo, ma anche perché ho raccolto numerose testimonianze in questo senso: La vita nascosta in Dio si rivolge ai cristiani ordinari quali noi siamo. Il contatto con autori spirituali autentici è sempre benefico. Noi tutti dobbiamo desiderare, su questa terra, l’unione piena con Dio, nella forma che gli piacerà darci. «Se l’anima fa ciò che è da lei, Dio farà ciò che è da lui», afferma Teresa d’Avila.

Otto milioni di francesi, si dice, si volgono attualmente verso il buddismo o si precipitano nelle sette per cercare di placare quella sete di spiritualità e di assoluto che caratterizza, lo si voglia o no, la natura umana. Il nostro mondo reclama dei testimoni. Robert de Langeac apporta, in quest’inizio del terzo millennio, un messaggio profetico.

Prima di cominciarne la lettura, riprendiamo con lui la sua preghiera:

«Fa’, o mio Dio, che il numero delle anime redentrici aumenti fra noi, affinché tu sia conosciuto, amato e glorificato e il mondo sia salvato».

P. Carmelo Casile

Venegono Superiore, 3 Novembre 2005 / Casavatore, Novembre 2022.