Qualche volta dovremmo fare l’elogio dei piccoli gesti di ogni giorno e cogliere quale grandezza si nasconda, in realtà, in quel che ci pare niente più che un’espressione di vita minima. Sì, sono gesti umili, per di più ripetuti come in una routine elementare che, così necessaria e spesso monotona qual è, nemmeno merita di essere menzionata. La maggior parte di noi dà inizio al giorno accendendo una luce, aprendo una finestra, dando un saluto o facendo una preghiera, prendendosi cura di qualcuno, guardando il paesaggio di sempre (che al mattino, peraltro, sembra essere lui a guardare noi), innaffiando una pianta, portando a sgambare il cane, illuminando lo schermo di un tablet in cerca del mondo esteriore, annusando il profumo del caffè, controllando il tempo sull’orologio, che è sempre là nello stesso posto.
Sono riti che, a modo loro, ci aiutano a plasmare la quotidianità e che, nella loro serena semplicità, la rafforzano e la nutrono. Sono riti mescolati allo spazio della casa e dell’intimità, riti primari capaci di rispondere ai nostri bisogni e di farlo con un respiro silenzioso. Qualche volta dovremmo farne l’elogio: soffermarci a contemplarli, riflettendo sul loro significato profondo e su come essi – forse anche più di altri indicatori evidenti e rilevanti – scrivono ciò che noi siamo, raccontano la nostra storia.

José Tolentino Mendonça
Avvenire 14 maggio 2019