Non solo cambiamenti climatici. In Africa otto dei primi dieci paesi che soffrono di grave insicurezza alimentare stanno vivendo conflitti. In Rd Congo, Etiopia, Nigeria, Sudan, Sud Sudan, Somalia, Niger e Burkina Faso si concentra infatti il 73% dell’insicurezza alimentare acuta nel continente

24 Ottobre 2022
Articolo di Antonella Sinopoli
Rivista Nigrizia

Donne e bambini in fuga dai combattimenti in Nord Kivu, Rd Congo

Oltre 137 milioni di africani stanno affrontando una grave insicurezza alimentare. Significa che l’impossibilità di procurarsi del cibo mette letteralmente a rischio la loro vita. Di questi 137 milioni l’81% vive in paesi dove sono in corso conflitti. Una crisi sicuramente aggravata da altre situazioni ad alto impatto: pandemia, clima, inflazione e la guerra russa in Ucraìna.

Il dato più allarmante, riportato nell’analisi di Africa Center è che, solo nell’ultimo anno si è registrato un aumento del 22% del numero di africani che affrontano un’insicurezza alimentare acuta, mentre il numero è quasi triplicato dal 2018. E la tendenza nell’ultimo decennio è stata sempre al rialzo.

Basti pensare che nel 2013, gli africani che non riuscivano a mettere il piatto in tavola erano “solo” 15,8 milioni. Quello che potrebbe sembrare paradossale è che proprio nel 2013 l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Oecd) aveva annunciato un aumento dei fondi da destinare ai paesi in via di sviluppo.

Mentre alcuni studi rivelano che gli aiuti esteri non hanno mai raggiunto l’obiettivo: ridurre la povertà in Africa. La situazione, cifre alla mano, è infatti peggiorata. Oggi oltre il 75% dei poveri del mondo vive in Africa. Si trattava del 10% nel 1970 e alcune previsioni suggeriscono che potrebbe salire al 90% entro il 2030.

Perché tutto questo? Corruzione e cattiva amministrazione degli aiuti potrebbero essere alcune delle cause. Ma se il livello di povertà (e di fame o scarsa alimentazione) sta aumentando è dovuto ad un insieme di cause. Tra queste viene spesso citato il cambiamento climatico che provoca quelle alternanze tra alluvioni violente ed estrema siccità che distruggono terre e raccolti.

Ma anche in questo caso dare la colpa al clima è riduttivo. Solo una parte di un quadro complesso dove i vari elementi si raccolgono a formare un dramma. E tra questi elementi i conflitti, voluti ed alimentati dall’uomo, sono quelli che stanno incidendo in misura estrema sulla vita di milioni di africani.

Non a caso 8 dei primi 10 paesi africani che soffrono di grave insicurezza alimentare stanno affrontando conflitti. Si stima che il 73% dell’insicurezza alimentare acuta nel continente sia concentrato in questi paesi: Repubblica democratica del Congo, Etiopia, Nigeria, Sudan, Sud Sudan, Somalia, Niger e Burkina Faso.

All’aumento dell’insicurezza corrisponde l’aumento delle persone che non riescono a procurarsi del cibo. Un caso lampante è quello della Rd Congo con il “record mondiale” di elevata insicurezza alimentare al mondo (25,9 milioni di persone). Non a caso questa vulnerabilità è concentrata nella parte orientale del paese, nelle aree del Kivu e nella regione dell’Ituri, le più ricche di miniere e minerali.

Pensiamo solo al coltan (di cui la Rd Congo è il maggiore produttore al mondo) e a quello che significa in termini di sfruttamento dell’ambiente e delle persone, compresi i bambini. Solo in questa zona si stima che operino oltre 120 gruppi armati, fonte di costante instabilità e attacchi sui civili.

In Etiopia, invece, sarebbero 20 milioni le persone che necessitano di aiuti alimentari (un aumento del 137% rispetto al 2020). Un picco dovuto in gran parte al conflitto civile iniziato nel novembre 2020 e che ha travolto il Tigray e altre aree dell’Etiopia settentrionale. In Nigeria, si parla di 19,5 milioni di persone che stanno vivendo una grave insicurezza alimentare. Un aumento di quasi 10 volte rispetto al 2018. La maggior parte di queste persone vivono nella regione nord-orientale destabilizzata da Boko Haram e dalla sua propaggine, lo Stato islamico dell’Africa occidentale.

In Sudan c’è stato nell’ultimo anno un raddoppio delle persone in condizioni di insicurezza alimentare acuta – da 6 milioni a 11,7 milioni – e guarda caso la maggior parte è concentrata nelle regioni colpite da conflitti negli ultimi anni: Darfur, Nilo Azzurro, Kordofan meridionale. Per non parlare dell’incertezza politica attuale e della cattiva gestione economica che ha portato a un’inflazione del 400%.

Non va meglio in Sud Sudan che nonostante sia uno dei paesi più fertili e ricchi di terra del continente conta 7 milioni di persone che hanno fame. Si tratta dei due terzi dell’intera popolazione, il tasso più alto di qualsiasi altro paese in Africa. Critica anche la situazione in Somalia – circa 6,7 ​​milioni di persone – tra cui almeno 300mila che stanno affrontando la carestia.

E poi c’è il Sahel occidentale dove la sicurezza ha subito negli anni un serio deterioramento causato da gruppi militanti islamisti. Mali, Burkina Faso e Niger contano quasi 10 milioni di persone che per mangiare avrebbero bisogno di aiuti esterni.

Sono situazioni estreme che a loro volta ne causano altre a catena. Quello degli sfollati, per esempio. Ad oggi sono almeno 36 milioni (il 44% del totale mondiale) gli africani costretti a lasciare le loro case a causa di conflitti e violenze (comprese quelle dei governi), tre volte di più dello scorso decennio.