XXX Domenica del T. O. – Giornata Missionaria Mondiale
Anno C – 23.10.2022
P. Romeo Ballan

Siracide 35,15b-17.20-22a
Salmo 33
2Timoteo 4,6-8.16-18
Luca 18,9-14

Riflessioni

Nella Parola di Dio per questa domenica, Giornata Missionaria Mondiale, campeggia la figura di S. Paolo, l’instancabile e ardente annunciatore del Vangelo ai popoli al di fuori del popolo ebraico, ad gentes, ai gentili, ai pagani, alle genti, come si dice tecnicamente nei documenti del Concilio Vaticano II. Nel brano odierno della seconda lettera al discepolo Timoteo (II lettura) Paolo prevede il suo prossimo martirio, è pronto “per essere versato in offerta” (v. 6). Nel momento di lasciare questa vita, Paolo ha una consolante certezza interiore: “Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la corsa, ho conservato la fede” (v. 7). La sua certezza si fonda sulla fede, anche se la fede non esclude che l’uomo, l’apostolo, faccia esperienza della sua fragilità e viva momenti di paura. Nella prova Paolo ha sperimentato la vicinanza del Signore, che “mi è stato vicino e mi ha dato forza, perché io potessi portare a compimento l’annuncio del Vangelo e tutte le genti lo ascoltassero” (v. 17).

Nella sua brevità, questa parola di Paolo presenta l’intero arco della missione affidata da Gesù agli Apostoli e alla Chiesa: l’invio, l’annuncio, l’universalità, la fatica, la fede, la comunità, la testimonianza, i risultati, il martirio… Il tutto vissuto nella certezza della presenza del Signore. In questo, Paolo è modello del missionario che parte e annuncia il Vangelo fidandosi totalmente del Signore. Alla fine della sua esistenza (v. 6), Paolo potrebbe ostentare i suoi meriti di battaglia, vittoria e fedeltà (v. 7), ma egli non fa leva su meriti personali; professa la sua piena fiducia nel Signore Gesù, che non abbandona chi lo attende con amore (v. 8). Paolo attribuisce al Signore l’esito della missione compiuta, Lo loda e si abbandona a Colui che lo “porterà in salvo nei cieli, nel suo regno” (v. 18).

Il Signore Gesù convoca e coinvolge ogni battezzato nella missione. Il cristiano serve la missione pregando, partendo e collaborando con chi parte. (*) Anzitutto pregando (I lettura). La preghiera insistente del povero e dell’oppresso ha una forza particolare presso il Signore, il quale, pur accogliendo tutti, “ascolta la preghiera dell’oppresso”, dell’orfano e della vedova (v. 16-17). Nella sua giustizia, il Dio della Bibbia ristabilisce l’equità schierandosi dalla parte del povero. Gesù lo conferma con la parabola dei due oranti del tempio: il fariseo e il pubblicano…

I missionari che marcano la storia (come Paolo, Francesco Saverio, Comboni, Libermann, Vénard, Chanel, Cabrini, Teresa di Calcutta e molti altri) sono convinti di essere custodi e annunciatori di un Vangelo che viene dal cuore di Dio per la vita del mondo. Seguendo i loro passi, ogni missionario e missionaria, ogni cristiano, in virtù del battesimo, è chiamato ad annunciare ad altri il Vangelo. Perché l’annuncio del Vangelo è un servizio prioritario e urgente alla famiglia umana: «è il primo servizio che la Chiesa deve all’umanità di oggi, per orientare ed evangelizzare le trasformazioni culturali, sociali ed etiche; per offrire la salvezza di Cristo all’uomo del nostro tempo» (Benedetto XVI).

Per la diffusione del Vangelo, la testimonianza personale vale più delle parole, come già insegnava il martire S Ignazio di Antiochia (17 ottobre), all’inizio del secondo secolo: “È meglio essere cristiano senza dirlo, che proclamarlo senza esserlo”. Conosciamo già le forme di collaborazione missionaria (preghiera, sacrificio, vocazioni, opere di misericordia e altri gesti di solidarietà). Come parte della loro testimonianza missionaria, oggi i cristiani sono chiamati a offrire segni di speranza e a divenire fratelli universali, per fare del pianeta la casa accogliente e comoda di tutti i popoli, secondo il piano di Dio. Sfida esaltante, per ciascuno! Sfida irrinunciabile della Missione!

Parola del Papa

(*) «Nell’evangelizzazione l’esempio di vita cristiana e l’annuncio di Cristo vanno insieme. L’uno serve all’altro. Sono i due polmoni con cui deve respirare ogni comunità per essere missionaria. Questa testimonianza completa, coerente e gioiosa di Cristo sarà sicuramente la forza di attrazione per la crescita della Chiesa anche nel terzo millennio. Esorto pertanto tutti a riprendere il coraggio, la franchezza, quella parresía dei primi cristiani, per testimoniare Cristo con parole e opere, in ogni ambiente di vita».

Papa Francesco
Messaggio per la Giornata Missionaria Mondiale 2022