Gustave Thibon

Se la morte è una nascita, bisogna pur confessare che la maggior parte degli uomini non sono preparati a nascere. Muoiono prima del termine. L’aborto, eccezione nell’ordine biologico, diventa regola nell’ordine spirituale.

«L’uomo è più grande… perché sa che muore» (Pascal). Qui si cela il nucleo del dramma umano. La morte in sé è nulla; appare tragica e insostenibile soltanto a chi sa di dover morire. Sapere che moriremo, orrore supremo della condizione umana, ma pegno, al tempo stesso, di liberazione: questa terribile conoscenza che giudica la morte è il pegno della nostra immortalità. La morte non è trasparente a sé stessa: là dove esiste, s’ignora, là dove non s’ignora è solo prova, apparenza. Quella luce che, in noi, giudica la morte è già al di là della morte stessa.

L’INDOMANI DELLA MORTE. — Anche per coloro che non hanno mai vissuto Dio sulla terra, l’immergersi nella luce deve rappresentare qualche cosa di infinitamente semplice: l’anima, posta brutalmente alla presenza di Dio, si trova davanti qualche cosa di assolutamente nuovo, vergine, inatteso e pure di assolutamente normale. Questa rivelazione è così assoluta e completa da annullare la meraviglia. L’uomo ha l’impressione di ritrovare ciò che non ha mai conosciuto né sospettato.

Natalis dies... Se la morte è una nascita, bisogna pur confessare che la maggior parte degli uomini non sono preparati a nascere. Muoiono prima del termine. L’aborto, eccezione nell’ordine biologico, diventa regola nell’ordine spirituale.

SACRIFICIO E IMMORTALITÀ — Sono pronto a morire per una cosa soltanto nella misura in cui essa mi fa vivere. In altri termini, sono pronto a morire a patto di partecipare ad un’altra vita. In tal modo il sacrificio è una prova dell’immortalità. Ma, colui che nulla ama e che, di conseguenza, non si sente nutrito e quasi creato inizialmente da una vita che oltrepassa la propria esistenza, rifiuta di istinto il sacrificio. Non possiede che sé stesso: è logico che cerchi di conservare ciò che possiede.

Gustave Thibon,
IL PANE DI OGNI GIORNO

Gustave Thibon (1903-2001), filosofo e scrittore francese, è stato definito “il filosofo contadino”.