Dati biografici

Nato il 21.7.33 a Campo San Martino, diocesi di Padova (I). Professione temporanea il 9.9.53 e perpetua il 9.9.59. Noviziato a Gozzano (51-52) e Sunningdale-UK (52-53). Destinazioni: London Province 53-56; Uganda 56-76; Malawi/Zambia 76-79; Kenya 79-81; Curia 81-90; Kenya 90-17; Italia 17-22.

Deceduto il 13 settembre, questa mattina abbiamo celebrato il suo funerale a Castel d’Azzano. P. Stefano Giudici, amico e compagno di missione, ha presieduto l’Eucaristia e P. Renzo Piazza, superiore della comunità, ha tenuto l’omelia. In collegamento nel nostro salone polivalente hanno partecipato alcuni suoi familiari e confratelli di Verona Casa Madre tra cui il superiore provinciale, P. Fabio Baldan.

Funerale di Fr. Cesaro Fernando

Venerdì 16 settembre 2022

Il sogno di Fr. Fernando di stare per sempre con il Signore si è realizzato il 13 settembre 2022, martedì, verso l’ora nona, vigilia dell’Esaltazione della Santa Croce. Si è addormentato nel Signore, poiché, da giorni, nella mente, nel cuore e sulle labbra non aveva altro. Desiderava che il Signore venisse a prenderlo e si chiedeva: “Quanto resta della notte?” Gli ultimi anni sono stati vissuti nell’attesa dell’incontro con l’Amico, “Gesù, mio Signore, che mi ha amato e ha dato se stesso per me”. Desiderava questo incontro perché ponesse fine ai suoi dolori e potesse finalmente vedere faccia a faccia l’Amico, l’Amato a cui aveva promesso fedeltà da quasi 70 anni.

“Autobiografia” (registrata il 28 marzo 2019)

Sono entrato a Thiene in pantaloni corti, viaggiando con il treno in compagnia dei seminaristi che andavano al Barcon; fui accolto da P. Rossi che mi portò in chiesa. Era il 20 settembre 1947. Ero contento di essere a Thiene perché a casa tutti mi malmenavano, mi comandavano e mi picchiavano: 8 fratelli più grandi e poi altri 4. Così l’entrata dai comboniani fu per me una liberazione.

Nella giacca della domenica c’era il taschino e nel taschino teneva le cicche… Fr. Fabris Valentino sentì l’odore e gli disse: Tu fumi già?

Nel 1962 incontrai P. Briani a Laybi e gli dissi: “Per me i superiori sono tutti ambiziosi e capricciosi…” Come risposta mi diede una sigaretta… come permesso non scritto che anch’io potevo fumare. 

“Ultime volontà”

  • Debole, fragile, limitato, vulnerabile…si è sempre consumato per gli altri; hanno sempre legato l’asino dove voleva il padrone.
  • Sarà gioia grande, immensa, eterna: Gesù, vieni presto in mio aiuto, fa presto a soccorrermi.
  • Quia per sanctam resurrectionem tuam redemisti mundum.
  • Qui a Castel d’Azzano aiutiamo Cristo a redimere il mondo: siamo in croce con Cristo e lui è in croce con noi.
  • Il Superiore di Castel d’Azzano ha un duplice compito: consolare gli afflitti e sopportare pazientemente le persone moleste.

Fr. Fernando, amico di Dio

Nella Bibbia l’amico di Dio è Abramo, a causa della sua fede.  La Scrittura dice: Abramo credette a Dio e gli fu accreditato come giustizia, ed egli fu chiamato amico di Dio. E’ la fede che apre le porte all’amicizia. Fr. Fernando è nato in una famiglia marcata dalla fede. Era il quinto di 13 figli, dei quali 8 sono entrati nella vita religiosa: cinque tra i salesiani, due tra i comboniani e una laica consacrata. Ha vissuto 69 anni di vita consacrata nell’alveo della fiducia e dell’abbandono in Dio.

I libri che abbiamo trovato nella sua stanza: la Bibbia, il Breviario, quattro volumi di Silvano Fausti sui Vangeli e un libretto sulla preghiera di abbandono di Charles De Foucauld. 

Al centro della sua vita vi era la persona di Gesù, che ha amato con tutto il suo cuore. Si è identificato con lui, il Figlio paziente, sofferente e obbediente al Padre. Quante volte ha ripetuto: “Questa vita, che io vivo nel corpo, la vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha dato se stesso per me”…

Pregava molto, con grande libertà interiore. Sapeva anche scherzare sull’”inutilità” della preghiera. “E’ inutile pregare, diceva, perché Dio non ti dona mai quello che gli chiedi. Gli chiedo di togliermi un po’ di dolori… e non mi ascolta mai. Non mi resta che fare la sua volontà. E’ quello che conta”.

Alimentava la sua fede e la sua preghiera con l’ascolto della Parola per la quale aveva un’attenzione vivissima. La meditava, la ruminava, la pregava e condivideva con letizia il tesoro che vi aveva trovato. Leggeva e rileggeva con gusto e profitto il Vangelo di Giovanni e in particolare il capitolo 17: la preghiera sacerdotale. 

La sua preghiera si concludeva spesso con un’invocazione: “Fa’ che io possa sperimentare che tu sei mio Padre. Fa’ che possa sperimentare che sono tuo figlio”. 

Negli ultimi tempi fr. Fernando parlava spesso della morte, ma non ne aveva paura. Desiderava che l’incontro con il Signore arrivasse il più presto possibile. In una lunga meditazione dal titolo “Vincere la paura della morte”, il Card. Martini scrive: “Il superamento della paura della morte non si compie con i nostri sforzi umani, ma prima di tutto stando con Gesù e con Maria che hanno già vinto ogni timore”.

Fr. Fernando nei lunghi periodi passati in solitudine a letto, in compagnia dei suoi dolori, pregava ed era costantemente in compagnia di Gesù e Maria. Aveva chiesto tre cose: la corona del rosario, un’immagine del Crocifisso e un’altra della Pietà di Michelangelo da incollare al suo comodino. Guardando quelle immagini si sentiva in comunione con loro e questo lo aiutava realmente a trovare serenità e a superare la paura della morte. Pensando alla serenità con cui è andato incontro alla morte, mi è venuto spontaneo parafrasare la parola del centurione ai piedi della croce: “Veramente quest’uomo era amico di Dio”.

Fr. Fernando, amico degli uomini

La relazione di amicizia che nutriva nei confronti di Gesù era specchio del suo modo di rapportarsi con gli uomini. I suoi amici erano numerosi. Li curava e alimentava l’amicizia condividendo la sua interiorità e il meglio della sua lunga e laboriosa vita missionaria. La visita dei confratelli alla nostra comunità è uno dei doni che Dio ci ha fatto e continua a farci. Fr. Fernando era felice quando, dopo un incontro comunitario il confratello-visitatore terminava la sua visita con in incontro personale a quattr’occhi con lui. Incontri che non erano mai banali. Sapeva elevare sempre il discorso a ciò che conta veramente, ai valori per i quali aveva donato la sua vita: Gesù Cristo, la chiesa, la missione.

La sua era un’amicizia selettiva: la coltivava con chi, come lui, viveva un’esperienza di umanità profonda e di intensa relazione con Dio, che si traduceva in servizio gioioso e gratuito per i fratelli. Era un fratello che cercava e viveva la fraternità. 

Cosa condivideva della sua vita? Parlava della missione, ma non era interessato a raccontare quello che aveva fatto, quanto piuttosto con chi era stato e con chi aveva condiviso la fede nel Signore. Aveva preparato una lista dettagliata dei Superiori con i quali aveva trascorso i suoi 75 anni di vita tra i comboniani: 61 in totale, tra cui alcuni che abbiamo accolto in questa casa: Aleardo De Berti, Germano Agostini, Luigi Varesco, Nereo Grandi, Salvatore Bragantini, Romeo De Berti, Alessandro Zanoli. E anche Egidio Ferracin di cui abbiamo appena celebrato il 35° anniversario del martirio. Del lavoro fatto, delle costruzioni… non era interessato a parlarne… Ci fa pensare a Paolo quando scriveva ai Filippesi: “Ritengo che tutto sia una perdita a motivo della sublimità della conoscenza di Cristo Gesù, mio Signore. Per lui ho lasciato perdere tutte queste cose e le considero spazzatura, per guadagnare Cristo  (…); perché io possa conoscere lui, la potenza della sua risurrezione, la comunione alle sue sofferenze, facendomi conforme alla sua morte, nella speranza di giungere alla risurrezione dai morti.

Gli ultimi giorni

Fr. Fernando in quest’ultimo periodo è stato ricoverato due volte all’ospedale: prima a Borgo Roma e poi a Villafranca. Era felice quando gli portavo un saluto da parte della Sorella Sr. Severina dall’Uganda e quando riceveva l’Eucarestia: vedeva Gesù che lo veniva a trovare nel suo letto di ospedale. Ogni volta terminava con una preghiera imparata da bambino, l’atto di carità: Mio Dio, vi amo con tutto il cuore sopra ogni cosa, perché siete bene infinito e nostra eterna felicità; e per amor vostro amo il prossimo mio come me stesso e perdono le offese ricevute. Signore, fate che io vi ami sempre più. Amen.

Grazie, o Padre, di averci dato Fernando come fratello. Ci ha aiutato a volerci più bene e a voler più bene a te e al tuo Figlio Gesù. Non l’hai mai lasciato solo quaggiù e hai sempre ascoltato la sua preghiera. Fa’ che ora possa contemplare per sempre il volto del tuo Figlio, che ha cercato, amato e servito. E incontrare te e il tuo cuore di Padre.

P. Renzo Piazza