José Tolentino Mendonça

Il bene più prezioso è il tempo. E stiamone certi: ciò di cui i nostri simili più hanno bisogno è che noi diamo loro del tempo. Che si tratti degli sconosciuti che abbiamo appena incrociato o di coloro che condividono la vita con noi. E che cos’è il tempo? È disponibilità a un ascolto in profondità. È disposizione a un incontro vero, che non sia un mero imbattersi nell’altro. È spazio per vedere, per sentire, per avere compassione, per fare un pezzo di strada assieme. Mi ha molto colpito una storia che un’amica, professoressa di liceo, mi ha raccontato. Si accorse un giorno che una delle sue studentesse aveva qualcosa sul naso che le brillava e si avvicinò: era un piercing. Ne parlarono: voleva capire le motivazioni dell’adolescente; colse l’occasione e parlò anche della nostra cultura e di quella grande scoperta che è il nostro corpo. La ragazza dialogò con molta naturalezza e interesse. Alla fine, però, confidò all’insegnante: «Ho questo piercing da quasi sei mesi e i miei genitori non l’hanno ancora notato». Quando offriamo del tempo, alla nostra tavola viene a sedere il mondo intero. La realtà diviene meno opaca e incomprensibile. Riusciamo a interpretarla meglio e persino a coglierla in una trasparenza che ci era prima sconosciuta. La realtà non è una cosa generica, né trova posto in uno sguardo rapido. La vita è piena di dettagli che non si rivelano a chi non sia sensibile al tempo.

Avvenire 10 aprile 2019