Vita cristiana ed ecclesiale
– Teologia


Un libro del teologo domenicano Rodriguez prova a immaginare cosa ci attende dopo la morte e a fornire spunti anche ai cristiani: sarà «un cocktail magnifico che Dio prepara a chi lo ama»

I beati del Paradiso in una miniatura trecentesca della Commedia di Dante conservata alla Biblioteca Medicea Laurenziana – WikiCommons

Roberto Righetto 
26 luglio 2022
Avvenire

Essendomi occupato della questione escatologica per interesse personale e non solo, mi è capitato di segnalare più volte il libro di Jacques Maritain Le cose del cielo, dove il grande filosofo cattolico si rammarica «che tra i cristiani regni una estrema negligenza riguardo alla Chiesa del Cielo» e prova ad immaginarsi come sarà la vita nell’aldilà. Frutto di alcuni corsi che egli tenne davanti ai Piccoli fratelli di Gesù a Tolosa negli anni ’60 e ’70, presso cui si era ritirato dopo la morte della moglie Raissa, in quel testo il pensatore che più di tutti influenzò Paolo VI vede i resuscitati che con «i loro corpi gloriosi godranno dei privilegi, impassibilità, sottigliezza, agilità, chiarezza, che la teologia enumera». E aggiunge, d’accordo con Tommaso d’Aquino, che «il corpo dei risuscitati sarà lo stesso che avevano quaggiù, ma la sua età sarà quella dell’età perfetta dell’essere umano, cioè quella in cui ha compiuto la sua crescita e resta ancora lontana dalle porte della decrepitezza; in breve, sarà l’età della giovinezza in piena attività ». Per quanto riguarda i dannati, Maritain li descrive come «degli attivi» che lavorano tutto il tempo; «Faranno delle città nell’inferno, delle torri, dei ponti, vi condurranno delle battaglie. Intraprenderanno a governare l’abisso, a ordinare il caos». Ma tutto è destinato a crollare. Sino a che grazie alle implorazioni di pietà rivolte a Dio da parte dei salvati anche loro saranno liberati da angustie e tormenti. Come Origene e von Balthasar, Maritain giunge a ipotizzare una salvezza per tutti.

La prospettiva della vita eterna torna anche in un saggio del teologo domenicano Ange Rodriguez, Il Dio che si è fatto carne. Una breve storia della salvezza (Queriniana, pagine 176, euro 15,00), in cui si ripercorrono le verità sostanziali della fede cristiana per ripresentarle all’uomo contemporaneo sempre più malato di «nichilismo mortifero». Da alcuni decenni pare prevalere una concezione dell’uomo come un essere destinato al nulla. Nei sondaggi realizzati su questi temi persino i cristiani rivelano di non credere molto nell’aldilà e, più che nella loro risurrezione, sembrano credere in qualcosa di molto vago.

La Chiesa ha abbandonato questo «luogo di combattimento», come dice Rodriguez, e si «è allontanata dal terreno della morte». E la gente comune si è come rassegnata pensando  pensando che, se anche i cristiani non dicono niente, è perché non c’è niente. Per questo fa bene leggere questo libro, in cui l’autore, che è stato per dieci anni esorcista della diocesi di Lione, come Maritain tenta di raffigurarsi come sarà la vita nell’aldilà, «un cocktail magnifico di tutto ciò che Dio prepara per quelli che lo amano ». Tutti risusciteremo a un’età giovanile, esattamente come Cristo, e rimarremo eternamente giovani. Avremo un corpo spiritualizzato, cioè «non più condizionato dalla materia, dalla sua gravità e pesantezza, dalla stanchezza e dalla malattia». Un corpo luminoso e splendente, bello e dotato di sottigliezza e, come accennato, invulnerabile a malattie e infermità.

«Ci sarà dunque – prosegue Rodriguez – una sorta di armonia in cui i nostri caratteri e i nostri talenti purificati e nobilitati renderanno interessante la nostra vita comune». Ma i nostri contatti saranno solo spirituali o potremo godere del piacere di toccarci ed abbracciarci? E i cinque sensi? «Tutti i sensi dei risorti avranno piaceri appropriati, con un’intensità e una diversità immensa, inimmaginabili in questo mondo e impossibili da descrivere ». Innanzitutto, vedremo la bellezza e lo splendore dell’umanità di Cristo. Poi, rivedremo i nostri cari, coloro che ci hanno lasciato prima di noi e per cui abbiamo provato tanta sofferenza. Ma non solo la vista, anche udito e odorato rimarranno. Molti teologi e mistici hanno parlato della dolcezza e della musica che pervadono l’aldilà: «Si potrebbe parlare di paradiso uditivo; non ci saranno più i rumori infernali che subiamo in questo mondo ».

Per quanto riguarda l’olfatto, c’è una teoria interessante emersa dalla teologia ortodossa per cui, nel racconto biblico di Adamo ed Eva e della loro caduta, è l’unico dei cinque sensi assente. Eva vede il frutto proibito, ascolta le parole del serpente, prende in mano la mela e la tocca, poi la mangia e la gusta, ma non l’annusa. «Dunque l’odorato non ha peccato e merita di essere colmato dai più bei profumi in paradiso».

Poi, c’è il gusto: secondo la maggior parte dei teologi nella vita eterna non mangeremo e non berremo, dato che il nostro corpo non ne avrà bisogno. Ma è veramente così? Gesù non solo ci ha parlato del banchetto celeste ma in vita amava consumare cibo con gli apostoli e con tanti altri. Perciò perché escludere che potremo gustare ancora il piacere della tavola con i nostri cari e i nostri amici e persino con Gesù?

Infine, il tatto. Sempre Gesù non amava essere toccato ma ha compiuto gesti molto fisici. Anche qui teologi e mistici, cui spesso Rodriguez fa riferimento, non sono unanimi. Così conclude: «Il senso del tatto potrà essere glorificato in cielo? Nelle pale d’altare del Beato Angelico i beati danzano tenendosi per mano». E come escludere la possibilità di riabbracciare le persone che abbiamo amato?

Il saggio non è certo un divertissement teologico, bensì il tentativo di offrire un riferimento alla predicazione cristiana, perlopiù lontana da queste tematiche. E di rispondere alle domande cruciali dei credenti ancor oggi: perché Gesù è stato annientato e cosa significa che è morto per noi? È vero che è tornato dai morti per non morire mai più? E cos’è questo Regno di cui parla tanto il Vangelo ma che non definiamo mai? Infine, come finirà il mondo, per estinzione o trasfigurazione? Che ne sarà del mondo dopo la fine del mondo? Anche tutta la creazione, animali e piante compresi, sarà glorificata e trasformata come dice san Paolo? E come sarà la vita eterna? Domande spesso dimenticate e lasciate all’immaginario letterario e cinematografico, ma che si ripresentano in tutta la loro forza in un tempo storico in cui la catastrofe cosmica incombe, tra epidemie, conflitti e sconvolgimenti climatici.