Grido e canto dei poveri. La spiritualità dei salmi
Armido Rizzi

Sul colle di Sant’Apollinare, a Fiesole, da sette anni un gruppo di amici fiorentini si raccoglie il martedì sera per una lectio divina, che affronta ogni anno un libro (o, più raramente, un tema) dell’antico o del nuovo testamento. Gli anni 1984-1985 sono stati dedicati al libro dei salmi; e poiché alla fine ne è risultata una lettura unitaria e, per certi versi, sorprendente, essa è stata riproposta, nella stessa sede, alla cerchia più ampia di partecipanti alla settimana teologica estiva. Ne è poi nato uno dei Quaderni di S. Apollinare, che ha incontrato particolare favore (tra l’altro, è stato parzialmente ripreso da COM/Nuovi Tempi come tema nelle pagine centrali del quindicinale). Servitium riprende ora integralmente quel quaderno, completandolo con alcuni autorevoli interventi.

Di introduzioni ai salmi ne esistono ormai molte, da quelle scientificamente agguerrite e ponderose a quelle più agili e accessibili: la pregevole nota bibliografica di G. Ravasi, in fondo al presente quaderno, ne offre un quadro così ricco e invitante da lasciarci soltanto l’imbarazzo della scelta. Perché allungare la lista con un nuovo titolo? Una ragione c’è: è la piccola ambizione di offrire insieme una rapida sintesi della teologia originaria dei salmi e una loro idonea attualizzazione. Quell'”insieme” ha un certo sapore di sfida. La tradizione cristiana ha sottoposto i salmi a un processo di rilettura le cui chiavi sono state la cristologizzazione e la spiritualizzazione. In base alla prima, tutto quanto nei salmi viene detto ha valore di figura di ciò che si compirà in Cristo; in base alla seconda le situazioni umane che nei salmi prendono voce, e che sono legate alla pena e alla gioia del vivere quotidiano, raggiungono la loro verità nelle esperienze interiori del cristiano o nelle azioni sacramentali della chiesa.

Senza voler negare il valore di questa tradizione, che certamente ha contribuito come nessun’altra a tener viva la pratica della preghiera salmica, noi cerchiamo, nelle pagine che seguono, di ricuperare la densità esistenziale e religiosa già immanente al dettato letterale dei salmi, la teologia e la spiritualità da cui sono attraversate quelle grida di persone abbandonate, calunniate, malate, esiliate, affamate, insomma diversamente lambite dall'”ombra di morte”; e poi, la teologia e la spiritualità da cui è lievitato il grazie di chi è stato liberato, reintegrato, riconosciuto, guarito, insomma è “tornato alla vita”. Ecco: ritrovare i salmi come il grido e il canto del povero, come il suo discorso di saggezza e il suo orizzonte di speranza, la sua radice così abbarbicata alla terra e la sua fede così sospesa alla Parola.

Ritrovare questa spiritualità dei salmi, che è l’intenzionalità religiosa da cui sono portati, è dunque anche scoprire la loro attualità, la loro possibilità di essere ancora pregati da tutti coloro che si ritrovano in quelle situazioni di morte e dí vita, di passione e di risurrezione. Ed è – può essere – scoprire quella seconda dimensione di spiritualità che consiste nel recitarli non per se stessi ma per i poveri, in persona pauperum: a nome loro, con loro, quasi mettendosi dentro la loro pelle. Per chi è disposto a sperimentare questo senso, antico e nuovissimo, della preghiera salmica, questo quaderno di Servitium può rappresentare un utile vademecum.

Ho detto “sperimentare”. Che non è soltanto capire, ma eseguire; anzi, dar corpo alla propria comprensione attraverso l’esecuzione. La teologia e la spiritualità di un salmo non sono presenti soltanto nelle parole di cui è composto, ma nella disposizione di quelle parole, nella sua “struttura”. Questo giustifica che sí siano mantenute nel quaderno anche le indicazioni leggermente tecniche riguardanti appunto la struttura dei singoli generi letterari (a volte, per i generi minori, struttura e teologia vengono addirittura presentate assieme). Ma inoltre, si notava, l’indicazione della struttura vorrebbe sollecitare una migliore esecuzione del salmo, specialmente nella recitazione comunitaria; un’esecuzione che sia come la messa in opera della sua teologia e lo snodarsi della sua spiritualità. Perciò va colta e sottolineata la connessione tra le indicazioni strutturali della prima parte (Capire) e le osservazioni ed esemplificazioni della terza parte (Eseguire).

La parte intermedia (Gustare) offre invece un’indicazione di principio e qualche esempio suggestivo sul linguaggio simbolico dei salmi; ognuno potrà continuare il lavoro, in queste pagine appena accennato. Una quarta e ultima parte (Per una lettura cristiana dei salmi) intende esplicitare e precisare quella modalità di attualizzazione dei salmi che ne prolunga e porta a compimento l’intenzione originale, differenziandola da quella che la tradizione patristica ha lasciato in eredità alla chiesa successiva e che l’ha fortemente segnata, nei suol meriti e con i suoi limiti.

Due osservazioni finali. Il corpus del quaderno consiste nella trascrízíone delle lezioni tenute durante la settimana estiva (di cui si diceva all’inizio); malgrado la risistemazione sintattica decorosa, il discorso mantiene un certo andamento “parlato”, che ne agevola indubbiamente la lettura ma a volte si concede qualche trascuratezza stilistica (spero non anche qualche imprecisione concettuale).

In secondo luogo, ho già accennato a integrazioni che il discorso ha ricevuto in Servitium rispetto alla sua stesura precedente. Nella prima parte è stata inserita, dopo i salmi di lamentazione individuale, una ispirata meditazione di p. Turoldo (Perché anche i salmi di maledizione), in cui egli spezza una lancia (è il caso di dirlo!) a favore delle “imprecazioni” che quei salmi contengono. Le poche pagine dedicate all’esecuzione dei salmi vengono arricchite da una densa nota del p. Eugenio Costa (I salmi in bocca. Nota sulla vocalità dei salmi), dove competenza teorica e sapienza pratica vengono messe al servizio di chi vuole migliorare la qualità della propria proclamazione. La quarta parte è composta da un dittico, il cui primo quadro è costituito dall’articolo ben documentato di p. Mauro Todde (I salmi nella letteratura patristica) sull’uso e l’interpretazione dei salmi nella chiesa dei Padri. Somiglianze e differenze, sintonie e distonie con il quadro successivo, in cui si cerca una diversa attualizzazione, appariranno chiaramente alla lettura. Abbiamo già detto, infine, della nota bibliografica ragionata di G. Ravasi (Per una lettura spirituale del salterio. Guida bibliografica), che è il migliore invito a continuare lo studio dei salmi.