Attualità sociale

Fernando de la Iglesia Viguiristi
16 Luglio 2022
Rivista La Civiltà Cattolica

Partiamo da una triste constatazione: negli ultimi anni il numero delle persone sottoalimentate nel nostro Pianeta è in aumento. Si era sperato che nel 2021 il mondo potesse lasciarsi alle spalle la pandemia di Covid-19 e che la sicurezza alimentare sarebbe cominciata a migliorare. E invece nel 2021 la fame nel mondo è cresciuta ancora.

Un incremento che riflette le esasperate disuguaglianze esistenti tra Paesi e al loro interno, dovute a un diverso modello di recupero economico e alle perdite di introiti non recuperati nei luoghi che erano stati più colpiti dalla crisi pandemica.

Nel 2021 la fame ha colpito 278 milioni di persone in Africa, 56,5 milioni in America Latina e Caraibi, 425 milioni in Asia. Se si considera la media delle stime, nel 2021 soffrivano la fame tra 702 e 828 milioni di persone; tra il 2019 e il 2020 la cifra è cresciuta di 103 milioni e nell’anno successivo di altri 46 milioni. L’aumento vistoso del primo intervallo temporale, in Africa, Asia America Latina e Caraibi, è proseguito, sebbene a ritmo più contenuto.

Le stime indicano che circa 670 milioni di persone continueranno a patire la fame nel 2030, cioè l’8% della popolazione mondiale; lo stesso numero del 2015, quando è stata varata l’Agenda 2030.

Per «insicurezza alimentare acuta» s’intende la situazione di una persona che non ha accesso a una scorta sufficiente di cibo, al punto che la sua vita è esposta a un rischio immediato. Secondo l’ultimo rapporto della Rete mondiale contro le crisi alimentari, presentato a Roma all’inizio di maggio, il numero delle persone che ne soffrono e hanno bisogno di un aiuto urgente continua a crescere in maniera preoccupante.

Questo documento mostra che nel 2021 almeno 193 milioni di persone, in 53 Paesi o territori, si trovavano in situazioni di crisi acuta: un incremento di quasi 40 milioni di persone rispetto alle cifre già esorbitanti che si registravano nel 2020. Più di mezzo milione di persone sono giunte all’estremo – lo stadio di «catastrofe» – in Etiopia, Madagascar meridionale, Sud Sudan e Yemen…

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