I. LA VOCAZIONE NEL VANGELO DI LUCA

P. Stanislao Renzi

Premessa 

Luca scrive il vangelo perché il messaggio di Gesù alimenti la fede di coloro che sono stati già catechizzati e, vivendo il trapasso dalla generazione apostolica, fanno i primi passi d’un cammino che non può avere come meta che Gerusalemme, verso cui Gesù aveva diretto risolutamente i suoi passi (cf. Lc 9, 51), accompagnato dai Dodici che aveva chiamati a seguirlo. I cristiani della generazione postapostolica continuano a ricevere l’invito a seguire Gesù su questa strada: quel che importa è dare ascolto all’invito del Maestro, per battere le sue orme con gli stessi atteggiamenti dei primi discepoli. 

Allo stesso modo che durante la vita terrena del Maestro, in tutto il tempo della Chiesa, e quindi anche oggi, la vita di quanti sono discepoli si svolge come sequela di Cristo se è realmente immersa in tutto il destino di lui, ossia se prende parte al mistero pasquale di morte e di risurrezione. 

In una rapida sintesi vogliamo cogliere gli elementi essenziali dei racconti di vocazione presenti nel vangelo di Luca per evidenziarne gli atteggiamenti con cui vivere ogni vocazione cristiana, e particolarmente quella di speciale consacrazione. Il nostro sguardo contemplativo si fermerà sulle varie figure di discepoli, a cominciare dalla figura del discepolo ideale, che è la Vergine Maria, prima discepolo del suo Figlio. 

1. La vocazione di Maria (Lc 1, 26-38) 

Il racconto dell’annunciazione 

In esso Luca ricalca lo schema tipico dei racconti di vocazione ricorrenti nella storia della salvezza. 

Ha una forte analogia con il racconto della vocazione di Gedeone (Gdc 6, 11-24), il giudice chiamato da Dio a liberare Israele dal dominio dei Madianiti: al messaggio divino, portatogli da un angelo che gli appare, oppone le sue difficoltà ma, rassicurato, con un segno, sull’autenticità della visione, dà il suo consenso alla missione che gli viene affidata e che compirà con la forza del Signore, che è con lui, rendendolo uomo forte e valoroso. 

Anche alla Vergine Maria Dio rivolge, mediante l’angelo, la chiamata, che è alla maternità divina; rassicurata dall’angelo, che le offre un segno, dà l’assenso e per l’azione dello Spirito la Parola prende carne in lei per liberare l’umanità dal potere del maligno. Quello stesso Spirito fa pronunciare a Maria quel “fiat” che ne fissa per l’eternità l’identità e il volto tra i figli di Dio. 

Con il fiat Maria accetta la chiamata di Dio che per lei significa: mettersi a disposizione di tale chiamata con piena dedizione; darsi con tutta la forza e la profondità del suo essere e delle sue facoltà; darsi con l’intensità di chi è pienamente disponibile verso Dio e con la debolezza di colei che sa di essere chiamata ad una missione che soltanto Dio rende possibile. Non pone alcuna condizione o riserva; nella sua donazione, fatta in nome dell’amore, lascia che sia solo Dio a disporre di lei. 

L’assoluta gratuità di Dio 

In questo racconto ci viene attestata la gratuità di Dio che sovranamente prende le decisioni con cui chiama a una missione: egli sceglie, per il compimento dei suoi progetti, coloro che sembra non abbiano titoli particolari. È la maniera di agire di Dio quando chiama le persone a cooperare con lui per l’attuazione del suo piano di salvezza: fa delle scelte che nessuno si aspetterebbe stando al modo umano di apprezzare le persone. Quella di Maria è una delle scelte gratuite: implica un vero sconvolgimento in rapporto alle aspettative correnti nel popolo ebraico: è a una sconosciuta ragazza di Nazaret, un villaggio mai citato nell’Antico Testamento, che viene comunicata la notizia della venuta del Messia, e non al sommo sacerdote né ad alcun altro esponente della religione giudaica. 

Quindi la scelta che Dio ha fatto di Maria non è in base ad alcun titolo umano a delle qualità umane, ma è nel segno dell’assoluta gratuità. Ciò corrisponde all’economia di Dio che per l’attuazione del suo progetto vuole servirsi di creature deboli, che umanamente non contano, perché nessuno abbia a vantarsi delle proprie realizzazioni nell’ordine soprannaturale. A Maria viene attribuito un solo titolo, quello di “piena di grazia”, che manifesta il privilegio accordatole dal favore divino: il termine con cui l’angelo si rivolge a lei è il nome che ella possiede agli occhi di Dio e significa una grazia data con abbondanza. L’amore divino si è riversato su Maria per riempirla della perfezione divina. La sua persona, come la sua vita, si definiscono con la grazia. Dio nella sua onnipotenza l’adombra dello Spirito Santo e opera in lei ciò che è umanamente impossibile: le rivela il privilegio che, nel suo disegno divino, le ha assegnato per il momento in cui il suo amore nella pienezza dei tempi fa irruzione nella storia degli uomini per renderla storia della salvezza. E’ il momento in cui i valori e le realtà della persona umana sono raggiunti dalla novità dello Spirito di Dio per essere assunti con nuovi significati e inaudita efficacia nel Regno di Dio. 

Gli atteggiamenti di Maria 

Diamo uno sguardo all’animo con cui Maria vive questo evento: sarà illuminante per ogni vita che pure si sta svolgendo secondo il progetto di Dio. Le parole che concludono il dialogo di lei con l’angelo: “Ecco la serva del Signore: avvenga di me secondo la tua parola”, rivelano l’accoglienza in cui si concretizza l’obbedienza della fede in lei che è la “figlia di Sion”, erede della fede di Abramo. Maria non si limita quindi a ricevere passivamente il favore divino: ella coopera all’opera della grazia. Esprime il suo consenso al progetto di maternità che le è stato rivelato e manifesta il suo desiderio di agire come serva del Signore. Lungi dal diminuire l’affermazione della sua personalità, la potenza della grazia sviluppa le sue reazioni personali e la rende pienamente disponibile al compimento del progetto divino nei suoi riguardi. Rassicurata che sarà la potenza divina a rendere feconda la sua verginità per la maternità del Figlio unigenito, Gesù, lei dà il suo consenso, dice il suo “sì” incondizionato. 

Analogia di ogni vocazione con quella di Maria 

Quello che è avvenuto in Maria, in certo qual modo avviene anche in chiunque è chiamato da Dio per una missione. La grazia accordata a Maria è stata il preludio della grazia che viene accordata con ogni vocazione; pone in risalto il favore divino che illumina l’esistenza di chi accetta il progetto di Dio su di sé. 

Quanto a coloro che hanno ricevuto una vocazione di speciale consacrazione, Dio ne consacra tutta la persona al suo Regno suscitando nel chiamato il desiderio di seguire più da vicino il Cristo così da renderne presente la forma di vita mediante i voti di verginità per il Regno dei cieli, di povertà evangelica e di obbedienza religiosa e per offrire a lui un prolungamento di umanità, di cui vuole servirsi per continuare la sua missione nelle particolari situazioni in cui si svolge la propria esistenza. 

La professione dei voti costituisce così l’impegno assunto per tutta una vita. 

Chi si è consacrato può riandare con la memoria a quel momento. Non si trattò di impegnarsi in qualcosa di cui si potevano allora tracciare in anticipo i limiti e i contorni, quanto di rimettersi in maniera incondizionata a Colui che è il tutto della vita. Ciò costituì certamente una difficile prova, perché davanti all’assoluto di Dio si avvertiva benissimo tutta la propria incapacità di donarsi. Tuttavia si intraprese un tale cammino perché si osò credere che era Dio a chiederlo: le decisioni, con cui si assumevano impegni superiori all’umano, non erano basate sulla propria volontà, ma sul Cristo che con il suo Spirito diede forza alla debolezza di creature, che erano rese feconde per il Regno di Dio nella misura del cento per uno. 

Chi emette la professione corre un rischio, ma è prima Dio a correre questo rischio avendo fiducia nella persona umana che è tanto fragile; nell’atto stesso in cui rimette se stesso nelle sue mani, il Cristo si affidò alle mani del Padre e come la Madonna con il fiat, Dio si impegna con il professo a portare a compimento l’opera che Lui stesso ha iniziato. 

Nello scorrere dei giorni si continua a vivere questo rischio per cui in ogni momento dell’esistenza il consacrato deve vivere nell’atteggiamento che si chiama fede, con cui si rimettono sempre le ragioni del proprio esistere nelle mani di Dio, come Maria, ma soprattutto sapendo che questo è l’atteggiamento stesso di Cristo, mentre la vocazione è condivisione della sua stessa esistenza, essendo divenuto per lui madre, fratelli e sorelle (cf. Lc 8, 19-21). Tutto questo l’ha reso possibile, nel consacrato, Dio che è amore e gli ha dato per vocazione l’amore e così gli manifesta l’infinita gratuità nei suoi riguardi. 

Tutto ciò che si va compiendo nei consacrati, tutto ciò che egli sta realizzando nella missione per rendere presente Gesù e la sua misericordiosa premura verso i bisognosi in senso spirituale e corporale, è anzitutto opera di Dio: di questo bisogna ringraziarlo dal profondo del cuore. Intanto è bene avere sempre, sull’esempio di Maria, la consapevolezza di non appartenersi, ma di essere del Signore per la missione a cui ha chiamato ed impegnarsi a vivere espropriandosi sempre più di se stessi, delle cose, di attaccamenti alle persone, per essere sempre solleciti a compiere la volontà di Dio, che ha posato lo sguardo sulla povertà dei suoi servi.