Adattandosi all’essenza dell’anima che esprime, la parola umana oscilla tra gli estremi del flatus vocis e del verbum vitae. M’interessa soltanto il secondo.

“Al momento di morire, cerco di abbagliare”, scriveva il gran Corneille, nella vecchiaia. Supponendo che io ne sia capace, abbagliare non mi tenta. Credo soltanto nelle parole che forniscono un alimento. Non mi spinge pretesa alcuna di novità, di originalità del pensiero, nel senso moderno di queste parole. Vorrei insegnare unicamente cose evidenti. Ciò che significa, probabilmente, in linguaggio comune, sfondare delle porte aperte. Ma l’esperienza non insegna forse che le verità più chiare sono anche le meno apprezzate e che gli uomini si accaniscono a forzare serrature immaginarie invece di entrare dalle porte della salvezza che Dio spalanca davanti ai loro passi? E Dio stesso non è forse una porta aperta di cui pochi soltanto varcano la soglia?

Del resto, la più comune evidenza, quando arrivi a penetrare in fondo all’anima, si trasforma in rivelazione inesauribile. Molti santi hanno saputo vivere, tutta la vita, di una sola frase del Vangelo. Quanto si riferisce alla distrazione, allo spettacolo, richiede un continuo rinnovamento; quanto appartiene alla vita, resta immutabile. Noi abbiamo perso il gusto delle verità eterne proprio perché la conoscenza non rappresenta più la porta della vita. Corriamo da un’idea all’altra, perché non assimiliamo nulla: non andiamo a vedere due volte lo stesso film, ma ci nutriamo ogni giorno dello stesso pane.

La mia testimonianza, in quanto personale, ha dunque poco valore: solo importa quel tanto di luce universale che ha filtrato attraverso me. Che io possa, almeno, non aver lasciato un’impronta delle mie limitate possibilità su verità nate prima di me e che non morranno con me; Non desidero illuminare gli uomini con la mia luce, ma soltanto aiutarli a meglio contemplare il sole.

GUSTAVE THIBON
IL PANE DI OGNI GIORNO (1945)
(dall’introduzione)

Gustave Thibon (1903-2001) è stato un filosofo e scrittore francese. È stato definito “il filosofo contadino”.