Formazione Permanente
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IL TEMPO «TRA L’ANNO» o TEMPO ORDINARIO

Il tempo dell’ascolto e della vigilanza

1. LA FISIONOMIA DI QUESTO TEMPO

Oltre i tempi che hanno proprie caratteristiche, ci sono trentatré o trentaquattro settimane durante il corso dell’anno, le quali sono destinate non a celebrare un particolare aspetto del mistero di Cristo, ma a celebrarlo nella sua globalità, specialmente nelle domeniche. Questo periodo si chiama tempo «per annum».

J. Lopez Martin fa giustamente notare che siamo di fronte ad «un tempo importante, così importante che, senza di esso, la celebrazione del mistero di Cristo e la progressiva assimilazione dei cristiani a questo mistero sarebbero ridotte a puri episodi isolati invece di impregnare tutta l’esistenza dei fedeli e delle comunità. Solo quando si comprende che il Tempo ordinario (o “per annum”, tra l’anno) è un tempo indispensabile, che sviluppa il mistero pasquale in un modo progressivo e profondo, si può dire che si sa che cosa sia l’anno liturgico. Limitare l’attenzione ai “tempi forti” vuol dire dimenticare che l’anno liturgico consiste nella celebrazione, con sacro ricordo nel corso d’un anno, dell’intero mistero di Cristo e dell’opera della salvezza».

Caratteristica:
è il tempo dell’ascolto, della vigilanza e dell’approfondimento della parola di Dio.

Durata del cammino:
trentatré o trentaquattro settimane, divise in due cicli:

  • primo ciclo: dal lunedì che segue la festa del Battesimo del Signore fino al martedì che precede il mercoledì delle ceneri (nel rito Ambrosiano fino al sabato che precede la prima domenica di Quaresima);
  • secondo ciclo: dal lunedì che segue la domenica di Pentecoste fino al sabato precedente la prima domenica di Avvento.

Il messaggio:
ascolto attento e costante della Parola di Dio, che illumina e guida il credente nella vita quotidiana.

Alcune figure-guida:
il cieco Bartimeo e il centurione al quale Gesù guarisce il servo, personaggi che si distinsero per la loro fede autentica e perseverante: Mc 10, 46-52; Mt 8, 5-13.

La Parola che accompagna:
* «In verità, in verità vi dico: chi ascolta la mia parola e crede a colui che mi ha mandato, ha la vita eterna» (Gv 5, 24).
* «Non chiunque mi dice: “Signore, Signore”, entrerà nel regno dei cieli, ma chi fa la volontà del Padre mio che è nei cieli. Molti mi diranno in quel giorno: “Signore, Signore, non abbiamo forse profetato nel tuo nome? Nel tuo nome non abbiamo cacciato demòni e non abbiamo fatto nel tuo nome molti prodigi?”. Allora dichiarerò loro: “Non vi ho mai conosciuti! Andate via da me, operatori d’iniquità”. Chi perciò ascolta queste mie parole e le mette in pratica, può essere paragonato a un uomo saggio che costruì la sua casa sulla roccia. Cadde la pioggia, inondarono i fiumi e soffiarono i venti: si abbatterono su quella casa; ma non cadde. Era fondata infatti sulla roccia. E chi ascolta queste mie parole, ma non le mette in pratica, può essere paragonato a un uomo stolto che costruì la sua casa sull’arena. Cadde la pioggia, inondarono i fiumi e soffiarono i venti: si abbatterono su quella casa; e cadde, e la sua rovina fu grande!» (Mt 7, 21-27).

Il segno:
la Bibbia. Il libro della Bibbia racchiude il progetto di Dio per l’umanità; in esso troviamo le risposte agli interrogativi della nostra vita e la luce per il nostro cammino spirituale.

2. IL TEMPO ORDINARIO, PELLEGRINAGGIO DEL CRISTIANO

La denominazione «ordinario» è stata data a questo tempo perché non prepara a un mistero specifico della vita di Gesù; erroneamente si pensa che sia un tempo di transizione, propedeutico ai tempi forti, ma non è così. «Oltre i tempi che hanno proprie caratteristiche, ci sono trentatré o trentaquattro settimane durante il corso dell’anno, le quali sono destinate non a celebrare un particolare aspetto del mistero di Cristo, ma nelle quali tale mistero viene piuttosto venerato nella sua globalità, specialmente nelle domeniche. Questo periodo si chiama tempo per annum (tempo ordinario)». Il tempo ordinario è il tempo della santificazione quotidiana e della perseveranza; rappresenta il pellegrinaggio del cristiano verso la meta finale: «Deposto tutto ciò che è di peso e il peccato che ci assedia, corriamo con perseveranza nella corsa che ci sta davanti, tenendo fisso lo sguardo su Gesù, autore e perfezionatore della fede » (Eb 12,1-2).

Questo tempo ci aiuta ad assimilare e a meditare i misteri della vita di Gesù, attraverso la lettura progressiva e quasi continua che ogni domenica si fa della parola del Signore. Nei giorni feriali questo vale anche per i libri dell’Antico Testamento: la loro lettura progressiva mette in evidenza il piano salvifico di Dio. Proprio per questo motivo il tempo ordinario è il tempo dell’ascolto della parola di Dio per camminare nella speranza verso il Signore Gesù e il compimento del suo Regno. «La Chiesa, nel dare aiuto al mondo come nel ricevere molto da esso, ha di mira un solo fine: che venga il regno di Dio e si realizzi la salvezza dell’intera umanità. Tutto ciò che di bene il popolo di Dio può offrire all’umana famiglia, nel tempo del suo pellegrinaggio terreno, scaturisce dal fatto che la Chiesa è l’universale sacramento della salvezza, che svela e insieme realizza il mistero dell’amore di Dio verso l’uomo» (GS 45).

In questo cammino dobbiamo rispondere alla domanda che Gesù ha rivolto ai discepoli: « Voi chi dite che io sia? » (Lc 9, 20). La risposta deve essere data con la nostra vita, con la nostra totale adesione al volere di Gesù, se per noi è veramente il Figlio di Dio. Per conoscere Gesù ci dobbiamo mettere alla sua sequela: «Venite e vedrete» (Gv 1, 39), aveva detto un giorno a coloro che volevano seguirlo; egli è, infatti, «la via, la verità e la vita» (Gv 14, 6), e domenica dopo domenica svelerà a noi il suo volto.

Il tempo ordinario è anche il tempo dell’approfondimento della fede, che siamo chiamati a vivere nelle nostre comunità, per calare nella vita quotidiana i misteri di redenzione che abbiamo celebrato nel tempo di Natale e nel tempo di Pasqua. In un certo modo, può essere un banco di prova dopo gli entusiasmi vissuti nelle feste natalizie e pasquali, per mettere in pratica la parola di Dio: «Siate di quelli che mettono in pratica la parola e non soltanto ascoltatori, illudendo voi stessi » (Gc 1, 22). Per fare questo dobbiamo vivere la carità; la Sacra Scrittura ci ricorda che non si può amare Dio che non si vede, se prima non amiamo il fratello che abbiamo accanto (cfr. 1Gv 4, 20); e san Paolo ammonisce: «Se avessi il dono della profezia e conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza, e possedessi la pienezza della fede così da trasportare le montagne, ma non avessi la carità, non sono nulla» (1Cor 13, 2).

Il secondo ciclo del tempo ordinario nell’emisfero Nord coincide con la stagione estiva, che per molte persone è un tempo di distrazione e di rilassamento sul piano spirituale. È importante, allora, in questo periodo, coltivare gli atteggiamenti della vigilanza e della perseveranza nella preghiera, per mantenere viva la fiamma della fede. Nel cammino spirituale è essenziale l’aiuto dei fratelli e il buon esempio reciproco; quindi «manteniamo senza vacillare la professione della nostra speranza, perché è fedele colui che ha promesso. Cerchiamo anche di stimolarci a vicenda nella carità e nelle opere buone»» (Eb 10, 23-24).

PER LA MEDITAZIONE

Dal trattato L’ideale perfetto del cristiano, di san Gregario di Nissa, vescovo

«Egli è la nostra pace, colui che ha fatto dei due un popolo solo» (Ef 2, 14). Pensando che Cristo è la pace, noi dimostreremo di portare degnamente il nome di cristiani se, per mezzo di quella pace che è in noi, esprimeremo Cristo con la nostra vita. Egli uccise l’inimicizia (cfr. Ef 2,16), come dice l’Apostolo. Non dobbiamo dunque assolutamente permettere che essa riprenda vita in noi, ma mostrare chiaramente che è del tutto morta. Non risuscitiamola di nuovo dopo che è stata uccisa da Dio per la nostra salute, non adiriamoci a rovina delle nostre anime e non richiamiamo alla memoria le ingiurie subite, non commettiamo l’errore di riportare all’esistenza colei che è fortunatamente estinta.

Siccome possediamo Cristo che è la pace, così uccidiamo l’inimicizia per praticare nella nostra vita la fede in lui. Egli abbattè in se stesso il muro che divideva i due uomini, ne fece uno solo, ristabilendo la pace non soltanto con quelli che ci combattono dal di fuori, ma anche con quelli che suscitano contese in noi stessi. Così la carne non potrà avere più desideri contrari allo spirito e lo spirito desideri contrari alla carne, ma la prudenza della carne sarà soggetta alla legge divina. Allora, ricostituiti in un uomo nuovo e amante della pace e, da due, fatti un uomo solo, diventeremo dimora della pace. La pace è la concordia fra due esseri contrastanti. Quindi ora che è stata eliminata la guerra interna della nostra natura, coltiviamo in noi la pace, allora noi stessi diverremo pace e dimostreremo che questo appellativo di Cristo è vero e autentico anche in noi.

Cristo è la luce vera lontana da ogni menzogna. Impariamo da questo che anche la nostra vita deve essere illuminata dai raggi della vera luce. I raggi del sole di giustizia sono le stesse virtù che splendono e ci illuminano perché respingiamo le opere delle tenebre e camminiamo onestamente come alla luce del giorno (cfr. Rom 13, 13). Detestiamo l’agire clandestino e tenebroso e operiamo tutto alla luce del giorno, e così anche noi diventeremo luce, e, come è proprio della luce, illumineremo gli altri mediante le nostre opere buone. Cristo è la nostra santificazione, perciò asteniamoci dalle azioni e dai pensieri malvagi e impuri. Così ci mostreremo veramente partecipi del suo nome e manifesteremo la forza della santità non solo a parole, ma anche con le opere» (Liturgia delle ore, vol. IV, Ufficio delle letture di giovedì della XIX settimana del tempo ordinario).

L’opera, l’insegnamento e la personalità di Gesù

Preghiera litanica sul tempo ordinario

Le invocazioni che seguono, nascono dalla contemplazione della vita, dell’opera e dell’insegnamento di Gesù e sono un invito a una conoscenza approfondita e amorosa dei Vangeli. Ci rivolgiamo con queste preghiere al Maestro che insegnava con autorità, all’amico dei poveri e dei peccatori, al medico dei malati nel corpo e nello spirito. Contempliamo la personalità straordinaria di Gesù, che univa in eminente equilibrio virtù non facilmente conciliabili. Invochiamo il mediatore fra Dio e gli uomini, non un saggio fra tanti, non un profeta qualunque, ma l’unico che congiunge Dio all’uomo. Come dice Paolo VI «la meditazione su di te, o Gesù, il Bambino di Betlemme, l’Operaio di Nazaret, il Maestro di Palestina, il Crocifisso del Calvario, il Risorto di Pasqua, si apre davanti a noi con uno sconfinato panorama di verità vitali e stupende».

Queste litanie rafforzino la nostra fede in Gesù Cristo.

Proposte per la seconda parte di ogni invocazione:

  • tu solo hai parole di vita eterna
  • tu ci sei necessario
  • tu ci sei sufficiente
  • tu sei maestro di verità e di vita
  • la tua Parola rimane in eterno

– Signore Gesù, cercato e acclamato dalle folle

– Signore Gesù, ascoltato con stupore dal popolo

– Signore Gesù, maestro con autorità di una dottrina nuova

– Signore Gesù, immerso in preghiera por notti intere

– Signore Gesù, pieno di compassione per le folle

– Signore Gesù, implorato dagli ammalati

– Signore Gesù, cercato e avvicinato dai lebbrosi

– Signore Gesù, supplicato dai ciechi

– Signore Gesù, medico dei corpi e delle anime

– Signore Gesù, cercato dai bambini

– Signore Gesù, amico dei peccatori

– Signore Gesù, temuto dai demoni

– Signore Gesù, contrastato dai farisei

– Signore Gesù, inviso ai potenti

– Signore Gesù, criticato dagli scribi

– Signore Gesù, profondo conoscitore delle Scritture

– Signore Gesù, vero conoscitore del cuore dell’uomo

– Signore Gesù, pieno di grazia e di verità

– Signore Gesù, ristoro degli affaticati e oppressi

– Signore Gesù, vincitore della tentazione

– Signore Gesù, buon pastore che offre la vita

– Signore Gesù, povero in spirito

– Signore Gesù, mite e umile di cuore

– Signore Gesù, affamato di giustizia

– Signore Gesù, misericordioso e pronto al perdono

– Signore Gesù, puro di cuore

– Signore Gesù, operatore di pace

– Signore Gesù, perseguitato per il regno di Dio

– Signore Gesù, consacrato a Dio

– Signore Gesù, sommo sacerdote che sa compatire le nostre infermità

– Signore Gesù, in tutto simile agli uomini, provato in ogni cosa, a somiglianza di noi, escluso il peccato

– Signore Gesù, asceta austero e pure partecipe alle feste e ai banchetti

– Signore Gesù, amante della solitudine e pure estimatore dell’amicizia e della compagnia

– Signore Gesù, coraggioso eppure prudente

– Signore Gesù, capo e servo

– Signore Gesù, uomo libero e obbediente

– Signore Gesù, misericordioso e compassionevole, severo ed esigente

– Signore Gesù, uomo di azione e di contemplazione.

Preghiera conclusiva

O Padre, che nel Cuore del tuo dilettissimo Figlio ci dai la gioia di celebrare le grandi opere del suo amore per noi fa’ che da questa fonte inesauribile attingiamo l’abbondanza dei tuoi doni. Per Cristo nostro Signore. Amen.

UNA SOSTA NEL CAMMINO DEL TEMPO ORDINARIO
L’ottavario di preghiera per l’unità dei cristiani
(18-25 gennaio)

All’inizio del Tempo Ordinario la Chiesa prega per l’unità di tutti i cristiani. Pone l’accento così sul fatto che l’unità dei cristiani è un dono di Dio, che va cercato e vissuto anzitutto nella quotidianità, cioè nel cammino della santificazione quotidiana, a livello personale e comunitario.

Il concilio Vaticano II, evento profetico del secolo XX, ricorda quali devono essere le condizioni per ricercare l’unità: «Non esiste un vero ecumenismo senza interiore conversione. Infatti, il desiderio dell’unità nasce e matura dal rinnovamento dell’animo, dall’abnegazione di se stessi e dal pieno esercizio della carità. Perciò dobbiamo implorare dallo Spirito divino la grazia di una sincera abnegazione, dell’umiltà e della dolcezza nel servizio e della fraterna generosità di animo verso gli altri… Si ricordino tutti i fedeli, che tanto meglio promuoveranno, anzi vivranno in pratica l’unione dei cristiani, quanto più si studieranno di condurre una vita più conforme al Vangelo. Quanto infatti più stretta sarà la loro comunione con il Padre, con il Verbo, e con lo Spirito santo, tanto più intima e facile potranno rendere la fraternità reciproca » (UR 7).

La Parola che svela il mistero:

«Non prego solo per questi, ma anche per quelli che per la loro parola crederanno in me; perché tutti siano una sola cosa. Come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in noi una cosa sola, perché il mondo creda che tu mi hai mandato. E la gloria che tu hai dato a me, io l’ho data a loro, perché siano come noi una cosa sola. Io in loro e tu in me, perché siano perfetti nell’unità e il mondo sappia che tu mi hai mandato e li hai amati come hai amato me » (Gv 17, 20-23).

Nell’ottavario di preghiera per l’unità dei cristiani, la Chiesa prega per realizzare il desiderio di Gesù: l’unità di tutti i suoi discepoli, affinché la Chiesa si raccolga in un unico ovile e sotto un solo pastore. Il movimento che promuove l’incontro fra le varie Chiese, perché vi possa essere fra di loro il confronto e il dialogo, è l’Ecumenismo (dal greco oikouméne, che letteralmente vuoi dire «terra abitata», da qui il significato di universale). Questo movimento si impegna a unire tutte le Chiese cristiane, affinché vi sia soltanto una Chiesa cristiana universale. Le divisioni, purtroppo, si manifestarono, per vari motivi, già agli inizi della Chiesa, come dimostra l’appello di san Paolo alla comunità di Efeso: «Un solo corpo, un solo spirito, come una sola è la speranza alla quale siete stati chiamati, quella della vostra vocazione; un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo» (Ef 4, 4-5).

Oggi, i cristiani sono divisi in Cattolici, Ortodossi, Luterani (chiamati anche Protestanti), Calvinisti e Anglicani. La Chiesa Ortodossa (chiamata anche Chiesa d’Oriente) fa capo a Costantinopoli; sul piano dottrinale è la più vicina alla Chiesa Cattolica. Anche la Chiesa Anglicana presenta molti punti in comune con la Chiesa Cattolica. Ciò che costituisce e fonda la comunione fra tutti i cristiani è il Battesimo. È proprio attraverso questo sacramento che siamo incorporati a Cristo e, pertanto, ci possiamo chiamare cristiani.

Per raggiungere l’unità dobbiamo invocare lo Spirito santo ed essere docili alla sua azione, per essere guidati a Gesù: «Quando però verrà lo Spirito di verità, egli vi guiderà alla verità tutta intera» (Gv 16, 13). Giovanni Paolo II, al termine del grande Giubileo del 2000, a proposito del cammino ecumenico, scrive: «L’invocazione “ut unum sint” è, insieme, imperativo che ci obbliga, forza che ci sostiene, salutare rimprovero per le nostre pigrizie e ristrettezze di cuore. È sulla preghiera di Gesù, non sulle nostre capacità, che poggia la fiducia di poter raggiungere anche nella storia la comunione piena e visibile di tutti i cristiani » (NMI 48).

3. LA COMUNITÀ DI NAZARET, ICONA DEL TEMPO ORDINARIO

ICONA: Immagine sacra dipinta con l’intento di favorire la penetrazione del Mistero in essa raffigurato e di suscitare un atteggiamento di preghiera e di contemplazione. “L’icona é per noi l’occasione di un incontro personale, nella grazia dello Spirito, con colui che essa rappresenta. Più il fedele guarda le icone, più si ricorda di colui che viene rappresentato e si sforza di imitarlo”.

La Bibbia è piena di icone, cioè di fatti, di persone, di immagini espresse con parole, da cui si sprigionano intensi raggi del Mistero di Dio, che ci raggiungono e si imprimono nel nostro cuore.

Nel Vangelo di Luca troviamo l’Icona della Famiglia di Nazaret, formata da Gesù, Maria e Giuseppe:

«Quando ebbero tutto compiuto secondo la Legge del Signore fecero ritorno in Galilea, alla loro città di Nàzaret. Il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era sopra di lui.

Partì dunque con loro e tornò a Nàzaret e stava loro sottomesso. Sua madre serbava tutte queste cose nel suo cuore. E Gesù cresceva in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini».
(Lc 2, 39-40; 51-52)

Dopo il tempo natalizio ritorniamo un’altra volta alla vita ordinaria. Quella che ci annoia e ci consuma. Perché son finite le feste? Sono giorni così desiderati, così pieni e gioiosi, che non dovrebbero finire mai. Un’altra volta alla rutinarietà del “deserto”, allo studio e alla riflessione, ai lavori domestici, alla convivenza con la stessa gente di casa… Un’altra volta alla vita normale.

Perché la vita di tutti i giorni ci attira così poco? La sentiamo pesante, monotona, grigia… Ci attira la novità, ciò che si presenta a noi differente, ciò che luccica e cambia. Così abbiamo vissuto i nostri Natali. Sono state feste radianti… Abbiamo rinnovato la vita, la convivenza, il nostro spirito, la nostra voglia di vivere…

Adesso ritorniamo tristi, a testa bassa, come se si fossero spente le luci accese. Perché ci sentiamo tristi dopo alcuni giorni di festa? Non accettiamo la monotonia del quotidiano della vita? Forse non siamo riusciti a scoprire il segreto della vita ordinaria? Sembra che siamo solo capaci di lamentarci di ciò che è passato perché non c’è più, e di ciò che viene perché è già qui, mentre noi vorremmo altro….

La vita ordinaria. La vita di tutti i giorni e che continua, giorno dopo giorno, senza consumarsi e senza stancarsi. È quella che dura di più. È quella che più si estende lungo la nostra storia. Porta con sé qualcosa d’interessante? Perché non cercare il suo significato? Ne avrà qualcuno. Sarebbe una miniera inesauribile, se lo scoprissimo.

Questo fu Nazaret. Una miniera inesauribile piena di luci e di ombre, monotona e gioiosa, divina ed umana.

Abbiamo fatto di Nazaret una consolazione per infermi, pensionati, e tempi di formazione, quando non si possono realizzare cose importanti. Consolazione per una vita senza forze o senza salute, o semplicemente ritirata e obbligata ad un lavoro poco brillante e poco efficiente. Abbiamo trasformato Nazaret in un rifugio per i nostri complessi e limitazioni, miserie e disgrazie, debolezze e aspirazioni insoddisfatte. Rifugio per povera gente che non serve per altre cose. Almeno così potrà consolarsi! È la rassegnazione di fronte alla sensazione d’una vita fallita per mancanza di qualcosa di più interessante da fare. Pazienza! Giacché non possiamo fare un’altra cosa, per lo meno imitiamo Gesù nella sua vita “occulta” di Nazaret.

Gesù, e tu sei rimasto trent’anni a Nazaret. Perché vi sei rimasto tanto tempo? Non sapevi che cosa fare? Non potevi? Avrà un significato la tua permanenza a Nazaret. Avevi, infatti, tante cose da fare. Predicare, guarire, formare gli apostoli e i discepoli. Percorrere strade e villaggi parlando alla gente del Regno di Dio, predicando l’amore e la giustizia…, irradiando la tua luce e la tua verità… Inoltre ti rendevi conto che il tempo a tua disposizione sarebbe stato breve… Soltanto trentatré anni. Non sono pochi tre per tante responsabilità e impegni, e molti trenta a Nazaret? Forse sarebbe meglio che stessi zitto e guardassi… Vederti ed ascoltarti… Allora potrei scoprire il significato della tua vita in casa, con Maria e Giuseppe… così semplicemente.

Che bel regalo di Natale, se Gesù, Maria e Giuseppe ci rivelano qualcosa della loro vita a Nazaret, che dia significato alla nostra vita ordinaria. E ce lo dicano nel cuore, dove si comprendono e si gustano le cose di Dio. Perché una vita così, trent’anni, ha qualcosa o molto da vedere con Dio.

Gesù, tu vieni nella nostra terra per far presente il Regno di Dio tra noi. Tu vieni per far possibile l’amore, la giustizia, la pace e la fraternità tra gli uomini. Tu vieni a trasformare l’uomo dal di dentro…., colmandolo della tua vita e del tuo Spirito. Perché rimani trenta anni a Nazaret? Quale fu la tua vita lì?

Poco possiamo sapere dai Vangeli. Ci presentano la vita a Nazaret con quattro pennellate. La vita normale, quella delle faccende ordinarie, riempirebbe l’esistenza di Gesù, Maria e Giuseppe. Come una famiglia tra le altre. La vita occulta. Gesù passerebbe la vita tra la gente, senza che nessuno scoprisse qualcosa del suo mistero. Una vita semplice, come quella di qualsiasi ragazzo di Nazaret. Lì condivide il giorno e la notte con i suoi genitori e i vicini, tra attività e riposo. Tutti immaginiamo, e ci piace pensarlo così, un Gesù che vive una vita anonima, ordinaria e semplice, come qualunque altro dei suoi vicini. Ma nello stesso tempo ci chiama l’attenzione che Egli, salvatore del mondo, passi tanto tempo nascosto a Nazaret. Quale sarà il suo mistero?

Gesù, queste furono le circostanze, l’ambiente, in cui sei vissuto trenta anni. Non ti sembra che ti stai lasciando dissolvere in quest’ambiente nazzaretano? Che senso ha tanto anonimato? Il tuo popolo da secoli aspetta il Messia, e adesso… rimani chiuso in casa tua con i tuoi genitori e senza che nessuno lo venga a sapere.

Oggi ci risulta incomprensibile. Abbiamo molto da fare. Ci valutiamo in base al rendimento e all’efficienza. Sta qui il significato della nostra vita; fare, rendere, quantificare impegni ed ore. E tu, Gesù? Ti possiamo capire a partire dai nostri valori mercantili? Qual’era il valore della tua vita? Dove si trova il suo significato? Quante volte misuriamo il valore della tua vita dalle tue opere ed attività! La settimana tragica della tua Passione e Risurrezione e, all’ultimo posto, Nazaret. Quanto è facile giudicare le persone e valorizzarle dalle apparenze, per ciò che hanno o che fanno!

Gesù, in realtà, che cosa racchiude la tua vita a Nazaret? Il valore della VITA in se stessa. La vita di una persona ha un valore immenso in se stessa, e tanto salvatore e messia sei tu in Betlemme come nel cenacolo, come a Nazaret. Gesù, tu sei il Regno di Dio, presenza di Dio tra noi in tutti gli istanti della tua vita. La tua vita sempre ha un senso di pienezza, di luce e d’amore qualunque cosa tu faccia e dovunque tu sia. Sempre sarai la Parola di Dio, manifestazione e vicinanza di Dio, salvezza per noi. Ciò che è banale e semplice vale tanto quanto ciò che è straordinario. Non c’è niente che sia inutile o vuoto nella tua vita. Le circostanze della tua vita occulta non ti impedirono né ti ostacolarono per essere Regno di Dio in mezzo a noi. A Nazaret, come a Betlemme, come lungo il lago di Tiberiade, stavi costruendo il Regno di Dio.

«Non è necessario essere molto colto, aver viaggiato attraverso il mondo o essere ricco, per divenire importante. La personalità più importante della storia arrivò ai trentatré anni d’età, mai si allontanò più di 150 chilometri dal luogo dove dimorava, visse in un territorio più piccolo di una nostra provincia e, tuttavia, trasformò completamente la nostra storia» (Anonimo).

Di fronte a quest’immenso mistero della vita, della vita di Gesù, semplice, inosservata ed anonima…, rimango in silenzio di fronte all’orizzonte monotono e ordinario della mia vita. Che cosa posso scoprire e imparare in essa?

Mi rassegnerò a vivere nella routine e senza senso, senza motivazioni e aspirazioni? Permetterò che le circostanze mi affatichino ed esauriscano la mia creatività?

Quanto ci lamentiamo delle circostanze e degli impegni quotidiani! Pensiamo ed immaginiamo altre possibilità più gradevoli. Questa non è la soluzione per la mia vita d’ogni giorno. La vera soluzione la trovo a Nazaret. Vivere con senso la vita, proprio quella che ho tra le mani qui ed ora. Il senso della nostra vita non possiamo riceverlo soltanto dalle nostre attività. È ugualmente grande e straordinario scopare un corridoio come costruire una cattedrale o insegnare in una università.

Le circostanze non sono la vita. Sono lo scenario dove devo vivere la mia realtà, la mia ricchezza e profondità, il mio amore e comprensione. Devo mettere anima, vita e cuore in tutto ciò che faccio e vivo. Ogni impegno, per quanto banale sia, può trasformarsi in un’occasione, in un’opportunità, di crescita interiore, di pienezza, d’incontro profondo con Dio e di servizio agli altri. In ogni realtà concreta e semplice posso vivere la manifestazione di Dio in me e scoprire la manifestazione di Dio in essa. Così la nostra vita ordinaria si trasforma in preghiera e contemplazione.

È facile cadere nell’inganno di concepire la vita come una successione d’impegni e di conquiste, fallimenti e banalità. Così diviene una lotta tra paure e ansietà, in mezzo alle onde che ci sballottano da una parte all’altra.

Il vero senso dipende da te, dal tuo modo di vivere, dal senso e ricchezza ci metta tu. La ricchezza della vita di una persona non sta nel fare cose straordinarie, ma nel fare le cose ordinarie in modo grande e straordinario. Nazaret ci rivela il valore della vita, qualunque cosa facciamo e in qualunque luogo ci troviamo.

Che Nazaret c’insegni l’arte di vivere con senso la nostra vita d’ogni giorno. È la fonte della nostra felicità, della nostra maturazione come persone, della nostra pienezza in Dio.

Ritorniamo a Nazaret con frequenza. Contempliamo in silenzio Gesù, Maria e Giuseppe. Ogni giorno vissuto con intensità e con pace, cercando di vivere il meglio di noi stessi. Una vita quotidiana così, al calore di Nazaret, sarà pacifica e serena, gioiosa e fraterna.

Una vita così si va tessendo poco a poco. Come un CAMMINO che andiamo percorrendo con i suoi giorni e le sue notti, con le sue fatiche e tempi di riposo, con le sue preghiere e silenzi.

La vita è un’arte. Nazaret è l’orizzonte. Dobbiamo contemplarlo e assimilarlo in silenzio.

L’ordinarietà della vita via per vivere la consacrazione missionaria

Se si deve formare il cuore umano perché impari ad amare come il Cuore di Gesù, è ovvio che il processo formativo non può che durare tutta la vita.

La formazione per tanto va intesa non solo come metodo pedagogico, scandito in tappe nella fase iniziale, ma come un processo che dura tutta la vita, perché la Vita Consacrata è in se stessa un processo formativo; la consacrazione per natura sua è in ogni fase della vita come una lenta e interminabile gestazione dell’uomo nuovo, che impara ad avere gli stessi sentimenti di Gesù in Croce, ovvero nel momento della sua massima effusione d’amore.

Per tanto un elemento che dà continuità nella gradualità al processo formativo è il modo di concepire la formazione, che è permanente non perché viene dopo quella iniziale, ma perché è un modo pieno e intenso di vivere la consacrazione nell’ordinarietà della vita, con quella libertà interiore che consente di lasciarsi toccare dalla storia, dagli altri, d’imparare da tutti, di lasciarsi formare dai propri confratelli e nella propria comunità, attraverso le attività di ogni giorno, le cose di sempre, i ritmi feriali e festivi, gli incidenti e imprevisti…

SIGNORE GESÙ, INSEGNAMI I TUOI CAMMINI

– Signore Gesù, insegnami i tuoi cammini…

– Signore Gesù, insegnami i tuoi cammini semplici e ordinari…

– Signore Gesù, insegnami i cammini della piccolezza, della semplicità, della normalità…

– Signore Gesù, insegnami i cammini dell’umiltà, della modestia, del nascondimento…

– Signore Gesù, insegnami i cammini della monotonia, della routine di ogni giorno, della naturalezza della vita…

– Signore Gesù, insegnami i cammini della grandezza nella piccolezza, del mistero delle cose semplici, dello straordinario nell’ordinario…

– Signore Gesù, insegnami i cammini della vita ordinaria, della vita corrente nella quotidianità…

– Signore Gesù, insegnami i cammini del silenzio e della pace, del calore della vita fraterna, della luce e della verità…

– Signore Gesù, insegnami i tuoi cammini…

– Signore Gesù, insegnami a percorrere i tuoi cammini con passi da povero….

P. Carmelo Casile
Casavatore, Gennaio 2022