LA BELLA NOTIZIA RACCONTATA DA GIOVANNI PAPINI,
CHE ERA STATO ATEO E BESTEMMIATORE

“Se nella sventura non ti abbandonerai a lamenti né a bestemmie,
esulta perché significa che il Salvatore è nel tuo cuore
“.

Giovanni Papini nacque a Firenze nel 1881 in una famiglia artigiana da Luigi Papini, ex garibaldino e repubblicano ateo e anticlericale, ed Erminia Cardini, che lo fece battezzare all’insaputa del padre. Ebbe un’infanzia e un’adolescenza di povertà e solitudine, così che affermava di sé: «Io nacqui povero e imparai prima a stentare che a godere».
La sua consolazione furono i libri che lesse in quantità smisurata; cominciò dai libri della biblioteca del nonno e poi passò a quelli della biblioteca nazionale di Firenze. Autodidatta geniale divenne un grande scrittore. Già a tredici anni, spinto dalla mania della grandezza e dalla pretesa alla divinità, voleva scrivere un enciclopedia. Nel 1913 nell’autobiografia spirituale dal titolo “Un uomo finito”, scritta ad appena 30 anni, emerge di tanto in tanto la delusione per l’impossibilità di raggiungere obiettivi tanto ambiziosi.
Alla fine della Prima Guerra mondiale soffrì una profonda crisi spirituale.
In tale contesto nacque la ‘Storia di Cristo’, che tenne nascosta fino all’ultimo persino alla moglie. Quando la pubblicò, la sorpresa fu enorme, perché erano ben note le sue idee ed era considerato una specie di ateo bestemmiatore. La scrisse, comunque, con la consapevolezza che nessuna vita di Gesù «potrebbe essere più bella e perfetta degli Evangeli».
La “Storia di Cristo” è il libro magno della conversione di Papini; il bestemmiatore ha portato la sua violenza al servizio della fede; l’«uomo finito» ha fallito nella sua pretesa alla divinità, si è dichiarato vinto e disfatto; rinasce come apostolo della fede e la difende con tutti i suoi mezzi oratori.
Nella conversione fu aiutato dall’allora direttore della Civiltà Cattolica, P. Giuseppe De Rosa.
Divenne terziario francescano con il nome di fra Bonaventura. Ormai completamente cieco e paralizzato, morì l’8 luglio del 1956 a Firenze.
Un anno prima della morte, scrisse una bellissima poesia che ci conduce dentro il Mistero del Natale:

La bella notizia del 25 dicembre 1955

Anche se Cristo nascesse
mille e diecimila volte
a Betlemme,
a nulla ti gioverà
se non nasce almeno una volta
nel tuo cuore.

Ma come potrà accadere
questa nascita interiore?
Eppure questo miracolo nuovo
non è impossibile
purché sia desiderato e aspettato.

Il giorno nel quale non sentirai
una punta di amarezza
e di gelosia dinanzi alla gioia
del nemico o dell’amico,
rallegrati perché è segno
che quella nascita è prossima.

Il giorno nel quale non sentirai
una segreta onda di piacere
dinanzi alla sventura e alla caduta altrui,
consolati perché la nascita è vicina.

Il giorno nel quale sentirai il bisogno
di portare un po’di letizia a chi è triste
e l’impulso di alleggerire il dolore o la miseria
anche di una sola creatura,
sii lieto perché l’arrivo di Dio è imminente.

E se un giorno sarai percosso
e perseguitato dalla sventura
e perderai salute e forza,
figli e amici
e dovrai sopportare l’ottusità,
la malignità e la gelidità
dei vicini e dei lontani,
ma nonostante tutto non ti abbandonerai
a lamenti né a bestemmie
e accetterai con animo sereno il tuo destino,
esulta e trionfa perché il portento
che pareva impossibile
è avvenuto
e il Salvatore è già nato nel tuo cuore.

Non sei più solo, non sarai più solo.
Il buio della notte fiammeggerà
come se mille stelle chiomate
giungessero da ogni punto del cielo
a festeggiare l’incontro
della tua breve giornata umana
con la divina eternità.