Il Talmud racconta di un celebre dibattito tra grandi sapienti nella casa di studio. Essi discutono come sanno fare davvero bene. Il tono aumenta e ognuno difende con passione e virulenza il proprio punto di vista…
Rabbi Eliezer a un certo punto dice: “Ho ragione io, certamente ho ragione. Per provarlo, che questo albero sia immediatamente sradicato!”. Immediatamente l’albero viene sradicato e ripiantato cento metri più in là. Reazione degli altri rabbini: alzano le spalle! “E allora? Questo non prova niente!”.
Allora Rabbi Eliezer continua la sua dimostrazione: “Se ho ragione, che le mura della casa di studio crollino su di noi!”. Immediatamente le pareti della Yeshiva cominciano a crollare. Gli altri sapienti si girano verso i muri e dicono loro: “Di che vi immischiate? Questo è un dibattito tra sapienti, non muovetevi e restate al vostro posto!”. I muri si immobilizzano. A corto di argomenti, rabbi Eliezer fa appello a Dio stesso e dice: “Se ho ragione, una voce celeste lo confermi!”. Immediatamente una voce celeste annuncia: “Rabbi Eliezer ha ragione”. Silenzio nella casa di studio.
Allora si alza un uomo, Rabbi Yoshoua, e si rivolge a Dio: “Questa discussione non ti riguarda! Tu ci ha affidato una legge, una responsabilità, ora esse sono nelle nostre mani. Resta lontano dalle nostre discussioni”.

Ecco come i rabbini del Talmud parlano a Dio, con una certa insolenza, dicendogli: “Non ti mettere in mezzo, nelle discussioni umane, perché la responsabilità che ci hai dato è ora nelle nostre mani”.
Questo episodio si conclude in un modo ancora più strano, con la reazione di Dio. Udendo questo, afferma il Talmud, Dio si mette a ridere e dice con tenerezza: “I miei figli mi hanno vinto!”.
E’ la storia di un divino che ride e si rallegra di una umanità impertinente, di un Dio che si tiene a distanza ed è contento che gli si dica: il mondo è “ateo”, nel senso letterale del termine. È un mondo dal quale Dio si è ritirato perché gli esseri umani ne diventino responsabili. Questo Dio non è il Dio degli ebrei ma il Dio di tutti e tutte quelle che, credendo o non credendo, considerano che la responsabilità è fra le mani degli esseri umani, e in particolare di coloro che interpretano i suoi testi. Insomma, un Dio di libertà”.
(Delphine Horvilleur, Parigi gennaio 2015)

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