Formazione Permanente – italiano – 2021

Itinerario di Avvento e esercizi di preghiera
P. Carmelo Casile

FIGURE TIPICHE DELL’AVVENTO

Peraiutarci a vivere l’Avvento la Liturgia di questo periodo ci presenta alcune figure tipiche, che ci serviranno come punti di riferimento nel nostro impegno e come guida nell’itinerario spirituale di questo tempo di grazia.

ISAIA

È il messaggero della consolazione, il profeta che ci accompagnerà quasi tutti i giorni dell’Avvento. Egli è, per così dire, la personificazione della consolazione e della speranza. Il mondo di oggi, dominato dalla angoscia, dalla nevrosi, patisce continue disillusioni nelle sue più alte e nobili aspettative, stanco per la ricerca disperata di uscire dalla sua situazione senza riuscire, è un mondo che ha estrema necessità di questo messaggio. È vero che l’attuale situazione del mondo da attribuirsi al mondo stesso che ha voluto costruirsi la sua torre la supremazia di Dio. Ma è necessario infrangere questa catena della colpa che genera angoscia e della angoscia che a sua volta è causa di nuove colpe.

È il messaggio della consolazione e della speranza divina, che può spezzare questo cerchio che stringe sempre più l’uomo, avvicinandolo alla morte!

È necessario che qualcuno assuma il compito di consolare il popolo: «Consolate, consolate il mio popolo, dice il Signore» (Is 40, 1); che gli annunci che « quando il Signore avrà lavato le brutture delle figlie di Sion… allora verrà il Signore su ogni punto del monte Sion» (Is 4, 4-5). Anzi che gli dica che «che è finita la sua sofferenza, che è stata scontata la sua iniquità» (Is 40, 2); e che Dio «preparerà per tutti i popoli… un convito di carni grasse e di vini raffinati» (Is 25,6).

E a chi si mostrerà scettico e incredulo, si dovrà ricordare che persino «una vergine concepirà e partorirà un figlio» (Is 7,14): segno di quella potenza divina che dà la vista ai ciechi, l’udito ai sordi, la parola ai muti, l’agilità agli storpi (cf. Is 35, 5-6)!

Bisogna aiutare il mondo a vivere questa meravigliosa “utopia” (= visione) della fede e della speranza: nella certezza che «il popolo che camminava nelle tenebre vide una grande luce; su coloro che abitavano in una terra caliginosa di ombre di morte, risplendette una luce» (Is 9, 1).

Tutto questo non distoglierà l’uomo dal suo impegno, addormentandolo con la droga di un miraggio lontano; ma ne vivificherà lo sforzo, nella luminosa sicurezza dell’esito. Nella misura in cui il messaggio della «consolazione» e della «speranza» penetra nell’uomo, egli si sentirà più agile ad assumere le sue responsabilità, e più impegnato nello svolgerle….

Questo aiuto consisterà principalmente e fondamentalmente nell’atteggiamento di sereno ed equilibrato ottimismo di fronte alla vita che il credente offrirà al mondo che lo circonda.

Il Cristiano deve sostituire la visione deprimente del mondo attuale con la luminosa visione profetica del lupo che dimora con l’agnello e della pantera che si sdraia accanto al capretto (cf. Is 11,6); o dell’altra in cui si sentiranno i popoli esclamare: «Venite saliamo al monte del Signore… perché ci ammaestri sulle sue vie» (Is 2, 3); e nella misura in cui va scoprendo i segni di questa consolante realtà è chiamato ad impiegare tutte le sue energie per riuscire a realizzarla il più pienamente possibile in se stesso e negli altri. È questo un importante impegno da attuare celebrando il mistero della venuta del Signore. «Come sono graziosi sui monti i piedi del messaggero di gioia che annunzia la pace, che reca una buona notizia, che annunzia la salvezza, che dice a Sion: “Il tuo Dio regna”» (Is 52,7).

Naturalmente, sarà necessaria anche la proclamazione del duro messaggio pasquale che questa liberazione si attua attraverso la Croce. Ma anche la Croce, pur conservando il suo peso ed il suo sapore amaro, sarà più accettabile, se inserita più chiaramente come mezzo per lo svolgimento di un processo di liberazione!

Ascoltando il messaggio del profeta Isaia viviamo la nostra speranza e la nostra gioia perché il Salvatore è vicino. Egli viene per liberarmi da questa schiavitù concreta in cui mi trovo, che mi angustia e mi impedisce di vivere con autenticità. Isaia ci ricorda che l’Avvento è un dono della gratuità di Dio che viene al mio incontro e mi salva. Certamente gli uomini accoglierebbero meglio il messaggio cristiano, se lo scoprissero nella sua vera realtà di “buona novella” della liberazione, e non semplicemente come un cumulo di leggi e di divieti.

GIOVANNI BATTISTA: il testimone di Cristo

La figura di GIOVANNI IL BATTEZZATORE nel suo atteggiamento e nella sua azione anticipa già il messaggio quaresimale della conversione e della penitenza; ma, nella sua parola esplicita, che viene riportata dalla liturgia di questo periodo, ci si presenta soprattutto come colui che è tutto proteso verso il Cristo.

Egli dimentica la sua identità personale. Non è più Giovanni, figlio di Zaccaria; ma è semplicemente “voce di colui che grida nel deserto” (Mt 3,3): quasi ad indicare la sua essenziale relatività al messaggio che annuncia.

E non ha paura a stornare da sé l’attenzione, anche a rischio di essere abbandonato poiché non è né Elia, né il Profeta (cfr. Gv 1,20-21): quel che importa è che gli uomini si accorgano della presenza di Uno che essi non conoscono (cfr. Gv 1,26) e che è molto più grande di lui (cfr. Lc 3,16). Suo compito non è di affermarsi, ma di preparargli la strada: disposto a scomparire, purché lui cresca (cfr. Gv 3,30), poiché “l’amico dello sposo… si riempie di gioia alla voce dello sposo” (Gv 3,29).

L’insegnamento di Giovanni Battista è di grande importanza ed attualità.

Si è sempre tentati di mettere in mostra se stessi…. Non è facile assumere l’atteggiamento di Paolo, che loda e apprezza l’attività dei suoi collaboratori: l’eloquenza di Apollo, la fedeltà di Luca, l’interessamento di Timoteo… anzi, persino l’apostolato “invidioso” dei suoi antagonisti, perché quello che gli interessava era unicamente che “Cristo fosse annunciato” (cfr. Fil 1, 15-18).

Come il Comboni, del resto: che dichiara di apprezzare e sostenere i suoi missionari, malgrado le calunnie di cui qualcuno era responsabile, purché gli salvassero i suoi Neri.

Certo, il frutto più desiderato della celebrazione della venuta del Signore dovrebbe essere proprio un amore totale per Cristo, da farmi dimenticare ogni altro interesse: una donazione totale di me stesso a Cristo, da non poter vivere che per annunciarlo, anche nelle piccole e insignificanti situazioni di ogni giorno. Come Paolo, per cui “vivere era Cristo” (cfr. Fil 1, 21; Col 3, 4; Gal 2, 10; Rom 14, 17) ed una necessità l’annunciarlo (cfr.1Cor 9, 16-18; Rom 1, 5; Col 1, 35; 2Tim 4, 1-5).

Questo significherebbe non soltanto una più profonda maturazione nella mia vocazione missionaria, ma anche una risposta più adeguata alle attese del mondo.

Infatti è Cristo che, più o meno consapevolmente, il mondo aspetta. E se io gli porto qualcosa che non sia Cristo, non faccio altro che aumentare il numero dei suoi idoli.

Gli uomini sono già pieni di idoli di ogni specie nel tentativo di uscire con ogni mezzo dalle situazioni di oppressione, di schiavitù, di angoscia. Alcuni mezzi sono radicalmente inefficaci: come la droga, ildivertimento sfrenato, il piacere disordinato… che poi lasciano gli uomini più schiavi, angosciati e oppressi di prima. Altri mezzi potrebbero anche essere validi; ma, purtroppo, si rivelano il più delle volte come dei palliativi, che leniscono temporaneamente il dolore, senza toglierne la radice profonda, perché vi manca, o non è sufficientemente presente, il Cristo.

Solo Cristo è il “liberatore”, vero e autentico. Ma deve essere indicato, annunciato, perché gli uomini lo scoprano e lo incontrino. Se tutti gli psicologi, i sociologi, i pedagoghi, ognuno per la propria parte, divenissero dei nuovi Giovanni Battista che additano il Cristo…. Ma se almeno nei sacerdoti, religiosi e laici più consapevoli si ritrovasse qualche traccia di questa figura straordinariamente missionaria di Giovanni Battista.

Perché possa crescere la presenza di Cristo nel mondo, è necessario, infatti, che delle persone abbiano il coraggio di perdersi, per diventare semplicemente “voce che grida, che non cerchino se stesse, ma unicamente il Cristo; che abbiano il coraggio di dire, a se stessi prima che agli altri: “non sono io il Cristo” (Gv 1, 20); “è necessario che Lui cresca e io diminuisca” (Gv 3,30).

LA VERGINE MARIA

La figura de Maria illumina questo periodo liturgico, principalmente mediante tre caratteristiche della sua personalità:

1. Il mistero del suo IMMACOLATO CONCEPIMENTO: ottimismo cristiano

La contemplazione dell’Immacolata rende più sereno e consolante lo sguardo sul mondo. Anche se risalta un contrasto molto vivo tra la figura luminosa di Maria e la situazione di peccato della vita degli individui e dell’umanità nel suo insieme, tuttavia non cessa di essere vero che l’Immacolata è sempre un fiore sbocciato su questa terra: e quindi, mi posso sempre compiacere in Lei e con Lei, anche se non posso sempre compiacermi in me stesso e in tante altre situazioni di questo mondo.

Dio stesso deve guardare con benevolenza a questa umanità, perché la vede dello stesso ceppo da cui è spuntato il fiore dell’Immacolata. E perciò posso e cerco di fare lo stesso anch’io. Come sarebbe possibile guardare al mondo soltanto con uno sguardo di pessimismo e nello stesso tempo credere al mistero dell’Immacolata. Se Dio è così potente da far sorgere un fiore così bello in una terra incolta, saprà pure trasformare il presente “deserto” del mondo in un “giardino del Regno”! Tanto più che Maria è esattamente una “figura”, cioè un’anticipazione profetica!

2. Il mistero dell’ANNUNCIAZIONE: la forza della Parola di Dio

Il cammino liturgico dell’Avvento richiama il mistero dell’Annunciazione nei giorni precedenti al Natale.

Il mistero dell’Annunciazione è la celebrazione della potenza vivificante della Parola di Dio, quando viene accolta con animo aperto e sincero. È meraviglioso, infatti, quello che questa Parola ha prodotto in Maria. L’ha resa misteriosamente feconda, lei che non conosceva uomo (cfr. Lc 1, 34), d’una fecondità senza pari! Che cosa sarà capace di produrre nel mondo, qualora questo mondo fosse veramente investito dalla Parola di Dio?!. Molte persone, umanamente deboli, hanno compiuto cose strepitose nella forza di questa Parola! Che cosa non ha fatto una Teresa d’Avila, una Paolina Jaricot?… ed erano persone fragili, ammalate! E, più lontano, Paolo di Tarso? E, all’origine stessa di questa incredibile avventura, la “debolezza personificata” del crocifisso del Calvario? La potenza di Dio, a cui si era pienamente affidato (cfr. Lc 23, 46), lo ha trasformato in “Spirito vivificante” (1Cor 15, 45).

Ma deve essere recata al mondo questa Parola, con fede e coraggio, perché «come crederanno in Colui, del quale non hanno sentito parlare? ecome ne sentiranno parlare, se non c’è chi lo annuncia?» (Rom 10, 14).

Il mondo, malgrado tutto, ha ancora una ardente sete di Dio. E oggi forse più che mai. Altrimenti come potremmo spiegarci il massiccio accorrere di giovani a Taizé, e in questi ultimi anni attorno al Papa Giovanni Paolo II o nelle giornate mondiali della gioventù, ecc.

Non può essere solo frutto di esaltazione, o di “moda del momento”. Certo però che il mondo ha sete di un Dio autentico; della sua Parola.

Certamente, la Parola di Dio chiede disponibilità piena, per poter operare i suoi prodigi. Maria non sarebbe diventata feconda, se non avesse pronunciato il suo “Sì” generoso e incondizionato! E sta senza dubbio anche in questo una delle radici dell’attuale “sterilità” del mondo. È così difficile essere veramente disponibili alla Parola! Si ha la dolorosa sensazione di “perdersi!

Ma c’è anche sicuramente una mancanza di Parola. Come missionari siamo chiamati ad essere profeti annunciatori di questa Parola.

Il compito del profeta è arduo. Egli deve essere intimamente penetrato dalla Parola di Dio, così da annunciarla fedelmente; ma insieme anche profondamente compromesso con la vicenda umana, nella quale deve inserire questa stessa Parola. Tuttavia è tanto facile lasciarsi talmente coinvolgere dalla vicenda umana da non poterla più illuminare: il ministro della Parola diventa lo psicologo, o il sociologo, o il politico, o l’economista….; oppure ignorarla atal punto da non poterla più leggere, e farla leggere, alla luce della Rivelazione divina: il ministro della Parola diventa un arido conferenziere, che espone verità che non interessano a nessuno.

E così la “vergine”, cioè il mondo non è fecondato e non partorisce, perché manca un autentico annuncio!

Una celebrazione consapevole di questo periodo liturgico dovrà certamente farmi riflettere, sia sulla mia “disponibilità” alla Parola, che sul mio “annuncio” della medesima.

3. Il mistero della MATERNITÀ DIVINA: il dono di sé agli altri

Ritroviamo, infine, la Vergine Maria nel mistero della sua MATERNITÀ DIVINA, di cui la festa liturgica del 1° gennaio ci invita a penetrare il segreto.

Noi crediamo a questo mistero, definito ad Efeso nel 431: e cioè che Maria, generando la Persona del Verbo secondo la carne, è vera e autentica Madre di Dio. In questo momento, però, non è tanto il contenuto dottrinale che ci interessa, quanto piuttosto la dinamica spirituale che soggiace al mistero. Perché è di questa che il mondo d’oggi ha bisogno!

Forse oggi il mondo soffre di un “vuoto d’amore”: cioè, di una certa incapacità a donarsi. A volte si ha l’impressione che molti non si donino più, ti “sperimentino” soltanto! che abbiano paura di impegni definitivi che condizionano irrevocabilmente all’altro, volendo mantenere la possibilità di autoregolarsi secondo le circostanze: ora mi sento realizzato, è quindi ci sto; adesso non mi sento più realizzato, e quindi cambio! Cioè, si vive in un clima di perenne fidanzamento, senza mai giungere alla maturazione stupenda della ‘maternità’.

La maternità è l’immagine più bella della donazione: ossia, di una persona che vive esclusivamente in funzione dell’altro. E in Maria questa immagine raggiunge il suo vertice, perché Maria non è una donna che è anche madre: è unicamente madre!

Tant’è vero che, se avessimo avuto solo il Vangelo di Giovanni, non avremmo neppure conosciuto il suo nome! San Giovanni, infatti, non la designa mai con il suo nome “anagrafico”, ma unicamente come la “Madre di Gesù”. Quasi ad indicare che questo, e soltanto questo, costituisce la “personalità” di Maria!

Ma se Cristo è nato al mondo, è perché Maria ha saputo assumere generosamente la sua funzione di “madre”: cioè, di persona integralmente donata. Perché questo costituisce l’essenza della maternità! È bello contemplarla nell’atteggiamento in cui ce la presenta una immagine – credo che si chiami la “Madonna zingara”, a motivo dell’abbigliamento – dove la vediamo stringere al petto il Bambino, per fargli sentire tutto il calore del suo affetto, intimamente inebriata di Lui e dimentica di sé…

Il mondo ha bisogno che quest’immagine gli venga attualizzata, ossia, che veda delle persone che non passano la vita a “sperimentarsi”, a “tastarsi il polso”, sempre ripiegate su di se stesse in una eterna autocontemplazione, o autocommiserazione. Al contrario, abbiano il coraggio di buttarsi nella dolorosa, ma splendida, avventura dell’amore che si dona. Che rompano la catena del “do ut des”, tipica di colui che vuole “sentirsi realizzato”; e sappiano invece realizzare la loro “personalità” proprio nel donarsi: esattamente come Maria, che è solo ed esclusivamente la “Madre di Gesù”!

Allora anche Cristo continuerà il mistero della sua “nascita” nel mondo, perché Lui pure ha bisogno di trovare nuove “viscere materne” per poter nascere di nuovo tra gli uomini!

ESERCIZI DI PREGHIERA

I. MARIA, DIMORA DI DIO FATTO UOMO

Dio viene nella nostra terra, nel nostro mondo, rispettando l’uomo. Dio ha voluto contare con l’uomo per incarnarsi. Maria è la piena di grazia e serva del Signore, che riceve il messaggio, l’annuncio dell’angelo. Maria sperava, desiderava ardentemente la salvezza di Dio. Una ragazza comune, come quelle del suo popolo, che era sposa di Giuseppe. Dio ha trovato un cuore cui annunciare il messaggio della salvezza. Maria esperimenta la forza misteriosa dei piani di Dio, che la sceglie per essere la porta attraverso la quale Egli entra nel nostro mondo. Maria è il «Sì» dell’umanità a Dio. Tutta la sua scelta consiste nel non scegliere…, nel lasciarsi fare, in essere apertura e disponibilità. Tutto il suo “sì” fu un’espressione della sua accoglienza incondizionata di Dio.

Maria, piena di grazia da sempre, e perciò in piena libertà di fronte a Dio, vive sempre in un sì totale e assoluto. Ella per grazia visse così. Per questo Maria era già di Dio; in realtà, in lei Dio venne tra i suoi ed ella “sì lo l’ha ricevuto…”. Maria era già di Dio, nella sua piccolezza e trasparenza era posseduta da Dio. Perciò, nel suo sì, Dio s’incarna e ci dà Gesù, Dio fatto uomo.

Maria, accogliendo Dio, s’identifica con la missione di Gesù… e si trasforma in mediazione di Dio. In Maria noi incontriamo Gesù. Davanti a Maria il nostro cuore s’intenerisce… e accende in noi il calore e l’amore sufficiente per andare trasformando le nostre reticenze e chiusure nella nostra relazione con Dio in un sì che come il suo faccia possibile l’incarnazione di Dio nella nostra vita. Una vita reale e semplice…, sobria e povera…, ma piena della presenza salvifica di Gesù.

«Hai trovato grazia presso Dio…, concepirai un figlio e lo darai alla luce… Sarà grande e sarà chiamato Figlio dell’Altissimo… Lo Spirito Santo scenderà su di te su te stenderà la sua ombra la potenza dell’Altissimo. Colui che nascerà sarà dunque santo e chiamato Figlio di Dio» (Lc 1, 30-32).

Messaggio di salvezza, d’incarnazione, del mistero insondabile di Dio. La gloria di Dio nella piccolezza, la ricchezza nella povertà, la pienezza nello svuotamento… A tutto ciò voleva arrivare Dio affinché l’incontrassimo nella nostra vita umana. La povertà, lo svuotamento, la debolezza o l’infermità, l’angustia e l’oscurità possono essere luoghi dell’incontro con Dio. Tutto ciò che è umano, per quanto povero e debole, può essere una realtà piena della verità, della vita, dell’amore e della grandezza di Dio. Non abbiamo più necessità di cercare Do nell’irraggiungibile e nell’invisibile. Dio è lì, incarnato. Da ogni realtà ci guarda, ci parla, s’avvicina a noi. Gesù s’incarna nella debolezza, povertà, umiliazione. «Eccomi, sono la serva del Signore».

Ci sarebbe piaciuta un’incarnazione trionfale, all’insegna del potere, e che facesse forti e potenti anche noi. Dio si nasconde nella nostra debolezza, nella povertà e nell’umiltà. Mediante l’incarnazione Dio si è avvicinato al nostro mondo e si è fatto uomo. Mediante l’incarnazione noi, con un sì come quello di Maria, ci avviciniamo a Dio, ci facciamo una cosa sola con Lui e ci trasformiamo in Lui…

«Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto».

«È bene aspettare in silenzio la salvezza del Signore » (Lam 3, 26).

SUGGERIMENTI

  • Maria viveva in silenzio… ed in armonia… Osservala in silenzio…
  • Immaginatela nella sua casa…, piena di pace e di bontà… Lasciati contagiare dalla sua pace… e bontà.
  • Viveva una vita ordinaria…, semplice.
  • Così la vediamo con gli occhi limpidi del nostro cuore… Contemplala.
  • Il suo cuore era solo per Dio, suo unico Signore. Piena sempre del Signore.
  • Nella totalità del suo essere era preghiera, unione con Dio.
  • Prega un momento contemplando Dio in lei.
  • La sua mente ed il suo cuore aspettavano la venuta del Salvatore.
  • Aspettava in silenzio…
  • Osservala serenamente… e contagiati dei suoi desideri di salvezza… del Signore…
  • Evoca i sentimenti della Vergine nell’annunciazione dell’angelo…
  • Guardala…, osservala…, ascoltala…
  • «Eccomi, sono la serva del Signore…»
  • Come ha pronunciato queste parole Maria?
  • Che cosa ha sentito, mentre le pronunciava?
  • «Avvenga di me quello che hai detto».
  • Docilità…, sforzo…, rassegnazione…, obbedienza…
  • Creta malleabile in mano del Signore…
  • Lascia che Lei ti trasmetta la sua esperienza…
  • Evoca i sentimenti che viveva Maria durante questi giorni prossimi alla nascita di Gesù.
  • Cerca di sintonizzarti con i sentimenti ed il vissuto della vergine Maria.
  • Chiedilo a lei stessa…
  • Vivi in un sì costante al Signore.
  • Ripeti: «Avvenga di me quello che hai detto…»

II. LA MIA VITA: UN AVVENTO

L’Avvento è l’eco della storia dell’umanità, in cerca di Dio.

Vivere è sperare, è stare in attesa. Sempre stiamo aspettando qualcosa o qualcuno. Vivere è desiderare qualcosa o qualcuno…; sempre stiamo desiderando che si compiano alcuni progetti, piani o aspirazioni…

Vivere è stare in attesa… A volte l’oggetto della nostra attesa sono le piccole cose della vita quotidiana, come attendere un amico che ritorna da un viaggio, attendere che passi il catarro che mi disturba o che arrivi un giorno di vacanza.

La nostra vita è piena di desideri, a volte anche triviali…

Che cosa aspetti tu…? Chi aspetti…? O non aspetti niente e nessuno…?

In ognuno di noi come sfondo della nostra esistenza, esiste una speranza. Speriamo vivere meglio, più intensamente. Che cosa? Non posso dirlo io. Ciascuno deve scovare nel suo ripostiglio personale e aprire il baule di questo vivere meglio e scoprire che cosa contiene il suo baule. Sarebbe importante che ciascuno di noi dedicasse qualche minuto di tempo cercando di scoprire quest’immenso mondo dei suoi desideri, speranze… nei suoi diversi aspetti e contenuti…

In somma che cosa speri…?

Spero di vivere meglio tutta la mia realtà personale, che si realizzino le mie più intense aspirazioni, e che riesca a sviluppare tute le mie capacità. Che si realizzino tutte le mie attese, e riesca a vivere in pienezza la mia vita.

Speriamo che diventi realtà in noi la pace. Vivere in pace, nella luce, nella profondità e ricchezza della nostra vita, nelle radici del nostro essere… Speriamo vivere nella verità, nella trasparenza e semplicità. Speriamo essere e vivere la ricchezza di una vita piena di amore e di comprensione: Vivere nell’amore e dall’amore, sentendoci a nostro agio nella famiglia o nella comunità.

In realtà, il nostro baule dei desideri e di speranze è pieno di un’unica speranza, vivere di più la presenza liberatrice e pienificante di Dio Salvatore: liberazione e salvezza; svincolarmi dalle mie schiavitù e riempire la mia vita di Dio.

La nostra vita è, in verità, un avvento. Il tempo d’Avvento richiama in modo chiaro e provocante questo grido dell’uomo in cerca di salvezza. Vieni, Signore Gesù! Nell’Avvento ci situiamo davanti alla nostra vita nella sua più cruda realtà esistenziale d’impotenza e limitazione, di sete e vuoto, d’angoscia e speranza, di nostalgia e possesso imminente… Vieni, Signore Gesù!

Nell’Avvento ci mettiamo nella fila degli uomini che lungo il corso della storia hanno pianto, un anno dopo l’altro, nell’attesa del loro Salvatore, nella ricerca del Dio delle promesse, che un giorno effonderà la sua misericordia sui suoi figli dispersi.

Nell’Avvento ci situiamo davanti a noi stessi e davanti a Dio. L’Avvento non è guardarci nel nostro fango e nella nostra miseria. L’Avvento non è commiserarci nella nostra piccolezza e miseria. L’Avvento non è guardarci nel nostro vuoto e distruzione… L’Avvento non è contemplare se stesso con l’intento di renderci amara la vita, di suscitare in noi angoscia e incamminarci verso l’autodistruzione, a furia di fissarci su come ci va male la vita e su quanto cattivi siamo noi stessi.

Nell’Avvento ci situiamo davanti a noi stessi, davanti alla nostra vita reale e davanti a Dio. L’Avvento non esiste né si vive se non si guarda verso ciò che verrà…, a Colui che arriverà… L’Avvento è sperare… che finalmente la mia vita si completerà con ciò che le manca: Gesù, nostro Salvatore. L’Avvento è guardare più verso il cielo che pioverà il Salvatore che verso la terra riarsa. L’Avvento è guardare verso i giorni prossimi, in avanti, invece che indietro. Nell’Avvento ci proiettiamo nel fatto che “ormai siamo più vicini alla nostra salvezza di quando abbiamo cominciato a credere” (Rom 13,12). E chi non vibra all’arrivo di una gran sorpresa? Per questo l’Avvento è gioia, giubilo, gaudio contenuto…., vibrando con qualcosa che quasi tocchiamo con le nostre mani. Come quando stiamo aprendo il regalo del nostro migliore amico.

Per il popolo d’Israele, nell’attesa del suo Salvatore, l’Avvento fu la sua stessa storia. Tutta la storia d’Israele è la speranza del compimento delle promesse di salvezza fatta da Dio: Oh Dio, salvami per il tuo nome” (Sal 53,1).

Dalla nascita di Gesù, l’Avvento è terminato. “E’ apparsa la bontà di Dio…”. E’ terminato l’Avvento, perché abbiamo già tra noi Gesù Salvatore, il Cristo: ”La parola di Dio si è fatta carne e abitò tra noi” (Gv 1, 14).

Ma è proprio vero che è terminato l’Avvento? Rispondi tu stesso. È terminato l’Avvento per te? Non hai più bisogno di aspettare il Messia? Non vivi più la speranza dell’arrivo di Gesù nella tua vita?

Per te, per me, per ogni persona che oggi si situi nella radicalità della sua esistenza, l’Avvento è terminato e non è terminato. Gesù è in mezzo a noi. “Il suo Spirito abita per la fede nei nostri cuori” (Ef 3,17); tuttavia tu ed io continuiamo a sperare e a guardare al cielo perché continui a piovere il Salvatore sulla nostra terra riarsa. Oggi viviamo l’Avvento con la coscienza di possesso e speranza. Oggi sentiamo la necessità di gridare ripetutamente, anno dopo anno: Vieni, Signore Gesù! Oggi siamo coscienti che tutta la nostra vita può continuare a sperare il Salvatore: Salvatore che liberi personalmente ognuno di noi dalle nostre catene e schiavitù, e Salvatore che a partire da ognuno di noi e per mezzo della nostra collaborazione liberi e trasformi la nostra società, le nostre strutture sociali e fraterne e andiamo creando una società più giusta, fraterna ed umana.

Per questo, in realtà, la nostra vita, tutta la nostra vita, in ogni suo aspetto, in ogni circostanza…., è un Avvento…! Vieni, Signore Gesù!

III. IN CAMMINO VERSO BETLEMME

Avvento e Natale è camminare verso Betlemme e incontrare Gesù. E’ ricerca e incontro. Così fu allora e cosi è oggi, se si vive con il cuore mosso dalla fede.

I tempi liturgici sono momenti forti di crescita interiore che ci aiutano a seguire le orme di Gesù. La liturgia sviluppa gradualmente la nostra crescita in Cristo Gesù, facendoci partecipare ai Misteri della vita di Gesù, distribuiti nelle diverse tappe dell’Anno Liturgico, fino alla nostra pienezza d’identificazione e trasformazione in Lui.

Il Mistero è un atto di culto per mezzo del quale si fa presente a noi una realtà portatrice di salvezza sotto forma di rito; nella misura in cui il fedele celebra questo rito, partecipa dell’azione salvifica e acquista per mezzo di esso i doni della salvezza (U. Casel).

Solo mossi dalla fede e dalla carità possiamo sperare…

AVVENTO: Tempo di PREPARAZIONE…, di RICERCA…
ASPETTANDO LA VENUTA DEL SIGNORE.

* Solo le cose che amiamo, … che vogliamo … che desideriamo…,
le ASPETTIAMO con intensità e gioia…

* Le cose che NON amiamo,
più che aspettarle le temiamo…“Temo una burrasca o un fallimento…“

* Per questo l’AVVENTO:
è una RICERCA e … una SPERANZA – gioiosa – piena d’aspettativa…

Abbiamo bisogno della VENUTA di Dio Salvatore,
desideriamo che Gesù ci salvi e ci colmi del suo Spirito.
Ci riempie di gioia sapere che Gesù vive tra noi e in noi e
trasforma la nostra vita.

PER LA RIFLESSIONE PERSONALE

  • Che cos’è l’AVVENTO per te?
  • Suscita in te tristezza, nostalgia, speranza, gioia? Perché?
  • Aspetti “davvero” la venuta di Gesù o l’Avvento è già una routine?
  • Che cosa dovresti fare per vivere più intensamente l’Avvento?
  • Che cosa pensi che potrebbe aiutare la comunità a vivere questi giorni in un ambiente di raccoglimento e di speranza?
  • Che cosa pensi che potresti fare per vivere in te il silenzio di Maria assieme alla fede e alla fiducia in Dio?

IV. AVVENTO: UN CAMMINO VERSO BETLEMME

Non tutte le strade portano a Roma. Come neppure portano a Betlemme.

Per questo bisogna cercarla, scoprirla e seguirla…

L’Avvento è un cammino verso Betlemme. Non so se è l’unico, ma certamente è indovinato ed autentico.

Soltanto l’assetato, il veramente assetato, cerca l‘acqua con la quale saziare la sua sete. Gli altri s’intrattengono per la strada…

Soltanto la sete della salvezza… ci mette in cammino verso Betlemme. Lì c’è la fonte dell’acqua pura.

Molti uomini e donne hanno camminato verso Betlemme lungo la nostra storia…, e hanno incontrato il Signore.

Noi, in questo Avvento, di nuovo in cammino, imprenderemo la nostra ricerca di Gesù: Lui sempre è presente…, e sempre aspetta il nostro arrivo…

A cura di P. Carmelo Casile