Nemo era morto da pochi attimi, proprio il tempo di un sospiro, quando un angelo si presentò al suo capezzale. L’uomo stava ancora riflettendo sul fatto che attraversare la porta tra il prima e il dopo non era poi così terribile come lui aveva temuto.

Nella stanza fremeva un gran trambusto. Il medico stava armeggiando con intrugli benefici che avrebbero dovuto, a parer suo, salvargli la vita; ma Nemo stava bene così, già rivolto verso un mondo che percepiva dolce e accogliente.

L’angelo gli rivolse un cordiale sorriso e, noncurante di chi stava lì attorno, prese una sedia accomodandosi di fianco al suo letto. Chissà come mai l’uomo non si era neppure chiesto chi fosse quel pallido personaggio comparso all’improvviso: forse la presenza della morte porta con sé una più profonda consapevolezza, chissà…

«Cosa fai, non vedi che sono morto?» chiese l’uomo.

«Se proprio lo vuoi sapere, ti posso assicurare che in questo momento non sei né di qua né di là e io me ne intendo di queste cose» rispose l’angelo.

«Sei venuto a prendermi?» chiese allora Nemo.

«Non lo so. A dire il vero, si deve ancora prendere una decisione definitiva su di te. Il mio compito è farti una domanda, poi si vedrà» disse l’angelo, accomodandosi ancor meglio.

L’uomo si sentì un po’ infastidito. Gli sembrava di aver passato tutta la vita a sostenere esami e ora ecco di nuovo una prova a cui far fronte.

«Senti, io non sono mai stato un gran che, insomma intendo uno colto: non vorrei…» si schermì timidamente Nemo.

«Non preoccuparti: qualsiasi decisione sarà presa per il tuo bene. Rispondi pure in tutta tranquillità ma, soprattutto, cerca la risposta nel tuo cuore, non nella tua mente. Comprendi?». E l’angelo diede una strizzatina d’occhio all’uomo che, in effetti, non aveva capito niente.

«Allora sentiamo» proseguì l’angelo. «La domanda è la più semplice che si possa fare. Chi sei?».

Nemo cominciò velocemente a pensare se in quel quesito potesse nascondersi un trabocchetto, ma anche se ci fosse stato lui non lo vedeva. Non volendo fare brutta figura, proprio in un momento così importante, cercò il modo migliore per definirsi.

«Beh, prima di tutto sono un uomo!» forse l’aveva azzeccata alla prima battuta, pensò rincuorato.

«Ti pare io ti abbia chiesto a che specie appartieni?»

«Io sono Nemo Qualunque.»

«Ti ho chiesto chi sei, non come ti chiami» ribadì calmo l’angelo.

«Sono un impiegato delle poste.»

«Ma io ti ho chiesto chi sei, non cosa fai.»

«Sono un uomo sposato, ho due figli e amo la mia famiglia». Ottima referenza, pensò Nemo.

«Non ho chiesto il tuo stato civile o i sentimenti che hai per la tua famiglia, ma più semplicemente chi sei.»

«Sono un uomo religioso, credo in Dio e mi comporto bene con il prossimo.»

«Non ho chiesto di che religione sei, in cosa credi o i tuoi rapporti sociali.»

Il povero Nemo non sapeva più che dire. Ma che razza di domanda era mai quella, chi sei… Lui sapeva solo come poteva definirsi nella società umana; e in che altro modo poteva farlo?

Si era mai posto quella domanda durante la sua vita? No, perché era talmente evidente davanti agli occhi di tutti chi era lui! Forse c’era qualcosa di più profondo ed essenziale che mai gli era capitato di percepire… diamine, non aveva mai avuto tempo per certi sofismi, lui che si era trovato a fronteggiare i mille problemi della vita quotidiana! Eppure, solo ora lo rammentava, qualche momento c’era stato in cui una sottile insoddisfazione si era impossessata di lui, insinuando il vago presentimento che dietro ogni manifestazione della realtà si celasse qualcosa di più profondo e sfuggente.

«Bene» disse l’angelo alzandosi e lasciando al suo posto un tenue alone di luce «ti lascio con questo compito: ogni qualvolta userai il pronome Io chiediti di chi stai veramente parlando». Quindi sfiorò Nemo con una carezza, mentre il suo cuore riprendeva a battere tranquillo e regolare.

«Ce l’abbiamo fatta» esclamò il medico soddisfatto: «l’abbiamo salvato!».

La forma dell’angelo stava svanendo quasi completamente ma, se qualcuno avesse potuto vederlo, si sarebbe accorto della strizzatina d’occhio rivolta all’uomo steso sul letto.

Nemo Qualunque non aveva superato l’esame, ma quando guarì decise di scoprire chi era e niente fu più come prima.

Leggenda del XVII secolo
da: “Leggende Cristiane. Storie straordinarie di santi, martiri, eremiti e pellegrini”, a cura di Roberta Bellinzaghi, © 2004 – Edizioni Piemme S.p.A.
da http://www.leggoerifletto.it