Quaresima, giorno per giorno, con i Padri del Deserto.
Bessarione

La tradizione ha voluto farne un discepolo prima di Antonio poi di Macario il Grande, ma non lo sappiamo di preciso. Operò a Scete nella seconda metà del IV secolo vari miracoli di cui parlano gli apoftegmi, ma era tanto umile che per poterli vedere bisognava coglierlo di sorpresa. I suoi discepoli avevano in lui una fiducia così piena da mettergli davanti un morto senza dirgli che era morto, certi che l’avrebbe risuscitato, da dirgli semplicemente: «Padre, ho sete», in pieno deserto, nella certezza che egli avrebbe provveduto. «Come Bessarione aveva rinunciato a tutto per essere tutto per Dio solo, così si può dire che Dio si donò tutto a lui, con il potere che egli ha sulle creature». Forse è da riferirsi a lui un grazioso aneddoto: egli girava sempre con il Vangelo sotto il braccio, cercando di attuare in tutto la parola del suo Signore. Una volta s’imbatté in un morto e lo rivestì del suo mantello; in seguito incontrò un uomo nudo e rimase nudo per rivestirlo. Gli restava ancora il Vangelo e sedeva nudo «tenendo sotto l’ascella la parola che fa ricchi». Passa un funzionario e gli chiede: «Chi ti ha spogliato?». Ed egli, mostrando il Vangelo, rispose: «Questo!». In seguito, incontrato per strada un povero, per aiutarlo andò di corsa al mercato a vendere «quella stessa parola che dice: – Vendi quello che hai e dallo ai poveri».


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20.   Anch’io sono un peccatore

Il presbitero allontanò dalla chiesa un fratello che aveva peccato. Il padre Bessarione allora si alzò e uscì con lui dicendo: «Anch’io sono un peccatore».