«Solo la carità è in grado di sanare la memoria e guarire le ferite del passato: solo l’amore cancella i pregiudizi e permette di riconoscere che l’apertura al fratello purifica e migliora le proprie convinzioni».

È questo il messaggio che Papa Francesco lascia all’Armenia, dove conclude (oggi) la sua straordinaria visita, prima tappa di una missione di pace che lo porterà in settembre anche in Azerbaigian e Georgia, Paesi coinvolti nel conflitto che si trascina da 30 anni per l’indipendenza dell’enclave cristiana del Nagorno Karabach.

Dopo la coraggiosa condanna del «genocidio armeno», pronunciata senza i giri di parole suggeriti dai diplomatici e l’omaggio commovente al Mausoleo che ricorda il sacrificio di un milione di armeni, (ieri sera) in piazza della Repubblica, cuore politico della capitale Yerevan, il Papa ha chiesto ai giovani armeni di «diventare costruttori di pace: non notai dello status quo, ma promotori attivi di una cultura dell’incontro e della riconciliazione. Dio benedica il vostro avvenire e conceda – ha scandito – che si riprenda il cammino di riconciliazione tra il popolo armeno e quello turco, e la pace sorga anche nel Nagorno Karabakh».

Assieme a Papa Francesco, il Catholicos armeno-apostolico Karekin II, nella piazza della Repubblica di Erevan è stato protagonista dell’incontro ecumenico e della preghiera per la pace.

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È presente il capo dello Stato, il presidente Serzh Sargsyan, oltre a 50mila fedeli.

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Al loro arrivo, il Papa e il Catholicos hanno camminato tra la folla plaudente.

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Nel corso della celebrazione in armeno e in italiano, dopo la recita del «Padre Nostro» (ognuno nella propria lingua) e le letture.

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IL DISCORSO DEL CATHOLICOS KAREKIN II.

Come un secolo fa «la nostra nazione a causa del genocidio armeno aveva perso la maggior parte della patria, e con un milione e mezzo di martiri innocenti era in lotta per il diritto alla sua esistenza», anche oggi essa «vive sotto la difficile situazione di una guerra non dichiarata, difendendo la pace entro i confini del nostro Paese a un prezzo pesante e il diritto del popolo del Nagorno-Karabakh di vivere in libertà nella sua culla materna».
Sono le parole usate dal supremo patriarca e Catholicos di tutti gli Armeni, Karekin II, durante l’incontro ecumenico e la preghiera per la pace con Papa Francesco in piazza della Repubblica, a Erevan. «In risposta alle pacifiche aspirazioni della nostra gente, l’Azerbaigian ha violato il cessate il fuoco e ha iniziato operazioni militari ai confini della Repubblica del Nagorno-Karabakh nel mese di aprile. Villaggi armeni sono stati bombardati e distrutti, soldati che proteggevano la pace, così come bambini in età scolare sono stati uccisi e feriti, civili pacifici e disarmati sono stati torturati».
«Il nostro popolo è grato a Sua Santità – ha proseguito il primate armeno-apostolico – e a tutti coloro che sostengono e difendono la giustizia, e auspica che la Turchia, in seguito al Suo messaggio e alle istanze di molti Paesi, così come delle istituzioni internazionali, dimostri abbastanza coraggio da affrontare la sua storia, per porre fine all’illegale blocco dell’Armenia e per cessare di sostenere le provocazioni militaristiche dell’Azerbaigian dirette contro il diritto del popolo del Nagorno-Karabakh di vivere in libertà e pace».

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Avvenire 25 giugno 2016