T-shirt per la famiglia, scatta la polemica

Aggressione a Roma:
“Io sono gay, sono un anarchico, non sopporto queste magliette e picchio chi le indossa”

«Non avrei mai pensato di poter essere perseguitato per aver indossato una maglietta che raffigura una famiglia: padre, madre e due bambini che si tengono per mano». È ancora sbigottito Michele, 34enne romano. Approfittando della festività del Primo maggio, ha preso parte a un picnic in un parco della zona Tiburtina nella Capitale. Buon cibo, gli amici giusti e un apprezzato sottofondo musicale offerto da una band che se la cava bene con jazz e blues. Tutto perfetto, se non fosse stato per la maglietta. E quell’immagine. Una famiglia tradizionale, il logo dell’associazione ‘La Manif Pour Tous’ che persegue ‘l’unicità del matrimonio tra uomo e donna e il diritto dei bambini ad avere una mamma e un papà’.

Troppo, per non incorrere nel giudizio – e nella relativa punizione – dei ‘difensori della libertà’. Che, stando al racconto di Michele, non hanno perso tempo. «Prima sono stato affrontato da un uomo. Mi ha dato del fascista per via della t-shirt. Incredulo, ho provato a reagire con ironia: ‘Dai del fascista a me, che passo per essere un cattocomunista?’. Evidentemente il mio interlocutore non aveva voglia di scherzare. Mi ha insultato e ha ribattuto: ‘Sei solo un cristiano integralista’. Inutili le mie parole: ‘Non esistono i cristiani integralisti, esistono i cristiani e basta’…». Evidentemente Michele doveva stare zitto. Così devono aver pensato altre due persone, non contente delle sue argomentazioni.

«Prima una donna, 60 anni circa – afferma Michele –, che indossava una maglietta con la scritta ‘no agli sfratti’. Se l’è presa con l’associazione che ha per logo la famiglia: ‘Siete dei retrogradi, volete costringere le donne a soffrire, a stare a casa con i figli’». Nulla rispetto alle pretese di una terza persona, «un 50enne che mi ha raggiunto con aria minacciosa – continua Michele –: ‘Te ne devi andare, sei un fascista, se vuoi restare togliti la maglietta’, le sue parole ». «Gli ho fatto presente che eravamo in un parco pubblico, non poteva cacciarmi. Ma lui ha alzato la voce: ‘Io sono gay, sono un anarchico, non sopporto queste magliette e picchio chi le indossa’».

Dalle parole ai fatti il passo è stato breve. «Mi ha strattonato e fatto cadere. Quando mi sono rialzato mi ha preso per il collo e mi ha strappato la maglietta. ‘Adesso la puoi tenere’, ha poi esclamato soddisfatto. Nessuno è intervenuto a mia difesa. E anche i miei amici si sono spaventati. Ho accettato l’umiliazione. Ma, da cristiano, ho ricevuto consolazione ripensando al ‘Discorso della montagna’ di Gesù e ai perseguitati per una buona causa».

Difendere la famiglia oggi «significa rischiare violenti attacchi personali – evidenzia in una nota Jacopo Coghe, presidente de ‘La Manif Pour Tous Italia’ –. Quanto accaduto a Roma testimonia la volontà di intimidire chi sostiene un’associazione pro-famiglia apartitica e laica come la nostra. Siamo nati per promuovere la libertà di opinione – conclude –, minacce e prepotenze non ci chiuderanno la bocca».

Vito Salinaro

Avvenire 8 maggio 2015