
Gabriella Greison
8 ottobre 2026
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Siamo in montagna. In mezzo a questi alberi potrebbe esserci un formicaio grande quanto una stanza. Da lontano sembra un’opera di ingegneria. Gallerie. Camere. Percorsi. Depositi. Vie di accesso. Sembra il progetto di qualcuno particolarmente ossessionato dall’ordine. Ma la cosa sorprendente è che nessuna formica possiede il progetto di ciò che sta costruendo. Nessuna formica sa come è fatto il formicaio. Nessuna dirige i lavori. Nessuna convoca riunioni strategiche per discutere il piano industriale del terzo trimestre. Eppure il formicaio esiste. Funziona. Cresce. Si adatta. Ed è esattamente per questo che siamo qui. Perché oggi parliamo di intelligenza artificiale.
La lamentela la conosciamo tutti. «Fra un po’ le macchine ci sostituiranno.» E subito dopo arriva la scintilla. «Sta diventando più intelligente di noi.» È una frase che sentiamo continuamente. E ha una caratteristica curiosa. Sembra una frase sul futuro. In realtà è una frase sulla nostra difficoltà a capire cosa stiamo osservando.
La serie Scintille parte sempre da qui. Prende una paura, toglie i luoghi comuni e mette la fisica dei sistemi complessi. Perché la domanda interessante non è: l’intelligenza artificiale è intelligente? La domanda interessante è: come nasce l’intelligenza? Ed è qui che entra in scena una delle idee più affascinanti della fisica: l’emergenza.
